Welcome to Olivo Santa Barbara

L’Olivo Santa Barbara is a blog about cultural similarities and differences between Italy and the United States, with some emphasis on Santa Barbara, California.  The blog addresses history, travel, film, music, art, food, and people and animals.  Following an introduction in English, you can choose to read each post in Italian or English.  Comments are welcome, as are ideas for future posts.

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La pasta con vongole

Da Venezia a Matera e in tutta Italia, la pioggia, il vento e le mareggiate hanno provocato danni incalcolabili negli ultimi mesi.  Oltre alle vite umane e animali, ai capolavori d’arte e ad altri tesori, anche i crostacei sono rimasti vittimi di queste intemperie.  Migliaia di lupini erano spiaggiati lungo le coste di Chioggia.  A rischio sono gli spaghetti tradizionali con le vongole, che vengono apprezzati da innumerevoli italiani e italo-americani alla vigilia di Natale.  È questo il periodo dell’anno in cui le vongole vengono maggiormente raccolte sia in Italia, che negli Stati Uniti.

Era tradizione comune che si mangiassero molluschi solo nei mesi che avevano la lettera “R.” Ciò significa che si dovevano evitare ostriche, cozze e vongole a maggio, a giugno, a luglio e ad agosto. La regola ‘R’ si applicava generalmente nell’emisfero nord, ma questa piccola perla di saggezza americana potrebbe non applicarsi rigorosamente nei paesi in cui mesi sono scritti in modo diverso (ad esempio, in gennaio manca la lettera richiesta). Gli storici rintracciano l’origine di tale tradizione in un antico detto latino, apparso per la prima volta in un libro di cucina inglese del 1599.

Esistono diverse teorie logiche dietro questa regola. In primo luogo, nei giorni precedenti la refrigerazione, i crostacei potrebbero rovinarsi a causa del caldo. In secondo luogo, i mesi estivi sono la stagione della deposizione delle uova. Poiché la maggior parte dell’energia nei pesci in quel periodo è dedicata alla riproduzione, la “carne” può diventare sottile e lattiginosa. In terzo luogo, e la più avvincente, Red Tide si verifica più spesso durante i mesi estivi; questo si riferisce alle alte concentrazioni di alghe altamente tossiche per l’uomo.

Oggi, tuttavia, la regola R si applica principalmente ai molluschi che si possono raccogliere da solo. Le normative in materia di salute e sostenibilità richiedono ispezioni per salvaguardare i pesci da livelli di tossine non sicure. In generale, si può essere sicuri del pesce acquistato tutto l’anno in mercati e ristoranti rispettabili.

Sulla base di 80-100 grammi (da 3 a 3,5 once) di pasta a persona, si dovrebbero acquistare 250 grammi (9 once) di vongole a persona o un chilo (2,2 libbre) per 4 persone. Ma quali tipi di vongole sono le migliori?  In Italia, le vongole ideali sono le vongole veraci, ma possono essere difficili da trovare e sono costose (20-25 euro al chilo). Alcuni chef preferiscono i lupini (8-10 euro al chilo) per il loro sapore di mare più pronunciato.

Negli Stati Uniti sono presenti diverse varietà.  Le littlenecks e le cherrystones (sono della stessa specie, ma le cherrystones sono più grandi) provengono dall’Oceano Atlantico sulla costa orientale. Le vongole di Manila provengono dalla costa occidentale. A Pismo Beach, in California, a circa 85 miglia a nord di Santa Barbara, la vongola Pismo era così apprezzata che si è estinta quasi 20 anni fa a causa della eccessiva raccolta. Oggi le Pismo si stanno riproducendo, ma sono ancora troppo piccole e le leggi vietano a chiunque di raccoglierle. Tuttavia, una delle tradizioni che viene mantenuta nei ristoranti di Pismo Beach è quella di servire la zuppa di molluschi (usando altri tipi di vongole) in ciotole di pane a lievitazione naturale.

