Welcome to Olivo Santa Barbara

L’Olivo Santa Barbara is a blog about cultural similarities and differences between Italy and the United States, with some emphasis on Santa Barbara, California.  The blog addresses history, travel, film, music, art, food, and people and animals.  Following an introduction in English, you can choose to read each post in Italian or English.  Comments are welcome, as are ideas for future posts.

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Laocoönte e i suoi figli

Una delle opere più ammirate della statuaria ellenistica è Il Gruppo del Laocoönte, un’antica scultura in marmo rinvenuta nei pressi di Roma nel 1506 ed esposta al pubblico ai Musei Vaticani. Le figure sono quasi a grandezza naturale, infatti l’opera, alta più di due metri, rappresenta il sacerdote troiano Laocoönte e i suoi figli Antifante e Timbreo mentre vengono attaccati dai serpenti marini. Con i suoi corpi in lotta e tesi, e le espressioni facciali contorte, la statua esemplifica l’agonia umana e la tragedia sublime.

Plinio il Vecchio, uno dei principali scrittori romani, elogiò molto l’opera, che attribuì a tre scultori greci di Rodi – Agesandro, Atenodoro e Polidoro – senza precisare una data o un mecenate. Oggi non è noto se Il gruppo di Laocoönte sia un’opera originale o una copia di una precedente scultura in bronzo. Sono state suggerite varie date, ma la maggior parte degli studiosi pensa che sia stata creata tra il 27 a.C. e il 68 d.C.

La storia di Laocoönte la ritroviamo nei poemi greci sulle guerre di Troia, ma gli eventi intorno all’attacco dei serpenti variano notevolmente. La storia non è affatto menzionata da Homer; era stata oggetto di una tragedia di Sofocle, andata perduta. Il racconto più famoso è riportato da Virgilio nell’Eneide.

Nell’Eneide, Laocoönte era il sacerdote di Poseidone, ucciso con entrambi i suoi figli dopo aver tentato di smascherare lo stratagemma del cavallo di Troia. Per Sofocle era il sacerdote di Apollo che avrebbe dovuto essere celibe, ma si era sposato. I serpenti uccisero i figli ma risparmiarono Laocoönte, lasciandolo soffrire. In altre versioni, fu ucciso per aver fatto sesso con la moglie nel tempio di Poseidone, e i serpenti furono inviati da Poseidone. Nelle prime versioni, i serpenti erano inviati o da Poseidone e da Atena, o da Apollo; i Troiani interpretarono le morti come una prova che il cavallo era un oggetto sacro. Le interpretazioni sono diverse: o Laocoönte è stato punito per aver sbagliato, o per aver ragione. 

È interessante notare che i due serpenti raffigurati nella scultura mordono e stringono i tre uomini; probabilmente sono destinati ad essere velenosi, come racconta Virgilio. Producono effetti diversi sulle tre figure: il giovane avvolto dalle spire è impaurito, il padre azzannato dal serpente è tormentato, e il figlio preso dal morso velenoso sta morendo. In un racconto greco, il figlio maggiore a destra riesce a scappare e la composizione sembra consentire tale possibilità.

Il Gruppo del Laocoönte ebbe una profonda influenza su Michelangelo e su innumerevoli altri artisti che lo seguirono. Michelangelo rimase colpito dall’enorme scala dell’opera e dalla sua sensuale estetica. L’influenza dell’opera su Michelangelo la possiamo notare sulle sculture, lo Schiavo Ribelle e lo Schiavo Morente, create per la tomba di papa Giulio II e su alcune raffigurazioni presenti nella Cappella Sistina. Raffaello usò il volto di Laocoönte per la sua rappresentazione di Omero nell’affresco del Parnaso nelle Stanze del Vaticano, esprimendo cecità piuttosto che dolore. Anche Tiziano e Rubens trassero ispirazione dalla scultura.

Durante il periodo barocco a Firenze, nel 1700, si ebbe un intenso interesse per le piccole copie in bronzo di celebri antichità. Giovanni Battista Foggini (1652 – 1725), artista noto per la piccola statuaria in bronzo, realizzò una copia in bronzo di Laocoönte e dei suoi figli, di cui almeno uno è esposto al Getty Museum di Los Angeles.

