Welcome to Olivo Santa Barbara

L’Olivo Santa Barbara is a blog about cultural similarities and differences between Italy and the United States, with some emphasis on Santa Barbara, California.  The blog addresses history, travel, film, music, art, food, and people and animals.  Following an introduction in English, you can choose to read each post in Italian or English.  Comments are welcome, as are ideas for future posts.

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Chi è il vero padrone in casa?

È il gatto…secondo Abigail Tucker, una giornalista scientifica americana.  Lei ha scritto un libro intitolato Il leone in soggiorno: come i gatti ci hanno addomesticato e hanno conquistato il mondo.  L’autrice sostiene che siamo noi i veri “schiavi” in casa.  Quello che segue è stato adattato da un articolo su “La Repubblica.”

Gli scienziati ci dicono che, a differenza dei cani, i gatti sono animali parzialmente addomesticati.  Lo si vede anche anatomicamente: i gatti di oggi sono identici ai gatti di 50.000 anni fa.  Altre specie, che sono più addomesticate, hanno subito cambiamenti precisi col tempo, come le orecchie pendule nei cani, e le corna più corte nelle mucche di oggi rispetto ai bovini dell’antichità.

Ci sono varie ragioni per cui i gatti sono pessimi candidati per all’addomesticamento.  Non hanno istinto gregario; richiedono una dieta di alta qualità, visto che mangiano solo carne; ed è difficile confinarli in un luogo perché hanno bisogno di un sacco di spazio per la caccia.  In natura, hanno bisogno di vasti spazi dove poter predare senza interferenze da parte dei loro consimili.  Essere predatori solitari rende i gatti anche indifferenti, per lo più, alla nostra compagnia, secondo l’autrice ma non secondo me.

È interessante che un animale che non ha un grande bisogno di comunicare con gli altri, abbia sviluppato—a forza di tentativi ed errori—una forma di comunicazione con noi: il miagolio.  I gatti selvatici non miagolano né fanno le fusa.  È ragionevole supporre che questi suoni, in pratica, originati come comandi appositamente per ottenere cibo da noi e, in generale, manipolarci a loro vantaggio.

Nelle addomesticazioni forzate con altri animali, come quelle della mucca e della pecora, l’uomo ha selezionato nel tempo le bestie più tranquille e miti.  Il caso del gatto è forse diverso.  I tratti che hanno fatto avvicinare i gatti all’uomo nel corso della nostra storia non sembrano essere i tratti della docilità, quanto quelli del coraggio, e un po’ di spavalderia.  I gatti hanno deciso di loro iniziativa di starci attorno.

È successo, probabilmente, dopo lo sviluppo dell’agricoltura.  Quando l’uomo ha iniziato ad ammassare riserve alimentari sovrabbondanti in dispense e granai, i topi arrivano.  Allora, i gatti hanno capito che starci vicini poteva essere vantaggioso.  Non li abbiamo catturati noi, sono loro che hanno deciso di avvicinarsi.  Certo, siamo stati felici di avere con noi questi sterminatori di roditori.  Questo loro classico ruolo è l’unico “lavoro” che fanno per noi, mentre i cani si rendono utili in molti altri modi.  Ma, ironicamente, un cane della varietà “Rat Terrier” è migliore per catturare i roditori perché il gatto, più volubile e indipendente, non è sempre dell’umore appropriato a cacciare topi.

Insomma, il rapporto tra umani e gatti è come un matrimonio di interesse…ma dove può scattare l’amore.  Pensate che ci siamo affezionati a loro più di quanto loro si siano affezionati a noi?

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Who is the Real Master of the House?

It’s the cat…according to Abigail Tucker, an American science journalist.  She wrote a book entitled, The Lion in the Living Room:  How house cats tamed us and took over the world.  The author maintains that we humans are the true “slaves” at home.  Some of the highlights of her book were recently reported in La Repubblica.

Scientists tell us that cats, unlike dogs, are only partially domesticated.  One sees this even anatomically.  Cats of today are identical to cats of 50,000 years ago.  Other species that are more domesticated, have had clear changes over time, like the floppy ears of dogs, and the shorter horns on cows today compared to cattle in antiquity.

