Welcome to Olivo Santa Barbara

L’Olivo Santa Barbara is a blog about cultural similarities and differences between Italy and the United States, with some emphasis on Santa Barbara, California.  The blog addresses history, travel, film, music, art, food, and people and animals.  Following an introduction in English, you can choose to read each post in Italian or English.  Comments are welcome, as are ideas for future posts.

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Toccare il bronzo

Recentemente, ho scritto sul Charging Bull, una statua in bronzo di Arturo Di Modica collocata vicino alla Borsa di New York.  I viaggiatori della Grande Mela non solo posano con il toro, ma ne accarezzano il naso, le corna ed i testicoli per aggraziarsi la buona fortuna e avere successo negli affari.  Ci sono monumenti, colonne, fontane, piastrelle e alberi in tutto il mondo, in particolare nelle città turistiche, dove antiche tradizioni ispirano i passanti a strofinare o accarezzare la superficie in cerca di prosperità, salute o denaro.  Ecco sei bronzi in Italia dove questa tradizione domina e dove parti dei bronzi vengono lucidate affinché brillino.

Firenze: Il Porcellino

Il Porcellino è il soprannome di una fontana in bronzo che rappresenta un cinghiale selvatico, nella loggia del Mercato Nuovo del centro storico di Firenze, vicino a Ponte Vecchio.  La statua ha una lunga storia.  L’originale era una statua in marmo di età ellenistico presumibilmente del cinghiale calidonio, uno dei mostri della mitologia greca. Secondo la leggenda, Artemide mandò il cinghiale a devastare la regione di Calydon perché il suo re non era riuscito a onorare Artemide nei suoi riti agli dei. Una copia italiana in marmo dell’originale è esposta agli Uffizi. La figura della fontana, che ora ha eclissato l’originale in marmo, fu scolpita dal maestro barocco Pietro Tacca intorno al 1634. Era destinata al Giardino di Boboli, poi fu trasferita nel Mercato Nuovo. L’attuale statua è una copia moderna collocata lì nel 2008; il bronzo originale di Tacca è conservato nel Museo Stefano Bardini di Palazzo Mozzi.

I visitatori di Firenze strofinano il naso del Porcellino per propiziarsi un ritorno sicuro a Firenze. Nel rituale completo, tuttavia, si mette una moneta nelle fauci spalancate del cinghiale, con l’intento di farla cadere attraverso la griglia sottostante, dove scorre l’acqua, per fortuna.

Verona: La statua di Giulietta

Nel centro storico di Verona si trova una casa dei primi del XIV secolo, che si dice sia quella dei Cappelletti, una famiglia nobile. La statua in bronzo originale di Giulietta, opera di Nereo Costantini del 1972, è stata spostata per motivi di conservazione nell’atrio interno alla casa-museo di Giulietta. Per molti anni, una copia della statua in bronzo è stata collocata sotto il famoso balcone.

Secondo la tradizione, toccare il seno destro della statua dell’eroina di Shakespeare porta felicità in amore. Per anni i visitatori hanno anche scritto i loro nomi e della persona amata sul muro d’ingresso, il muro di Giulietta, con la speranza di rendere eterno il loro amore. Esiste anche una tradizione mettere piccole lettere d’amore sui muri o scrivere nomi su una serratura (in nome dell’amore eterno) e attaccarli al vicino cancello ornamentale. Questa tradizione è presente anche alle Cinque Terre e in molte altre città italiane.

Torino: Toro rampante

Incastonato nel marciapiede sotto i portici di Piazza San Carlo è il simbolo della città – il toro rampante di Torino – risalente al 1930. Secondo la leggenda locale, calpestare i testicoli del toro porta fortuna. Mentre i torinesi credono profondamente in questa superstizione, sono anche abbastanza riservati e preferiscono fare questo rituale inosservatamente. Meglio sedersi a uno dei tavoli all’aperto di Caffè Torino e osservare la scena in questione.

