Welcome to Olivo Santa Barbara

L’Olivo Santa Barbara is a blog about cultural similarities and differences between Italy and the United States, with some emphasis on Santa Barbara, California.  The blog addresses history, travel, film, music, art, food, and people and animals.  Following an introduction in English, you can choose to read each post in Italian or English.  Comments are welcome, as are ideas for future posts.

Flag_USAClick here to read in English Flag_ItalyFai click qui per leggere in Italiano
Posted in English, Italiano | Leave a comment

La Storia della Pizza in Italia

Le origini della pizza risalgono ai tempi antichi.  La pizza che conosciamo oggi è stata resaUnknown  possibile con l’introduzione del pomodoro in Europa dalle Americhe nel sedicesimo secolo.  All’inizio si credeva che il pomodoro fosse velenoso.  Entro la fine del secolo diciottesimo, era comune per i poveri di Napoli di aggiungere il pomodoro a loro focaccia a base di lievito, e così la pizza moderna nacque.

Fino a circa il 1830, la pizza è stata venduta dalle bancarelle Antica Pizzeriaall’aperto e dai panifici, e le pizzerie napoletane mantengono questaDa Michele tradizione anche oggi.  L’Antica Pizzeria Port’Alba a Napoli è considerata la prima pizzeria della città.  Un’altra famosa pizzeria, Da Michele, che è fu fondata nel 1870, ritiene che ci siano solo due vere pizze—la marinara e la margherita—e queste sono tutte quelle che servono.  Molti italiani preferiscono queste ancora oggi.

La pizza alla marinara è più vecchia e ha  i condimenti di pomodori, origano, aglio, e olio extra vergine di oliva.  È chiamata “marinara” perché è stata tradizionalmente preparata dalla marinara, cioè la moglie del pescatore, per il marito quando tornava da battute di margaritapesca nel Golfo di Napoli.  La pizza alla margherita è guarnita da modeste quantità di salsa di pomodoro, mozzarella, e basilico fresco.  Si è attribuita al fornaio Raffaele Esposito, che lavorava alla Pizzeria di Pietro, che fu istituita nel 1880.  Secondo la leggenda, nel 1889 fece 3 diverse pizze per la visita del Re Umberto I e della Regina Margherita di Savoia.  La favorita della regina fu quella che evocava i colori della bandiera italiana.  La pizza fu chiamata così in suo onore.

AVPNL’Associazione Verace Pizza Napoletana è stata fondata nel 1984 per promuovere e proteggere la vera pizza napoletana.  Ha fissato regole ben precise che devono essere seguite per ricevere la certificazione VPN, che includono:  la pizza deve essere cotta in un forno a cupola a legna a 800 farinagradi F; gli ingredienti devono essere Tipo 00 di farina, pomodori San Marzano, tutto naturale Fior di Latte o mozzarella di bufala, basilico fresco, sale, e lievito; e la pasta deve essere impastata a mano e non preparata con mezzi meccanici o stesa con un mattarello.

A livello internazionale, circa 500 ristoranti hanno guadagnato la certificazione VPN.  La maggior parte sono in Italia; più di 80 sono negli Stati Uniti; 17 sono in California; il più vicino a Santa Barbara è Settebello a Oxnard.  Il programma è abbastanza controverso perché è costoso da applicare, costoso per conformarsi alle regole, e si basa più sulle specifiche che il gusto.  Inoltre, mentre rispetto la tradizione, la bellezza della pizza non è la sua conformità (come Starbuck’s o McDonald’s) ma la creatività del pizzaiolo.

Al di fuori di Napoli, ci sono molte variazioni regionali della pizza in Italia.  La Pizza Capricciosa ha condimenti di funghi, prosciutto, cuori di carciofi, olive, e un mezzo uovo quattro stagionipestosodo.  La Pizza Pugliese utilizza capperi e olive.  La Pizza Veronese ha funghi e prosciutto crudo.  Le Pizze dalla Sicilia hanno ingredienti come olive verdi, pesce, uova sode, e piselli.  In Liguria è possibile trovare la pizza al pesto senza la salsa di pomodoro.  Le pizze popolari in tutta Italia includono Quattro Formaggi, che utilizzano la mozzarella e tre altri formaggi locali come il gorgonzola, la ricotta, e il parmigiano-reggiano.  La Quattro Stagioni ha carciofi, salame o prosciutto cotto, funghi e pomodori.  Una tendenza in Italia oggi è la pizza al taglio, o la pizza rustica, cotta su una teglia  e venduta in bancarelle a peso.  Si è spesso ricoperta di strati  con funghi marinati, cipolle, o carciofi.

