Welcome to Olivo Santa Barbara

L’Olivo Santa Barbara is a blog about cultural similarities and differences between Italy and the United States, with some emphasis on Santa Barbara, California.  The blog addresses history, travel, film, music, art, food, and people and animals.  Following an introduction in English, you can choose to read each post in Italian or English.  Comments are welcome, as are ideas for future posts.

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La Carta e l’arte

La carta venne usata per la prima volta in Europa nell’XI secolo ma era costosa, di scarsa qualità e difficile da cancellare. Quindi, il disegno non era una forma d’arte durante il Medioevo. Ma nel Rinascimento tutto cambiò. La disponibilità di carta migliorò, era quindi meno costosa, e così c’era maggiore possibilità di essere usata anche per il disegno. Gli artisti del Rinascimento, grazie alla carta, erano in grado di abbozzare il proprio lavoro prima di disegnarlo, dipingerlo o scolpirlo. Ciò significava che potevano pianificare e sperimentare idee su carta, facendo evolvere la loro arte a  più alti livelli.

Secondo Mark Kurlansky nel suo libro del 2016, “Paper: Paging through History”, durante il Rinascimento “gli artisti disegnavano e abbozzavano con vari gradi di abilità. Leonardo da Vinci era leggendario per le sue capacità di disegnatore. Michelangelo, noto per i suoi affreschi e le sue sculture, era altrettanto brillante come disegnatore … sebbene la maggior parte del suo disegno fosse scarabocchiato caotici su fogli di carta non destinati alla vista del pubblico. Entrambi gli artisti utilizzavano la carta di Fabriano molte.

“Michelangelo usava molta carta … quasi ogni pezzo di carta che usava conteneva alcuni schizzi. Alcuni erano disegni finiti. Su uno splendido disegno della risurrezione di Cristo è anche annotata una lista della spesa. Su magistrali disegni ripiegati, sono annotati sul retro banali cose di vita quotidiana.  Michelangelo potrebbe essere stato tra i primi a buttare giù idee veloci per se stesso. Sono state raccolte circa 2.000 lettere di corrispondenza di Michelangelo. La scrittura epistolare è un’altra pratica che sbocciò con la diffusione della carta.

“Leonardo da Vinci era famoso nella sua vita per non completare i propri progetti. … Per fortuna però che c’era la carta, su cui Leonardo poteva dare libero sfogo al proprio genio. Anche se di solito viene considerato un pittore, sono stati trovati solo 15 dipinti, alcuni incompiuti, insieme a due murales danneggiati.  Provò a creare anche alcune sculture, ma non ne finì una. Lasciò ben 30 taccuini rilegati. A differenza di Michelangelo, che non voleva che le persone vedessero i suoi lavori su carta, Leonardo ha lasciato appunti sulla calligrafia speculare – una curiosa risposta visto che era mancino. Sono pervenuti fino a noi disegni raffiguranti tutte le sue invenzioni e appunti sulla letteratura, l’arte, la mitologia, l’anatomia, l’ingegneria e, soprattutto, sulla natura….

“Leonardo lasciò anche 4.000 fogli di disegni di una bellezza sbalorditiva. Fu il primo artista ad essere riconosciuto per i suoi disegni su carta. Il lavoro di Leonardo divenne lo standard per l’arte nella Firenze rinascimentale. Studiare arte ora significava lavorare sulla carta e imparare a disegnare. Leonardo stesso aveva imparato l’arte in quel modo nella conosciuta bottega del Verrochio “. 

Da allora gli artisti si sono formati sulla carta.

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Paper and Art

Paper first came to Europe in the 11th century but it was expensive and of poor quality and difficult to erase.  Hence, drawing was not an art form during the Middle Ages.  But by the Renaissance this had all changed.  The availability of better and less expensive paper opened up the possibility of the sketch.  Renaissance artists were able to sketch their work before they drew, painted, or sculpted it.  This meant they could plan and experiment with ideas on paper, and it raised their art to a new level.

According to Mark Kurlansky in his 2016 book, “Paper: Paging through History,” during the Renaissance, “artists drew and sketched with varying degrees of skill.  Leonardo da Vinci was legendary for his skills as a draftsman.  Michelangelo, known for his frescoes and sculptures, was equally brilliant as a draftsman…though most of his drawing was scribbled chaotically on sheets of paper not intended for public view.  Both artists used Fabriano paper at least some of the time.

