Welcome to Olivo Santa Barbara

L’Olivo Santa Barbara is a blog about cultural similarities and differences between Italy and the United States, with some emphasis on Santa Barbara, California.  The blog addresses history, travel, film, music, art, food, and people and animals.  Following an introduction in English, you can choose to read each post in Italian or English.  Comments are welcome, as are ideas for future posts.

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Il fastidio del marciapiede

In passato, camminare per le strade cittadine era un percorso ad ostacoli.  Invece di ammirare l’architettura o le vetrine, dovevate guardare dove stavate camminando o rischiavate di portarvi a casa un piccolo omaggio sulla suola della scarpa.  Le leggi urbane hanno notevolmente migliorato la situazione, ma non tutti i padroni di cani sono diligenti e spesso non ripuliscono durante la passeggiata mattutina.  Le città hanno provato tutto dall’utilizzo del servizio postale (un sindaco spagnolo ha spedito la cacca ai padroni dei cani) alla vergogna (alcune città hanno pubblicizzato i nomi dei padroni abusivi) alla corruzione (alcuni parchi nella Città del Messico hanno offerto la connessione WiFi gratuita in cambio dei rifiuti).

Le città italiane sembrano essere particolarmente lungimiranti nella campagna di pulizia e stanno usando la tecnologia per aiutare.  È iniziata cinque anni fa a Napoli, una città che lotta con ironia a raccogliere la spazzatura umana.  (In realtà, in seguito al successo della vicina isola turistica di Capri).  Il terreno di prova è stato Vomero, un quartiere ricco, dove ogni cane doveva sottoporsi ad un esame del sangue per la determinazione del Dna al fine di creare un database di cani e padroni.  Poi, quando veniva scoperto un mucchio incriminato, veniva in seguito testato. Se veniva trovata un’accoppiate, il padrone doveva pagare una multa fino a 500 euro.  I primi risultati indicavano che la campagna di pulizia stava funzionando.

Poi nel 2016 è entrata in scena la città di Malnate (provincia di Varese, regione della Lombardia).  La città è conosciuta per la sua sensibilità ambientale.  È iniziato con un microchip nella spazzatura; in un solo anno la differenziata è passata dal 55 al 77 per cento, e il paese di 16 mila abitanti ha vinto un premio per essere tra i sette comuni più virtuosi d’Italia.  Adesso i padroni di cani sono stati sfidati, e i loro amici a quattro zampe devono fornire un contribuito di saliva per la potenziale analisi del Dna.  Queste iniziative non sono prive di critiche.  La lega anti-vivisezione ha attaccato il nuovo esperimento: “Si tratta di un’idea semplicemente ridicola.  L’impegno tecnico e finanziario che sarebbe necessario per realizzare tale progetto è assolutamente spropositato rispetto alla supposta gravità del problema”.  Ma il comune ha perseguito incontri con cittadini e gruppi.  Hanno notato che l’esperimento del Vomero ha portato alla riduzione del 70 per cento delle deiezioni canine in strada.  Analoghi progetti sono partiti a Livorno e Trieste. E i costi?  La campagna per il prelievo del Dna sarà pagata dalla ditta che cura la raccolta della spazzatura.  I proprietari di cani dovranno portare Fido in una clinica veterinaria per un contributo di saliva (gratuito per il padrone del cane) che sarà pagato dall’azienda che esegue l’igiene ambientale in città. Quella compagnia, a sua volta, vedrà risparmi nelle ore di lavoro dalla riduzione degli escrementi per strada. Inoltre, i proprietari avranno informazioni utili per definire il pedigree o la razza di origine e per tracciare e prevenire l’insorgenza della malattia nei loro animali domestici.

Poi nel 2017 a Savona (in Liguria), è stata proposta una nuova iniziativa che richiede ai proprietari di cani, sotta pena di una multa fino a 500 euro, di ripulire sia i rifiuti solidi che liquidi nelle aree pedonali, e sulle facciate degli edifici, colonne dei portici, pali e paline, aiuole, panchine, cestini raccogli rifiuti, ecc.  La polemica sta contrapponendo i commercianti agli animalisti.  Da un lato, i negozianti sostengono che per loro è una spesa onerosa fare ciò che le persone farebbero da sole.  Le organizzazioni per il benessere degli animali affermano che “impedire agli animali di fare i bisogni rasenta il maltrattamento”.

