Welcome to Olivo Santa Barbara

L’Olivo Santa Barbara is a blog about cultural similarities and differences between Italy and the United States, with some emphasis on Santa Barbara, California.  The blog addresses history, travel, film, music, art, food, and people and animals.  Following an introduction in English, you can choose to read each post in Italian or English.  Comments are welcome, as are ideas for future posts.

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Santiago, Italia

Nanni Moretti è un regista, produttore, sceneggiatore e attore italiano, probabilmente meglio conosciuto per i suoi film Caro diario e La stanza del figlio. Fa film umoristici ed eccentrici e non evita di esporre le proprie opinioni politiche di sinistra. Il suo film del 2018, Santiago, Italia non è né divertente né eccentrico; in realtà, è un documentario tradizionale, ma un punto di vista politico e una prospettiva unica su un periodo storico ben noto nel passato del Cile.

Il film si apre con il popolo cileno, euforico per l’elezione democratica del proprio presidente Salvador Allende nel 1970. Allende è stato un medico e un politico socialista-progressista, tra i cui progetti spiccano l’educazione gratuita per tutti i bambini, l’eliminazione dell’analfabetismo e una vita migliore per tutti i lavoratori. Ma, solo tre anni dopo, la gioia si è trasforma in uno shock, nel momento in cui le radio annunciano un colpo di stato militare. L’11 settembre, l’Aeronautica Cilena bombarda il palazzo presidenziale, La Moneda, e Allende muore … non si sa se per suicidio o per omicidio.

Attraverso interviste con lavoratori, professori, giornalisti, artigiani, traduttori, diplomatici e altri, Moretti ricostruisce un mosaico di racconti intrecciati con filmati d’archivio del tempo. Il film racconta il passaggio dalla democrazia alla dittatura, insieme a ricordi pieni di persecuzioni e torture sotto l’autoproclamato presidente Augusto Pinochet, a capo della giunta militare di governo. Per la maggior parte del film, Moretti è un intervistatore discreto, off-camera. In una sequenza, tuttavia, un ex-ufficiale militare che sta scontando una pena detentiva si lamenta che non si tratta di un colloquio imparziale. Infatti, all’improvviso Moretti appare davanti alla telecamera e zittisce l’ex-ufficiale, affermando severamente: “Ma io non sono imparziale”.

Il cuore del film è dopo la metà circa. L’attenzione si sposta sull’estesa e splendida ambasciata italiana a Santiago e sul ruolo chiave che ha svolto nel proteggere più di 250 persone che hanno cercato rifugio lì. Sentiamo parlare di cileni terrorizzati che fanno balzi audaci sopra i muri alti due metri, di bambini gettati sul muro tra le braccia di qualcuno dall’altra parte. Nessuno è stato abbandonato. Mentre altre ambasciate hanno offerto asilo all’inizio, nessuna ha fornito asilo a così tanti, per così tanto tempo.

L’ambasciata ha anche portato alcuni dei rifugiati in Italia, dove sono stati accolti, hanno trovato lavoro e si sono integrati nella società. È a questo punto del film che mi rendo conto perché molti di questi cileni dai capelli grigi parlavano un italiano fluente. E sono stati sempre grati all’Italia degli anni ’70, durante il triste sconvolgimento del loro paese.

Mille grazie alla mia amica, Beth Harris, che vive a New York e che mi ha consigliato questo film, trasmesso on-line dalla “Film at Lincoln Center” durante la quarantena della pandemia.

 

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Santiago, Italia

Nanni Moretti is an Italian film director, producer, screenwriter and actor, probably best known for his films Caro diario and La stanza del figlio.  He makes humorous and eccentric films and does not shy away from featuring his politically leftist views.  His 2018 film, Santiago, Italia is neither eccentric nor humorous; in fact, it is a straightforward documentary.  It does contain a political point of view, and it does give a unique angle to a well-known historical period in Chile’s past.