Esistono almeno due metodi per pulire le vongole e assicurarsi che non trattengano la sabbia. È possibile mettere le vongole in acqua salata (circa 1 cucchiaio di sale per litro d’acqua) o in una miscela simile usando però farina di mais. Lasciarle in immersione per circa 2 ore, facendo attenzione di porle in un univo strato, in una padella capiente o nel lavandino.  Poi sciacquarle con acqua fredda e strofinare i gusci con uno spazzolino da denti per rimuovere lo sporco.

Per aprire le vongole e iniziare a preparare la salsa, mettere circa un mezzo bicchiere di olio d’oliva in una pentola capiente e aggiungere 6 spicchi d’aglio tritato, un po’ di peperoncino e un po’ di prezzemolo. Dopo che l’aglio è leggermente dorato, aggiungere una mezza tazza di vino bianco e lasciar restringere il sugo facendo bollire delicatamente. Poi aggiungere le vongole e coprire la pentola. Controllare frequentemente e rimuovere le vongole aperte.

Nel frattempo la tua pentola di acqua per la pasta sta bollendo. Quale pasta usare? Secondo Peppe Guida, primo chef di pasta dell’Antica Osteria Nonna Rosa a Vico Equense (una città di mare a Napoli), “la pasta con le vongole o i lupini per me sono i vermicelli perché leggermente più spessi degli spaghetti, ma meno degli spaghettoni. Serve una pasta che rilasci un po’ di amido(ma non troppo ovviamente), come quella di Gragnano”.

Che cosa pensa dell’uso delle linguine? “Molti amano le linguine ma per questa ricetta io preferisco la sezione tondo. Differenza impercettibile ai più, ma importante per i conoscitori profondi della materia: la linguina, per la sezione lenticolare, tende a cuocersi prima nelle “alluce” che sono più sottili, mentre lo spaghetto ha un diametro tale che si cuoce in modo uniforme.  La consistenza risulterà quindi diversa, e anche la cremosità. Le estremità, più morbide della linguina saranno anche a maggiore (si tratta di minuscole quantità ma per i pasta expert anche i dettagli contano) rilascio di amido, per un effetto ancor più mantecato.  Ciò detto, sta a ciascuno scegliere il formato per i propri gusti.

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Pasta with Clams

From Venice to Materia and throughout Italy, rain, wind and sea storms have triggered incalculable damage recently.  Besides human lives, art masterpieces, and other treasures, shellfish have been damaged.  Thousands of beached lupins have washed up along the coasts around Chioggia.  At risk is the traditional spaghetti with clams enjoyed by countless Italians and Italian-Americans on Christmas Eve.  It is that time of year when clams are harvested in both Italy and the United States.

It has been common lore that one should eat shellfish only in months that contain the letter “R.”  This means that you would avoid oysters, mussels, and clams in May, June, July, and August. The R-rule applied generally to North America, but this little pearl of wisdom may not strictly apply in countries whose months are spelled differently from ours (for example, gennaio for January in Italian lacks the requisite letter). Historians trace it to an ancient Latin saying; in 1599 it appeared for the first time in an English cookbook.

There are several logical theories behind the rule.  First, in the days before refrigeration, shellfish were likely to spoil in the heat.  Second, the summer months are the spawning season.  Since most of the energy in the fish at that time is dedicated to reproduction, the “meat” can become thin and milky.  Third, and most compelling, Red Tide most often occurs during the summer months; this refers to the high concentrations of an algae that is highly toxic to humans.

Today, however, the R-rule applies primarily to shellfish you might harvest on your own.  Health and sustainability regulations require inspections to safeguard fish from unsafe toxin levels.  In general, one can be confident of shellfish purchased year-round at reputable markets and restaurants.