La prossima volta….La Storia della Pizza in America.

Posted in Cucina italiana, Italia, Foto, Storia, Italiano, Campania | Leave a comment

The Story of Pizza in Italy

The origins of pizza go back a long way.  The pizza that we know today was made possibleUnknown by the introduction of the tomato into Europe from the Americas in the 16th century.  At first the tomato was believed to be poisonous.  By the late 18th century, it was common for the poor around Naples to add tomato to their yeast-based flat bread, and so the modern pizza was born.

Antica PizzeriaUntil about 1830, pizza was sold from open-air stands and out of pizza bakeries, and Neapolitan pizzerias keepDa Michele this tradition alive today.  Antica Pizzeria Port’Alba in Naples is considered the city’s first pizzeria.  Another famous pizzeria there, “Da Michele,” was founded in 1870 in Via C. Sersale.  This pizzeria believes that there are only two real pizzas—the marinara and the margherita—and that is all they serve.  Many Italians still prefer these today.

The marinara pizza is older and has a topping of tomato, oregano, garlic, and extra virgin olive oil.  It is named “marinara” because it was traditionally prepared by “la marinara,” the seaman’s wife, for her husband when he returned from fishing trips in the Bay of Naples. The margherita pizza is topped with modest amounts of tomato sauce, mozzarella margaritacheese, and fresh basil.  It is attributed to baker Raffaele Esposito, who worked at “Pizzeria di Pietro,” which was established in 1880.   Legend has it that in 1889 he baked three different pizzas for the visit of King Umberto I and Queen Margherita of Savoy.  The queen’s favorite was the one that evoked the colors of the Italian flag.  The pizza was named in her honor.

AVPNThe Associazione Verace Pizza Napoletana,” the True Neapolitan Pizza Association, was founded in 1984 to promote and protect true Neapolitan pizza.  It set very specific rules that must be followed to receive VPN certification, which include:  the pizza must be baked in a wood-fired, domed oven at 800 degrees F or higher;  the ingredients must be Tipo 00farina flour, San Marzano tomatoes, all-natural Fior di Latte or Bufala mozzarella, fresh basil, salt, and yeast; the dough must be hand kneaded and not prepared by mechanical means or rolled with a pin; and the pizza must not exceed 35 centimeters in diameter, or 1/3 centimeter in thickness at the center; and it must be consumed on the premises (no take out).

Internationally, 500 restaurants have earned VPN certification.  Most are in Italy; 76 are in the United States.  The program is somewhat controversial because it is expensive to apply for, expensive to conform to the rules, and relies more on a list of specifications than on taste.

Of course, outside of Naples there are many regional variations of pizza in Italy.  Pizza Capricciosa has a toping of mushrooms, prosciutto, artichoke hearts, olives, and a ½ pestoboiled egg.  Pizza Pugliese uses local capers and olives.  Pizza quattro stagioniVeronese has mushrooms and prosciutto crudo.  Pizzas from Sicily have toppings ranging from green olives, to seafood, to hard-boiled eggs, to peas.  The pizzas popular throughout Italy include Quattro Formaggi, which uses mozzarella and three other local cheeses such as gorgonzola, ricotta, and parmigiana-reggiano.  Quattro Stagioni has artichokes, salami or prosciutto cotto, mushrooms, and tomatoes.  And in Liguria, you can find pesto pizza without tomato sauce.  There are so many to discover.  A trend in Italy today is pizza al taglio, or pizza rustica, cooked on a sheet pan in street stalls and sold by weight.  It is often piled with marinated mushrooms, onions, or artichokes.