The film opens showing the Chilean people exuberant over the democratic election of their president Salvador Allende in 1970.  He was a socialist politician and physician with progressive plans for free education for all children, the elimination of illiteracy, and a better life for all workers.  Just three years later, joy turns to shock as radios announce the military takeover of the country.   On September 11, the Chilean Air Force bombs the presidential palace, La Moneda, and Allende is killed…possibly by suicide or murder.

Through interviews with workers, professors, journalists, artisans, translators, diplomats and others, Moretti constructs a mosaic of accounts interwoven with archival footage of the times.  The film recounts the transition from democracy to dictatorship, along with tearful memories of persecution and torture under the self-appointed president, Augusto Pinochet, who led the military junta.  For the most part, Moretti is a discreet, off-camera interviewer.   In one sequence, however, a former military officer who is serving a prison term complains that it is not an impartial interview.  Moretti suddenly appears before the camera and sternly silences him saying, “But I am not impartial.”

The heart of the film occurs more than half way through.  The focus shifts to the sprawling, beautiful Italian embassy in Santiago and the key role it played in protecting more than 250 people who sought refuge there.  We hear about terrified Chileans making daring jumps over the two-meter high walls, of children thrown over the wall into the arms of someone on the other side.  Nobody was turned away.  While other embassies offered asylum in the beginning, none provided asylum to so many for so long.

The embassy also flew some of the refugees to Italy, where they were welcomed, given jobs and integrated into society.  It is at this point in the film that you realize why many of these grey-haired Chileans spoke fluent Italian.  And to the Italy of the 1970s, during their own country’s upheaval, they were forever grateful.

Many thanks to my friend, Beth Harris, who lives in New York City and directed me to this film that was shown online through “Film at Lincoln Center” during the pandemic quarantine.

 

 

 

 

 

 

 

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La pasta fresca

Durante la quarantena, molte persone stanno scoprendo o ritornando a pratiche antiche come fare il pane e la pasta, è il motivo per cui è diventato difficile trovare farina e uova al supermercato. Anni fa ho scoperto che l’esperienza tattile nel fare la pasta fresca era rilassante per l’anima. Ho imparato di nuovo oggi, ho trovato molti video su YouTube che mi hanno guidato.

Certo, ci sono molte ricette, molte tecniche e molti insegnanti. Per me, gli insegnanti meno utili sono stati quelli che facevano tutto a occhio; molto probabilmente hanno imparato a fare la pasta da piccoli, dalle mamme o dalle nonne. Poiché una gran parte della cucina italiana è regionale, le ricette di pasta spaziano dalla pasta rustica, senza uova del sud, alla ricca, solo tuorlo d’uovo del Piemonte. Non è necessario utilizzare una macchina per la pasta: è possibile stenderla manualmente, il che è più semplice se si utilizza la farina “00”. Ecco alcuni suggerimenti, basati sulla ricerca e sui miei errori.

Ingredienti e dosi per la pasta all’uovo

Secondo molte persone, è possibile utilizzare o la farina multiuso americana, o unicamente la farina “00” che proviene dall’Italia o mescolata con un po’ di semolino, che conferirà una consistenza più granulosa. Il tipo “00” è più fina della farina multiuso ed inoltre la pasta non ingrigisce con questo tipo di farina. La regola generale è utilizzare un uovo per ogni 100 grammi di farina. Per essere più precisi, puoi pesare gli ingredienti.

Le quantità che seguono sono per circa 8 porzioni: 300 grammi di farina e 185 grammi di ingredienti “bagnati” a partire da 2 uova intere più 3 tuorli d’uovo e acqua o un altro uovo. (Una altra opzione: un uovo ogni 100 grammi di farina o un 80 grammi di farina + 20 grammi di farina di grano duro, e una spruzzatina di succo di limone se si vuole togliere il sapore forte dell’uovo.) La maggior parte delle ricette richiede circa un cucchiaino di sale e alcune gocce di olio d’oliva, ma sono opzionali.