There are several reasons that cats are poor candidates for domestication.  They don’t have a herd instinct; they need a high-quality diet, given that they eat only meat; and it is difficult to confine them in one place.  In nature, they need vast areas where they can prey without interference from other cats.  To be solitary hunters makes cats also indifferent, for the most part, to our company.

It is interesting that an animal that does not have a great need to communicate with others, has developed—no doubt through trial and error—a form of communication with us:  the meow.  Feral cats do not meow and do not purr.  It is reasonable to presume that these sounds, in practice, originated as commands specifically to get food from us and, in general, to manipulate us to their advantage.

In the forced domestication of other animals, like cows and sheep, man selected over time the more tranquil and gentle beasts.  The case of the cat is different.  Traits that made cats approach humans over the course of our history do not seem to be those of docility, but rather of courage, and perhaps of arrogance.  It was cats who decided to come around us.

It happened, probably, after the development of agriculture.  When man began to amass abundant food reserves in pantries and barns, the mice arrived.  And so the cats understood that to stay near us could be to their advantage.  We didn’t capture them, but rather they decided to approach us.  Certainly, we were happy to have these efficient rodent exterminators at the time.  This classic role is the only “work” that they do for us, while dogs are useful in many other ways.  Ironically, the Rat Terrier dog is better at catching rodents because the cat, more fickle and independent, is not always in the right mood for catching mice.

In conclusion, the relationship between humans and cats is like a marriage of convenience…but one where love can blossom.  Do you think we are more affectionate toward them than they are toward us?

 

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Il Nido

Ho visto un film italiano nel 2017 al festival a Santa Barbara che si chiama “Il Nido.”   Il film è ambientato in un piccolo paese che si chiama Bucco, forse al confine tra la Svizzera e l’Italia.  Non penso sia un posto reale (ho controllato l’internet), ma l’ambientazione è bellissima—le montagne alte, gli alberi variopinti, e la città affascinante.  È ottobre e c’è un po’di neve sul terreno.

Sembra che tutti gli abitanti si conoscano a Bucco.  Si stanno preparando per un giorno speciale—la festa annuale della Vergine del 13 ottobre.  Secondo la leggenda, la Madonna apparve nel bosco a Bucco, e oggi molti pellegrini visitano il paese e bevono l’acqua “sacra”.  La protagonista del film è Cora, una studentessa all’università, che è ritornata al paese dove è cresciuta per aiutare suo padre, il sindaco di Bucco, con la festa.

Cora è una guida per turisti.  Un giorno si accorge di un uomo strano che la sta guardando.  Con lui ha un grande pastore tedesco senza guinzaglio.  Entrambi sembrano un po’ minacciosi.  Lei prova a parlargli ma Saverio non è amichevole.  In seguito è venuta a sapere che lui era nato a Bucco e viveva coi suoi genitori e il fratello maggiore.

Spoiler Alert: Non leggere oltre se si vuole vedere il film.

Il fratello è morto in circostanze misteriose.  Cora inizia ad indagare e scopre che forse i giornali e i documenti ufficiali di quel tempo non stavano dicendo la verità.  Nel frattempo, i cittadini sono diventati nervosi—una finestra rotta, la perdita di energia elettrica, una messa interrotta dall’uomo e il suo cane.  Con i preparativi per la festa religiosa come sfondo, Cora scopre l’ipocrisia di suo padre, zio, nonna e sacerdote.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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“The Nest”

I saw an Italian film in January 2017 at the Santa Barbara Film Festival called “Il Nido” (the Nest).  The film is set in a small town called Bucco, perhaps near the Swiss-Italian border.  I think it is a fictional place, but it is beautiful—tall mountains, colorful trees, and the charming town.  It is October and there is a little snow on the ground.

It seems that all the inhabitants of Bucco know each other.  They are preparing for a special day—the annual feast day of the Virgin on October 13.  According to legend, the Madonna appeared in the woods at Bucco, and today many pilgrims visit the town and drink the sacred water.  The protagonist of the film is Cora, a university student, who has returned to the village where she grew up in order to help her father, the mayor of Bucco, with the festival.

