Welcome to Olivo Santa Barbara

L’Olivo Santa Barbara is a blog about cultural similarities and differences between Italy and the United States, with some emphasis on Santa Barbara, California.  The blog addresses history, travel, film, music, art, food, and people and animals.  Following an introduction in English, you can choose to read each post in Italian or English.  Comments are welcome, as are ideas for future posts.

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Massimo Bottura (in italiano)

Nel marzo 2018, ho scritto un post, “Combattere lo spreco alimentare”, che descriveva il celebre chef italiano, Massimo Bottura, come un forte sostenitore di questo fenomeno.  Durante l’Expo di Milano del 2015, lui ha aperto una cucina sperimentale, che utilizzava il cibo avanzato dalla mostra come parte di una campagna di sensibilizzazione sugli sprechi alimentare.  Il documentario, “Teatro della vita”, ha ripreso l’evento organizzato da Bottura nel Refettorio Ambrosiano, dove sono stati invitati 60 dei migliori chef del mondo per cucinare per senzatetto di Milano.  Durante i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro del anno seguente, cioè nel 2016, ha allestito una cucina “anti-spreco” per sfamare le persone che vivono nelle favelas di Rio.

La residenza di Bottura è a Modena, dove viene celebrato come il migliore chef del mondo nel suo noto ristorante, l’Osteria Francescana.  Con uno staff di 36 persone, Bottura crea piatti che sono opere d’arte.  In realtà, i suoi piatti sono ispirati all’arte contemporanea e combinano composizioni colorate, sapori complessi e molteplici consistenze con nomi bizzarri.  Il piatto, “Camuffare”, è un dipinto astratto fatto di lepre, bacche di ginepro e cacao in polvere. Uno dei suoi dolci, “Ops! Ho lasciato cadere la crostata al limone”, è nato da un incidente e ricorda un dipinto di Jackson Pollock su un piatto.

Quando Bottura e sua moglie americana hanno aperto il ristorante nel 1995, hanno avuto difficoltà per anni.  La sua interpretazione minimalista di una ciotola di tortellini – con solo 6 pezzi di pasta – è stata accolta con disprezzo dai clienti locali; anche il critico gastronomico modenese ha detto: “non andarci”. E quasi nessuno ci è andato. Il suo cibo era visto come un sacrilegio, in una terra che venera la cucina tradizionale con prodotti di uso secolare come il famoso aceto balsamico di Modena e al Parmigiana Reggiano.

Dopo sei anni di recensioni negative e tavole vuote, Bottura ha ceduto e ha finalmente introdotto alcuni piatti della tradizione italiana, tra cui le tagliatelle. Un critico alimentare gli ha scritto una recensione entusiastica. Ora il maestro può concedersi tutti i suoi sogni – e il duro lavoro – con piatti che deliziano lui e la sua clientela: “Un’anguilla che nuota lungo il fiume Po”, “La parte croccante delle lasagne” e “Le cinque età del Parmigiano Reggiano”, un piatto popolare composto da 5 diverse consistenze e temperature usando il re dei formaggi. Tutti rendono omaggio ai prodotti e ai piatti locali, ma eseguiti con la sua inimitabile creatività.

E ora, a seguito della quarantena, lo chef Bottura ha riaperto le porte del suo ristorante con ancora più innovazioni, questa volta ispirato dal gruppo rock dei Beatles. Il menù ha come titolo  “Con un piccolo aiuto dai miei amici” e Bottura rende omaggio al suo staff: “In questo lungo, forzato riposo abbiamo pensato a una cucina nuova, fantasiosa e colorata che parlava a noi della nostra terra emiliana e anche di lontani posti.” Il menu inizia con “Un giorno della vita”, che è un pane annodato con miele e sale, per ricordare la solidarietà tra il personale durante il coronavirus.