E nel 2018 le città di Chivasso e Carmagnola (provincia di Torino, regione del Piemonte) hanno approvato le leggi riguardo questo problema.  A Chivasso, per quelli che ha un cane, una paletta e un sacchetto non bastano più.  Devono portare una bottiglietta d’acqua per lavare il marciapiede.  Le violazioni prevedono sanzioni da 25 a 150 euro. Carmagnola invece fornisce l’esame del Dna di tutti i cani nel comune.  Il direttore dell’Istituto Zooprofilattico spiega, “Il nostro contributo scientifico è quello di mettere l’analisi genetica al servizio della lotta alle malattie degli animali in particolare quelle trasmissibili all’uomo, come le parassitosi, in significativo aumento”.  La raccolta del Dna dei cani dalla saliva sarà gratuita per i proprietari per un anno. L’assessore all’Igiene di Carmagnola conclude dicendo “Il problema della mancata raccolta delle deiezioni canine è molto sentito dai cittadini, in particolare nei parchi giochi per bambini e nelle vie del centro storico.  Abbiamo deciso di intervenire con una soluzione straordinaria, innovativa ed efficace, creando un metodo che potrà essere facilmente adottato da ogni comune italiano che ne senta l’esigenza”.

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The Sidewalk Nuisance

Walking down city streets used to be an obstacle course. Instead of admiring the architecture or shop windows, you had to watch where you were walking or you would take home a little gift on the bottom of your shoe.  Urban laws have greatly improved the situation, but not all dog owners are dutiful about cleaning up during the morning walk.  Cities have tried everything from using the postal service (a Spanish mayor mailed the stuff back to dog owners) to shaming (some cities have publicized the names of offending owners) to bribery (some parks in Mexico City offered free WiFi in exchange for bags of waste).

Italian cities seem to be especially aggressive in the clean-up campaign and are using technology to help.  It started about 5 years ago in Naples, a city that ironically struggles to collect the garbage.  (Actually, the city drew on the success of the nearby resort island of Capri.)  The testing ground was Vomero, an affluent neighborhood, where every dog was required to have a blood test for DNA profiling in order to create a database of dogs and owners.  Then when an offending pile was discovered, it was tested. If a match was found, the owner faced a fine of up to 500 euros (about $685).  Early results indicated that the cleanup campaign was working.

Then in 2016 the city of Malnate (province of Varese, region of Lombardy) got in the act for the following year.  The city is known for its environmental sensitivity.  It started with a microchip in the trash; in one year, citizens who differentiated the trash increased from 55 to 77%.  The city of 16,000 inhabitants won an award for being among the 7 most virtuous municipalities in Italy.  Now dog owners are being challenged and their four-legged friends have to make a saliva contribution for potential DNA analysis.  These initiatives are not without critics.  The Anti-Vivisection League attacked the new experiment: “It is simply a ridiculous idea.  The technical and financial commitment that would be necessary is absolutely disproportionate to the supposed gravity of the problem.”  But the city pursued meetings with citizens and groups. They noted that the Vomero experiment led to the reduction of 70% of canine debris in the street, and that similar projects have started in Livorno and Trieste.  And the costs?  The campaign to collect the DNA will be paid by the company that takes care of garbage collection.  Dog owners will be required to take Fido to a veterinary clinic for a saliva contribution (free to the dog owner) that will be paid for by the company that performs environmental hygiene in the city.  That company, in turn, will see savings in work hours from the reduction of droppings in the street.  Moreover, owners will have useful information to define the pedigree or breed of origin, and to trace and prevent the onset of disease.

Then in 2017 in Savona (Liguria region), a new controversial initiative was proposed which requires dog owners, under penalty of a fine up to 500 euros, to clean up both solid and liquid waste in pedestrian areas, and on facades of buildings, columns of porticoes, poles, flowerbeds, benches, waste bins, etc.  The controversy is pitting tradespeople against animal rights advocates.  On the one hand, the shopkeepers maintain that for them it is a burdensome expense to do what the people should do by themselves.  Animal welfare organizations say that “preventing animals from taking care of their needs borders on maltreatment.”

