Welcome to Olivo Santa Barbara

L’Olivo Santa Barbara is a blog about cultural similarities and differences between Italy and the United States, with some emphasis on Santa Barbara, California.  The blog addresses history, travel, film, music, art, food, and people and animals.  Following an introduction in English, you can choose to read each post in Italian or English.  Comments are welcome, as are ideas for future posts.

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Ann Goldstein, traduttrice di Elena Ferrante

I traduttori ricevono raramente lo status di celebrità. Ma in questo caso, Ann Goldstein ha ricevuto tanto successo, quanto la scrittrice dei suoi libri, Elena Ferrante.  La sua notorietà è sostenuta anche dal saldo anonimato di Elena Ferrante, che è in realtà solo uno pseudonimo. Apparentemente, diffidando dello status di celebrità, la Ferrante si rifiuta di fare interviste e autografi. Pertanto, Ann Goldstein è stata occasionalmente una “sostituta” dell’autrice. Le sue traduzioni in inglese, vale a dire la serie di quattro libri, hanno venduto più di un milione di copie nei paesi anglofoni. E più recentemente, la Goldstein è apparsa in discussioni virtuali su La vita bugiardi degli adulti della Ferrante sponsorizzato da Europa Editions, editore americano della scrittrice.

Come è iniziato tutto questo? Dalla metà degli anni ’70, la Goldstein ha iniziate a lavorare nel reparto di redazione del prestigioso settimanale The New Yorker, diventando capo dipartimento dalla metà degli anni ’80. In quel periodo lei e diversi colleghi prendevano lezioni serali per imparare l’italiano. Al college era rimasta incantata da Dante; nel giro di tre anni, grazie allo studio seriale della lingua italiana, ha potuto leggere completamente La Divina Commedia in lingua originale. Poi, nel 1992, la Goldstein ha tradotto un saggio di Aldo Buzzi nel libro, Cechov a Sondrio,  per il settimanale The New Yorker. È stata la prima traduzione pubblicata dalla traduttrice.

Nel 2004, quando la Europa Editions era alla ricerca di un traduttore per I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante, la società ha chiesto ai candidati di inviare pagine di prova, e Ann Goldstein è arrivata prima.  Finora la Ferrante ha dato alla luce quasi una dozzina di libri e lei ne è ancora la traduttrice. I suoi colleghi e revisori lodano la sua umiltà e il suo stile di traduzione: “Le virtù di un redattore le servono molto anche per essere traduttrice … lei scompare, in un certo senso … allo stesso modo in cui un redattore è un setaccio per lo scrittore e la lingua, così lo è anche per un traduttore”. Tuttavia, tradurre implica anche essere una scrittrice e Ann lo è. 

La Goldstein si descrive come una traduttrice altamente letterale, un approccio che ben si adatta allo stile di prosa idiosincratico della Ferrante. La Ferrante è nota per le sue frasi lunghe ed emotive, e lo stile della Goldstein rimane fedele ciò che l’autrice scrive in lingua originale. “Penso che il mio lavoro debba essere il più trasparente possibile in modo da far sentire la voce dell’autore. Anche se non credo sia necessario avere un’affinità per lo scrittore, ma con Ferrante ce l’ho”. Eppure, la Goldstein non ha mai incontrato Elena Ferrante. Se ha una domanda, comunica via e-mail con l’editore. 

Sebbene la Goldstein sia strettamente associata alla Ferrante, è traduttrice di molti altri libri, tra cui “Le opere complete di Primo Levi”, “Petrolio” di Pasolini e opere di Elsa Morante, Giacomo Leopardi e Jhumpa Lahiri. Per la Goldstein, lavorare alle traduzioni durante la pandemia e la quarantena è stato un modo per evadere e alimentare il desiderio, cioè. “Il desiderio viene dall’essere tagliati fuori, letteralmente, dal paese della lingua per cui si lavora. Ma mentre si lavora, sei assolutamente trasportato dentro.” 

In un’intervista su Corriere della sera, la Goldstein conclude dicendo: “La lingua italiana dovrebbe assolutamente essere studiata, da chiunque. Apre ad altre culture, ad altri punti di vista, per non parlare di altre letterature. Ma può anche consentire di vedere la propria lingua e cultura da una prospettiva diversa, il che può essere un’esperienza illuminante. Quindi penso che non importi da dove si parta: studiare o imparare l’italiano è prezioso”.

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Ann Goldstein, translator of Elena Ferrante

Translators rarely attain celebrity status.  But as Elena Ferrante has achieved worldwide acclaim through her books, so too has Ann Goldstein.  Her notoriety is spurred by the steadfast anonymity of Elena Ferrante, which is a pseudonym.  Apparently distrusting the celebrity status of authors, Ferrante refuses to do book signings and interviews.  Therefore, Ann Goldstein has occasionally been a “stand in” for the author.  Her English translations of the Neapolitan quartet have sold more than a million copies in English-speaking countries.  And more recently, she has appeared in virtual discussions of Ferrante’s The Lying Life of Adults sponsored by Europa Editions, the American publisher of her works in English

How did it all start?  Since the mid 1970s, Goldstein has worked in the copy department of the prestigious weekly magazine, The New Yorker, becoming the department head since the mid 1980s.  About that time, she and several colleagues formed an evening class to learn Italian.  She had been enchanted by Dante in college; within three years of studying the Italian language, the evening class had read The Divine Comedy in the original language.  Then, in 1992, Goldstein translated an essay from Chekhov in Sondrio, a book by Aldo Buzzi, for The New Yorker.  It was Goldstein’s first published translation .

