Thomas Becket ed oggi

“Nessuno mi sbarazzerà di questo prete turbolento?” Questa è una delle citazioni più famose che ci è pervenuta attraverso la tradizione orale. Oggi è spesso adattata nella moderna vita politica e nella lotta politica. Sebbene apocrifa, è originariamente attribuita al re Enrico II nel suo conflitto con l’arcivescovo di Canterbury che alla fine portò all’omicidio del prelato.

Ecco la storia e la cronologia. Nel 1162, il re Enrico II nominò il suo amico Thomas Becket arcivescovo di Canterbury supponendo che sarebbe stato ragionevole nelle battaglie in corso del re con la Chiesa Cattolica. Ma Becket trovò la sua vocazione ecclesiastica e si schierò contro gli interessi del re, che includevano il tentativo di stabilire la giurisdizione dei tribunali secolari sul clero. Il conflitto si intensificò e Becket scomunicò il clero che si opponeva a lui. Frustrato, il re pronunciò le parole apocrife che portarono quattro dei suoi cavalieri ad accoltellare a morte l’arcivescovo nella cattedrale di Canterbury nel 1170.

Il delitto scosse l’Europa Cattolica del tempo.  Papa Alessandro III proclamò Becket santo nel 1173, e la cattedrale di Canterbury, con il suo santuario al martire, divenne meta di pellegrinaggi.  Alla fine del ‘400 il re inglese Enrico VII donò al Vaticano la tunica insanguinata dell’arcivescovo, con l’obiettivo di ingraziarsi l’allora pontefice affinché canonizzasse Enrico VI.  Ma poi Enrico VIII nel 1532 proclamò lo scisma da Roma.  Il santuario di Becket a Canterbury venne distrutto e le ossa del santo disperse.  La tunica rimase per secoli a Roma, fino ad oggi, nella Basilica di Santa Maria Maggiore.

Oggi la Chiesa d’Inghilterra chiede in prestito a Roma la tunica sanguinante in preparazione per l’850esimo anniversario dell’uccisione dell’arcivescovo. Una serie di celebrazioni è prevista per il 2020, tra cui una grande messa interconfessionale fra gli anglicani e cattolici e una mostra di oggetti e reliquie appartenuti a Becket.  Un giornale britannico ha riferito che la Basilica è in favore di prestare la reliquia all’Inghilterra, ma l’approvazione finale deve venire dal Ministro della Cultura del Vaticano.

La storia del re Enrico II e Thomas Becket è stata fonte di ispirazione artistica e letteraria che inizia nel 1392 con “Canterbury Tales” di Geoffrey Chaucer, una raccolta di 24 storie sui pellegrini che viaggiarono da Southwark al santuario di Thomas Becket nella Cattedrale di Canterbury.  Nel 1884 il poeta inglese, Alfred, Lord Tennyson, scrisse l’opera teatrale, Becket,sulla famosa relazione.  L’opera di Jean Anouilh, Becket,fu scritto nel 1959.  Altri adattamenti moderni includono il film del 1964 con Richard Burton e Peter O’Toole, e il romanzo di Ken Follett, The Pillars of the Earth.

Molte interpretazioni includono la supposta richiesta retorica del re Enrico II. Uno che non era il dramma in versi di T.S. Eliot, Murder in the Cathedral, eseguito per la prima volta nel 1935. Si tratta dell’’opposizione di un individuo all’autorità, lo spettacolo è stato scritto al tempo del fascismo in aumento in Europa centrale. Eliot attinse pesantemente dalla scrittura di Edward Grim in latino, un biografo che fu testimone oculare dell’evento nel 1170. Secondo Grim, scrivendo in latino, le parole del re erano “quali miserabili droni e traditori ho nutrito e allevato nella mia famiglia chi lascia che il loro signore sia trattato con un tale disprezzo da parte di un chierico di basso livello? ” Anche se questa citazione non ha lo spirito di quella tramandata dalla tradizione orale, quello che rimane oggi come spunto di riflessione è come le parole senza pensieri dei potenti possano armare la mano dei fanatici.

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Thomas Becket and today

“Will no one rid me of this turbulent (or, meddlesome) priest?” This is one of the most famous quotations that has come down to us through oral tradition.  Today it is often adapted in modern political life and strife.  Although apocryphal, it is originally attributed to King Henry II in his conflict with the Archbishop of Canterbury that ultimately led to the prelate’s murder.

Here is the story and the timeline.  In 1162, King Henry II nominated Thomas Becket as the Archbishop of Canterbury assuming he would be compliant in the king’s ongoing battles with the Catholic Church.  But Becket found his calling on the ecclesiastical side and aligned himself against the king’s interests, which included trying to establish jurisdiction of secular courts over the clergy.  The conflict escalated, and Becket excommunicated clergy who opposed him. In frustration, the king uttered the apocryphal words that led four of his knights to stab the archbishop in Canterbury Cathedral in 1170.