Tra le incognite sull’origine di questa statua c’è il suo patrono. Gli storici dell’arte ritengono che sia stato probabilmente commissionato per la casa di un ricco romano, forse di famiglia imperiale. Per i romani l’argomento aveva un significato particolare: la punizione divina inflitta a Laocoönte e ai suoi figli preannunciava ad Enea la futura caduta di Troia. e lo fece fuggire dalla città. Così Enea, secondo il mito, fuggì dalla città e si mise alla ricerca di una terra, insieme al padre Anchise.  Approdato in Italia, fondò Roma. E fu progenitore anche di Romolo e Remo.  La morte di Laocoönte può essere vista come il primo anello di una catena di eventi che portarono alla fondazione di Roma.

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Laocoön and his Sons

One of the most admired works of Hellenistic statuary is The Laocoön Group, an ancient marble sculpture unearthed near Rome in 1506 and on public display at the Vatican Museums.  The figures are nearly life-size, and the group stands 6’7” in height, showing the Trojan priest Laocoön and his sons Antiphantes and Thymbraeus being attacked by sea serpents.  With its struggling and straining bodies and contorted facial expressions, the statue exemplifies human agony and sublime tragedy.

Pliny the Elder, a foremost Roman author on art among other accomplishments, praised the work highly, which he attributed to three Greek sculptors from Rhodes– Agesander, Athenodoros and Polydorus– but he does not give a date or a patron.  It is not known today whether The Laocoön Group is an original work or is a copy of an earlier bronze sculpture.  Various dates have been suggested, but most scholars think it was created between 27 BC and 68 AD.

The story of Laocoön comes from Greek poems on the Trojan Wars, but the events around the attack by the serpents vary considerably.  The story is not mentioned by Homer at all; it had been the subject of a tragedy by Sophocles, which is now lost.  The most famous account is in Virgil’s Aeneid.

In Virgil, Laocoön was Poseidon’s priest who was killed with both his sons after attempting to expose the ruse of the Trojan Horse.  In Sophocles, he was Apollo’s priest who should have been celibate but had married.  The serpents killed the sons but spared Laocoön so that he would continue to suffer.  In other versions, he was killed for having had sex with his wife in the temple of Poseidon, and the snakes were sent by Poseidon.  In the former versions, the snakes were sent either by Poseidon and Athena, or by Apollo; the Trojans interpreted the deaths as proof that the horse was a sacred object.  The interpretations are different:  Either Laocoön was punished for doing wrong, or for being right.

It is interesting to note that the two snakes depicted in the sculpture are both biting and constricting; they are probably intended to be venomous, as told by Virgil.  They produce different effects on the three figures: the youth embraced in the coils is fearful, the father struck by the fangs is in torment, and the son who received the poison is dying.  In one Greek account of the story, the older son on the right is able to escape, and the composition seems to allow for that possibility.

The Laocoön Group had a profound influence on Michelangelo and countless other artists who followed.  Michelangelo was impressed by the massive scale of the work and by its sensuous aesthetic.  Its influence can be seen in his sculptures, the Rebellious Slave and the Dying Slave, which were created for the tomb of Pope Julius II, and on figures in the Sistine Chapel ceiling.  Raphael used the face of Laocoön for his depiction of Homer in his Parnassus fresco in the Vatican’s Raphael Rooms, expressing blindness rather than pain.  Titian and Rubens also drew inspiration from the sculpture.

During the Baroque period in Florence in the 1700s, there was an intense interest in small bronze copies of famous antiquities.  Giovanni Battista Foggini (1652 – 1725), an artist renowned for small bronze statuary, created a bronze replica of Laocoön and his Sons, at least one of which is on display at the Getty Museum in Los Angeles.

Among the unknowns about the origin of this statue is its patron.  Art historians think it was probably commissioned for the home of a wealthy Roman, possibly of the Imperial family.  For the Romans, the subject held a special meaning: the divine punishment meted out to Laocoön and his sons forewarned Aeneas of the fall of Troy and, according to the myth, caused him to flee the city.  Since Aeneas was believed to have come to Italy and to have been the ancestor of Romulus and Remus, the death of Laocoön could be seen as the first link in the chain of events that led to the founding of Rome.

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Un classico romano: “rigatoni alla zozzona”

Oltre a classici come carciofi e saltimbocca, i piatti forti della cucina romana sono questi primi: gli spaghetti alla carbonara, i bucatini all’amatriciana, e i tonnarelli cacio e pepe. Non altrettanto conosciuti fuori dall’Italia sono la pasta alla gricia, che è come quella all’amatriciana senza pomodori, e le fettuccine alla papalina cremosa con prosciutto.  Tra i grandi primi troviamo anche i rigatoni alla zozzona, con ingredienti classici – pomodoro, guanciale, tuorli d’uovo, pecorino romano – più salsiccia.