Cora is a tour guide at this time.  One day she notices a strange man who is standing apart from the group and is watching her.  With him is a large German shepherd dog that is not on a leash.  Both seem a bit menacing.  She tries to speak with him, but Saverio is not very friendly.  She eventually finds out that he was born in Bucco and lived there with his parents and older brother.

Spoiler Alert: Don’t read further if you plan to see the movie

The older brother died under mysterious circumstances.  Cora begins to investigate and discovers that the newspapers and official documents of the time were not telling the truth about the incident that led to the brother’s death.  In the meantime, the citizens of Bucco have become nervous—a broken window, the loss of electricity, a mass interrupted by Saverio and his dog.  With the preparations for the religious festival as a backdrop, Cora discovers the hypocrisy of her father, uncle, grandmother, and the priest in Bucco.

 

 

 

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Troppi Capolavori Italiani all’Estero: Perché?

Nei musei e nelle collezioni private di tutto il mondo si trovano migliaia e migliaia di quadri, sculture, arazzi, e altre opere d’arte che hanno lasciato le coste d’Italia nel corso dei secoli attraverso mezzi legali e non.  Ci sono molte ragioni per quest’emigrazione, e la maggior parte non sono state vantaggiose per l’Italia.

Ecco alcune storie di nobili in rovina, di mercanti con un naso per il guadagno, e di stranieri collezionisti appassionati e maniaci dell’arte.  E soprattutto ci sono le vicissitudini della storia—le tendenze, la guerra, le riparazioni— di un paese che, in troppi casi, lascia il suo patrimonio prezioso scivolare attraverso le sue dita.

4-horses-a-veneziaCominciamo con Napoleone.   Dopo la sua campagna militare europea, c’è stato il trionfo a Parigi nel 1797, un corteo di tutti i trofei che Napoleone aveva saccheggiato.  La sfilata includeva due enormi statue del Nilo e del Tevere che erano state prese dal Vaticano, i quattro cavalli di bronzo rubati da Venezia, e laocoonteinoltre la Trasfigurazione di Raffaello, la Madonna della Vittoria di Mantegna, la Crocifissione di San Pietro di Guido Reni, le Nozze di Cana di Veronese, e così via.  Dal Vaticano è anche arrivato il Laocoonte, l’Apollo del Belvedere, e la Venere de Medici.  Napoleone aveva approfittato dei trattati di pace per inserire delle clausole risarcitorie che comprendevano la cessione di opere inestimabili.

Questa storia è documentata in una mostra che ha aperto nel dicembre 2016 alle Scuderie museumPapali del Quirinale a Roma chiamata “Il Museo universale.  Dal sogno di Napoleone a Canova.”  Canova era uno scultore che era diventato l’ambasciatore del Vaticano a Parigi per negoziare il ritorno dell’arte.  Nonostante ebbe successo nel portare a casa 200 anni fa molte opere d’arte, ci sono ancora molti tesori rubati da Napoleone al Louvre oggi.  (La Gioconda non è stata presa da Napoleone, anche se molti sono ancora erroneamente convinti di questo.)

Nel corso delle campagne napoleoniche, Edward Solly, inglese, commerciante di legname madonna-sollyche viveva a Berlino, accumulò una collezione incredibile di dipinti del Trecento e Quattrocento, che erano in gran parte apprezzati al momento.  Sono stati sottratti a chiese e conventi dell’Italia centrale e settentrionale tra il 1797 e il 1805.  Solly riuscì a mettere insieme una collezione unica, che poi ha fatto fruttare vendendo i pezzi con oculatezza.  E fece tutto senza mai mettere piede in Italia perché aveva avuto la complicità dei mercanti italiani.  Quindi, la cosiddetta Madonna Solly di Raffaello è oggi conservata nella Gemäldegalerie di Berlino.

