“La Musa e il filosofo” e “La città dipinta”

Molte pubblicazioni internazionali hanno riferito dell’apertura a Roma del nuovo Museo delle Terme di Traiano. Costruito sul Colle Oppio con vista del Colosseo, il museo sotterraneo espone quello che si ritiene sia il più grande mosaico parietale antico e il più grande affresco parietale di epoca romana mai scoperti.  Si tratta di scoperte archeologiche davvero straordinarie. Ma prima, vediamo il retroscena.

Nel corso degli anni Novanta, gli archeologi iniziarono a esplorare il sottosuolo delle Terme di Traiano a Roma per due ragioni principali: cercare i resti della leggendaria Domus Aurea dell’imperatore Nerone e comprendere la complessa ingegneria alla base dell’architettura delle terme stesse. Vennero effettivamente portate alla luce infrastrutture strutturali, tra cui imponenti condutture in piombo – recanti il ​​nome dell’imperatore Traiano – che si ritiene convogliassero l’acqua dagli acquedotti all’impianto termale.

Portarono alla luce anche parti della Domus Aurea, un vasto complesso che comprendeva la sfarzosissima residenza fatta costruire da Nerone dopo il Grande Incendio del 64 d.C. L’imperatore aveva requisito vaste porzioni della città devastata dalle fiamme — incluse ampie aree di suolo pubblico — per edificare una residenza privata destinata al proprio svago. Oro ovunque: le pareti interne ed esterne erano riccamente dorate, le stanze tempestate di pietre preziose e l’ingresso era dominato da una statua in bronzo alta circa 36 metri che raffigurava Nerone stesso nelle vesti del dio del sole, Sol. Vi ricorda qualcosa?

Allora (come oggi), l’opinione pubblica era indignata per la figura di quel tiranno megalomane e dedito agli eccessi. Decenni dopo Nerone, nel 109 d.C., l’imperatore Traiano fece costruire un imponente complesso termale pubblico sopra la Domus Aurea; esteso su una superficie di circa 80.000 metri quadrati, esso comprendeva strutture per la balneazione e l’attività fisica, oltre a biblioteche, e fu il primo impianto termale romano a includere un parco all’aperto a disposizione della cittadinanza. Il complesso della Domus Aurea venne interrato e trasformato nella base su cui poggiavano le Terme di Traiano: i Romani volevano cancellare ogni traccia dell’odiato imperatore e restituire l’area al popolo. 

Ironicamente, seppellendo il complesso della Domus Aurea e sigillandolo nell’oscurità, gli ingegneri di Traiano preservarono le sale e le opere d’arte di Nerone, consentendo agli archeologi moderni di iniziare a riportare alla luce il passato. Il mosaico parietale conservato nel museo, raffigurante “La Musa e il Filosofo”, misura 10 metri di altezza per 16 di larghezza e ritrae una scenografia teatrale con colonne, pareti rivestite di marmi intarsiati, figure e statue di muse, centauri, un poeta e un filosofo barbuto. Alcune tessere — i piccoli elementi cubici in pietra, ceramica e vetro che compongono il mosaico — risultano mancanti; è possibile che siano state utilizzate o reimpiegate durante la costruzione delle terme.

Scavi più recenti hanno portato alla luce una nuova sezione: una veduta di ville marittime affacciate su un porto romano. Non è ancora chiaro se si tratti di un porto reale o immaginario. 

La “Città Dipinta” è un affresco murale situato nella stessa struttura; raffigura una città cinta da mura e torri, completa di teatro e di un tempio sormontato da una statua di Apollo. È presente anche un quartiere residenziale composto da insulae, ovvero gli antichi condomini romani. Gli edifici sono dipinti in prospettiva.

Non è ancora noto se il mosaico e l’affresco provengano dalla Domus Aurea di Nerone o da una residenza di lusso all’interno del complesso. Gli scavi sono tuttora in corso.

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