Welcome to Olivo Santa Barbara

L’Olivo Santa Barbara is a blog about cultural similarities and differences between Italy and the United States, with some emphasis on Santa Barbara, California.  The blog addresses history, travel, film, music, art, food, and people and animals.  Following an introduction in English, you can choose to read each post in Italian or English.  Comments are welcome, as are ideas for future posts.

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Ricchezze a Ricchezze: Fiorentini ricchi hanno antenati ricchi

“Ricchezze agli stracci in tre generazioni” è un’espressione inglese, che significa che la prima generazione crea il benessere, la seconda lo mantiene, e la terza lo sperpera.  Ma questo non sembra essere il casofirenze a Firenze, secondo uno studio che è stato condotto da due economisti, Guglielmo Barone e Sauro Mocetti, della Banca d’Italia ed è sono riportato nel Wall Street Journal (e altre pubblicazioni).  Le famiglie più ricche di Firenze oggi discendono dalle famiglie più ricche di quasi 600 anni fa.

Nello studio, i ricercatori incrociano i registri sui contribuenti di Firenze nel 1427 – con dati sui cognomi, la professione, il reddito e la ricchezza – con quelli del 2011. Perché i cognomi italiani sono molto regionali e distintivi, hanno potuto confrontare i dati delle famiglie di oggi a quelli con lo stesso cognome nel 1427.  Anche se non tutte le persone con un certo cognome a Firenze ora è un discendente della gente di quel nome vissuta 600 anni fa, è probabilmente così.  Questa ricerca è stata possibile a causa di una crisi fiscale a Firenze nel 1427.  La città fu quasi in bancarotta da una guerra in corso con Milano.  Così i Priori della Repubblica ordinarono un censimento delle imposte di circa 10.000 cittadini, compresi i nomi, occupazioni, e la richezza.

I ricercatori ritengono che lo stato socio-economico sia stato calzolaioincredibilmente persistente.  I cognomi di gente a Firenze più ricche oggi appartengono stemma of the silk guilda famiglie, che, negli anni 1400 furono membri della corporazione dei calzolai.  I discendenti dei membri della gilda di seta e discendenti di avvocati sono tra i più ricchi di oggi.  (Come una condizione per l’accesso ai dati, gli autori non hanno pubblicato i cognomi.)

Studi convenzionali di mobilità economica in generale esaminare il cambiamento attraverso una generazione – spesso si confrontano i redditi dei padri e dei loro figli.  Questi studi dimostrano che la mobilità varia in modo significativo da paese a paese.  Usano il termine “elasticità” dove una elasticità dell’1 significa che il livello di reddito è perfettamente ereditato tra padre e figlio, mentre una elasticità dello 0 non significa alcuna eredità.  Così, per esempio, i paesi nordici hanno una bassa elasticità dello 0,2 percento, mentre l’Italia, gli Stati Uniti e Gran Bretagna hanno una relativamente elevata elasticità del 0,5 percento.  La cosa importante è che anche relativamente elevata elasticità comporta molta mobilità nel tempo…anche 3 generazioni.  Ma Barone e Mocetti mostrano che, empiricamente, questo non è il caso a Firenze e che il reddito persiste attraverso 7 secoli.

Ciò che è notevole è questa scoperta in una città che ha subito il cambiamento straordinario nel corso dei secoli.  Nel 1427 Leonardo damedici Vinci e Michelangelo non erano ancora nati.  Firenze andò dal dominio sotto la famiglia dei Medici, a una Repubblica, di nuovo alla famiglia dei Medici.  La città cadde sotto il Sacro Romano Impero, la linea dei Medici si estinse, e la città è il miracoloconquistata da Napoleone.  Ha perso il suo ruolo di capitale di una città-stato per far parte del Regno d’Italia, sotto Roma.  Mussolini la governò, poi i nazisti la occuparono.  Dopo la guerra, la città conobbe un periodo noto come “il miracolo economico italiano,” con il PIL in crescita di oltre l’8% all’anno.  Il PIL è cresciuto di più in quel periodo che in tutti i 5 secoli, 1400-1900.