C’erano anche molti grandi collezionisti d’arte italiani.  Uno dei più famosi è stato Giovanni Pietro Campana.  La sua collezione privata comprendeva più di 300 dipinti dei “Primitivi,” cioè quegli artisti che precedettero la piena fioritura del Rinascimento.  Il suo petit-palaisenorme tesoro di dipinti, sculture, e altri oggetti preziosi venne sequestrato dallo Stato Pontificio, in seguito a un crac del proprietario.  Parte delle opere finirono allo Zar di Russia, in Francia, e altrove.  Si può ammirare parte della sua collezione al Victoria and Albert Museum di Londra, il Metropolitan Museum di New York, ed a partire da 40 anni fa, al nuovo Petit Palais Museo di Avignone, che ospita molte delle opere dei Primitivi.  E così pure per alcune delle più ricche collezioni di tutto il mondo—come la Colonna, la Aldobrandini, la Chigi—che oggi sono disperse in giro per il pianeta.

L’Italia è stata piena di mercanti e antiquari che hanno “consigliato” ricchi investitori museo-stefano-bardinistranieri.  Un caso a parte è quello di Stefano Bardini (1836-1922), il più autorevole antiquario italiano che comprò e vendette qualcosa come trentamila opere di gran valore e duecentomila tra mobili e oggetti d’arredamento.  Grazie alla Fondazione Alinari, le foto mostrano il preciso istante in cui un Donatello o un Botticelli vengono staccati da quella villa, castello, o da chiesa, imballati e venduti a musei quali il Metropolitan di New York.  Dopo anni di intensa attività commerciale, decise di trasformare parte della propria collezione in un museo e di donarla al Comune di Firenze.

La mancata comprensione del valore delle opere in queste vicende ha giocato un ruolo centrale.  Anche i tempi di fragilità politica hanno contribuito alla dispersione dei botticelli-national-gallerycapolavori.  Non è per caso che appena dopo l’Unità d’Italia, complice della confusione e della scomparsa del “mondo di ieri,” si allentarono i vincoli che impedivano la dispersione e la vendita di opere preziose.  Fu in questo periodo che l’Inghilterra riuscì ad acquistare la collezione Lombardi-Baldi di Firenze, di cui molti pezzi sono nella National Gallery di London, tra cui l’Adorazione dei Magi di Botticelli.  Il Risorgimento, poi, con l’indemaniamento degli edifici sacri e con le nuove leggi sui beni ecclesiastici, fu il colpo di grazia: mezza Europa si abbellì con le opere d’Italia.

Non meno pesante è stata la responsabilità del Fascismo.  Grazie alla connivenza di quasi discus-throwertutti i gerarchi, i tedeschi riuscirono a mettere le mani sulle opere italiane, aiutati anche da antiquari e mercanti senza scrupoli.  E da Mussolini: Un caso clamoroso fu il Discobolo Lancellotti, che oggi è nel Palazzo Massimo a Roma.  Scoperta nel 1871 sull’Esquilino, la scultura del secondo secolo d.C. è stata una copia romana della celebre statua greca di Mirone.  Venne consegnata a Hitler con i complimenti del Duce, nonostante le proteste di numerosi intellettuali.  Per non parlare del saccheggio perpetrato da Hermann Goering: nel 1943 gli arrivarono le casse con le opere trafugate da Montecassino e i tesori di Capodimonte li spedì nella miniera di Altaussee, come se fossero sempre state di sua proprietà.

Prima della seconda guerra mondiale, ci fu il caso eclatante della Madonna di Sivignano, maddona-di-sivignanoun dipinto su legno del Duecento, che si trovava nella Chiesa di San Silvestro in provincia dell’Aquila.  Questa Madonna era finita nelle mire del parroco, che aveva deciso di venderla e di sostituirla con un falso.  Lo scambio non fu possibile perché scoppiò il conflitto.  Gli abitanti di Sivignano, che si erano accorti dei “traffici” del prete, decisero di mettere in salvo il dipinto, cambiandogli nascondiglio ogni settimana nelle case private.  Il dipinto è stato salvato; non è così importante per il suo valore culturale, ma per via delle azioni di un pugno di persone perbene.  Oggi si trova al Museo dell’Aquila.

Oggi, naturalmente, l’Italia è vigile nel proteggere il suo patrimonio.  Infatti, come ho scritto in un post precedente, c’è un ramo dei carabinieri incaricato di proteggere il patrimonio in Italia e del recupero d’arte rubata.  Questo è molto rispettato in tutto il mondo.  Già negli anni 1800, la Pinacoteca di Brera a Milano, è stata fondata per ospitare le opere d’arte sottratte da Napoleone.  A differenza di altri importanti musei, come la Galleria degli Uffizi, la Brera non è iniziato come una collezione privata di un principe o nobile, ma come il prodotto di lungimiranza e di una decisione politica deliberata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Why are so many Italian Masterpieces found outside of Italy today?