Based on 80-100 grams (3 to 3.5 oz.) of pasta per person, one should buy 250 grams (9 oz.) of clams per person or 1 kilo (2.2 lbs) for 4 people.  But what kinds of clams are best?  In Italy, the ideal clams are vongole veraci, but they can be difficult to find and are expensive (20-25 euro a kilo).  Some chefs prefer lupins (8-10 euros a kilo) for their more pronounced flavor of the sea.  Several varieties are available in the United States.  Littlenecks and cherrystones (same species, but the latter are larger) come from the Atlantic Ocean on the east coast.  Manila clams come from the west coast.  In Pismo Beach in California, about 85 miles north of Santa Barbara, the Pismo clam was so highly prized that it became almost extinct 20 years ago from over harvesting.  Today the clams are returning but they are still too small, and laws prohibit anyone from harvesting them.  Yet, one of the traditions that is retained at restaurants in Pismo Beach is to serve clam chowder (using other types of clams) in sourdough bread bowls.

There are at least two methods to clean clams and ensure that they don’t retain sand.  Either you can put the clams in salted water (about 1 tablespoon of salt per quart of water) or in a similar mixture using cornmeal.  Place in a single layer in a large pan or in the sink and soak for about 2 hours.  Then rinse under cold water and scrub the shells with a toothbrush to remove any grime.

To open the clams and begin to make the sauce, put about a half cup of olive oil in a large pot and add 6 cloves of chopped garlic, a little red pepper and some parsley.  After the garlic is lightly browned, add a half cup of white wine and simmer gently.  Then add the clams and cover the pot.  Check frequently and remove the opened clams.

Meanwhile your pot of pasta water is boiling.  Which pasta to use?  According to Peppe Guida, a foremost pasta chef from the Antica Osteria Nonna Rosa in Vico Equense (a seaside town in Naples), “the pasta with clams for me is vermicelli because they are slightly thicker than spaghetti but less so than spaghettoni.  You need a pasta that releases a little bit of starch during the cooking.”  What about linguine, which is popular in American restaurants?  “Many people love linguine, but for this recipe I prefer the round type.  The spaghetti has a diameter that cooks more uniformly.  The consistency and the creaminess (due to the release of starch) will be different.”

That said from a connoisseur.

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Il ponte che attraversa i secoli

Il ponte Morandi a Genova è crollato nel 2018, circa 50 anni dopo la sua realizzazione. Ponti, strade e altre infrastrutture in tutta Italia e come negli Stati Uniti hanno un disperato bisogno di essere riparati. A seguire vedremo come un ponte che fu concepito più di 5 secoli fa, non ha mai avuto bisogno di alcuna manutenzione … perché non è mai stato costruito.

Il sultano Bayezid II, sovrano dell’Impero ottomano dal 1481 al 1512, voleva costruire un ponte fisso per unire le due sponde del Corno d’oro, collegando così la città di Istanbul alla cittadina di Galata. Come principale insenatura del Bosforo a Istanbul, il Corno d’oro era una delle principali vie navigabili urbane. “Corno” si riferisce alla sagoma dell’estuario all’ingresso; “dorato” si riferisce invece alle ricchezze storiche portate in città attraverso il vivace porto o, più romanticamente, al colore dell’acqua al tramonto.

Per un ponte di ingegneria d’avanguardia, il sultano voleva i migliori progettisti dell’epoca. E durante il Rinascimento, questi non potevano che trovarsi in Italia, e fra questi non poteva che essere Leonardo da Vinci. I turchi furono sempre in buoni rapporti con i genovesi perché vi intrattenevano affari e Istanbul, con il suo stretto, era il collegamento tra l’Europa e l’Asia, un passaggio chiave nelle rotte commerciali in quello che era allora il centro del mondo: il Mediterraneo. Leonardo era forse a Genova in quel periodo, o fu probabilmente contattato da commercianti che operavano tra la repubblica marittima e l’oriente.

Leonardo rispose alla richiesta del sultano. Ma fu solo nel 1952 che la straordinaria lettera di Leonardo fu scoperta negli archivi del Palazzo di Topkapi, residenza del sovrano a Istanbul. Leonardo descrive il ponte, includendovi degli schizzi per rappresentarlo. Era diverso da tutto ciò che era stato costruito fino a quel momento: sarebbe stato il ponte più lungo del mondo – 280 metri; invece di molte baie, sarebbe stato costituito da una sola campata. Leonardo assicurò al sultano che il ponte sarebbe stato abbastanza alto da permettere alle navi a vela di passarvi sotto. Tuttavia, per un motivo sconosciuto, il disegno di Leonardo non fu approvato. Il sultano si rivolse poi a Michelangelo, ma senza accettare le sue proposte.