The crime shook the Catholic Europe of the time.  Pope Alexander III proclaimed Becket a saint in 1173, and the cathedral in Canterbury, with its shrine to the martyr, became a destination for pilgrimages.  At the end of the 14thcentury, King Henry VII donated the archbishop’s bloodstained tunic to the Vatican with the aim of ingratiating himself with the pontiff so that he would canonize Henry VI.  But then Henry VIII in 1532 proclaimed the schism from Rome.  The shrine of Becket in Canterbury was destroyed and the bones of the saint dispersed.  But the tunic remained in Rome in the Basilica of Santa Maria Maggiore.

Today the Church of England is asking Rome to borrow the bloody tunic in preparation for the 850thanniversary of the killing of the archbishop. A series of celebrations is scheduled for 2020, including a large inter-confessional mass between Anglicans and Catholics and an exhibition of objects and relics linked to Becket.  A British newspaper has reported that the Basilica is in favor of loaning the relic to England, but the final approval must come from the Vatican’s Minister of Culture.

The story of King Henry II and Thomas Becket has been a source of extensive artistic and literary inspiration beginning in 1392 with Geoffrey Chaucer’s The Canterbury Tales, a collection of 24 stories about the pilgrims who made their way from Southwark to the shrine of St. Thomas Becket in Canterbury Cathedral.  In 1884, England’s poet laureate, Alfred, Lord Tennyson wrote his play, Becket,about the famous relationship.  Jean Anouilh’s play Becket was written in 1959. More modern adaptations include the 1964 film starring Peter O’Toole and Richard Burton and Ken Follett’s novel The Pillars of the Earth. 

Many interpretations include the supposed rhetorical plea of King Henry II.  One that did not was T.S. Eliot’s verse drama Murder in the Cathedral, first performed in 1935.  Dealing with an individual’s opposition to authority, the play was written at the time of rising fascism in Central Europe.  Eliot drew heavily on the writing of Edward Grim, a clerk and contemporary biographer who was an eyewitness to the event in 1170. According to Grim writing in Latin, the king’s words were “what miserable drones and traitors have I nourished and brought up in my household, who let their lord be treated with such shameful contempt by a low-born cleric?”  While this quotation doesn’t have the spin of the one handed down through oral tradition, what does remain as food for thought today is how the thoughtless words of the powerful can arm the hand of fanatics.

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Starbucks: Cerchio completo

Sulla targa commemorativa sulla parete si trova un omaggio a Milano: “La città che ha ispirato i nostri sogni.  Ogni caffè che abbiamo mai servito ci ha portato qui”. Si riferisce ad una visita del 1983 di Howard D. Schultz, presidente emerito di Starbucks, che ha più volte citato i bar milanesi come fonte d’ispirazione per la catena di caffetterie che ha aperto a Seattle e ora ha più di 27.000 sedi in tutto il mondo.

Nel settembre 2018, Starbucks ha aperto la sua prima caffetteria a Milano – in un elegante ex ufficio postale nel cuore della città – non lontana dal Duomo e dal castello Sforzesco.  Questa non è uno Starbucks ordinaria, ma un Reserve Roastery con torrefazione in loco, un piano bar di marmo toscano lungo 30 piedi, diversi stazione caffè, e più di 115 bevande (ed una mappa sede per i clienti).  Questa è il terzo Reserve Roastery, seguente le sedi a Seattle e Shangai, apparentemente progettato per un’entrata d’effetto nel paese del caffè e nella capitale della moda e del design in Italia.

L’Italia ha bisogno di Starbucks?  Sopravvivrà?  Il giorno di apertura c’erano persone in attesa almeno da un’ora in una coda che serpeggiava attorno all’edificio.  Questa era una novità, un evento che molti italiani attenti alla moda hanno accolto, insieme alle venti tazze – uno status symbol per i giovani che le esibivano mentre passeggiano per la città. Accoglieranno anche bevande americane come il latte speziato alla zucca con salsa di noci di acero?

Bere caffè è una questione di abitudine. Per molti italiani che ripudiano l’acqua sporca di caffè americano e amano le loro dosi di caffeina nei bar della zona, le cose non cambieranno. Inoltre, molti italiani in America rimangono attaccati ancora al loro Lavazza e trovano il caffè da Starbucks “bruciato e troppo tostato”. E Starbucks non è economico: un espresso nella sede milanese costa 1.8 euro rispetto a 1 euro in un caffè di una zona tipica. Il cappuccino a 4.5 euro è tre volte il prezzo locale.

I bar affermati non sembrano preoccupati da questo nuovo invasore nel mercato del caffè. Sono fiduciosi nella loro clientela e nel loro caffè di qualità e nel loro prodotto, che include anche il cibo, un’atmosfera rilassata, un luogo di incontro sociale, e il conforto dell’abitudine. Secondo il direttore di Starbucks, la torrefazione offre “un’esperienza” che non compete con i caffè milanesi, che hanno le loro tradizioni e storie. Invece, offrirà servizi tipici di quelli negli Stati Uniti, tra cui la connessione Wi-Fi gratuita e “la possibilità di venire, sedersi, comprare niente, e fare riunioni di lavoro”. I clienti possono anche venire a bersi rapidamente un espresso al bar, il solito approccio italiano.

Starbucks prevede di aprire 3 caffetterie regolari a Milano entro la fine dell’anno. C’è spazio per tutti? Chi vivrà, vedrà.

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