Questo studio non comporta che i ricchi diventino sempre più ricchi e i poveri siano sempre più poveri, che è un importante argomento economico e politico oggi.  Questa ricerca non è riguardo ai super-ricchi (il top 1 percento del reddito).  La portata della ricerca degli autori è per una popolazione complessiva.download

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Riches to Riches

“Riches to rags in 3 generations” in an English expression, which means that the first generation creates wealth, the second maintains firenzeit, and the third squanders it.  But this doesn’t seem to be the case in Florence, according to a study that was conducted by two economists, Guglielmo Barone and Sauro Mocetti of the Bank of Italy, and reported in the Wall Street Journal (and other publications).  The richest families in Florence today are descended from the richest families almost 600 years ago.

In the study, the researchers compared data on Florentine taxpayers in 1427 (names, professions, income, and wealth) with tax data in 2011.  Because Italian surnames are very regional and distinctive, they could compare the income of families of today with those with the same surname in 1427.  While not every person with a certain surname in Florence today is a descendent of the people with that name in 1427, it is probably true for the most part.  This research was possible because of a fiscal crisis in Florence.  In 1427 the city was almost bankrupt from an ongoing war with Milan.  So the Priors of the Republic conducted a tax census of about 10,000 citizens, including names, occupations, and wealth.

The researchers maintain that socioeconomic status is incredibly calzolaiopersistent.  The Florentine surnames of the richest today belong to families that, in the 1400s were members of the shoemakers’ stemma of the silk guildguild.  Descendants of members of the silk guild and descendants of attorneys are also among the wealthiest families today.  (As a condition of access to data, the authors did not publish any surnames.)

Conventional studies of economic mobility generally examine change across one generation – often comparing the income of fathers with their sons.  These studies show that mobility varies significantly from country to country.  They use the term “elasticity” where a “1” means that the income level is perfectly inherited between father and son, and a “0” means there is no inheritance.  Nordic countries have a low elasticity of 0.2%, while Italy, the United States, and Great Britain have a relatively high elasticity of 0.5%.  The important thing is that even relatively high elasticity implies a great deal of mobility over time…even 3 generations.  But Barone and Mocetti show that, empirically, this is not the case in Florence and that income level can persist across 7 centuries.

What is also noteworthy is this finding in a city that underwent extraordinary change over the centuries.  In 1427 Leonardo da Vinci mediciand Michelangelo were not yet born.  Florence went from rule under the Medici family, to a Republic, back to Medici rule.  The city fell to the Holy Roman Empire, the Medici line went extinct, and the city was taken over by Napoleon.  It lost il miracoloits role as head of a city-state and became part of the Italian Kingdom, under Rome.  Mussolini ruled it, and the Nazis occupied it.  After the war, the city experienced a period known as the “miracolo economico italiano” – the Italian economic miracle, with GDP growing more than 8% a year.  The GDP grew more in that period than in the 5 centuries between 1400 and 1900.

This study does not imply that the rich are becoming richer and that the poor are becoming poorer, which is an important socioeconomic and political issue today.  This research is not about the super-rich (the top 1% in income).  The scope of the authors’ research is for an entire population.download

 

 

 

 

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Dialetti e il bilinguismo

Gli effetti benefici di conoscere o di apprendere un’altra lingua sono stati ben documentati (per esempio, la prevenzione o il ritardo dell’insorgenza della demenza).  Ma l’importanza di parlare un dialetto?  Ebbene, a poco a poco, i ricercatori stanno studiando questa questione per vedere se ci sono vantaggi per le persone che parlano dialetti della stessa lingua.

Napoleon Katsos, un ricercatore all’Università di Cambridge, insieme con colleghi all’Università di Cipro e alla Cyprus University of Technology, ha studiato la performance cognitiva dei bambini che sono cresciuti parlando sia il greco cipriota sia il greco moderno.  L’analisi ha coinvolto 64 bambini bi-dialettali, 47 multilingue, e 25 monolingue.  I tre gruppi sono stati confrontati tenendo conto delle condizioni socio-economiche, del livello d’intelligenza generale e delle competenze linguistiche.  I bambini multilingue e bi-dialettali hanno dimostrato un vantaggio su quelli monolingue basato su esami della memoria, attenzione, e flessibilità.