“Michelangelo used a great deal of paper, [and]…almost any piece of paper he used contained a few sketches.  A few are finished drawings.  A stunning drawing of the resurrection of Christ is also marked with a shopping list.  Masterful drawings were folded up, with notes about the banal ephemera of everyday life jotted on the reverse side. … Michelangelo may have been among the first to jot down quick ideas for himself.  Some 2,000 letters from and to Michelangelo have been collected.  Letter writing is another practice that blossomed with the widespread use of paper.

“Leonardo da Vinci was notorious in his lifetime for his inability to complete projects. … Fortunately, there was paper, on which Leonardo could capture his genius.  Though he is usually thought of as a painter, only 15 paintings, some unfinished, have been found, along with two damaged murals.  He also attempted some sculpture, though he never finished one piece.  But he left behind 30 bound notebooks.  Unlike Michelangelo, he did not want people to see this work on paper, including notes he made in his mirror-image script – a curious response to being left-handed.  He left drawings depicting all kind of inventions, and notes on literature, arts, mythology, anatomy, engineering, and, most of all nature….

“Leonardo also left behind 4,000 sheets of drawings of staggering beauty.  He was the first artist to be recognized for his drawings on paper.  Leonardo’s work became the standard for art in Renaissance Florence.  Studying art now meant working on paper, learning to draw.  Leonardo had learned art that way himself, in the workshop taught by Andrea del Verrochio.”

Artists have been trained on paper ever since.

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Mediterraneo (in italiano)

Il film Mediterraneo (1991) diretto da Gabriele Salvatores racconta la storia di un piccolo gruppo di soldati italiani inviati in una piccola isola greca nel 1941 con il compito di stabilirvi un presidio. Il tenente Raffaele Montini racconta le scene iniziali in cui introduce il “plotone di disadattati come me”: ci sono un mulattiere, due fratelli montanari, un sergente e un disertore, tra le altre persone eccentriche. È passato un anno dall’adesione dell’Italia alla Germania contro gli Alleati, e il tenente dice che la nostra missione è “osservare e riferire”, la nostra importanza strategica … zero.

L’isola, chiamata Megisti nel film, è stata girata sull’isola greca di Castelrosso (Kastellorizo ​​in greco). Si trova nel Mar di Levante nel Mediterraneo orientale, non lontano da Rodi e soli 2 chilometri dalla Turchia. Quando arrivano i soldati italiani, l’isola sembra deserta. La prima notte vedono bombardamenti all’orizzonte e tramite intercettazioni radio, scoprono che la nave che avrebbe dovuto raccoglierli è stata distrutta. A poco a poco, i locali greci ricompaiono nel villaggio. Dicono di essersi nascosti perché i tedeschi avevano preso tutti i loro uomini, ma visto che gli italiani erano assolutamente innocui, hanno deciso di tornare alla loro vita normale.

I soldati italiani sono assorbiti dalle vite degli isolani greci e le giornate sono idilliache, piene di amicizia e amore. Il prete ortodosso locale chiede al tenente, che è un pittore dilettante, di restaurare i murales nella chiesa. I fratelli degli uomini di montagna fanno amicizia con un’adorabile pastora, che a sua volta li ama allo stesso modo. Il sergente, l’unico con uno spirito di guerra, impara i balli popolari. E il soldato più timido si innamora della prostituta dell’isola, Vasilissa (che significa “regina” in greco). Si sposano … lei in un elegante abito da sposa greco … e alla fine aprono un ristorante insieme. In effetti, ci sono molti elementi culturali italiani e greci nel film, come il caffè e il calcio, che rafforzano il tema di “una faccia, una razza”.


Tre anni dopo, un aereo da ricognizione effettua un atterraggio di emergenza sull’isola. Il pilota racconta loro cosa è successo in Italia, dalla caduta del fascismo alla liberazione alleata del Paese. La fine del film racconta il ritrovo di alcuni di questi soldati sull’isola greca molti anni dopo.

Questo film ha vinto molti premi, tra cui un Oscar per il miglior film straniero nel 1992. Tuttavia, molti critici cinematografici all’epoca hanno trovato il film “superficiale” e senza “alcun valore redentore”. Questi critici non hanno vissuto di certo una pandemia, altrimenti avrebbero desiderato fortemente un senso di normalità, di bellezza e di pace. Né potevano prevedere che la gente avrebbe voluto viaggiare … anche solo per due ore … verso un’isola greca assolutamente idilliaca.

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