In museums and private collections around the world, there are thousands and thousands of Italian paintings, sculptures, tapestries and other works of art that have left the shores of Italy over the centuries through means both legal and not so legal.  There are many, many reasons for this emigration, and most are not happy ones for Italy.  Has Italy been a target more than other countries?  I don’t know.

But here are some of the themes—stories of aristocrats in ruin, stories of art dealers with a nose for art and profit, stories of passionate and grandiose foreign collectors.  And above all there are the vicissitudes of history—trends, war, reparations—and of a country that, in too many instances, let its valuable heritage slip through its fingers.

Let’s start with Napoleon.  Following his European military campaign, there was a 4-horses-a-veneziatriumphal celebration in Paris in 1797, a parade of all the trophies that Napoleon had looted.  The parade exhibited two huge statues of the Nile and Tiber from the Vatican, the four bronze horses stolen from Venice, plus the Transfiguration by Raphael, the laocoonteMadonna della Vittoria by Mantegna, the Crucifixion of St. Peter by Guido Reni, the Wedding at Cana by Veronese, and so on; from the Vatican also came the Laocoön, the Apollo Belvedere, and the Venus de’ Medici.  Napoleon had taken advantage of peace treaties by inserting damage clauses that included the divestiture of art.

This history is documented in a show that opened in December 2016 in Rome at the museumScuderie Papali del Quirinale called “The Universal Museum.  From the Dream of Napoleon to Canova.”  Canova was a sculptor who became the Vatican’s ambassador to Paris to negotiate the return of the art.  While he was successful in bringing many works home 200 years ago, there are many of Napoleon’s stolen treasures in the Louvre today.  (The Mona Lisa was not taken by Napoleon although many are still erroneously convinced of this today.)

During the Napoleonic campaigns, Edward Solly, an English lumber merchant who lived madonna-sollyin Berlin, amassed an unbelievable collection of Italian 14th and 15th century paintings that were largely unappreciated at the time.  They were taken from churches and convents of northern and central Italy between 1797 and 1805.  Solly managed to put together a unique collection and then sold some pieces wisely.  And he did it all without setting foot in Italy because he had the complicity of Italian dealers.  Hence, the so-called Madonna Solly by Raphael is today preserved in the Gemäldegalerie in Berlin.

There were also many great Italian art collectors.  One of the most famous was Giovanni Pietro Campana, whose private collection included more than 300 paintings of the petit-palais“Primitivi,” that is, those artists that preceded the full flowering of the Renaissance.  His enormous treasure of paintings, sculptures, and other precious objects were confiscated by the Pontifical State following the owner’s disgrace and exile.  His collection was sold off—to the Czar of Russia, France, and others.  You see parts of his collection in the Victoria and Albert Museum in London, the Metropolitan Museum of New York, and as of 40 years ago, a new Petit Palais Museum in Avignon, which houses many of the works of the Primitivi.     And so it goes with some of the richest collections in the world—such as la Colonna, la Aldobrandini, and la Chigi—which today are dispersed around the planet.

Italy was also full of antique and art dealers who “advised” rich foreign investors.  A museo-stefano-bardininotable case was that of Stefano Bardini (1836-1922), the most authoritative Italian antique dealer of the time.  He bought and sold something like 30,000 paintings of great value and 200,000 items of furniture and decorative art.  Thanks to the Alinari Foundation, photos show the precise moments in which a Donatello or a Botticelli was taken from this villa or that castle or that church, and was then crated and sold to museums like the Metropolitan in New York.  After years of intense commercial activity, Bardini donated part of his private collection to the city of Florence.