And in 2018 the cities of Chivasso and Carmagnola (province of Turin in the Piedmont region) have passed laws regarding this issue.  In Chivasso, for those who have a dog, a scoop and a bag are not enough.  They must also carry a bottle of water to rinse away the pee-pee.  Penalties range from 25 to 150 euros.  Carmagnola instead provides DNA examination of all dogs in the municipality.  The Director of the Zoo Prophylactic Institute explains, “Our scientific contribution is to put genetic analysis of the service of the fight against animal diseases, in particular those that can be transmitted to humans, such as parasites, which are significantly increasing.”  The collection of dogs’ DNA from saliva will be free to owners for a year. The Council for Hygiene concludes by saying, “The problem of lack of collection of dog waste is felt by all citizens, especially in playgrounds for children and in the streets of the historic center.  We decided to intervene with an extraordinary, innovative and effective solution, creating a method that can easily be adopted by every Italian municipality.”

 

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Parte III:Le scoperte straordinarie a Pompei nel 2018

Pompei si estende per oltre 80 mila metri quadrati; circa 2/3 della città sono stati scavati. Le strade sono costruite in pietra poligonale nella tradizionale griglia romana. Case e negozi fiancheggiano entrambi i lati delle strade. Le case più ricche si trovano nel nucleo centrale della città, o potrebbero occupare un’intera insula (un isolato). Pompei è stata divisa in nove regioni, ciascuna chiamata “Regio”; mappe, come la Bellum Catilinae,rappresentano in dettaglio le 17 insulae all’interno della Regie così come le case, i negozi e gli appartamenti in ogni insula (vedete http://users.ipa.net/~tanker/pompeii.htm).  Il forum, i bagni, alcune case e alcune ville all’esterno della città come la Villa dei Misteri, rimangono ben conservati. Altre strutture avevano un disperato bisogno di restauro.

Il Grande Progetto Pompei prevedeva il restauro di molte case, in particolare nel Regio VI, un’area di circa 8 ettari nel settore nordovest di Pompei. Alla fine del 2016 è stata riaperta la Casa dei Vettii. Questa era una domus o casa appartenente a due famiglie di schiavi liberati. Un celebre affresco di Priapo con un fallo gigantesco si trova nel vestibolo d’ingresso per tenere lontano il malocchio dalla casa. (Le immagini erotiche erano piuttosto comuni in quest’epoca). Nell’atrio due casseforti rialzate su blocchi in pietra, rivestite di ferro confermavano che ci si trovava nella casa di una famiglia ricca. Nel triclinio (sala da pranzo formale) ci sono diversi affreschi, tra cui la famosa “Arianna abbandonata da Teseo a Nasso”. Altre case riaperte nel Regio VI sono la Casa degli Adone ferito, in cui spicca un grande affresco con Adone morente soccorso da Venere, e la Casa dell’Ancora, che prende il nome da un bellissimo mosaico in bianco e nero.

Ma era durante il 2018 che molte nuove scoperte sono state riportate sui giornali internazionali, per lo più in Regio V, che era un’area in gran parte non scavata nel settore nordest di Pompei. La prima vittima nella zona è stata scoperta a maggio – lo scheletro di un uomo che è sopravvissuto all’esplosione iniziale del Vesuvio, ma che poi è stato schiacciato da una masso mentre tentava di fuggire. La squadra ha anche trovato la cavità lasciata dal corpo di un cavallo ed è stata in grado, per la prima volta, di realizzare un cast completo del corpo di un cavallo ucciso nell’eruzione. Gli esperti pensano che il cavallo, rimpicciolito dagli standard odierni, fosse eccezionalmente grande per il suo tempo. Tracce di un’imbracatura in ferro e bronzo sono state trovate nelle vicinanze, il che suggerisce che l’animale fosse un cavallo da parata appositamente allevato, probabilmente di notevole valore.

In ottobre, gli scavi hanno scoperto un antico santuario, noto come larario, incastonato nel muro di una casa fiancheggiato da immagini di divinità romane e circondato da idilliaci dipinti di piante, serpenti e un pavone realistico. Sotto il santuario, l’altare offre tracce di offerte bruciate da quasi 2.000 anni fa. Ogni casa aveva un larario di qualche tipo, ma questa casa aveva anche un giardino e una piccola piscina che suggerivano che il proprietario fosse particolarmente agiato. Secondo Massimo Osanna, il soprintendente di Pompei, la Casa del Giardino era eccezionale non solo per l’incredibile decorazione della pittura murale, ma anche perché era molto ben conservata.