Posted in Campania, Cucina italiana, Foto, Italia, Italiano, Storia | Leave a comment

L’Andrea Doria

Era una notte nebbiosa nelle acque al largo di Nantucket, Massachusetts, 60 anni fa (nel luglio 1956).  Una lussuosa nave da crociera italiana che portava 1.700 passaggeri e l’equipaggio si stava dirigendo verso il porto di New York.  Alle 23:10, un transatlantico, la Stoccolma, che si stava dirigendo verso l’Europa, colpì l’Andrea Doria su un lato, creando un squarcio profondo di 40 piedi.  Sirene e urla penetrarono la notte tranquilla.  Si tratta di uno di più famosi disastri nella storia marittima, ma è anche uno dei più grandi salvataggi di mare.download

Per un paese che si stava ricostruendo dopo la seconda guerra mondiale, l’Andrea Doria era un’icona di orgoglio italiano.  Fu battezzata con il nome di Andrea Doria, un ammiraglio Genovese del sedicesimo secolo.  Fu tra le più grandi, più veloce, e presumibilmente più sicure navi sui mari. Misurava 700 piedi di lunghezza con un doppio scafo e l’altre caratteristiche di sicurezza.  Fu spesso chiamata “la galleria d’arte galleggiante” a causa della sua impressionante collezione.  In quella notte fatale, l’Andrea Doria stava facendo la sua centesima traversata transatlantica.

download (1)Dopo che la Stoccolma (circa la metà delle dimensioni dell’Andrea Doria) perforò il suo fianco, l’Andrea Doria cominciò a sbandare gravemente, rendendo la metà delle scialuppe di salvataggio inutilizzabili.  Ma la progettazione tecnicamente avanzata mantenne a galla la nave per 11 ore.  Sette navi risposero alle chiamate del SOS e salvarono tutti eccetto 46 persone sull’Andrea Doria.  Cinque morirono sulla Stoccolma.

Le indagini iniziali del disastro posero la maggiore colpa sulla nave italiana per diverse ragioni, tra cui c’era una velocità non sicura nella nebbia.  Ma le scoperte successive indicarono che una lettura errata del radar sulla nave svedese avviò la rotta di collisione.

Negli anni dopo che l’Andrea Doria affondò a 250 piedi di profondità nell’oceano, essa è download (2)diventata una calamita per i cercatori di tesori.  Ma 16 di quei sommozzatori sono morti, tra cui uno l’anno scorso, a causa della profondità, le temperature dell’acqua, e delle correnti.  L’Andrea Doria si è guadagnata il soprannome, “il Monte Everest delle immersione subacquee.”  Recentemente le immagini dalla prima immersione sommergibile alla nave hanno dimostrato che la nave era deteriorata più di quanto inizialmente previsto.  Un’altra spedizione è prevista il prossimo anno con l’obiettivo di creare un’immagine completa in 3-D del relitto.

 

 

 

 

 

Posted in Foto, Italia, Italiano, New York, Storia | Leave a comment

The Andrea Doria

It was a foggy night in the waters off Nantucket, Massachusetts, 60 years ago (July 1956).  An Italian luxury liner with 1,700 passengers and crew steamed toward New York Harbor from Genoa, Italy.  At 11:10 pm, a Europe-bound liner, the Stockholm, rammed into the Andrea Doria’s starboard side, slicing a 40-foot gash.  Sirens and screams pierced the quiet night.  It is one of the most famous disasters in maritime history, but it is also one of the greatest sea rescues.download

For a country rebuilding after WWII, the Andrea Doria was an icon of Italian national pride.  Named after the 16th century Genovese admiral, the Andrea Doria was among the largest, fastest, and supposedly safest on the seas.  It was 700’ long with a double hull and other safety features.  It was often called “the floating art gallery” because of its impressive collection.  On that fateful night, the Andrea Doria was making its 100th transatlantic crossing.

After the Stockholm (at roughly half the size of the Andrea Doria) pierced its side, the download (1)Andrea Doria listed severely to the starboard, making half of its lifeboats unusable.  But its advanced technical design kept the ship afloat for 11 hours.  Seven vessels responded to the SOS calls and saved all but 46 on the Andrea Doria.  Five perished on the Stockholm.

Original investigations into the crash placed greater blame on the Italian liner for several reasons, including an unsafe speed in the fog.  But subsequent discoveries indicated that a misreading of radar on the Swedish ship initiated the collision course.

download (2)Over the years after the Andrea Doria sank 250 feet to the bottom of the ocean, it became a magnet for treasure seekers.  But 16 of those scuba divers have died, including one last year, because of the depth, water temperature, and currents.  It has earned the Andre Doria the nickname, the “Mount Everest of scuba diving.”  Recently, images from the first submersible dive to the ship showed that it had deteriorated more than initially anticipated.  Another expedition is planned next year with the goal of creating a comprehensive, 3-D image of the wreck.