In 2004, when Europa Editions was seeking a translator for Elena Ferrante’s The Days of Abandonment, the company asked candidates to submit sample pages.  Ann Goldstein won the job.  Nearly a dozen Ferrante books later, she is still on the job.  Her colleagues and reviewers praise her humility and her translation style: “The virtues of a copy editor serve her well as a translator…she disappears, in a sense…in the way that a copy editor is a sieve for the writer and the language, the same is true of a translator.”  Yet, translating also involves being a writer, and Ann imparts that talent as well.

Goldstein describes herself as a highly literal translator, an approach that serves well Ferrante’s idiosyncratic prose style.  Ferrante is known for her long, emotive sentences, and Goldstein’s style closely represents what the author wrote in the original language.  “I feel my work should be as transparent as possible so that you hear the voice of the author. While I don’t think it’s necessary to have an affinity for the writer, with Ferrante I do.”  Yet, Goldstein has never met Ferrante.  If she has a question, she communicates via e-mail with the publisher.

While Goldstein is most closely associated with Ferrante, she has completed many other translation projects, including The Complete Works of Primo Levi, Pasolini’s Petrolio and works by Elsa Morante, Giacomo Leopardi and Jhumpa Lahiri.  For Goldstein, working on translations during the pandemic and quarantine have created feelings of both escape and longing.  “The longing comes from being cut off, literally, from the country of the language you are working in.  But as you’re working, you are absolutely being transported.”

In an interview with Corriere della sera, Goldstein concludes by saying, “The Italian language should absolutely be studied, by anyone.  It opens up to other cultures, other points of view, not to mention other literatures.  But is can also allow you to see your language and culture from a different perspective, which can be an enlightening experience.  So I think it doesn’t matter where you start from: studying or learning Italian is precious.”

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La città dalle porte dipinte

La costa italiana, che va dal confine franco-italiano alla Toscana, si estende per circa 350 km (215 miglia). Costituita dal litorale ligure, attraversa tutte e quattro le province liguri e i loro capoluoghi, da Imperia a Savona, da Genova a La Spezia. I turisti si sono riversati a lungo sulle bellissime spiagge da Sanremo alle Cinque Terre, ma pochi si sono avventurati nell’entroterra… fino ad ora. Nell’entroterra di Imperia, a soli 15 km dal mare, si trova un piccolo comune di circa 40 abitanti all’interno della frazione di Prelà.

Il borgo si chiama Valloria. È arroccato su una collina e circondato da ulivi. Il suo nome deriva dal latino Vallis Aurea, che significa valle d’oro, per via della produzione del pregiato olio di oliva,fra l’altro maggiormente prodotto in passato rispetto ad oggi. Il borgo medievale è rimasto immutato per secoli, con muri in pietra sorreggere i terrazzamenti coltivati, case in pietra, architravi in ​​legno e stretti vicoli, i cosiddetti carrugi  liguri.

Come tanti bei borghi italiani, Valloria negli anni ha visto i suoi giovani partire per grandi città come Milano. Poi nel 1994 alcuni residenti hanno avuto un’idea, anzi due: un progetto artistico e una festa. Hanno invitato artisti per dipingere le porte della città, tutto nella più completa libertà artistica per creare le proprie opere. I primi artisti erano quasi tutti milanesi (da dove proveniva uno dei fondatori della città). Quindici porte furono dipinte durante il primo anno. Ora, 25 anni dopo, più di 150 in totale, dal magazzino alla stalla, fino alle porte di casa, sono state progettate e dipinte da artisti provenienti da tutta Italia, dalla Polonia, dalla Spagna, dal Giappone, dalla Cina e dai altri paesi. Le porte ritraggono paesaggi, pescatori, poeti, fiori, bambini, musicisti e altro ancora. Il risultato? Una galleria d’arte all’aperto con uno stile unico ad ogni porta e un messaggio di ospitalità colorata. Il piccolo borgo è divenuto una meta ambita da artisti e turisti di tutto il mondo. Non esiste una mappa per le porte dipinte … la gente gira per i carrugi e le scopre da sola.

La festa? Il primo anno sono stati allestiti lunghi tavoli sotto gli ulivi e le persone delle zone limitrofe andavano a mangiare, a bere e a ballare. È stato un tale successo che la città ripete questa festa ogni anno, in luglio e in agosto. Le famiglie di Valloria preparano piatti della tradizione ligure: ravioli di erbette, fritto misto di pesce, torta di riso, corzetti con funghi e noci, e le famose trenette o trofie al pesto. Durante il 2020 la festa non ha potuto avere luogo; ma un ristorante locale ha offerto un’alternativa: uno speciale aperitivo ogni lunedì, da giugno a ottobre, per stimolare l’afflusso di visitatori dalle zone costiere.

Valloria offre anche altre opzioni per i turisti. L’oratorio di Santa Croce, edificato nel 1587, ospita il Museo delle Cose Dimenticate, dove si possono trovare oggetti non più in uso, per lo più egati alla vita contadina, come gli attrezzi utilizzati per la coltivazione dell’olivo e per la produzione dell’olio, aratri, strumenti musicali, lucerne e strumenti per arrostire il caffè o macinare il grano. Si possono fare passeggiate nel centro storico fra le sue tre antiche fontane o passeggiate sui pendii fra gli olivi, oppure escursioni per ammirare panorami spettacolari, dalla valle al mare. In una giornata limpida, si può persino scorgere la Corsica.

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