Una settimana dopo ci fu una scoperta straordinaria nella Casa del Giardino. Sul muro di una stanza in ristrutturazione all’epoca, c’era un’iscrizione in carboncino con una data corrispondente al 17 ottobre. Pertanto, l’eruzione del Vesuvio non poteva essere avvenuta in agosto come è stato creduto per secoli, ma forse in ottobre o novembre del 79 d.  Una prova ulteriore si trova negli indumenti più pesanti indossati dalla gente che furono sepolti nella cenere. La frutta e la verdura fresca nei negozi sono tipici di ottobre, e la frutta estiva era già venduta secca. Le monete trovate nella borsa di una donna non potevano essere state coniate prima della metà di settembre.

Una settimana dopo … un’altra scoperta nella Casa del Giardino: i resti di cinque persone, molto probabilmente due donne e tre bambini che si erano rifugiati in una camera da letto nel disperato tentativo di salvarsi dalla pioggia di cenere e pomice. Hanno cercato di sigillare la porta posizionandoci un mobile davanti. È un’altra scena drammatica, testimonianza delle ultime ore terribili a Pompei.

E poi nel novembre del 2018 è arrivato l’annuncio di un’altra straordinaria scoperta: un affresco eccezionalmente ben conservato raffigurante la scena mitologica di Leda e il cigno. Mostra lo stupro della regina di Sparta da parte di Giove (Zeus ai Romani) nella forma di un cigno. È stato dissotterrato nella camera da letto di una casa in corso di scavo sulla Via del Vesuvio. Osanna disse che l’affresco suggeriva che il proprietario volesse mostrare il potere della sua famiglia.

E infine, a dicembre è stato scoperto un altro cavallo di razza; indossava una sella militare placcata in bronzo e sembrava pronta a partire non appena iniziata l’eruzione. Insieme ai resti di altri due cavalli, questo cavallo fu scoperto nei resti di una scuderia collegata a una sontuosa villa suburbana a Civita Giuliana, fuori dalle mura di Pompei. Secondo Osanna, la villa aveva stanze riccamente affrescate e arredate, ed un quartiere di servizio. Un’aia e magazzini di olio e vino erano anche situati sulle terrazze in pendio di fronte al Golfo di Napoli e Capri.

 

 

 

 

 

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Part 3: Extraordinary Discoveries in Pompeii in 2018

Pompeii is spread out over 110 acres; about 2/3 of the city has been excavated.  The streets are laid out in polygonal stone in the traditional Roman grid pattern.  Houses and shops line both sides of the streets.  Wealthier homes are contained in the interior or could occupy up to an entire insula, or city block.  Pompeii has been divided into nine regions called Regio; maps, like the Bellum Catilinae,detail the 17 insulae within the regions as well as the houses, shops, and apartments in each insula (see http://users.ipa.net/~tanker/pompeii.htm).  The forum, baths, some houses, and some out-of-town villas like the Villa of the Mysteries, remain well preserved.  Others were in dire need of restoration.

The Great Pompeii Project included the restoration of many houses, particularly in Regio VI, an area of about 20 acres in the northwest sector of Pompeii.  In late 2016 the House of the Vettii was reopened.  This was a domus or house of the union of two families of freed slaves.  A famous fresco of Priapus with a giant phallus is in the entrance vestibule to keep the evil eye away.  (Erotic imagery was quite common in this era.)  In the atrium there are two safes raised on stone blocks and covered with iron; they confirmed to the visitor that one was in the home of a rich family.  In the triclinium (formal dining room) are several frescoes, including the famous “Ariadne abandoned by Theseus at Naxos.”  Other houses reopened in Regio VI are the House of Adonis, in which there is a large fresco of the dying Adonis rescued by Venus, and the House of the Anchor, which takes its name from a beautiful black and white mosaic.

But it was during 2018 that many new discoveries were made mostly in Regio V, which was a largely unexcavated area in the northeastern sector of Pompeii.  The first victim was discovered in May – the skeleton of a man who survived the initial explosion of Mount Vesuvius but was then crushed by a massive rock as he attempted to flee.  The team also found the cavity left by a horse’s body and was able, for the first time, to make a complete cast of the body of a horse killed in the eruption.  The experts think the horse, short by today’s standards, was exceptionally large for its time.  Traces of a harness in iron and bronze were found nearby, which suggests that the animal was a specially bred parade horse, probably of considerable value.