The failure to understand the value of the art and of its heritage played a central role in many of these dealings, and was no less a factor in times of political fragility.  It was not a botticelli-national-gallerycoincidence that just after the Unification of Italy (1861), thanks to the confusion and the disappearance of “the world of yesterday,” constraints loosened that prevented the dispersion and sale of precious works.  It was around this time that Great Britain managed to acquire the collection of Lombardi-Baldi of Florence, of which many items are in the National Gallery in London today.  The new laws during Risorgimento that treated sacred buildings and church assets as state property was the final straw:  half of Europe was decorated with Italian works of art.

No less oppressive was the responsibility of Fascism.  Thanks to the complicity of almost all of the Italian Fascist leaders, the Germans managed to put their hands on Italian discus-throwertreasures, helped also by unscrupulous art and antique dealers.  And by Mussolini himself:  a prime case is that of the Discus Thrower Lancellotti, which today is in the Palazzo Massimo in Rome.  Discovered in 1871, the sculpture from the 2nd century a.c. was a Roman copy of the celebrated Greek statue by Myron.  It was given to Hitler with compliments of Il Duce, despite the protests of many intellectuals.  And not to mention the perpetual looting by Hermann Goering:  In 1943 he sent crates with works stolen from Montecassino and Capodimonte (Naples) to the salt mines of Altaussee in Austria, as if they had always been his own property.

But before World War II there was the striking case of the Madonna of Sivignano, a 12th maddona-di-sivignanocentury painting on wood in the church of San Silvestro in the province of Aquila.  The parish priest had his eye on this painting.  He decided to sell it and to put a false copy in its place, but the war interrupted his plan.  The people of Sivignano, who realized “the traffic” of the priest, decided to save the painting, changing hiding places every week in private houses.  The painting was saved; it is not so important for its cultural value, but because of the actions of a handful of decent people.  Today it is in the Museum of Aquila.

Today, of course, Italy is vigilant in protecting its heritage.  In fact, as I reported in a previous post, there is a branch of the Carabinieri charged with protecting Italy’s patrimony and recovering stolen art.  It is well respected around the world.  But even as far back as the 1800s, the Brera Art Gallery in Milan was founded to host the most important works of art taken by the Napoleonic armies.  So unlike other important museums in Italy, such as the Uffizi, the Brera did not start out life as the private collection of a prince or nobleman but as the product of a deliberate policy decision.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Guidando in Toscana

In generale, gli americani pensano che gli italiani siano autisti pazzi.  Forse è uno stereotipo o un luogo comune sugli italiani.  Ma mi ricordo che quando ero a Napoli, mi sembrava che quelli al volante raramente rispettassero i semafori, considerassero gli altri segnali stradali solo come un suggerimento, guidassero attaccati al paraurti della macchina di fronte, e tagliassero la strada ai pedoni, soprattutto a quelli sulle strisce pedonali.  E, certamente, guidavano come un pipistrello fuori dall’inferno.  In quel momento, ho deciso di non comprare una vespa.

Allora, quando abbiamo deciso di andare in Toscana due anni fa, ho pensato che sarebbe stato facile noleggiare una macchina e guidare attraverso la bellissima campagna della regione.  Dopotutto, non avremmo guidare in una grande città e  sarebbe stata un’esperienza tranquilla e divertente.  Dio mio, mi sbagliavo!

Ho guidato tutto il tempo.  Nonostante il GPS e il fratello di mio marito che faceva da navigatore seduto accanto a me, ci siamo persi molte volte.  C’erano tante rotonde e a volte non sapevo che uscita prendere.  Quindi spesso guidavo lentamente, e gli altri guidatori si arrabbiavano, suonavano i loro clacson e urlavano cose come “Che cosa fai?” insieme ai gesti con le mani.

Anche guidare per le città medioevali è stato difficile.  C’erano molte strade strette, molte strade a senso unico, e molte strade che erano chiuse al traffico veicolare in certi momenti.  Inevitabilmente ho preso la decisione sbagliata.  Ma la cosa peggiore è stato cercare di restituire l’auto in affitto a Firenze.  È difficile guidare in una città che non si conosce e, allo stesso tempo, cercare un indirizzo e seguire le indicazioni stradali in una lingua nuova.  Quattro mesi dopo, ho ricevuto 3 “Verbali di accertamento di violazione al codice della strada.” Tutte le violazioni sono avvenute entro un’ora!

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