Un recente studio norvegese ha scoperto che bambini che hanno imparato la scrittura in due dialetti hanno fatto meglio negli esami nazionali, tra cui l’aritmetica e la lettura, rispetto alla media.  Uno studio italiano non ha scoperto le differenze immediate tra bambini che hanno utilizzato un misto di dialetto sardo e italiano e quelli che hanno dialogato solo nell’italiano standard, ma le differenze nel tempo sono emerse a favore dei primi.  Secondo Katsos, “Questo suggerisce che i benefici che sono associati con il bilinguismo possono essere condivisi dai bambini che parlano uno o più dialetti.  Questi vantaggi derivano con qualsiasi combinazione di lingue che differiscono sufficientamente per impegnare il cervello.  Possono essere dialetti della stessa lingua, due lingue simili come l’italiano e lo spagnolo, o totalmente diverse, come l’inglese e il mandarino.   La commutazione sistematica tra le due sembra fornire stimuli in più per la mente, che porta ad una maggiore performance cognitiva.  La pluralità è ciò che è importante e in questo senso, i dialetti sono stati sottovalutati”.

I dialetti sono stati a lungo bollati come inferiori, il linguaggio della gente comune.  Eppure, sono parlati in tutto il mondo.  In Italia, il loro uso è gradualmente diminuito, e ora tocca alla scienza di incoraggi il loro uso.  Alcuni ragazzi vedono l’utilizzo del dialetto da parte dei loro genitori come “non istruiti,” e alcuni genitori scoraggiano l’uso di un dialetto tra i figli.  Roberta D’Alessandro, professoressa d’italianistica presso il Leiden University Centre for Linguistics, in Olanda, dice che “Napoletano, siciliano, abruzzese, milanese, piemontese, e veneto si sono sviluppati in modo independente dal latino senza passare attraverso l’italiano.  Molti genitori, in particolare nel sud Italia, sono terrorizzati nel sentire i loro figli che parlano dialetti.  È un errore grave perché mette barriere al loro sviluppo cognitivo.  Un bambino che parla l’italiano standard a scuola e il dialetto napoletano a casa, per esempio, sta crescendo bilingue con tutti i vantaggi che questo comporta”.

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Dialect vs. Bilingualism

The beneficial effects of knowing or learning another language have been well documented.  But what about speaking a dialect?  Well, little by little researchers are studying this issue to see if there are benefits from speaking two different “dialects” of the same language.

Napoleon Katsos, a researcher at the University of Cambridge, together with colleagues at the University of Cyprus and Cyprus University of Technology, studied the cognitive performance of children who grew up speaking Cypriot Greek and modern Greek.  They are two variations that are closely related but differ at every level of linguistic analysis (ie, vocabulary, pronunciation, and grammar).  The analysis involved 64 bi-dialectic, 47 multilingual, and 25 single language children.  The three groups were compared taking into account socio-economic conditions, general intelligence levels, and language skills.  Multilingual and bi-dialectic children showed an advantage over monolingual children based on tests of memory, attention and flexibility.

A recent Norwegian study found that children who were taught writing in two dialects did better on national exams, including arithmetic and reading, than the average.  An Italian study did not find immediate differences between children who used a mix of Sardegnian and Italian and those who only spoke standard Italian, but differences in favor of the former emerged over time.  According to Katsos, “This suggests that the benefits previously associated with bilingualism can be shared by children who speak one or more dialects.  These benefits arise with any combination of languages that differ enough to engage the brain.  They can be dialects of the same language, two similar languages like Italian and Spanish, or totally different, like English and Mandarin.  Systematically switching between any two seems to provide extra stimulation to the mind, which leads to higher cognitive performance.  The plurality is what is important and in this regard, dialects have been underestimated.”