In October excavators uncovered an ancient shrine, known as a lararium, embedded in the wall of a house flanked by images of Roman gods and surrounded by idyllic paintings of plants, snakes, and a lifelike peacock.   Beneath the shrine, the altar has traces of burned offerings from almost 2,000 years ago.  Every house had a lararium of some kind, but this house also had a garden and a small pool suggesting the wealth of the owner.  According to Massimo Osanna, the superintendent of Pompeii, the House of the Garden was exceptional not only because of the incredible decoration of the wall painting but also because it was all very well preserved.

A week later there was an extraordinary discovery in the House of the Garden.  On the wall of a room under renovation at the time, there was an inscription in charcoal with a date corresponding to October 17. Therefore, the eruption of Mount Vesuvius could not have occurred in August as has been reported for centuries, but perhaps in October or November of 79 A.D.  Further support for a later eruption is found in the heavier clothing that the people buried in the ash were wearing.  The fresh fruit and vegetables in the shops are typical of October, and summer fruit was already being sold in dried form.  Coins found in a woman’s purse could not have been minted before the middle of September.

A week later…another discovery in the House of the Garden:  the remains of five people, most likely two women and three children who had taken refuge in a bedroom in a desperate attempt to save themselves from the rain of ash and pumice.  They tried to seal the door by placing a piece of furniture in front of it.  It’s another dramatic scene, testimony of the last terrible hours in Pompeii.

And then in November 2018 came the announcement of another extraordinary discovery:  an exceptionally well-preserved fresco depicting the mythological scene of Leda and the swan.  It shows the rape of the queen of Sparta by Jupiter (Zeus to the Romans) in the form of a swan.  It was unearthed in the bedroom of a house being excavated on the Via del Vesuvio. Osanna said that the fresco suggested that the owner was most likely showing off his family’s power.

And finally, in December another purebred horse was discovered; wearing a bronze-plated military saddle and appeared ready to go when the eruption occurred.  Along with the remains of two other horses, this horse was discovered in the remnants of a stable attached to a sumptuous suburban villa in Civita Giuliana, outside the walls of Pompeii.  According to Osanna, the villa had richly frescoed and furnished rooms and a servant’s quarter.  A farmyard, and olive oil and wine warehouses were also situated on the sloping terraces facing the Gulf of Naples and Capri.

 

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Parte 2: Il Grande Progetto Pompei

È considerato uno dei progetti archeologici più ambiziosi della storia. L’obiettivo del Grande Progetto Pompei è quello di trasformare un sito in grave rovina in una vetrina impareggiabile e di costruire una raffigurazione dettagliata, sfaccettata, quasi fotografica dell’Italia romana. Nel 2012 le autorità del sito hanno ricevuto una sovvenzione di emergenza di 75 milioni di euro dall’Unione europea e altri 30 milioni di euro dal governo italiano. Il professor Massimo Osanna, un archeologo visionario, è stato nominato sovrintendente nel 2014. Sta applicando un approccio chiamato “archeologia globale”, che arruola un vasto team interdisciplinare di competenze scientifiche, accademiche e pratiche nello studio di siti antichi.

Considerando che solo circa 3 archeologi avevano lavorato a Pompei in passato, ora ci sono più di 200 esperti al lavoro, inclusi 12 architetti e 12 archeologi. Il team comprende anche muratori, elettricisti, idraulici, pittori, carpentieri, fotografi, dentisti, antropologi, radiologi, biologi, geologi, tecnici di mappatura, informatici, ingegneri medici, idro-ingegneri ed esperti nel restauro artistico.

Insieme stanno restaurando ed analizzando l’opera pioneristica di Giuseppe Fiorelli, un sovrintendente ottocentesco di Pompei, che ha iniettato gesso nei blocchi di cenere che racchiudevano i morti, creando dei movimenti evocativi dei loro cadaveri. Oggi usano una resina invece del gesso perché è più resistente e non distrugge le ossa, permettendo ulteriori analisi. Gli esperti oggi usano anche tecnologie avanzate per compilare i profili genetici delle vittime – non solo sesso ed età, ma anche dove sono nati e quali occupazioni hanno tenuto. Studiano i resti del cibo per ottenere ulteriori indizi sulle abitudini alimentari e stanno studiando case e affreschi restaurati per ricostruire la vita quotidiana degli abitanti.  Stanno anche raggruppando risultati medici con altri dati per costruire un censimento della comunità scomparsa.