 

 

 

 

Posted in English, Foto, Italia, New York | 1 Comment

L’Eleganza del cibo

Carol Del Cielo è il nostro blogger ospite di questa settimana.  Il 19 maggio, ha riferito qui su Graffiti Virtuali, su come Firenze sta combattendo il vandalismo dei suoi monumenti con uno strumento innovativo—il computer tablet.  Questa volta riporta su una mostra che ha visto in una visita recente a New York City dove è cresciuta.  Carol è un anestesista a Santa Barbara, studia italiani, ed ha forti legami con i suoi parenti in Italia.

Mentre  ero a New York, ho visto una mostra che si chiama “L’Eleganza del Cibo”. Questa l_eleganza_del_cibo_largemostra  celebra  un amore italiano fra la moda e l’alimentazione. Dopo l’inaugurazione avvenuta al Museo dei Mercati di Traiano a Roma nel Maggio 2015, L’Eleganza del Cibo è arrivata a New York City.

La mostra è presentata dal Italian Trade Commission in collaborazione con l’Unindustria, la confederazione generale dell’industria italiana.   Il suo scopo è quello di esplorare la miscela tra le culture dell’alimentazione e della creatività  “Made in Italy”. La mostra comprende 58 vestiti e accessori scelti dai curatori Stefano Dominella e Bonizza Giordani Aragano. Comprende anche le immagini fotografiche e video lungo un percorso creativo contemporaneo dove la traduzione del “bello e ben fatto” Italiano si mischia  a suggestioni gastronomiche. La mostra è una dimostrazione di quanto la moda ha saputo trarre ispirazione dal buon cibo.

dress-with-apple-slice-the-elegance-of-food-RomeGli abiti realizzati dai piu grandi stilisti, dal 1950 ad oggi, insieme alle creazioni di designers emergenti, raccontano la storia inedita del connubio seducente tra “moda” e “gusto”. Gli stilisti includono Etro, Valentino, Gucci, Romeo Gigli, Gattinoni, Salvatore Ferragamo, Moschino e Laura Biagiotti. Per esempio,  Etro fa suo lo slogan “Noi siamo ciò che mangiamo” così le meravigliose stampe della Maison si animano di pasta e crostacei crudi, in composizioni grafiche create con immagini digitali in cui i pranzi, italianissimi nella loro rappresentazione, si trasformanoGattinoni-by-Mariotto in un caleidoscopio di colori e sapori. La mostra ha un aspetto surreale perché tutte le cose non sono quelle che la gente di solito vede sui vestiti.  Il primo vestito che la gente vede come entra nella mostra  è  il “bread dress” di Gattinoni. Il vestito  è composto di un bustier scolpito con vere spighe di grano e pantaloni  ricamati con biscotti e salatini glassati e cristalizzati. Un altro stilista, Tiziano Guardini, ha creato un vestito ispirato  dalla moda  di diciannovesimo secolo  che è accentato con rami di ulivo e foglie.

olive or bamboo?C’è un abito da Giorgio Armani che è ispirato al bamboo, pianta delicata e robusta al tempo stesso, sempre più in voga nell’industria ecosostenibile.   Salvatore Ferragamo, pioniere nell’utilizzo di materiali poveri come  il sughero,  la raffia e la canapa, ha scelto di esibire alcune delle sue calzature più famose tratte dal suo prezioso archivo storico  Ken Scott, il giardiniere della moda e unico stilista americano, ha scelto di inneggiare al cibo attraverso le vivaci stampe dei suoi abiti cioè, the-elegance-of-food-Rome_3piselli carciofi, mele  che diventanto “ un meraviglio orto” da indossare.

Questa mostra si intende di  rafforzare le esportazioni italiane. Con 67.7 miliardi di dollari delle esportazioni ogni anno, la moda e’ il leader del settore in Italia. Il cibo e’ terzo con 45 miliardi di dollari di cui 20 miliardi sono per il vino. L’ interior design e’ il secondo con 50 miliardi  di dollari di esportazioni.