Dialects have long been branded as inferior, the language of the common people.  They are spoken throughout the world.  In Italy, their use has gradually declined, and now it’s up to science to encourage their use.  Some children see their parents’ use of dialect as “uneducated,” and some parents discourage children’s use of dialect.  Roberta D’Alessandro, professor of Italian Studies at Leiden University Centre for Linguistics in the Netherlands, says “Neapolitan, Sicilian, Abruzzo, Milan, Piedmont, and Veneto have developed independently from Latin without passing through Italian.  Many parents, especially in the south, are terrified to hear the dialect of their children.  It is a serious mistake because it puts up barriers to their cognitive development.  A child who speaks Italian in school and Neapolitan at home is growing up bilingual with all the benefits that this entails.”

 

 

 

 

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La Storia della Pizza in America

La storia della pizza inizia a New York City.  Nel 1897 Gennaro Lombardi, un panettiere di Napoli, aprì un negozio di alimentari a Spring Street a Manhattan.  Dal suo forno a carbone, iniziò a vendere torte di pomodoro avvolte in carta e legate con corda agli operai locali.

Nel 1905, a Lombardi fu concessa la prima licenza negli Stati Uniti per aprire una pizzeria.Lombardi's 1905 Era non solo una trattoria popolare, ma anche una risorsa della communità “Little Italy”.  “Gli italiani si incontravano lì e condividevano notizie locali e la chiacchiera;  Gennaro anche aiutava altri immigrati italiani a trovare un lavoro quando arrivavano,” secondo il proprietario corrente del ristorante.

Alla fine, i dipendenti di Gennaro lasciarono Lombardi’s per aprire le loro proprie pizzerie, tra cui Totonno’s a Coney Island e John’s Pizzeria nel West Village.  Le vendite della pizza anche crescevano perché i soldati avevano acquisito un gusto per la pizza in Italia durante le Seconda Guerra Mondiale.  Come le pizzerie  cominciarano a difondersi in tutti gli stati, le differenze regionali emergevano, proprio come in Italia.  La città di Chicago è conosciuta per la pizza a piatto profondo, mentre la pizza a New York ha croste sottili.

Rispetto agli italiani, agli americani, in generale, piacciono pizze con più  formaggio, e alcuni preferiscono le pizze più spesse.  Questa è la ragione per cui alcuni americani non capiscono la designazione VPN (Verace Pizza Napoletana).  Queste autentiche pizze PHFnapoletana sono sottili e hanno modeste quantità di condimenti.  L’equivalente dell’Associazione Veracepizza hall Pizza Napoletana negli Stati Uniti è la Pizza Hall of Fame, che è stata istituita nel 2005 dalla rivista del settore.  Questa “hall” virtuale (www.pizzahalloffame.com) esibisce pizzerie leggendare e pizzaioli che hanno contribuito a costruire la cultura della pizza americana.  Essere accettata, una pizzeria deve soddisfare i sequenti requisiti:

  • Deve essere aperta per il commercio al tempo presente
  • Deve essere in funzione per almeno 50 anni
  • Deve essere riconoscuita come un pilastro della communità
  • Deve essere in grado di fornire le foto dei suoi primi giorni di funzionamento, compresi i proprietari originali e le loro famiglie

Totonno'sNon sorprendentemente, Lombardi’s è nella Hall, come sono Totonno’s e John’s Pizzeria, insieme alla Patsy’s a East Harlem e Deninono’s a Staten Island.  New York è uno dei mercati di pizza John'spiù competitivi del mondo.  Ogni pizzeria deve trovare un modo per sopravvivere.  John’s, per esempio, accetta solo contanti, ha un menu limitato, e ha un ambiente dell’epoca, dove una cassa degli anni ’30 da il resto ai clienti.  Totonno’s, d’altra parte, ha aperto almeno 3 altre pizzerie a New York.