I disegni di Leonardo sono attualmente esposti al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Recentemente, i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno voluto esaminare se il progetto di Leonardo sarebbe potuto essere costruito. Gli ingegneri del MIT hanno studiato i suoi disegni, i materiali che avrebbe avuto a disposizione e le condizioni per costruire in quel determinato periodo storico. Per testare la fattibilità del ponte, i ricercatori hanno costruito un modello in scala, lungo ottanta centimetri, usando blocchi 3D, utilizzati poi per assemblarlo. E hanno testato la stabilità del ponte simulando delle scosse sismiche.

Queste le conclusioni del team: “Leonardo sapeva cosa stava facendo.” Hanno aggiunto, “era incredibilmente ambizioso … il ponte era circa 10 volte più lungo del ponte tipico ponte dell’epoca.” Era anche piuttosto sofisticato geometricamente, con più curvature e tridimensionalità rispetto ai tipici ponti ad arco. Per stabilizzare il ponte contro le oscillazioni laterali e i terremoti, da Vinci aveva progettato monconi di supporto alle estremità da far uscire verso l’esterno. Sebbene da Vinci non avesse specificato i materiali da utilizzare, il legno o i mattoni non sarebbero stati appropriati. Quindi la soluzione per un ponte di tale lunghezza sarebbe stata la pietra, assemblata senza l’utilizzo della malta.

L’eredità del progetto da Vinci? Nel 2001, una versione di ponte di Leonardo (a 91 metri) è stata realizzata ad Aas, a sud di Oslo, in Norvegia. È un ponte pedonale sopra un’autostrada ed è stato realizzato in pino, teak e acciaio inossidabile. Secondo gli ingegneri del MIT, “Ciò che possiamo imparare dal disegno di Leonardo da Vinci è che la forma di una struttura è molto importante per la sua stabilità. Non solo il progetto di Leonardo è strutturalmente stabile, ma la struttura è l’architettura. È importante comprendere questo progetto perché è un esempio di come l’ingegneria e l’arte non siano indipendenti l’una dall’altra”. Hanno aggiunto: “Ora abbiamo dimostrato che le sue idee sulla progettazione dei ponti erano in anticipo sui tempi. È improbabile che il ponte venga costruito oggi per ragioni di costo e praticità, ma potrebbe ispirare i sogni dei futuri progettisti”.

Altri post su Leonardo da Vinci:

Leonardo da Vinci: 10 curiosità che forse non sapete (2 luglio 2015)

Il furto della Gioconda (12 novembre 2015)

Le Serie di Leonardo (14 gennaio 2016)

I due Leonardo (14 settembre 2017)

I dipinti di Leonardo: Cosa c’è in un prezzo?  (8 marzo 2018)

 

 

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The Bridge that Spans Centuries

The Morandi Bridge in Genova collapsed in 2018, about 50 years after it was built.  Bridges, roads, and other infrastructure throughout Italy and the United States are in dire need of repair.  One bridge that was conceived more than 5 centuries ago does not need maintenance … because it was never built.

Sultan Bayezid II, ruler of the Ottoman Empire from 1481 to 1512, wanted to build a bridge to join the two banks of the Golden Horn, the estuary that divided Istanbul from the town of Galata. As the primary inlet of the Bosphorus in Istanbul, the Golden Horn was a major urban waterway.  “Horn” refers to the inlet’s silhouette; “golden” refers either to the historic riches brought into the city through the bustling harbor or, more romantically, to the color of the water at sunset.

For a bridge of avant-garde engineering, the sultan wanted the best designers of the time.  During the Renaissance, it was (what is now) Italy, and it was Leonardo da Vinci.   The Turks had always maintained good relations with the Genoese because they dealt with them in business.  Istanbul and its strait were the link between Europe and Asia, a key passage in the trade routes in what was then the center of the world: the Mediterranean.  Leonardo was perhaps in Genoa at the time, or more likely was contacted by traders who operated between the maritime republic and the east.