È vero che è possibile usare un robot da cucina, ma la maggior parte delle ricette consiglia questo procedimento: mettere la farina sulla spianatoia e rompere le uova al centro della fontana di farina (fare uno spazio nella farina in modo da accogliere le uova), mescolare con una forchetta, incorporando gradualmente la farina attorno ai bordi.  Quando la pasta sarà diventata più pesante, aggiungere il resto della farina e lavorarla con le mani, fino a che l’impasto non sarà omogeneo.

Impastare e riposare

Questa fase è molto importante per far sviluppare il glutine e l’elasticità dell’impasto. Esistono diverse tecniche di impasto descritte come “piegatura e laminazione” o “piegatura, pressatura e rotazione”. È meglio guardare i video se non si ha esperienza. Ma la regola generale qui è impastare costantemente per almeno 10 minuti. Impostare il timer; farete anche un ottimo ginnastica per i tricipiti! Impastare fino a quando il composto sarà liscio ed elastico. Potete fare la prova del dito: premere l’impasto con un dito, se il composto ritorna nella sua forma originale, vuol dire che va bene.

Ora, cospargere con un velo farina la palla di pasta e avvolgerla in una pellicola trasparente per alimenti. Lasciarla riposare per 20 o 30 minuti, alcuni dicono in frigorifero, ma io la tengo a temperatura ambiente sul bancone della cucina.

Stendere la pasta e tagliarla

Taglia la pasta in 2, 3 o 4 parti a seconda della quantità preparata. Cospargere la farina l’impasto durante le fasi successive di lavoro è molto importante per evitare che si attacchi. Ogni cuoco ha una diversa raccomandazione su come usare la macchina per la pasta, ma, francamente, penso che funzionino tutte bene. Non preoccupatevi di quante volte si passa l’impasto nella macchina. La regola generale: forse 3 o 4 volte sullo spessore più grande, fino a una sullo spessore più sottile. Il punto è che alla fine dovreste essere in grado di vedere in trasparenza la tua mano attraverso l’impasto o “leggere una lettera d’amore attraverso l’impasto”.  Crescerà quando cuocerà nell’acqua.

Potrebbe essere necessario tagliare la pasta in modo da lavorarla con strisce di lunghezza gestibile. Spolverare le strisce con la farina, prima di passarle nella macchina (la mia macchina produce fettuccine e spaghetti) o stendere manualmente la pasta con un matterello e usare un coltello per fare le pappardelle o le fettuccine. Se decidete di adottare questa seconda opzione, sappiate che sarà necessario molto “olio di gomito”, oltre a una buona tecnica.  Una volta fatte le tagliatelle, stenderle su un vassoio o metterle a matassa (come un nido) sempre su un vassoio, avendo cura di non metterle troppo vicine, affinché non si attacchino.  Cuocere subito la pasta o lasciarla asciugare per 2 o 3 ore, per consumarla entro un giorno o due al massimo.

È possibile conservare la pasta in congelatore mettendovi il vassoio coperto con della pellicola trasparente per circa 2 mesi.

Cucinare la pasta

È molto importante salare l’acqua – “il sapore del mare” – dopo che ha iniziato a bollire. La pasta fresca cuoce in circa un minuto e non necessità della stessa quantità di tempo della pasta secca per assorbire il sale. La regola generale: circa 85 grammi di sale da cucina per 6 litri di acqua. Assaggiare la pasta per sentire il punto di cottura, sollevandola con una forchetta, naturalmente sarà migliore se “al dente”. Scolare la pasta.  Ricorda di conservare un po’ d’acqua di cottura nel caso in cui il sugo non sia sufficiente o sia un po’ secco.

Sono ancora un principiante, ma quella esperienza sensoriale nel fare la pasta mi piace, e  spero che la pratica continui a creare quell’intuizione che così tanti italiani hanno nel loro DNA.