Dichiara  il curatore, Stefano Dominella “ Mi sono interrogato spesso in questi ultimi anni circa il parossismo che sta focalizzando la nostra attenzione…da una parte l’edonismo, la cura del corpo, l’essere magri ed in forma ad ogni costo, sul gusto e sulla golosità in genere che scaturisce un’ansia alimentare. E’ in questo clima da “Dolce Vita” dell’alimentazione che ho maturato l’idea di una mostra che coniugasse moda e cibo. Per sorridere di questa strana coppia ma anche per approfondire e sensibilizzare le mille sfumature legate ad essa, non per ultimo il rispetto per la natura è per l’ambiente.”

 

Posted in Abitudini, Arte, Cucina italiana, Foto, Italia, Italiano, La Moda, New York | Leave a comment

The Elegance of Food

Carol Del Cielo is our guest blogger this week.  On May 19, she reported here on Virtual Graffiti, about how Florence is fighting the vandalism of its monuments with an innovative tool—the tablet computer.  This time she reports on an exhibition she saw on a recent visit to New York City where she grew up.  Carol is an anesthesiologist in Santa Barbara, studies Italian, and has strong ties with her relatives in Italy.

 While I was in New York, I saw an exhibition called “The Elegance of Food.”  This show l_eleganza_del_cibo_largecelebrates the Italian love of both fashion and food.  After opening at the Museum of the Markets of Traiano in Rome in May 2015, The Elegance of Food arrived in New York City.  The exhibition is presented by the Italian Trade Commission in collaboration with L’Unindustria, the general confederation of Italian industry.  The objective is to explore the interchange between the cultures of food and creativity “Made in Italy.”  The show includes 58 dresses and accessories chosen by the curators Stefano Dominella and Bonizza Giordani Aragano.  It also includes photographic and video images that trace the contemporary creative journey where “beautiful and well made” Italian-style blends with culinary splendor.  The exhibition is a demonstration of how fashion has been able to draw inspiration from good food.

dress-with-apple-slice-the-elegance-of-food-RomeThe clothes fashioned by top designers, from 1950 to today, together with the creations of rising designers, tell the untold story of the seductive blend between fashion and taste.  The designers include Etro, Valentino, Gucci, Romeo Gigli, Gattinoni, Salvatore Ferragamo, Moschino, and Laura Biagiotti.  For example, Etro’s slogan is “We are What We Eat” hence the marvelous prints of the Fashion House are enlivened with pasta and raw shellfish, in graphic compositions created with digital images, where lunches, very Italian in their representation, are transformed into a kaleidoscope of colors and flavors.

The show has a surreal aspect because all of the things are not what people usually expect Gattinoni-by-Mariottoto see on outfits.  The first garment that people see as they enter the exhibition is “the bread dress” by Gattinoni.  The dress is composed of a sculpted bustier with real ears of corn and trousers embroidered with glazed and crystallized biscotti and pretzels.  Another designer, Tiziano Guardini, created a dress inspired by 19th century fashion which is accented with olive branches and leaves.

There is a gown by Giorgio Armani that is inspired by bamboo, a delicate and robust plant olive or bamboo?at the same time, more and more in vogue in the eco-friendly industry.  Salvatore Ferragamo, a pioneer in the use of poor materials like cork, raffia and hemp, chose to exhibit some of his most famous shoes taken from his precious historical archive.  Ken Scott, the gardener of fashion and only American designer, chose to praise food through bold prints the-elegance-of-food-Rome_3on his dresses, that is, peas, artichokes, and apples that became “a marvelous garden” to wear.

This exhibition is intended to strengthen Italian exports.  With $67.7 billion of exports annually, fashion is the industry leader in Italy.  Food is third with $45 billion of which $20 billion are in wine.  Interior design is second with $50 billion in exports.

Says the curator, Stefano Dominella, “I have often been questioned in recent years about the paroxysm that is focusing our attention…on the one hand, on hedonism, body care, being lean and fit at any cost…and on taste and gluttony generally springing from food anxiety.  It is in this climate of “Dolce Vita” that I developed the idea of a show that combined fashion and food.  To smile at this strange pairing, but also to deepen understanding and to raise awareness of the many shades tied to it, not the least of which is respect for nature and the environment.”