Leonardo answered the Sultan’s request.  But it wasn’t until 1952 that Leonardo’s remarkable letter was discovered in the State Archives at the Topkapi Museum in Istanbul.  In it he describes the bridge and includes sketches to represent it.  It was unlike anything that had been built at the time: It would have been the world’s longest bridge —280 meters (almost 920 feet); instead of multiple bays, it was a single span.  Leonardo assured the sultan in his letter that the bridge would be high enough that ships under full sail could pass under it.  However, for an unknown reason, Leonardo’s design was not approved.  The sultan also turned to Michelangelo without accepting his ideas either.

Leonardo’s drawings are currently displayed at the Museo della Scienza e della Tecnologia in Milan.  Recently, researchers at the Massachusetts Institute of Technology (MIT) wanted to examine whether Leonardo’s design would have been viable at the time.  MIT engineers studied his drawings, the materials he would have had available, and construction conditions in that era.  To test the viability of the bridge, they built a scale model, 80 centimeters long, using 3D blocks to assemble it.  And they tested the bridge’s stability by simulating earthquake conditions.

The team’s conclusion: “Leonardo knew what he was doing.”  They added, “it was incredibly ambitious…it was about 10 times longer than typical bridges of that time.” It was also quite sophisticated geometrically, with more curvature and three-dimensionality than typical arch bridges.  To stabilize the bridge against lateral sway and earthquakes, da Vinci designed the supportive abutments at either end to spread outward.  Although da Vinci did not specify the materials to be used, wood or brick would not have been practical.  Stone would have been the material to use for a bridge of such length, and the stones would have been fitted together without mortar.

The legacy of da Vinci’s project?  In 2001, a 100-yard version on Leonardo’s bridge was unveiled at Aas, south of Oslo, in Norway.  It is a pedestrian bridge over a motorway and was made of pine, teak and stainless steel.  According to the MIT engineers, “What we can learn from Leonardo da Vinci’s design is that the form of a structure is very important for its stability.  Not only is Leonardo’s design structurally stable, but the structure is the architecture.  It is important to understand this design because it is an example of how engineering and art are not independent from each other.”  They added, “We have now proven that his ideas on bridge design were well ahead of his time.  It is unlikely that it will ever be built for reasons of cost and practicality, but it could inspire future designers to dream big.”

Other posts on Leonardo da Vinci:

  • Leonardo da Vinci: 10 things you may not know, July 2, 2015
  • The theft of the Mona Lisa, November 12, 2015
  • The Leonardo Series, September 14, 2016
  • The 2 Leonardos, September 14, 2017
  • Leonardo’s paintings: What’s in a price? March 8, 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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“Siamo tutti nella stessa barca”

Il cannone di partenza ha sparato.  Il fumo si è schiarito.  Non è successo.

Da lontano assomigliavano a una lunga catena montuosa di cime innevate. Da vicino erano più di 2.600 barche a vela bloccate dalla bonaccia. Alla fine alcuni degli equipaggi professionisti che stavano navigando su navi all’avanguardia hanno prontamente approfittato di un po’ di vento per partire.

Questa è la regata Barcolana, che si tiene ogni anno nel Golfo di Trieste, la seconda domenica di ottobre. Secondo molti, è la più grande regata al mondo. Gli equipaggi olimpici a vela si allineano fianco a fianco con gli appassionati di nautica di tutto il mondo, a molti esperti e principianti locali.

Da quando la Barcolana fu fondata nel 1969 (con solo 51 partecipanti), le barche a vela si radunano ogni anno nel golfo vicino al Castello di Miramare, costruito dall’arciduca Ferdinando Massimiliano. Secondo la leggenda locale, lui fu costretto ad attraccare qui nel 1855 a causa delle forti raffiche del vento di Bora.