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Fresh Pasta

During quarantine, many people are discovering or returning to ancient practices like bread making and pasta making, which is why it has become difficult to find flour and eggs in the supermarket.  Years ago, I discovered that the tactile experience of making fresh pasta was soothing to my soul.  In relearning the technique today, I found many YouTube videos to guide me.

Of course, there are many recipes, many techniques, and many teachers out there.  For me, the least helpful teachers were those who do everything by touch and intuition; they probably learned pasta making from their nonne.  Because so much of Italian cooking is regional, pasta recipes range from the rustic, eggless pasta of the south to the rich, egg-yolk-only pasta of Piemonte.  You don’t have to have a pasta machine—you can roll it out by hand, which is easier if you use “00” flour.  Here are some tips, based on research and on my own mistakes.

Ingredients and Proportions

According to many, you can use American all-purpose flour, or “00” flour from Italy by itself, or blended with some semolina, which will impart a grainier texture.  Type “00” is more powdery than all-purpose flour.  The rule of thumb is to use 1 egg for every 100 grams of flour.  To be more precise, you can weigh the ingredients.

The following will make enough for about 8 portions:  300 grams of flour and 185 grams of “wet” ingredients starting with 2 whole eggs plus 3 egg yolks, and water or another egg.  (Another option is to use one egg for every 100 grams of flour or an egg for every 80 grams of “00” flour plus 20 grams of semolina and a spritz of lemon juice if you want a stronger egg flavor.)  Most recipes call for about a teaspoon of salt and a few drops of olive oil, but they are optional.

While you can use a food processor, most recipes recommend the “well” method of incorporating the eggs into the flour:  You place the flour on the counter or pastry board and make a depression in the center with your hand.  You pour the eggs in the center and scramble them with a fork, gradually incorporating the flour around the edges.  When the mixture becomes too heavy to use the fork, then you incorporate the rest of the flour using your hands until the dough becomes homogenous.

Kneading and Resting

This step is very important to develop the gluten and the elasticity of the dough.  There are different kneading techniques described sometimes as “folding and rolling” or “folding, pressing, and rotating.”  It’s best to watch the videos if you are inexperienced.  But the rule of thumb here is constant kneading for 10 minutes.  Set your timer; you will also have a great triceps workout!  Knead until your dough is smooth and elastic.  When you give it a little poke, the dough should spring back.

Now, sprinkle flour on your ball of dough and wrap in plastic.  Let it rest at least 30 minutes—some say in the refrigerator, but I keep it unrefrigerated depending on when I plan to use it.

Rolling and Cutting

Cut your flour ball into 2, 3, or 4 parts depending on the amount you have made.  Sprinkling flour on your dough during the following stages is very important to prevent sticking.  Every chef has a different recommendation on how to use the pasta machine, but, quite frankly, I think they all work well. Don’t worry about how many times you pass the dough through the machine at each setting.  Rule of thumb: maybe 3 or 4 times on the widest setting down to one at the thinnest setting.  The point is that in the end you should be able to see your hand through the dough or “read a love letter through it.”  The dough will expand in boiling water.

You may have to cut the pasta so that you are working with into 12” to 14” strips.   Dust the strips with flour before you run them through the cutters (my machine makes fettuccine and spaghetti) or manually roll up the pasta and use a knife to make pappardelle or fettuccine, for example.  Know that if you choose the second option, it will require a little “elbow grease” and also a good technique. Dust again with flour and place on parchment paper or on a tray.  You can cook immediately, or wrap in plastic to keep in the refrigerator for about 2 days, or place in a plastic bag and freeze for about 2 months.

Cooking

It’s very important to salt the water – “the taste of the sea” — after it comes to a boil.  Fresh pasta cooks in a minute or so and doesn’t have the same amount of time as dried pasta to absorb salt.  Rule of thumb:  ¼ c. of table salt for 6.5 quarts of water.  Taste the pasta for “al dente” and then lift out with tongs or drain in a colander.  Remember to reserve some of the starchy pasta water in case you want to mix it with your pasta sauce.

