Welcome to Olivo Santa Barbara

L’Olivo Santa Barbara is a blog about cultural similarities and differences between Italy and the United States, with some emphasis on Santa Barbara, California.  The blog addresses history, travel, film, music, art, food, and people and animals.  Following an introduction in English, you can choose to read each post in Italian or English.  Comments are welcome, as are ideas for future posts.

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Ancora sulla Vittoria Alata della Brescia

Una delle sculture più celebri al mondo è la Vittoria Alata di Samotracia (chiamata anche Nike di Samotracia), una scultura in marmo di età ellenistica del II secolo a.C. oggi in mostra su un piedistallo in cima a una scala al Louvre. C’è un’altra Vittoria Alata, del I secolo d.C., che ha anche raccolto lodi e attenzioni in tutto il mondo… un bronzo romano che oggi si trova in un parco archeologico nella città di Brescia in Lombardia. Come spesso accade con le statue romane, esse nascevano come copie o ispirazione di originali statue greche.

, Il tempio principale di Brixia (come era chiamata Brescia nel I secolo d.C.), dedicato a Giove, Giunone e Minerva, Fu scoperto durante gli scavi del Capitolium. Gli scavi iniziarono nel 1822 e nel luglio 1826 fu fatta una scoperta sorprendente: un grande ammasso di oggetti in bronzo fu trovato nascosto tra due pareti del tempio, tra cui statue equestri, il braccio di un uomo e la Vittoria e le sue braccia e ali. Erano molto probabilmente le decorazioni in bronzo del tempio; la Vittoria Alata probabilmente sormontava il frontone, forse per commemorare i successi dell’imperatore romano Vespasiano, che regnò dal 69 al 79 d.C. Insieme ai ritratti in bronzo dorato di altri imperatori romani, il deposito segreto fu intenzionalmente nascosto, probabilmente alla fine del IV secolo, quando il cristianesimo divenne religione ufficiale dell’impero e i simboli pagani distrutti o fusi, nel caso di manufatti in bronzo. Pertanto, la Vittoria Alata nascosta è una delle poche statue di bronzo romane sopravvissute in gran parte intatte.

Data l’importanza della scoperta, il primo museo civico di Brescia aperto nel 1830 sorge nelle ricostruite rovine del tempio. La mostra più importante è stata la Vittoria Alata, ora con le braccia e le ali ricongiunte. Brescia divenne presto una calamita per i visitatori italiani e stranieri. L’imperatore Napoleone III vide la Vittoria Alata nel 1859 e rimase così colpito dall’eleganza della statua che ne chiese una copia, che ora è esposta al Louvre. Un’altra versione ha anche abbellito la villa costruita per il magnate William Randolph Hearst a San Simeon, in California. Poeti e autori, tra cui Giosuè Carducci, Michele D’Annunzio e Henry James, resero omaggio alla sua bellezza. 

La Vittoria Alata è alta quasi 2 metri rispetto a Samotracia, che è 2,44 metri o 2,75 metri con le ali. Il bronzo di Brescia fu fuso con la tecnica della cera persa, in cui il metallo fuso viene colato in uno stampo ricavato da un modello in cera fusa. Almeno 30 parti furono fuse separatamente e successivamente saldate insieme probabilmente da esperti bronzisti del nord Italia. Le rifiniture furono accuratamente eseguite con strumenti appuntiti e attraverso la tecnica della damascena, una tecnica di intarsio, l’argento fu intrecciato nei suoi capelli. Decorazioni in argento e rame adornavano il suo diadema. Attraverso il restauro, sono state recuperate ulteriori tracce di doratura sulle braccia e sulle mani. Componenti mancanti sono un elmo, probabilmente presente sotto il piede sinistro, e uno scudo, che avrebbe portato il nome del vincitore, alzato verso lo sguardo degli spettatori.

Ora, 2000 anni dopo, la dea Vittoria, la personificazione della Vittoria, è arrivata a rappresentare la resilienza e la vitalità duratura di Brescia, dopo che la città è stata fortemente colpitac dal coronavirus durante i primi giorni della pandemia del 2020.

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More on the “Winged Victory” of Brescia

One of the most celebrated sculptures in the world is the Winged Victory of Samothrace (also called the Nike of Samothrace), a marble Hellenistic sculpture created in the 2nd century BC and today prominently displayed on a pedestal at the top of a staircase in the Louvre.  There is another Winged Victory, created in the 1st century CE, that has also garnered worldwide praise and attention…a Roman bronze that today stands in an archaeological park in the city of Brescia in Lombardy.  As is often the case with Roman statuary, there were Greek originals that initiated or inspired fashionable Roman copies or adaptations.

It was found during excavations of the Capitolium, the main temple of Brixia (as Brescia was called in the 1st century AD), which was dedicated to Jupiter, Juno, and Minerva.  Excavations began in 1822, and in July 1826, a startling discovery was made: a large hoard of bronze objects was found hidden between two walls of the temple, including equestrian statues, the arm of a man, and Victory and her arms and wings.  They were most likely the bronze decorations of the temple; the Winged Victory probably topped the pediment possibly commemorating the achievements of Roman Emperor Vespasian who reigned from 69 to 79 AD.  Together with gilded bronze portraits of other Roman emperors, the cache was intentionally hidden, probably at the end of the 4th century, when Christianity was adopted as the official religion of the empire and pagan symbols were destroyed or, in the case of bronze artifacts, melted down.  Thus, the hidden Winged Victory is one of the few Roman bronze statues to have survived largely intact.