Milano: Toro nella Galleria Vittorio Emanuele II

Ancora una volta il portafortuna è il toro (e i suoi testicoli). Progettata nel 1861 dall’architetto Giuseppe Mengoni, la bellissima Galleria Vittorio Emanuele II contiene quattro distinti disegni a mosaico nel pavimento. Ognuno ritrae lo stemma delle tre capitali del Regno d’Italia (Roma, Firenze e Torino) e il simbolo di Milano. A rappresentare Roma è la lupa insieme a Romolo e Remo; il fiore di giglio rappresenta Firenze; una croce rossa su sfondo bianco simboleggia Milano; e per Torino è il toro che balla. La leggenda narra che girare tre volte con gli occhi chiusi e il tallone sui testicoli del toro porterà fortuna. E ora Eataly Las Vegas ha reso omaggio alla sua città natale installando un mosaico di un toro che balla all’interno del negozio. Non so se la tradizione abbia accompagnato il negozio a Las Vegas.

Bergamo: Le tre palle di Colleoni

La Cappella Colleoni è la struttura rinascimentale costruita accanto alla Basilica romanica di Santa Maria Maggiore nella Piazzetta del Duomo nella Città Alta di Bergamo. La cappella ospita il mausoleo di Bartolomeo Colleoni, un gangster mercenario e feudale la cui vanità non conosceva limiti. Tutto intorno alla facciata della cappella e al recinto di ferro sono lo stemma / scudo del gangster. Sul cancello d’ingresso, la cresta include tre forme di rene che dovrebbero essere “le tre palle di Colleoni”. Non è noto se avesse o meno il policloridismo; ma certamente gli piaceva vantarsi di essere più forte dei semplici uomini mortali.

Pisa: La lucertola

La rara lucertola a due code sul portale del Battistero vicino alla Cattedrale di Pisa ha portato buona fortuna per secoli. Accarezzare la lucertola 100 giorni prima che gli esami di maturità dovrebbe portare fortuna. Un altro rituale fortunato è un tour del Battistero su una gamba sola. Ma gli studenti universitari dovrebbero astenersi dall’arrampicarsi fino alla cima della torre pendente di Pisa o fare un giro completo attorno ad essa.

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Touching the Bronze

Last week I wrote about Charging Bull, a bronze statue by Artura Di Modica that stands near the New York Stock Exchange. Travelers to the big apple not only pose for pictures with the bull but also stroke its nose, horns and testicles for good luck and success in business.  There are monuments, columns, fountains, tiles and trees throughout the world, particularly in tourist cities, where ancient traditions inspire passersby to rub or caress the surface in search of prosperity, health or money.  Here are 6 bronzes in Italy where this tradition holds sway and where parts of the bronzes are polished to a bright sheen.

Florence:  Il Porcellino

“Piglet” is the nickname for this bronze fountain of a wild boar which stands in the loggia of the Mercato Nuovo, in the historic center of Florence, near the Ponte Vecchio.   Il Porcellino has a long history.  The original was a Hellenistic marble statue supposedly of the Calydonian Boar, one of the monsters in Greek mythology.  According to legend, Artemis sent the boar to ravage the region of Calydon because its king had failed to honor Artemis in his rites to the gods.  A marble Italian copy of the original is on display at the Uffizi.  The fountain figure, which has now eclipsed the marble original, was sculpted and cast by Baroque master Pietro Tacca around 1634.  It was intended for the Boboli Garden, then moved to the Mercato Nuovo.  The present statue is a modern copy placed there in 2008; Tacca’s bronze is sheltered in the Museo Stefano Bardini in Palazzo Mozzi.

Visitors to Florence and Il Porcellino rub the boar’s nose to ensure a safe return to Florence.  In the complete ritual, however, one puts a coin into the boar’s gaping jaws, with the intent to let it fall through the underlying grating, where the water flows, for good luck.

Verona:  The statue of Juliet

In the historic center of Verona is an early 14th-century house, which is claimed to be that of the Capulets (in Italian, Cappelletti), a noble family.  The original bronze statue of Juliet, the work of Nereo Costantini from 1972, has been moved for conservation purposes to the internal atrium of Juliet’s house-museum.  For many years, a copy of the bronze statue has been placed under the famous balcony.

According to tradition, touching the right breast of the statue of Shakespeare’s heroine brings happiness in love.  For years visitors also wrote their names and the names of their loved one on the wall of the entrance, Juliet’s wall, with the hope of making their love everlasting.  It is also a tradition of put small love letters on the walls or to write names on a lock (for everlasting love) and attach it to the nearby ornamental gate.  This tradition is seen on bridges and gates in Cinque Terre and other Italian cities.