I am still a beginner, but as I get the “touch and feel,” I hope that continued practice will create the intuition that so many Italians have in their DNA.

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La canzone italiana della resistenza

Ormai da anni più volte ci è capitato di ascoltare quella canzone toccante e accattivante che è “Bella Ciao”, cantata non solo in Italia, ma anche in tutta Europa.  Secondo Wikipedia, “Bella Ciao” è una canzone popolare italiana, adottata come inno della resistenza antifascista. Fu cantata durante la guerra mondiale dai partigiani italiani durante la guerra civile italiana, tra il 1943 e il 1945, nella loro lotta contro la Repubblica socialista fascista italiana e gli alleati nazisti tedeschi.

Ma la canzone che associamo ai partigiani durante la seconda guerra mondiale è davvero una canzone che hanno cantato, o che altri italiani cantavano nello stesso periodo?  La nostra amica, Anna Brusutti, professoressa di film e media all’Università della California di Santa Barbara, mi ha orientato verso un articolo intitolato: “La vera storia di ‘Bella Ciao’ che non è mai stata cantata nella resistenza”.  Dalla sua vasta ricerca, l’autore Luigi Morrone conclude che non ci sono assolutamente prove documentali che “Bella Ciao” sia stata cantata durante la Resistenza, nonostante molti resoconti di “testimoni oculari”.  L’autore paragona questa leggenda alla storia di 3 amici in viaggio che si fermano ad un bar, alla cui parete era appesa una teca con una bella trota che pareva imbalsamata.  Ogni avventore che entra nel bar raccontava agli sconosciuti di aver pescato lui stesso la trota, condendo con mille particolari il racconto della pesca.  Alla fine dell’episodio, la teca cade e la trota va in mille pezzi.  Era di gesso.

Tuttavia, ci sono due versioni del testo di “Bella Ciao”, un “partigiana”, l’altro “mondana” (vedi entrambi alla fine di questo post). Secondo Wikipedia, “Bella Ciao” ​​era originariamente cantata dai lavoratori stagionali nelle risaie della Pianura Padana, del nord Italia, dalla fine del XIX secolo alla prima metà del XX secolo. I lavoratori facevano la monda (cioè estirpavano le erbacce nelle risaie), che ha aveva luogo durante l’inondazione dei campi, da fine aprile a inizio giugno. Durante quel periodo i delicati germogli dovevano essere protetti da sbalzi di temperatura, a volte molto forti. La monda era svolta principalmente dalle cosiddette “mondine”, donne che provenivano dalle classi sociali più povere. Trascorrevano le giornate con le gambe in acqua, a piedi nudi fino alle ginocchia e la schiena piegata per molte ore, con una retribuzione molto bassa. Le dure condizioni di lavoro e la lotta contro i padroni portarono sia al canto, che alla ribellione.

Luigi Morrone mette in discussione anche l’origine “mondina” di “Bella Ciao”. Afferma invece che la canzone è stata un’invenzione del Festival di Spoleto. Chiamato anche Festival dei due mondi (europeo e americano), è un festival estivo di musica e Opera che si tiene a Spoleto, in Umbria. È stato fondato nel 1958 dal compositore Gian Carlo Menotti. Anna Brusutti cita un altro libro in cui l’autore farebbe risalire l’origine della canzone perfino al 1500 e rifacendosi anche il ritmo delle ballate yiddish.