Given the importance of the discovery, Brescia’s first civic museum was opened in 1830 in the rebuilt ruins of the temple.  The most important exhibit was the Winged Victory, now with her arms and wings reattached.  Brescia soon became a magnet for Italian and foreign visitors.  Emperor Napoleon III saw the Winged Victory in 1859 and was so impressed by the elegance of the statue that he asked for a copy to be made, which is now on display at the Louvre.  Another version even graced the monstrous built for tycoon William Randolph Hearst in San Simeon, California.  Poets and authors, including Giosuè Carducci, Michele D’Annunzio, and Henry James, paid homage to her beauty.

The Winged Victory stands almost 2 meters tall (less than 7 feet) compared to Samothrace, which is 2.44 meters (8 feet) or 2.75 meters (9 feet) with the wings.  Brescia’s bronze was cast using the lost-wax technique, in which molten metal is poured into a mold made from a wax model that has been melted away.  At least 30 parts were cast separately and later soldered together probably by expert bronze workers in north Italy.  The finishing touches were carefully done with pointed tools and, through the technique of damascening (a method of inlaying), silver was woven into her hair. Silver and copper decorations adorned her diadem.  Through restoration, additional traces of gilding were recovered on the arms and hands.  Missing components are a helmet, probably present under the left foot, and a shield, which would have borne the name of the victor, held up to the gaze of spectators.

Now, 2,000 years later, the goddess Victoria, the personification of Victory, has come to represent Brescia’s resilience and enduring vitality after the city was devastated by coronavirus during the early days of the pandemic of 2020.

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Un racconto di due città italiane

Apparsi a distanza di una settimana l’uno dall’altro alla fine del 2021, due articoli del New York Times presentavano le città italiane di Brescia in Lombardia e Trieste in Friuli-Venezia-Giulia. Ogni città è stata evidenziata per la diversa esperienza e per la diversa risposta alla pandemia attuale.

All’inizio del 2020, l’Italia è stato il primo paese in Europa ad avere avuto un grave focolaio di coronavirus. La regione Lombardia, in particolare le città di Brescia e Bergamo, ne sono diventate l’epicentro, mostrando al mondo la portata devastante della pandemia. In primavera, gli ospedali di Brescia hanno avuto più malati di coronavirus di qualsiasi altra città in Europa. E poche persone in Italia e negli Stati Uniti dimenticheranno le immagini dei camion dell’esercito che trasportavano le bare verso i luoghi di cremazione.  Il sindaco di Brescia lo ha ricordato tutto quel come un “tempo di vero terrore”.

Dopo che la variante delta ha nuovamente soggiogato il sistema sanitario locale oltre i suoi limiti, il virus è iniziato a calare a livello nazionale. Sotto la guida del Primo Ministro Mario Draghi, l’Italia ha intrapreso un’azione vaccinale molto determinata e ad oggi presenta una percentuale di popolazione vaccinata più alta che negli Stati Uniti. A Brescia le cose iniziano a tornare alla normalità e la città ha adottato una famosa statua antica come emblema del suo recupero.

La “Vittoria Alata” è un bronzo romano risalente al I secolo d.C. Fu scoperto nel 1826 durante scavi archeologici tra le rovine del Tempio Capitolino di Brescia. Divenne un simbolo di identità e ispirazione civica durante l’insurrezione della città del 1849 contro le forze austriache. Il poeta Giosuè Carducci scrisse un’ode alla statua che celebrava anche Brescia come la “Leonessa d’Italia” per il coraggio dei suoi cittadini durante una rivolta di 10 giorni per l’unità italiana.

Dopo due anni di restauro, la statua è di nuovo alla vista del pubblico e il presidente Sergio Mattarella ne ha presieduto l’inaugurazione, in un parco archeologico: “Questo è il tempo del rinnovamento, anche per onorare le vittime; è il momento della ripresa e di programmare il futuro”. Le immagini e gli omaggi alla statua ora addobbano la città. Il principale centro di vaccinazione di Brescia trasmette i video del restauro della statuae una delle stazioni della metropolitana di Brescia presenta un’installazione monumentale della “Vittoria alata”. 

È una storia diversa, quella a quasi 330 km a est nella città portuale di Trieste. Dopo che l’Italia ha introdotto il green pass sanitario più duro ed espansivo d’Europa, Trieste è diventata l’epicentro delle proteste no-vax, che marciano a fianco dei lavoratori portuali, perché il provvedimento del green pass viola il loro diritto al lavoro. E ora Trieste è emersa come un hot spot del Covid legato direttamente a quelle proteste, che rischia di gravare sul sistema sanitario locale.

Trieste era un tempo un centro cosmopolita dell’impero austro-ungarico e ha da tempo una reputazione di indipendenza. Dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno controllato Trieste, per paura che cadesse nelle mani della Jugoslavia comunista. L’hanno consegnato all’Italia nel 1954. Tuttavia, un enorme cartello “Benvenuti nel Territorio Libero di Trieste” nel centro della città ricorda che c’è ancora chi crede che l’Italia abbia annesso illegalmente la città. Tuttavia, molte persone locali non credono che ci sia una connessione storica con lo scetticismo attuale sui vaccini e per i suoi recenti focolai di Covid. Credono che l’alto tasso di contagi abbia più a che fare con la geografia. Trieste confina con la Slovenia ed è al crocevia fra l’Europa centrale e i Balcani. Mentre il recente focolaio è stato strettamente correlato alle proteste, Trieste è anche a stretto contatto con l’Europa centrale, dove la circolazione del virus è estremamente alta. 

Trieste mostra come una minoranza non vaccinata, motivata da preoccupazioni per la libertà, il diritto al lavoro o teorie del complotto, possa ancora minacciare il bene pubblico. Brescia, invece, simboleggia la rinascita di una città che si è unita. Nel 2023 Brescia e Bergamo si divideranno il titolo di Capitale Italiana della Cultura, dopo che altre città si sono ritirate dalla competizione per incoronare all’unanimità le più colpite città lombarde.

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