Di solito, la Bora – chiamata così da Boreas, il dio greco del vento del nord – ulula dalle Alpi Giulie all’oceano Adriatico. Può soffiare così ferocemente, che i marciapiedi di Trieste sono percorsi da un corrimano. Alcuni anni la Bora ha rotto gli alberi delle navi durante la regata. In altri anni non c’è stata e così alcune barche non sono riuscite a completare il percorso di 15 miglia verso la Slovenia e non sono riuscite nemmeno a raggiungere il traguardo vicino a piazza dell’Unità d’Italia a Trieste.

A Trieste si parla sia italiano che sloveno, insieme a triestin, il dialetto colorato della città. La diversità linguistica si estende perfino alla cultura del caffè. A casa Illy, un espresso è un nero, un macchiato è un capo e un cappuccino è un caffelatte. Ma non c’era di certo il caffè nella testa dell’equipaggio in questo giorno di ottobre, mentre caricavano le stive delle loro navi con friulano, prosecco e sauvignon. Avendo consultato le previsioni del tempo, la domanda per la maggior parte di loro non era se avrebbero celebrato la vittoria, ma se avrebbero almeno potuto vincere il primo trofeo per l’ultimo posto. Per ingannare il tempo hanno allora sorseggiato vino bianco, cantato vecchi canti popolari triestini e nuotato a poppa della barca. Un amico a terra ha persino scritto: “dato che non c’è vento, almeno cercate di prendere qualche spigola per stasera”.

Dagli esperti ai principianti, i marinai erano tutti nella stessa situazione: provare a vincere o provare a perdere. Lo spirito della gara è stato impresso nel poster ufficiale della regata dell’anno scorso: “Siamo tutti nella stessa barca”. Il tema, allora e adesso, risuona nel mezzo di una repressione nazionale anti-immigrati. Il messaggio di inclusione ha fatto infuriare così il partito della Lega, che si distingue per la sua politica di anti-immigrazione.

 

 

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“We’re all in the same boat”

The starting cannon fired.  The smoke cleared.  Nothing happened.

From a distance they resembled a long mountain range of snow-capped peaks.  Up close they were more than 2,600 becalmed sailboats.  Eventually some of the professional crews sailing state-of-the-art ships captured enough puffs of air to move forward.

This was the Barcolana regatta, which takes place every year in the Gulf of Trieste on the second Sunday of October.  By most accounts, it is the largest regatta in the world.  Olympic sailing crews line up side-by-side with boating enthusiasts from all over the world and with many local experts and newbies.

Since the Barcolana was founded in 1969 (with only 51 entrants), sailboats have gathered annually in the gulf near the Miramare Castle, which was built by Archduke Ferdinand Maximilian.  Tradition holds that he was forced to dock here in 1855 by strong gusts of the Bora wind.

Normally, the Bora—named for Boreas, the Greek god of the north wind—howls down from the Julian alps to the Adriatic ocean.  It can blow so fiercely that some sidewalks in Trieste are lined with handrails.  Some years the Bora has broken masts of ships in the regatta.  Other years it has been nonexistent, and some boats couldn’t complete the 15-mile course toward Slovenia and back to the finish line near Trieste’s Unity of Italy piazza.

In Trieste both Italian and Slovene are spoken, along with triestinà, the city’s colorful dialect.  Linguistic multiculturalism extends to its coffee culture.  In the home of Illy, an espresso is a nero, a macchiato is a capo, and a cappuccino is a caffelatte.  But it wasn’t coffee on the minds of the crew this October day as they loaded their ships’ holds with friulano, prosecco and sauvignon.  Knowing the forecast, the question for most wasn’t whether they would celebrate a win, but whether they might win this year’s first trophy for last place.  To pass the time, they drank white wine, sang old Trieste folk songs and swam off the stern of the boat.  One friend on shore even texted, “since there is no wind, at least try and catch some sea bass for tonight.”

From experts to beginners, the sailors were all in the same predicament—to try to win or to try to lose.  The spirit of the race was captured in last year’s official regatta poster—“We’re all in the same boat.”  The theme then and now resonates amid a national crackdown on migrants.  The message of inclusiveness infuriated the anti-migrant League party.