Turin: Rampant Bull

Embedded in the pavement under the arcades of Piazza San Carlo is the symbol of the city—the rampant bull of Turin—dating from 1930.  According to local legend, stepping on the bull’s testicles will bring good luck.  While the Torinese deeply believe this superstition, they are also quite reserved and prefer to do this ritual unnoticed.  Best to sit at one of the outdoor tables of Caffè Torino and observe the scene in question.

Milan: Bull in the Galleria Vittorio Emanuele II

Once again the lucky charm is the bull (and its testicles).  Designed in 1861 by architect Giuseppe Mengoni, the beautiful Galleria Vittorio Emanuele II contains four distinct mosaic designs in the floor.  Each portrays the coat of arm of the three capitals of the Kingdom of Italy (Rome, Florence and Turin) and the symbol of Milan.  Representing Rome is the she-wolf together with Romulus and Remus; the lily flower represents Florence; for Milan is a red cross on a white background.  And for Turin is the dancing bull.  Legend has it that spinning around three times with your eyes closed and your heel on the bull’s testicles will bring good fortune.  And now Eataly Las Vegas has paid homage to its birth city by installing a mosaic of a dancing bull inside the store.  I don’t know if the tradition accompanied the store to Las Vegas.

Bergamo: The three balls of Colleoni

The Colleoni Chapel is the Renaissance structure built next to the Romanesque Basilica of Santa Maria Maggiore in the Piazzetta del Duomo in Città Alta of Bergamo.  The chapel houses the mausoleum of Bartolomeo Colleoni, a mercenary and feudal gangster whose vanity knew no bounds.  All around the chapel’s façade and iron fence are the gangster’s crest / shield.  On the entrance gate, the crest includes three kidney shapes that are supposed to be “Colleoni’s three balls.”   Whether or not he had polyorchidism is unknown; but he certainly liked to brag that he was stronger than mere mortal men.

Pisa: The Lizard

The rare, two-tailed lizard on the portal of the Baptistery next to the Cathedral of Pisa has been good luck for centuries.  Stroking the lizard 100 days before high school exams are supposed to bring luck.  Another lucky ritual is a tour of the Baptistery on one leg.  But university students should refrain from climbing to the top of the leaning tower of Pisa or making a complete tour around it.

 

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L’evoluzione di una statua

Era una notte di dicembre del 1989 quando lo scultore italiano Arturo Di Modica, dotato di camion e gru, collocò senza autorizzazione una scultura di 3,2 tonnellate di fronte alla Borsa di New York. Aveva lavorato instancabilmente e a proprie spese per tre anni alla creazione del Charging Bull. L’artista siciliano, insieme alla complicità di alcuni amici, impiegò solo quattro minuti per collocare l’opera nella Grande Mela, sotto lo sguardo distratto dei poliziotti.

La scultura è stata concepita sulla scia del crollo del mercato azionario del Black Monday del 1987. Arrivato senza un soldo negli Stati Uniti nel 1970, Di Modica si sentì in debito con l’America per averlo accolto e avergli successo come scultore. Voleva incoraggiare gli americani a riprendersi dal crollo economico, facendo affidamento su sentimenti come la determinazione, la resilienza, la forza e il coraggio, condensati e tutti simboleggiati nella staua del toro. L’opera è alta 11 piedi e lungo 16 piedi; la testa del toro è abbassata, le narici dilatate e le corna affilate sono pronte a caricare.

Il giorno dopo l’installazione, centinaia di curiosi si fermarono ad ammirare il Charging Bull mentre Di Modica distribuiva volantini sulla sua opera d’arte. Ma più tardi in quello stesso giorno i funzionari della Borsa di New York chiamarono la polizia, che sequestrò la scultura. Grazie alla conseguente protesta pubblica l’opera venne collocata a due isolati a sud della Borsa, a Bowling Green, con una cerimonia nel giorno del 21 dicembre.

La scultura divenne immediatamente un’attrazione turistica. Insieme alla Statua della Libertà, è diventata forse la statua più amata, riconosciuta e fotografata di New York. Oltre alle foto scattate nella parte frontale del toro, i turisti di tutto il mondo posano nella parte retro del toro vicino ai simboli della virilità. Per attirare la buona fortuna, i passanti strofinano il naso brillante, le corna e la parte retro dell’animale, per essere delicati.