“Fiori di cellophane e occhi di caleidoscopio” contiene seppie di Chioggia, scampi, cozze adriatiche e bottarga. “Sottomarino giallo” combina rombo e patate compattate in una croquetta di riso allo zafferano con un inaspettato sapore esotico: ananas, daikon e fiori. C’è anche “Campi di fragole” e “Nel cielo senza Lucia”, quest’ultimo un dolce con pesche arrostite, gelato, meringa, biscotti amoretti e zucchero filato.

Ci vogliono mesi per ottenere una prenotazione nel suo ristorante e il prezzo per un pasto, per quanto indimenticabile, è piuttosto alto. Ciò che sorprende non è solo l’energia e la creatività di Bottura, ma anche le molte abilità che ha per organizzare ricette per zuppe, per convincere e dirigere altre persone a cucinare per i poveri, oltre a gestire il ristorante più ricercato al mondo. È uno chef di nota fama con una coscienza, difatti egli stesso afferma che “gli chef non possono più cucinare solo per l’élite ignorando le questioni etiche sull’alimentazione del pianeta”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Massimo Bottura

In March 2018, I wrote a post, “Combatting Food Waste,” which featured the renowned Italian chef, Massimo Bottura, a vocal advocate on this theme.  During the Milan Expo in 2015, he opened an experimental soup kitchen that used leftover food from the exhibition as part of a campaign to raise awareness about food waste.  The documentary, “Theatre of Life” features the Refettorio Ambrosiano, where he invited 60 of the world’s best chefs to cook with him for the homeless of Milan.  During the Olympic Games in Rio de Janeiro the next year, he set up an “anti-waste” kitchen to feed people who lived in Rio’s slums.

Bottura’s home is Modena where he is celebrated as the world’s best chef at his restaurant Osteria Francescana.  With a staff of 36, Bottura creates amazing dishes that are works of art.  In fact, his dishes are inspired by contemporary art and combine colorful compositions, complex flavors and multiple textures with whimsical names.  Bottura’s dish “Camouflage” is an abstract painting made of wild hare, juniper berries and cocoa powder.  One of his desserts, “Oops! I dropped the Lemon Tart,” which was born from an accident, resembles a Jackson Pollock painting on a plate.

When Bottura and his American wife opened the restaurant in 1995, they struggled for years.  His minimalist rendition of a bowl of tortellini—with just 6 pieces of pasta—was met with scorn by the locals; even the Modenese food critic said, “don’t go there.”  And hardly anyone did.  His food was seen as a sacrilege in a land that reveres traditional cooking and Modena’s famous balsamic vinegar and parmigiana Reggiano, which have been made the same way for centuries.

After six years of bad reviews and empty tables, he finally introduced a few traditional Italian dishes, including tagliatelle.  A food critic happened by and gave it a rave review.  Now the maestro can indulge all his fantasies and dreams – and hard work—in dishes that delight him and his clientele: “An eel swimming up the Po River,” “The Crunchy Part of Lasagna” and “Five ages of Parmigiano Reggiano,” which is a popular dish composed of 5 different textures and temperatures using the king of cheeses.  They all pay tribute to local products and dishes, but are executed with his inimitable twist and creativity.

And now, following the quarantine, chef Bottura has reopened the doors of his restaurant with even more innovations, this time inspired by the Beatles.  It’s called “With a Little Help from My Friends,” and Bottura pays tribute to his staff: “In this long, forced rest we thought of a new, imaginative, colorful cuisine that spoke to us and our land of Emilia and also of distant places.”  The menu starts with “A Day in the Life,” which is a bread knotted with honey and salt, to remember the solidarity among the staff during the coronavirus.

“Cellophane Flowers & Kaleidoscope Eyes” contains cuttlefish of Chioggia, scampi, Adriatic mussels and bottarga.  “Yellow Submarine” combines turbot and potatoes compacted in a saffron rice coquette with an unexpected exotic flavor: pineapple, daikon and flowers.  “Strawberry Fields” is a gazpacho that contains slightly sour strawberries in Lambrusco with shrimp, smoked mozzarella and Sechuan pepper.  And “In the Sky without Lucy” is a dessert with roasted peaches, ice cream, meringue, amoretti biscuits and cotton candy.

