Fusi Orari

Di recente il nostro gruppo di cinema si è riunito, come al solito, su Zoom.  Ci siamo meravigliati di come Zoom potesse mettere in contatto cinque persone che, in quel momento, si trovavano in quattro fusi orari diversi: Katia in Italia, Gina in Massachusetts, Susie nel New Mexico, e Giovanna ed io in California.  Abbiamo anche riflettuto sul termine italiano per “time zone” —fuso orario.  Per noi americani, è chiaro che “orario” si riferisce al tempo, ma non capivamo la parola “fuso”—abbiamo pensato al formaggio fuso– melted cheese!

Così ha avuto inizio la nostra ricerca.  Un fuso orario è definito come un’area che adotta un orario standard per scopi legali, commerciali e sociali.  In passato, esistevano centinaia, se non migliaia, di orari solari locali.  Per ridurre al minimo la confusione, nel 1883 le compagnie ferroviarie nordamericane stabilirono quattro fusi orari standard per gli Stati Uniti e il Canada.  Qualche anno prima, nel 1879, l’ingegnere canadese Sandford Fleming — spesso considerato l’inventore dei fusi orari — aveva proposto un sistema globale basato su 24 zone.

Tuttavia, fu un matematico e politico italiano, Giuseppe Barilli (1812-1894) a ideare per primo il moderno sistema orario globale.  Nel 1858, oltre vent’anni prima di Fleming, pubblicò un libro intitolato Miranda! sotto lo pseudonimo di Quirico (dal Latino, “cittadino romano”) Filopanti (dal Greco, “colui che ama tutti”), nome che aveva coniato per la sua profonda ammirazione verso l’antica Roma.  Propose di suddividere la Terra in 24 “giorni longitudinali”: ciascuno avrebbe coperto un’ampiezza di 15 gradi di longitudine fra il vicino ad est e ad ovest, e differendo di un’ora fra da quella confinante.  Scelse Roma come il meridiano fondamentale.  Filopanti propose inoltre l’adozione di un unico Tempo Universale da utilizzare a livello mondiale per l’astronomia e la telegrafia.

Miranda! fu un’opera eccentrica, un misto di scienza, di ideologia politica e di misticismo; all’epoca, passò per lo più inosservata.   Tra gli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento, Barilli si laureò e insegnò all’Università di Bologna.  In quanto figura politica del Risorgimento, partecipò anche alla proclamazione della Repubblica Romana nel 1849.  Dopo la caduta della repubblica, riparò negli Stati Uniti e a Londra, dove scrisse Miranda!  Al suo ritorno in Italia, perse il suo posto all’università perché rifiutò ripetutamente di prestare giuramento di fedeltà alla monarchia.  Nel 1876, fu eletto in Parlamento nell’Italia unificata.  Morì in povertà a Bologna nel 1894.

L’eredità di Filopanti è innegabile: fornì lo schema concettuale basato su 24 zone, intervalli di un’ora e un riferimento universale; comprese inoltre l’importanza di tale sistema per le comunicazioni ben prima dell’avvento di orari sincronizzati e della telegrafia transcontinentale. Il sistema moderno che utilizziamo oggi differisce da quello di Filopanti per tre aspetti: il meridiano fondamentale è stato spostato da Roma (Italia) a Greenwich (Inghilterra). Sia la Conferenza di Roma del 1883 che la Conferenza sui meridiani di Washington D.C. del 1884 sancirono formalmente Greenwich come punto di riferimento per unificare l’orario globale. Dopotutto, il 72% del traffico marittimo e commerciale mondiale utilizzava già carte nautiche basate su Greenwich, rendendolo la scelta più pratica per la navigazione internazionale e per la scienza.

Gli altri due cambiamenti sono adattamenti più sottili.  Inizialmente i meridioni seguirono linee di longitudine precise; oggi, per ragioni pratiche, i confini si curvano per adattarsi ai limiti nazionali, statali, e economici.  Finalmente, la terminologia è cambiata da “giorni longitudinali” a “fusi orari”.

Fuso orario?  In questo contesto, la parola “fuso” deriva dal Latino fusus, che indica lo strumento in legno usato per filare lana e lino.  Quando i cartografi divisero per la prima volta il globo in 24 segmenti uguali, le strisce risultanti sulla mappa erano larghe all’equatore e si ristringevano fino a una punta ai poli nord e sud.  Questa forma a cuneo ricordava un fuso tessile, ispirando così il nome metaforico.

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