Nei suoi 30 anni, il Charging Bull ha avuto alcuni problemi e trasformazioni nel suo simbolismo. È sopravvissuto sia all’attentato dell’11 settembre di New York, sia ad alcuni episodi di vandalismo. Nel 2006, Di Modica (proprietario del copyright artistico) ha citato in giudizio Wal-Mart per aver venduto repliche del toro da utilizzate in campagne pubblicitarie; nel 2009 ha citato in giudizio Random House per aver usato una foto del toro sulla copertina di un libro che parlava del crollo di una società di servizi finanziari. Nel 2011 i manifestanti di “Occupy Wall Street” hanno usato il toro come figura simbolica attorno alla quale indirizzare le loro critiche sull’avidità corporativa. E nel 2017 in previsione della Giornata internazionale della donna, una scultura in bronzo, Fearless Girl, è stata incollocata di fronte al toro, sfidando così il Charging Bull.  Secondo il sindaco de Blasio di New York, “è un potente simbolo della necessità di un cambiamento nell’America corporativa”.

Di Modica, che divide tra New York e Vittoria, una cittadina vicina a Ragusa in Sicilia, non prevedeva l’evoluzione dell’immagine della sua statua di bronzo: “L’ho messa illegalmente una notte di dicembre, non immaginavo che sarebbe diventata un’icona di questa città. “Cosa avrebbe fatto oggi? “Alcuni hanno usato le mie sculture politicamente, ma io non faccio politica. Per me il messaggio è quello di un futuro migliore, di essere uniti, non solo in America. In questo momento storico, la scultura che viene in mente, da dedicare agli Stati Uniti, è quella di un abbraccio, qualcosa che ricorda l’idea dell’unione, o due mani che uniscono. Il messaggio deve essere l’unione. “

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Evolution of a statue

It was a December night in 1989 when the Italian sculptor Arturo Di Modica, equipped with cranes and trucks, placed a 3.2-ton sculpture in front of the New York Stock Exchange.  He had worked tirelessly and at his own expense for three years to create Charging Bull. The Sicilian artist, along with the complicity of some friends, took just four minutes to place the work, under the distracted gaze of the police in the Big Apple.

The sculpture was conceived in the wake of the 1987 Black Monday stock market crash.  Having arrived penniless in the United States in 1970, Di Modica felt indebted to America for welcoming him and enabling his career as a successful sculptor.  He wanted to encourage Americans to recover by relying on feelings such as determination, resilience, strength and courage, which the bull symbolized for him.  It stands 11 feet tall and 16 feet long; the bull’s head is lowered, its nostrils flare, and its sharp horns are ready to gore.

The day after installation, hundreds of onlookers stopped to see Charging Bull as Di Modica handed out copies of a flier about his artwork.  But later that day New York Stock Exchange officials called the police, who seized the sculpture and placed it into an impound lot.  The ensuing public outcry led to its placement two blocks south of the Exchange, in Bowling Green, with a ceremony on December 21.

The sculpture became an instant tourist attraction.  Along with the Statue of Liberty, it has become perhaps the most loved, recognized and photographed statues in New York.  In addition to selfies taken at the front end of the bull, tourists from all over the world pose at the back of the bull near the symbols for virility.  For good luck and good financial fortune, passers-by have rubbed to a bright gleam the bull’s nose, horns, and the part of the anatomy, to be delicate, that “separates the bull from the steer.”

In its 30 years, Charging Bull has undergone some hardships and transformations in its symbolism.  It survived the 9/11 terrorist attack on New York and has survived some incidents of vandalism.  In 2006, Di Modica (who owns artistic copyright) sued Wal-Mart for selling replicas of the bull to use in advertising campaigns; and in 2009 he sued Random House for using a photo of the bull on the cover of a book about the collapse of a financial services firm.  In 2011 “Occupy Wall Street” protesters used the bull as a symbolic figure around which to direct their critiques of corporate greed.  And in 2017 in anticipation of International Women’s Day, a bronze sculpture, Fearless Girl, was installed facing and challenging Charging Bull.  It was commissioned to advertise an index fund that comprises companies that have a high percentage of women in senior management.  According to Mayor de Blasio of New York, “she is a powerful symbol of the need for change in corporate America.”