Posted in Abitudini, Arte, Cucina italiana, English, Foto, Italia, La Moda, New York | Leave a comment

Una Lingua o Un Dialetto?

L’Italia è conosciuta come uno dei paesi più ricchi del mondo in termini del numero di dialetti.  Unificata per solo quasi 150 anni, l’Italia è stata un crocevia di popoli e culture diverse nel corso della sua storia.  Ogni regione ha il suo proprio dialetto unico, che si differenzia dall’italiano standard (fiorentino) in suoni e ortografia, grammatica, sintassi, e vocabolario.

Qual è la differenza tra una lingua e un dialetto?  Non c’è una definizione universalmente accettata.  Uso popolare suggerisce che le lingue sono scritte, sono standardizzate, e hanno una letteratura, mentre i dialetti sono orali, non hanno regole codificate, e non hanno una letteratura.  Ci sono diverse obiezioni a questa distinzione.  In primo luogo, c’è la letteratura orale; l’Illiade e l’Odissea probabilmente sono nate come poesie memorizzate.  In secondo luogo, il termine “dialetto,” in questo contesto suggerisce che è meno sofisticato o è più semplice.  Eppure ci sono dialetti che sono più grammaticalmente complicati che lingue.

C’è un famoso aforisma di Max Weinrich, un linguista Yiddish, che ha detto, “una lingua è un dialetto con un esercito e una marina.”  Questo suggerisce distinzioni sociali e politiche.  Hong Kong afferma che il cinese (il mandarino) e l’inglese sono le due lingue ufficiali.  Il cantonese, che è ampiamente parlato là, è considerato un dialetto.

I linguisti utilizzano la distinzione di “mutua intelligibilità.”  Se si può capire un discorso senza istruzione, è un dialetto della propria lingua.  Se non è possibile, è una lingua distinta.  In altre parole, se due tipi di linguaggio sono abbastanza vicini in modo che due persone possono avere una conversazione e capirsi, sono dialetti di un lingua unica.  Con questo criterio, il cantonese è un linguaggio perchè chi parla il mandarino non può capirlo.  Eppure, i parlanti dello svedese, danese, e norvegese possono conversare tra di loro, ciascuno nelle loro lingue native, senza prendere lezioni.  Quindi, questi linguaggi assomigliano più a dialetti che a una linguaggio.  Ma perchè sono parlati in nazioni diverse, sono chiamati lingue.

Torniamo in Italia, dove i dialetti parlati sono per lo più nei villaggi e nelle zone rurali oggi.  Sono più vivaci in alcune regioni, come il Veneto e nel Sud Italia.  Alcune regioni, come la Sardegna e il Friuli, hanno stabilito i loro dialetti locali come una lingua ufficiale.  Più lontano uno si sposta da Firenze, tanto più il dialetto varia. Nel dialetto romanesco, per esempio, l’articolo determinativo “il” diventa “er” e il pronome articolato “in + il = nel” diventa “ner.”

Ecco un altra esempio:  L’italiano standard: “I bambini giocavano nel parco.  Un ragazzo era sulla scala, è caduto e si è rotto la gamba.”  Nel dialetto Calabrese è: “I cotrari stavanu yocandu n’to parcu.  Nu cottraru era suppa scala e catti, e si ruppia la gamba.”  Molte parole sono irriconoscibili per i non iniziati.  Ecco il mio amico, Joel Garbarino, con una maglietta che dice, “Mi sun zeneize,” che nel dialetto ligure significa “Io sono Genovese.”

I dialetti hanno usi importanti in queste regioni.  Sono utilizzati per esprimere i sentimenti. E sono utilizzati in determinati contesti.  Per esempio, una persona che ordina il caffé in un bar locale o che saluta un amico sulla strada sembrerebbe freddo se usasse l’italiano standard.  O, se qualcuno ricevesse una telefonata nella presenza di altri, potrebbe evitare il dialetto per comunicare che non può parlare apertamente.

Per la maggior parte, la lingua italiana deriva dal latino, ma è influenzata dai paesi europei settentrionali e meridionali.  La Sicilia, d’altra parte, è più influenzata dal greco e dall’arabo; quindi “ragazzi” diventa “carusi” dal greco “kouri.”

Posted in Abitudini, Italia, Italiano, La Lingua, Politica | Leave a comment