Ora che tutte le nostre divagazioni romantiche sulle origini di “Bella Ciao” sono state tratteggiate, chiediamoci perché la sentiamo cantare così spesso? È un canto di resistenza che viene ripreso frequentemente nel corso del tempo, dagli anni ’60 al recente Movimento delle Sardine del 2019. Conosciuto anche come Sardine contro Salvini, questo movimento politico si è manifestato generalmente in modo pacifico per protestare contro la destra leghista di Matteo Salvini. Il nome “Sardine” deriva dalla riunione in piazza di moltissimi partecipanti, tanti e stretti come le sardine. Il movimento ha preso piede in tutta Europa, anche a Londra e Parigi.  I partecipanti intonavano, come è possibile vedere nei video, la famosa “Bella Ciao”.

In questi giorni, tra la pandemia del coronavirus, sentiamo cantare “Bella Ciao” ovunque – dai balconi di Napoli e di Roma, alle piazze di tutta Europa – a sostegno della resistenza dell’Italia a questa crisi. Molte persone si aggrappano ancora alle origini partigiane dell’inno; quindi, quando è stato cantato in Baviera per sostenere lo spirito italiano, Fred Sidon, che è un altro amico di Santa Barbara, ha osservato: “Mi chiedo se sapessero che stavano cantando la canzone dei ragazzi che gli hanno sparato.” I suoi amici italiani dissero: “Non dirglielo … potrebbero riprovare.”

Lyrics

Mondine version

Alla mattina appena alzata
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
alla mattina appena alzata
in risaia mi tocca andar.

E fra gli insetti e le zanzare
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
e fra gli insetti e le zanzare
un dur lavoro mi tocca far.

Il capo in piedi col suo bastone
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
il capo in piedi col suo bastone
e noi curve a lavorar.

O mamma mia o che tormento
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
o mamma mia o che tormento
io t’invoco ogni doman.

Ed ogni ora che qui passiamo
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
ed ogni ora che qui passiamo
noi perdiam la gioventù.

Ma verrà un giorno che tutte quante
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
ma verrà un giorno che tutte quante
lavoreremo in libertà.

In the morning I got up
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao (Goodbye beautiful)
In the morning I got up
To the paddy rice fields, I have to go.

And between insects and mosquitoes
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
and between insects and mosquitoes
a hard work I have to work.

The boss is standing with his cane
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
the boss is standing with his cane
and we work with our backs curved.

Oh my god, what a torment
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
oh my god, what a torment
as I call you every morning.

And every hour that we pass here
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
and every hour that we pass here
we lose our youth.

But the day will come when us all
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
but the day will come when us all
will work in freedom.

Partisan version

Una mattina mi son alzato,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao!
Una mattina mi son alzato
e ho trovato l’invasor.

O partigiano portami via,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir.

Seppellire lassù in montagna,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
e le genti che passeranno
mi diranno «che bel fior.»

Questo è il fiore del partigiano,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà

One morning I awakened,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao! (Goodbye beautiful)
One morning I awakened
And I found the invader.

Oh partisan carry me away,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
oh partisan carry me away
Because I feel death approaching.

And if I die as a partisan,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
and if I die as a partisan
then you must bury me.

Bury me up in the mountain,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
bury me up in the mountain
under the shade of a beautiful flower.

And all those who shall pass,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
and all those who shall pass
will tell me “what a beautiful flower.”

This is the flower of the partisan,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
this is the flower of the partisan
who died for freedom

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Italian Song of Resistance

For years now, we have heard the poignant and catchy song, “Bella Ciao” sung not only in Italy but also throughout Europe.  According to Wikipedia, “Bella Ciao” is an Italian folk song that was adopted as an anthem of the anti-fascist resistance.  It was used by the Italian partisans during the Italian Civil War between 1943 and 1945 in their struggle against the fascist Italian Social Republic and its Nazi German allies.