It takes months to get a reservation at his restaurant and the price for a meal, as unforgettable as it might be, is quite steep. What is amazing is not only Bottura’s energy and creativity, but also the many skills he has to organize soup kitchens, to convince and lead others to cook for the poor, as well as to manage the most sought-after restaurant in the world.  He is a celebrity chef with a conscience, and in the words of Bottura, “chefs can no longer cook for just the elite ignoring the ethical issues about feeding the planet.”

 

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Il Santo Volto di Lucca

Per secoli, pellegrini provenienti da tutto il mondo si sono recati a Lucca, città della Toscana, per pregare davanti a una delle reliquie più preziose della cristianità: un crocifisso in legno di 247 centimetri, noto come Volto Santo di Lucca. Come la Sindone di Torino, il Volto Santo è considerato una delle vere icone di Cristo. Nel tardo Medioevo, era ben noto in tutta Europa. “Sulla faccia della cattedrale di Lucca” c’è persino testimonianza di un giuramento prestato da Guglielmo II d’Inghilterra, in nome del Volto Santo, fatto menzionato anche nell’Inferno di Dante.

Secondo la leggenda, il Santo Volto fu scolpito da Nicodemo che, nella Bibbia, aiutò a preparare e collocare il corpo di Cristo nella tomba. Nicodemo si addormentò prima di aver finito il viso. Quando si svegliò, scoprì che era stato completato da un angelo. Nell’VIII secolo, un vescovo italiano, guidato da un sogno, lo scoprì in una grotta in pellegrinaggio in Terra Santa. Il crocifisso fu messo su una nave senza vele o senza equipaggio e miracolosamente salpò per l’Italia. Arrivò per la prima volta al porto di Luni, nella Liguria orientale. I tentativi degli abitanti di impossessarsi della barca furano inutili. Dopo la visita di un angelo in sogno, il vescovo di Lucca si recò al porto, e la barca gli rivelò il suo prezioso carico. Sorse una controversia tra Luni e Lucca sul diritto a ricevere un tale dono. Il vescovo consegnò a Luni un’ampolla con il sangue di Cristo\ e così il Santo Volto andò a Lucca.

Nel corso del tempo, molti storici dell’arte sono arrivati ​​a credere che l’attuale crocifisso nella cattedrale di San Martino a Lucca sia una copia del XII secolo dall’originale dell’ VIII secolo perduto o distrutto. Come parte della commemorazione del 950 ° anniversario della sua fondazione, la cattedrale ha recentemente autorizzato uno studio scientifico del crocifisso per determinare l’età. I test sono stati eseguiti con il metodo Carbone 14, presso la sede di Firenze dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Questo metodo è noto soprattutto per la datazione di materiali di origine organica, come legno e tessuti. I campioni sono stati prelevati dal crocifisso – prelievi di alcuni milligrammi di materiale in diversi punti – dal legno e anche da uno strato di tela sulla scultura. La tela dà una datazione più accurata, perché il legno sarebbe stato tagliato anni prima di essere scolpito.

I risultati indicano che il crocifisso risale tra il 770 e l’880 d.C. Pertanto, questa scultura di Cristo, straordinariamente conservata, caratterizzata da occhi bassi, da un colobio, cioè è una tunica lunga fino alla caviglia, è ora la più antica scultura in legno sopravvissuta in Europa e in Occidente. La statua di legno di circa 1.000 anni sono davvero molto rare, perché il legno è molto più deperibile del bronzo o del marmo

A Lucca continueranno le celebrazioni, tra cui l’annuale processione a lume di candela, la Luminara, il 13 settembre, dedicata al Santo Volto. La processione, che non include più la scultura come in passato, procede dalla Basilica di San Frediano alla cattedrale, dove un ciclo di affreschi commemora la leggenda di Nicodemo che scolpì il volto. Il Santo Volto è oggi il simbolo della città di Lucca e l’orgoglio di una città-stato che fu una repubblica indipendente per ben sette secoli.

 

 

 

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