Mescolati insieme, questi ingredienti creano un piatto robusto, per così dire “zozzo”, che in dialetto romano significa “pieno di un sacco di cose buone, gustose e grasse”. Come tutta la cucina tradizionale romana e laziale, la pasta alla zozzona è ricca e sostanziosa. Si fonda su ingredienti naturali prodotti nelle campagne circostanti e sulla credenza popolare che le porzioni debbano essere sufficientemente abbondanti per sfamare le persone che un tempo lavoravano nei campi.

Raramente i rigatoni alla zozzona si trovano nei menù dei ristoranti romani alla moda. È più un piatto tipico delle trattorie di Trastevere o nelle fraschette nei Castelli Romani a sud est di Roma. Le fraschette in origine erano osterie dove si andava a bere vino nuovo; servivano solo vino o al massimo accompagnato da pane e formaggio. A volte i clienti portavano il proprio cibo. Nel tempo, davanti alle fraschette, sono nate bancarelle di generi alimentari. Oggi, le fraschette sono più ristoranti, che servono piatti della tradizione romana come la porchetta, grigliate di maiale locale e piatti di pasta come i rigatoni alla zozzona.

Ecco una ricetta per questa pasta dal New York Times. Alcune varianti richiedono passata o pomodori pelati al posto dei pomodorini; quasi tutti prevedono la pancetta al posto del guanciale, che è a volte difficile da trovare negli Stati Uniti.

Rigatoni alla zozzona

Sale marino

454 g di rigatoni grandi

2 cucchiaini di olio extravergine di oliva

114 g di guanciale (o pancetta), tagliato a fiammiferi da 2 pollici

1 cipolla tritata

454 g di salsicce italiane dolci, senza budello

2 cucchiai di concentrato di pomodoro

340 g di pomodorini

1 bicchiere di vino rosso

4 tuorli d’uovo

4 cucchiai di pecorino romano grattugiato, più altro a piacere

1 cucchiaino di pepe nero appena macinato

1. Portare a bollare una pentola capiente di acqua salata. Quando l’acqua avrà raggiunto il bollore, cuocete la pasta secondo le indicazioni sulla confezione, se si preferisce al dente. Conservare ¼ tazza di acqua della pasta, quindi scolare la pasta.

2. Nel frattempo, preparare il sugo: aggiungere l’olio d’oliva in una padella ampia e profonda e scaldare a fuoco medio-basso. Aggiungere il guanciale in uno strato uniforme e cuocere, mescolando di tanto in tanto, fino a quando il grasso non si sarà sciolto e le strisce iniziano a diventare croccanti, circa 5 minuti. Utilizzando un mestolo forato, togliere il guanciale e metterlo da parte in un piattino. Trasferire l’olio della padella in una piccola ciotola, lasciandone circa 1 cucchiaio nella padella.

3. Aumentare il fuoco a medio-alto e aggiunger la cipolla nella padella nell’olio di cottura, lasciandola ammorbidire, per circa 1 minuto. Aggiungere la salsiccia spezzettata, sale (opzionale) e cuocere il tutto. Cuocere, mescolando di tanto in tanto, finché la salsiccia non sarà dorata, circa 5 minuti.

4. Unire il concentrato di pomodoro, poi i pomodorini. Abbassare il fuoco a medio e sfumare con il vino. Coprite il sugo con un coperchio e far cuocere per 5 minuti.

5. Togliete il coperchio e, aiutandovi con il dorso di un cucchiaio, frantumare i pomodori e incorporarli nella salsa. Lasciare cuocere il sugo, senza coperchio, per altri 5 minuti.

6. In una ciotolina, unire i tuorli d’uovo, ¼ di tazza di formaggio, il pepe e 1 cucchiaio di guanciale sgocciolato.

7. Aggiungere la pasta e il guanciale al sugo bollente e mescolare, poi ricoprire.

8. Mescolare 2 cucchiai di acqua per la pasta nel composto di uova. Spegnere il fuoco e unire il composto di uova alla pasta fino a quando non sarà ricoperta e lucida, aggiungendo se necessario 2 cucchiai di acqua per la pasta. Trasferite la pasta in un piatto da portata e guarnite con altro formaggio, se lo desiderate.

Buon Appetito!

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