But is the song that we associate with the partisans during the Second World War really a song that they sung, or that other Italians sung at that time?  Our friend, Anna Brusutti, professor of film and media at the University of California Santa Barbara, directed me to an article entitled “The True Story of “Bella Ciao” Which was Never Sung in the Resistance.”  From his extensive research, author Luigi Morrone concludes that there is absolutely no documentary evidence that “Bella Ciao” was sung during the Resistance despite many “eyewitness” accounts.  He likens this legend to the story of 3 travelling friends who stop at a bar, on whose wall a display case was hung with what seemed to be a beautiful stuffed trout.  Each patron who enters the bar tells the strangers that he caught the trout, embellishing the story with a myriad of details.  At the end of the episode, the display case falls and the trout breaks into pieces.  It was plaster.

Yet, there are two versions of the lyrics to “Bella Ciao”—one “partisan”, the other “mondinan” (see both sets at the end of this post).  According to Wikipedia, “Bella Ciao” was originally sung by seasonal workers in the rice fields, especially in the Po Valley of northern Italy, from the late 19th century to the first half of the 20th century.  The laborers worked at monda (weeding), which took place during the flooding of the fields, from the end of April to the beginning of June.  During that time the delicate shoots needed to be protected from sometimes harsh temperature changes.  Mondawas carried out mostly by women known as mondine, who were from the poorest social classes.  They spent their days with bare feet in water up to their knees, and their backs bent for many hours, for very low pay.  The harsh working conditions and struggle against the padroni led to both song and rebellion.

Luigi Morrone also calls into question the “mondina” origins of “Bella Ciao.”  He claims, instead that the song was an invention from the Spoleto Festival.  Also called the Festival of the Two Worlds (European and American), it is an annual summer music and opera festival held in Spoleto in the Umbrian region.  It was founded in 1958 by composer Gian Carlo Menotti.  Anna Brusutti cites another book in which the author traces the origins of the song back to the 1500s and the rhythm to Yiddish ballads.

Now that all of our romantic notions of the origins of “Bella Ciao” have been dashed, why do we hear it sung so often?  It is a song of resistance dating at least from the 1960s up to the Sardines Movement that began in Italy in November 2019.  Also known as Sardines against Salvini,  this  grassroots political movement involved peaceful demonstrations to protest the right-wing rhetoric of Lega politician Matteo Salvini.  The name “Sardines” came from organizing rallies of many participants packed into the piazzas like sardines.  The movement caught on throughout Europe; even in London and Paris, for example, you could see in the videos the participants singing “Bella Ciao.”

These days, amidst the coronavirus pandemic, we hear “Bella Ciao” sung everywhere — from the balconies of Naples and Rome, to the squares throughout Europe — in support of Italy’s resistance during this crisis.  Most people still cling to the partisan origins of the anthem; hence, when it was sung in Bavaria to bolster the Italian spirit, Fred Sidon, who is another friend from Santa Barbara, remarked, “I wonder if they knew they were singing the song of the guys who shot at them.”  His Italian friends said, ‘Don’t tell them…they might try it again.”

Lyrics

Mondine version

Alla mattina appena alzata
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
alla mattina appena alzata
in risaia mi tocca andar.

E fra gli insetti e le zanzare
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
e fra gli insetti e le zanzare
un dur lavoro mi tocca far.

Il capo in piedi col suo bastone
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
il capo in piedi col suo bastone
e noi curve a lavorar.

O mamma mia o che tormento
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
o mamma mia o che tormento
io t’invoco ogni doman.

Ed ogni ora che qui passiamo
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
ed ogni ora che qui passiamo
noi perdiam la gioventù.

Ma verrà un giorno che tutte quante
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
ma verrà un giorno che tutte quante
lavoreremo in libertà.

In the morning I got up
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao (Goodbye beautiful)
In the morning I got up
To the paddy rice fields, I have to go.

And between insects and mosquitoes
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
and between insects and mosquitoes
a hard work I have to work.

The boss is standing with his cane
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
the boss is standing with his cane
and we work with our backs curved.

Oh my god, what a torment
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
oh my god, what a torment
as I call you every morning.

And every hour that we pass here
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
and every hour that we pass here
we lose our youth.