Di Modica, who divides his time between New York and Vittoria near Ragusa in Sicily, did not foresee the evolution in the imagery of his bronze statue: “I placed it illegally one December night, I didn’t imagine it would become an icon of this city.”  What would he do today?  “Some have used my sculptures politically but I don’t do politics.  For me the message is that of a better future, of being united, not just in America.  In this historical moment, the sculpture that would come to mind, to dedicate to the United States, is that of a hug, something that recalls the idea of union, or two hands that unite.  The message is to be united.”

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La spada di Damocle

La Repubblica ha recentemente definito la minaccia dei dazi dell’amministrazione Trump per i produttori di vino europei “una spada di Damocle”. Secondo la leggenda, Damocle era un cortese ossequioso nel regno di Dionigi II di Siracusa, un tiranno della Sicilia del IV secolo a.C. Dopo le molte lusinghe che Damocle rivolse a Dionigi, come uomo fortunato di grande potere, Dionigi gli propose di prendere il proprio posto per un giorno. Damocle accettò avidamente e si sedette sul trono del re circondato dal lusso. Ma Dionisio aveva fatto molti nemici durante il suo regno; per dimostrare a Damocle cosa significasse gestire una situazione simile, fece apprendere un’enorme spada sopra il trono tenuto, appesa al muro solo grazie ad un esile ciuffo di crine di cavallo. Damocle allora, visto il pericolo decise prontamente di abbandonare il posto, capendo che da un grande potere derivano anche grandi pericoli.

Nel corso del tempo questo racconto ha assunto in generale un senso di infausto presagio causato da una situazione precaria. Ed è proprio così che governa il presidente Trump. Minaccia gravi ripercussioni in politica estera e interna, e poi altrettanto improvvisamente si ritira o cambia direzione. Ma la semplice minaccia ha molteplici implicazioni per tante persone.

Prendiamo in considerazione la minaccia dei dazi sui vini europei (e altri prodotti) ad un tasso del 100%.  Tutto ciò ha avuto inizio da una disputa fra compagnie aeree e tecnologiche. Trump vorrebbe vendicarsi contro i sussidi dell’Unione Europea alla compagnia aerospaziale europea Airbus, e per una nuova tassa europea che, a suo dire, si rivolge ingiustamente alle società tecnologiche americane. Le ripercussioni di tutto ciò- indipendentemente dal fatto che i dazi vengano applicati – si ripercuoterebbero su entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico.

I dazi sui vini, di qualsiasi dimensione fossero, danneggerebbero tutti lungo la catena del settore delle bevande e dell’ospitalità, per non parlare degli utenti finali. In Europea, produttori sia grandi che piccoli che commerciano con gli Stati Uniti sono già stati colpiti. Alcuni importatori americani hanno rinviato gli ordini temendo che le spedizioni in transito richiedessero un enorme pagamento in contanti all’arrivo e che quindi non potessero essere in grado di vendere le merci a prezzi gonfiati. I produttori europei non solo dovranno trovare altri mercati, ma dovranno anche decidere cosa fare degli ordini annullati. Questi cambiamenti minacciano il lavoro di molte persone, dai viticultori ai lavoratori portuali.

Allo stesso modo, negli Stati Uniti, coloro che sono specializzati in vini europei sono minacciati, dagli importatori ai distributori, dai negozi specializzati ai ristoranti e ai sommelier. Inoltre, le tariffe elevate per i vini europei non saranno un vantaggio per l’industria vinicola americana. I vigneti della California, grandi e piccoli, si affidano alle stesse reti di distribuzione, che verranno quindi consumate con la ricerca di nuovi produttori per sostituire i vini che non saranno più in grado di vendere. Saranno distratti mentre cercano nuovi mercati e ci sarà un sacco di fatturato tra i venditori che sono quasi tutti pagati su commissione.

Nostro cugino Frank Vollero è un brand manager nazionale per l’azienda Lombardo Marsala in Sicilia. Lavora con importatori e distributori statunitensi, i cui affari e dipendenti potrebbero essere gravemente colpiti dai forti dazi. Dagli anni ’80, Lombardo è cresciuto fino a diventare il secondo o il terzo marchio Marsala più grande negli Stati Uniti; e gli Stati Uniti sono il principale mercato di Lombardo. Come dice Frank, “stiamo lavorando a piani di emergenza. Inoltre, ricordiamo che l’Europa metterebbe in atto ritorsioni se l’amministrazione Trump – ora o in futuro – attuasse queste tariffe minacciose. E questo causerebbe ancora più caos. ”

Possa la spada di Damocle, come originariamente intesa, pendere sopra la testa del potente.