Frank PepeUn altro ristorante sulla costa orientale che è nella Hall è Frank Pepe Pizzeria Napoletana a New Haven, un’altra città americana che è ricca della storia degli immigrati italiani, e il luogo di nascita di mio marito.  Pepe era un immigrato dalla costiera amalfitana che venne a New Haven nel 1920.  Aprì una panetteria e consegnava le merci al quartiere con un carrello. Un giorno white clam pizzaappiattì un po’ di pasta di pane e ci mise alcuni avanzi sopra, e la cosse.  La Pizza di Pepe così nacque.  È considerato il creatore della pizze di stile “New Haven”, che sono leggendarie per il loro aspetto deforme, la crosta sottile e i bordi carbonizzati.  Oggi Pepe’s è famosa per la sua pizza alle vongole in bianco.

Lombardi's todayNon per caso  la Pizza Hall of Fame fu aperta nel 2005 e accettò Lombardi’s come il primo membro al centesimo anniversario della pizzeria.  Per commemorare la data, Lombardi’s vendette pizze intere per 5 centesimi, il prezzo all’apertura della pizzeria nel 1905.

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The Story of Pizza in America

The story of pizza in America starts in New York City.  In 1897 Gennaro Lombardi, a bread maker from Naples, opened a grocery store on Spring Street in lower Manhattan.  From his coal-fired oven, he began selling tomato pies wrapped in paper and tied with a string to local factory workers.

In 1905, Lombardi was granted the first license in the United States to open a pizzeriaLombardi's 1905 restaurant.  His Little Italy location not only became a popular eatery, but also a community resource.  “Italians met there and caught up on local news and gossip; Gennaro would also help other Italian immigrants find jobs when they first arrived,” according to current Lombardi owner John Brescio.

Eventually, Gennaro employees would go on to open their own pizzerias, including Totonno’s in Coney Island and John’s Pizzeria in the West Village.  Business also grew because GIs had acquired a taste for pizza in Italy during World War II.  As pizzerias opened across the United States, regional differences prevailed, just like in Italy.  Chicago is known for deep-dish pizza, while New York pizza has thin crusts.

Americans, in general, like cheesier pizzas than Italians and some prefer breadier crusts  This is why some Americans don’t understand the VPN (Verace Pizza Napoletana) designation.  These authentic Neapolitan pizzas are thin and have modest amounts of toppings.  The United States “equivalent” of the “Associazione Verace Pizza Napolentana”pizza hall is the Pizza Hall of Fame, which was established in 2005 by the industry’s pizza magazine.  This virtual hall of fame PHF(www.pizzahalloffame.com) showcases legendary pizzerias and pizzaioli who have helped build America’s pizza culture.  For membership, a pizzeria must meet the following requirements:

  • The pizzeria must be currently open for business
  • The pizzeria must have been in operation for at least 50 years
  • The pizzeria must be recognized as a pillar in the community
  • The pizzeria must be able to provide photographs of its early days of operation, including original owners and their family

John'sNot surprisingly, Lombardi’s is in the hall.  So are Totonno’s and Totonno'sJohn’s Pizzeria in NYC, along with Patsy’s in East Harlem and Denino’s on Staten Island.  New York City is one of the most competitive pizza markets in the world.  Each pizzeria must find a way to survive.  John’s, for example, is a cash-only business with a limited menu and a vintage environment, where a 1930s register still makes change for customers.

Frank PepeAnother east coast restaurant worth noting is Frank Pepe Pizzeria Napoletana in New Haven, another American city rich in Italian immigrant history and the home of my husband.  Pepe was an immigrant from the Amalfi coast who came to New Haven in 1920.  He opened a bakery and delivered goods to the neighborhood by cart.  One day he flattened some bread dough, white clam pizzaput some leftovers on top of it, and baked it.  Pepe’s pizza was born.  He is credited with New-Haven style pizzas, which are legendary for their misshapen appearance, thin crust, and charred edges.  Today Pepe’s is best known for its white clam pizza.

Lombardi's todayIt is not by accident that the Pizza Hall of Fame opened in 2005 and inducted Lombardi’s as its first member on the pizzeria’s 100th anniversary.  To commemorate the anniversary, Lombardi sold entire pizzas for 5 cents, their 1905 price at the pizzeria’s opening.