But the day will come when us all
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
but the day will come when us all
will work in freedom.

Partisan version

Una mattina mi son alzato,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao!
Una mattina mi son alzato
e ho trovato l’invasor.

O partigiano portami via,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir.

Seppellire lassù in montagna,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
e le genti che passeranno
mi diranno «che bel fior.»

Questo è il fiore del partigiano,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà

One morning I awakened,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao! (Goodbye beautiful)
One morning I awakened
And I found the invader.

Oh partisan carry me away,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
oh partisan carry me away
Because I feel death approaching.

And if I die as a partisan,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
and if I die as a partisan
then you must bury me.

Bury me up in the mountain,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
bury me up in the mountain
under the shade of a beautiful flower.

And all those who shall pass,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
and all those who shall pass
will tell me “what a beautiful flower.”

This is the flower of the partisan,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
this is the flower of the partisan
who died for freedom

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Da viaggiatore del mondo a isolano solitario

Al largo della costa della Sardegna settentrionale si trova il Parco Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena, che comprende sette isole. Budelli è considerato la più bella tra queste – e, di fatto, è una delle più belle del Mediterraneo – per la sua spiaggia rosa. L’insolito colore della sabbia deriva da coralli e conchiglie che sono stati lentamente ridotti in sabbia da innumerevoli maree. Qui è stato anche ambientato il film Il deserto rosso di Michelangelo Antonioni del 1964.

La spiaggia e l’isola, poiché considerate un luogo di “alto valore naturale” dal governo italiano, furono chiuse per proteggere il suo fragile ecosistema e così il turismo diminuì. L’isola so spopolò rapidamente … e solo una persona vi rimase.

Nel 1989, Mauro Morandi stava tentando di navigare dall’Italia alla Polinesia. Ma il suo catamarano, a causa del motore in avaria e dell’ancora alla deriva, affondò sulla costa di Budelli. All’età di 50 anni, Morandi si innamorò delle acque cristalline dell’arcipelago, delle sabbie coralline e dei meravigliosi tramonti. Scoprì che il guardiano dell’isola si stava andando in pensione, quindi vendette la sua barca e divenne protettore dell’isola. Trenta anni dopo, è ancora lì. Si è guadagnato la reputazione di Robinson Crusoe italiano.

Morandi custodisce con fervore l’ambiente di Budelli nei suoi 1,6 chilometri quadrati. Insegna al visitatore occasionale come funziona e come proteggere l’ecosistema dell’isola. Morandi, ex insegnante, crede che educare le persone su come vedere la bellezza salverà il mondo dallo sfruttamento. Armato ora con un telefono cellulare e wi-fi, condivide il suo paradiso e la sua filosofia attraverso i social media. Spera di motivare le persone a prendersi cura del pianeta ovunque vivano.

Nel suo mondo solitario, Morandi ha intrapreso altre attività creative. Crea sculture in legno di ginepro. Legge prodigiosamente e medita sulla saggezza dei filosofi greci. Scatta foto dell’isola, meravigliandosi di come cambia ora per ora, giorno per giorno, di stagione in stagione.

Morandi è anche al passo con gli eventi mondiali e, naturalmente è al corrente della diffusione del coronavirus, della quarantena in Italia e infine in altre parti del mondo. La sua prima preoccupazione era per il benessere della sua famiglia e dei suoi amici di Modena, una delle zone del nord Italia più colpite duramente dal virus. Con le restrizioni di viaggio in vigore, ora deve attendere più a lungo per le consegne di cibo dalla terraferma. E si aspetta sicuramente meno visitatori per i mesi estivi.

Se a volte Morandi si sente solo, crede comunque la solitudine possa essere una forza molto positiva nella propria vita. Può essere un’opportunità per praticare un po ‘di ricerca nell’anima: pensare, leggere e meditare sul significato della vita e sulla cura dell’ambiente.

 

 

 

 

 

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