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The Sword of Damocles

La Repubblica recently called the Trump administration’s threat of tariffs on European wine producers “the sword of Damocles.”  According to the leggend, Damocles was an obsequious courtier to Dionysius II of Syracuse, a 4th-century BC tyrant of Sicily.  After Damocles repeatedly flattered Dionysius as a fortunate man of great power and authority, Dionysius offered to change places for a day.  Damocles eagerly accepted and sat on the king’s throne surrounded by luxury.  But Dionysius had made many enemies during his reign; to show Damocles what it’s like to be king under these circumstances, he arranged to hang a huge sword above the throne held by the single hair of a horse’s tail. Damocles begged to depart understanding that with great power also comes great danger.

Over time this tale has come to mean more generally a sense of foreboding caused by a precarious situation.  And this is precisely how President Trump governs.  He threatens serious repercussions in both his foreign and domestic policy, and then just as suddenly retreats or changes direction.  But the mere threat has serious implications to so many people along the way.

Take the threat of 100% tariffs on European wines (and other products).  First of all, this all started with a dispute over airlines and technology.  Trump wants to retaliate against the European Union’s subsidies to the European aerospace company Airbus, and for a new European tax that he says unfairly targets American technology companies.  The fallout – whether the tariffs are realized or not – is happening on both sides of the Atlantic Ocean.

Wine tariffs of any size affect everyone along the chain in the beverage and hospitality industry, not to mention the end users.  On the European side, large and small producers who market to the United States have already been affected.  Some American importers have postponed orders fearing that shipments in transit will require a huge lump payment on arrival, and then they may not be able to sell the goods at inflated prices.  European producers not only will have to find other markets, but will also have to decide what to do with cancelled orders.  These changes threaten jobs from the vineyards to the dockworkers.

Likewise, on the American side, those in the industry who specialize in European wines are threatened, from the importers to the distributors, from the specialty stores to the restaurants and the sommeliers.  Moreover, high tariffs on European wines will not be a boon to the American wine industry.  California vineyards, large and small, rely on the same distribution networks, which will then be consumed with finding new producers to replace the wines they will no longer be able to sell.  They will be distracted as they search for new markets, and there will be a lot of turnover among the salespeople who are almost all paid on commission.

Our cousin Frank Vollero is a national brand manager for Lombardo marsala from Sicily.  He works with importers and distributors in the United States, whose business and employees will be severely affected by high tariffs.  Since the 1980s, Lombardo grew to become the second or third largest marsala brand in the United States; and the United States is Lombardo’s major market.  As Frank says, “we are working on contingency plans.  Plus, let’s remember that Europe may retaliate if the Trump administration – now or in the future – enacts these threatened tariffs.  And that will cause even more chaos.”

May the sword of Damocles, as originally intended, hang over the head of the powerful.

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La pasta con vongole

Da Venezia a Matera e in tutta Italia, la pioggia, il vento e le mareggiate hanno provocato danni incalcolabili negli ultimi mesi.  Oltre alle vite umane e animali, ai capolavori d’arte e ad altri tesori, anche i crostacei sono rimasti vittimi di queste intemperie.  Migliaia di lupini erano spiaggiati lungo le coste di Chioggia.  A rischio sono gli spaghetti tradizionali con le vongole, che vengono apprezzati da innumerevoli italiani e italo-americani alla vigilia di Natale.  È questo il periodo dell’anno in cui le vongole vengono maggiormente raccolte sia in Italia, che negli Stati Uniti.

Era tradizione comune che si mangiassero molluschi solo nei mesi che avevano la lettera “R.” Ciò significa che si dovevano evitare ostriche, cozze e vongole a maggio, a giugno, a luglio e ad agosto. La regola ‘R’ si applicava generalmente nell’emisfero nord, ma questa piccola perla di saggezza americana potrebbe non applicarsi rigorosamente nei paesi in cui mesi sono scritti in modo diverso (ad esempio, in gennaio manca la lettera richiesta). Gli storici rintracciano l’origine di tale tradizione in un antico detto latino, apparso per la prima volta in un libro di cucina inglese del 1599.