 

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In prima linea nell’educazione ai cambiamenti climatici

La parola dell’anno 2019 è “emergenza climatica”, secondo l’Oxford English Dictionary. Il termine definisce “una situazione in cui sono necessarie azioni urgenti per ridurre o arrestare i cambiamenti climatici ed evitare danni ambientali potenzialmente irreversibili che ne conseguono”. E l’Italia sta facendo molto a tal riguardo.

Secondo un recente articolo del New York Times, l’Italia è il primo paese al mondo a fare lezioni sul cambiamento climatico nelle scuole. A partire dal 2020 tutti gli studenti seguiranno 33 ore di lezioni sui cambiamenti climatici. Saranno integrate ad altre materie, come la geografia e la fisica, che non saranno più studiate in modo tradizionale. Che senso ha imparare i nomi e le posizioni dei luoghi o studiare la geografia dei laghi e dei fiumi se molti di loro si sono prosciugati o sono scomparsi? Qual è lo scopo di apprendere i nomi e le posizioni dei mari senza comprendere l’impatto dell’inquinamento e lo scioglimento dei ghiacciai sull’ambiente? Milioni di studenti inizieranno a capire cosa significa riscaldamento globale, non solo nella propria vita, ma anche per il resto del mondo.

Il curriculo varierà per età. Per i bambini dai 6 agli 11 anni, afferma il ministro dell’istruzione italiano che “stiamo pensando di utilizzare il modello delle fiabe” in cui storie di culture diverse possono focalizzare l’attenzione sul loro personale legame con l’ambiente. Ci si aspetta che gli studenti delle scuole medie apprendano informazioni più tecniche e quelle scuole superiori esplorino l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile.

La scienza ci dice che i prossimi 10 anni sono cruciali. Insegnare ai bambini e agli adolescenti i cambiamenti climatici, si spera, avrà anche il notevole effetto importante di trasmettere tali informazioni ai genitori e, in ultima analisi, di esercitare pressioni sui politici. Troppi politici in Italia e negli Stati Uniti non credono nei cambiamenti climatici o credono che non sia una preoccupazione imminente anche se l’aumento delle temperature è in atto da decenni.

In Italia, il movimento anti-stato Cinque Stelle ha rivendicato preoccupazioni ambientali al centro della propria identità. Ha sostenuto le tasse sullo zucchero e sulla plastica. Ma Matteo Salvini, leader del partito della Lega, ha una visione scettica del cambiamento climatico, sembra ignorare le basi scientifiche e ridicolizza la difesa dell’ambiente. La minaccia a questa nuova iniziativa educativa per insegnare ai bambini i cambiamenti climatici ha portato a un cambiamento nel governo. Non molto tempo fa, un governo di sinistra ha tentato di introdurre programmi educativi per ridurre un certo tipo di disinformazione sul tema in questione, ma i programmi sono stati interrotti non appena il governo è caduto.

Negli Stati Uniti, un recente sondaggio della National Public Radio (NPR) ha scoperto che la maggior parte degli insegnanti non fa lezione sul cambiamento climatico. Tuttavia, l’80% dei genitori lo vorrebbe. Inoltre, il 67% dei repubblicani e il 90% dei democratici (indipendentemente dal fatto che abbiano figli) concordano sul fatto che la materia dovrebbe essere insegnata nelle scuole. Questo è un momento critico, in quanto il presidente Trump sta tirando fuori gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi del 2016, che si occupa delle emissioni di gas serra, tra le altre cose.

Insegnare ai bambini i cambiamenti climatici li aiuterà a comprendere la gravità di ciò che sta accadendo, dalla deforestazione allo scioglimento dei ghiacciai, dagli incendi alle inondazioni. Si spera che diventino futuri sostenitori e leader nel modo in cui verranno gestite risorse preziose, come l’acqua. Come afferma il ministro dell’istruzione italiano, “ogni paese deve fare la propria parte per fermare ‘i Trump del mondo’”.

Lo stesso ha aggiunto inoltre: “Il cittadino del XXI secolo deve essere un cittadino sostenibile”.

 

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