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La Storia della Pizza in Italia

Le origini della pizza risalgono ai tempi antichi.  La pizza che conosciamo oggi è stata resaUnknown  possibile con l’introduzione del pomodoro in Europa dalle Americhe nel sedicesimo secolo.  All’inizio si credeva che il pomodoro fosse velenoso.  Entro la fine del secolo diciottesimo, era comune per i poveri di Napoli di aggiungere il pomodoro a loro focaccia a base di lievito, e così la pizza moderna nacque.

Fino a circa il 1830, la pizza è stata venduta dalle bancarelle Antica Pizzeriaall’aperto e dai panifici, e le pizzerie napoletane mantengono questaDa Michele tradizione anche oggi.  L’Antica Pizzeria Port’Alba a Napoli è considerata la prima pizzeria della città.  Un’altra famosa pizzeria, Da Michele, che è fu fondata nel 1870, ritiene che ci siano solo due vere pizze—la marinara e la margherita—e queste sono tutte quelle che servono.  Molti italiani preferiscono queste ancora oggi.

La pizza alla marinara è più vecchia e ha  i condimenti di pomodori, origano, aglio, e olio extra vergine di oliva.  È chiamata “marinara” perché è stata tradizionalmente preparata dalla marinara, cioè la moglie del pescatore, per il marito quando tornava da battute di margaritapesca nel Golfo di Napoli.  La pizza alla margherita è guarnita da modeste quantità di salsa di pomodoro, mozzarella, e basilico fresco.  Si è attribuita al fornaio Raffaele Esposito, che lavorava alla Pizzeria di Pietro, che fu istituita nel 1880.  Secondo la leggenda, nel 1889 fece 3 diverse pizze per la visita del Re Umberto I e della Regina Margherita di Savoia.  La favorita della regina fu quella che evocava i colori della bandiera italiana.  La pizza fu chiamata così in suo onore.

AVPNL’Associazione Verace Pizza Napoletana è stata fondata nel 1984 per promuovere e proteggere la vera pizza napoletana.  Ha fissato regole ben precise che devono essere seguite per ricevere la certificazione VPN, che includono:  la pizza deve essere cotta in un forno a cupola a legna a 800 farinagradi F; gli ingredienti devono essere Tipo 00 di farina, pomodori San Marzano, tutto naturale Fior di Latte o mozzarella di bufala, basilico fresco, sale, e lievito; e la pasta deve essere impastata a mano e non preparata con mezzi meccanici o stesa con un mattarello.

A livello internazionale, circa 500 ristoranti hanno guadagnato la certificazione VPN.  La maggior parte sono in Italia; più di 80 sono negli Stati Uniti; 17 sono in California; il più vicino a Santa Barbara è Settebello a Oxnard.  Il programma è abbastanza controverso perché è costoso da applicare, costoso per conformarsi alle regole, e si basa più sulle specifiche che il gusto.  Inoltre, mentre rispetto la tradizione, la bellezza della pizza non è la sua conformità (come Starbuck’s o McDonald’s) ma la creatività del pizzaiolo.

Al di fuori di Napoli, ci sono molte variazioni regionali della pizza in Italia.  La Pizza Capricciosa ha condimenti di funghi, prosciutto, cuori di carciofi, olive, e un mezzo uovo quattro stagionipestosodo.  La Pizza Pugliese utilizza capperi e olive.  La Pizza Veronese ha funghi e prosciutto crudo.  Le Pizze dalla Sicilia hanno ingredienti come olive verdi, pesce, uova sode, e piselli.  In Liguria è possibile trovare la pizza al pesto senza la salsa di pomodoro.  Le pizze popolari in tutta Italia includono Quattro Formaggi, che utilizzano la mozzarella e tre altri formaggi locali come il gorgonzola, la ricotta, e il parmigiano-reggiano.  La Quattro Stagioni ha carciofi, salame o prosciutto cotto, funghi e pomodori.  Una tendenza in Italia oggi è la pizza al taglio, o la pizza rustica, cotta su una teglia  e venduta in bancarelle a peso.  Si è spesso ricoperta di strati  con funghi marinati, cipolle, o carciofi.

La prossima volta….La Storia della Pizza in America.

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