Esistono diverse teorie logiche dietro questa regola. In primo luogo, nei giorni precedenti la refrigerazione, i crostacei potrebbero rovinarsi a causa del caldo. In secondo luogo, i mesi estivi sono la stagione della deposizione delle uova. Poiché la maggior parte dell’energia nei pesci in quel periodo è dedicata alla riproduzione, la “carne” può diventare sottile e lattiginosa. In terzo luogo, e la più avvincente, Red Tide si verifica più spesso durante i mesi estivi; questo si riferisce alle alte concentrazioni di alghe altamente tossiche per l’uomo.

Oggi, tuttavia, la regola R si applica principalmente ai molluschi che si possono raccogliere da solo. Le normative in materia di salute e sostenibilità richiedono ispezioni per salvaguardare i pesci da livelli di tossine non sicure. In generale, si può essere sicuri del pesce acquistato tutto l’anno in mercati e ristoranti rispettabili.

Sulla base di 80-100 grammi (da 3 a 3,5 once) di pasta a persona, si dovrebbero acquistare 250 grammi (9 once) di vongole a persona o un chilo (2,2 libbre) per 4 persone. Ma quali tipi di vongole sono le migliori?  In Italia, le vongole ideali sono le vongole veraci, ma possono essere difficili da trovare e sono costose (20-25 euro al chilo). Alcuni chef preferiscono i lupini (8-10 euro al chilo) per il loro sapore di mare più pronunciato.

Negli Stati Uniti sono presenti diverse varietà.  Le littlenecks e le cherrystones (sono della stessa specie, ma le cherrystones sono più grandi) provengono dall’Oceano Atlantico sulla costa orientale. Le vongole di Manila provengono dalla costa occidentale. A Pismo Beach, in California, a circa 85 miglia a nord di Santa Barbara, la vongola Pismo era così apprezzata che si è estinta quasi 20 anni fa a causa della eccessiva raccolta. Oggi le Pismo si stanno riproducendo, ma sono ancora troppo piccole e le leggi vietano a chiunque di raccoglierle. Tuttavia, una delle tradizioni che viene mantenuta nei ristoranti di Pismo Beach è quella di servire la zuppa di molluschi (usando altri tipi di vongole) in ciotole di pane a lievitazione naturale.

Esistono almeno due metodi per pulire le vongole e assicurarsi che non trattengano la sabbia. È possibile mettere le vongole in acqua salata (circa 1 cucchiaio di sale per litro d’acqua) o in una miscela simile usando però farina di mais. Lasciarle in immersione per circa 2 ore, facendo attenzione di porle in un univo strato, in una padella capiente o nel lavandino.  Poi sciacquarle con acqua fredda e strofinare i gusci con uno spazzolino da denti per rimuovere lo sporco.

Per aprire le vongole e iniziare a preparare la salsa, mettere circa un mezzo bicchiere di olio d’oliva in una pentola capiente e aggiungere 6 spicchi d’aglio tritato, un po’ di peperoncino e un po’ di prezzemolo. Dopo che l’aglio è leggermente dorato, aggiungere una mezza tazza di vino bianco e lasciar restringere il sugo facendo bollire delicatamente. Poi aggiungere le vongole e coprire la pentola. Controllare frequentemente e rimuovere le vongole aperte.

Nel frattempo la tua pentola di acqua per la pasta sta bollendo. Quale pasta usare? Secondo Peppe Guida, primo chef di pasta dell’Antica Osteria Nonna Rosa a Vico Equense (una città di mare a Napoli), “la pasta con le vongole o i lupini per me sono i vermicelli perché leggermente più spessi degli spaghetti, ma meno degli spaghettoni. Serve una pasta che rilasci un po’ di amido(ma non troppo ovviamente), come quella di Gragnano”.

Che cosa pensa dell’uso delle linguine? “Molti amano le linguine ma per questa ricetta io preferisco la sezione tondo. Differenza impercettibile ai più, ma importante per i conoscitori profondi della materia: la linguina, per la sezione lenticolare, tende a cuocersi prima nelle “alluce” che sono più sottili, mentre lo spaghetto ha un diametro tale che si cuoce in modo uniforme.  La consistenza risulterà quindi diversa, e anche la cremosità. Le estremità, più morbide della linguina saranno anche a maggiore (si tratta di minuscole quantità ma per i pasta expert anche i dettagli contano) rilascio di amido, per un effetto ancor più mantecato.  Ciò detto, sta a ciascuno scegliere il formato per i propri gusti.

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