Quello che sta emergendo è uno straordinario ritratto della città e dei suoi cittadini, che combina nuove scoperte con prove che confermano le teorie precedenti. Come New York e altre città moderne, la Pompei del primo secolo era una comunità molto dinamica con quartieri multiculturali e persone che parlavano molte lingue. Osanna dice anche che sono stati trovati elenchi di nomi e “molti sono riconoscibilmente quelli del liberti”, che erano schiavi liberati con origini in tutto l’impero romano: Grecia, Nord Africa, persino la Gallia Celtica. Pompei era una comunità benestante di cittadini romani, stranieri naturalizzati e liberti che divennero molto attivi nel commercio internazionale.

Pompei potrebbe essere uno specchio dei nostri tempi anche in altri modi. Le loro diete erano simili a quelle della California di oggi con cereali, tra cui grano, avena e orzo, accompagnate da ceci, frutta e noci, e accentuate da spezie e prelibatezze importate da aree lontane come l’Egitto e la penisola arabica. Eppure i locali spesso pranzavano nei ristoranti “fast-food” nei negozi chiamati thermopolia, che avevano banconi in pietra con recipienti di terracotta scavata che contenevano pasti precotti.

L’analisi continua e produrrà risultati più incredibili. Nel frattempo, il Grande Progetto Pompei sta anche puntellando le facciate erose e installando tubi di drenaggio in tutto il sito. L’illuminazione perimetrale e la videosorveglianza sono state installate ovunque, così come la copertura wifi. Le mostre e gli eventi si svolgono ora sul posto e gli alloggi fuori sede sono migliorati per il comfort dei visitatori.

La prossima volta: Scoperte straordinarie nel 2018.

 

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Parte 2: The Great Pompeii Project

It is considered one of the most ambitious archaeological projects in history.  The goal of the Great Pompeii Project is to transform a site in grave disrepair into a peerless showcase by 2018 and beyond…and to construct a detailed, multi-faceted, almost photographic portrait of Roman Italy.  In 2012 the site’s authorities received an emergency grant of 75 million euros (then about $100 million) from the European Union and another 30 million euros ($40 million) from the Italian government. Professor Massimo Osanna, a visionary archaeologist, was appointed Superintendent in 2014.  He is employing an approach called “global archaeology,” which enlists an extensive interdisciplinary team of scientific, scholarly, and practical skills in the study of ancient sites.

Whereas only about 3 archaeologists had been working on Pompeii in the past, now there are more than 200 experts at work, including 12 architects and 12 archaeologists.  The team also includes bricklayers, electricians, plumbers, painters, carpenters, photographers, dentists, anthropologists, radiologists, biologists, geologists, mapping technicians, computer scientists, medical engineers, hydro-engineers, and experts in art restoration.

Together they are restoring and analyzing the pioneering work of Giuseppe Fiorelli, a 19thcentury superintendent of Pompeii, who injected plaster into the blocks of ash that encased the dead, yielding evocative casts of their corpses.  Today they use a resin instead of plaster because it is more durable and does not destroy the bones, allowing further analysis. The experts today are using advanced technology to compile precise genetic profiles of the victims—not only gender and age, but also where they were born and what occupations they held. They are studying food remnants for clues on eating habits, and they are studying restored houses and frescoes to piece together the daily lives of inhabitants.  And they are collating medical findings with other data to construct a census of the vanished community.

What is emerging is an extraordinary portrait of the city and its citizens, which combines new discoveries with evidence that confirms former theories.  Like New York and other modern cities, first-century Pompeii was a very dynamic community of multicultural neighborhoods and people speaking multiple languages.  Osanna also says that lists of names have been found, and “many are recognizably those of liberti,” who are freed slaves with origins all across the Roman empire—Greece, North Africa, even Celtic Gaul.   Pompeii was an affluent community of Roman citizens, naturalized foreigners and freedmen who became movers and shakers in international trade.

Pompeii could be a mirror of our own times in other ways as well.  Their diets were similar to California today with staples of whole grains, including wheats, oats, and barley, accompanied by chickpeas, fruits, and nuts, accented by spices and delicacies imported from far-flung areas such as Egypt and the Arabian Peninsula.  Yet the locals often lunched at “fast-food” restaurants in shops called thermopolia,”which had stone counters fitted with sunken terracotta vessels that contained pre-cooked meals.

The analysis continues and will yield more incredible findings.  In the meantime, the Great Pompeii Project is also shoring up eroded facades and installing draining pipes throughout the site.  Perimeter lighting and video surveillance has been installed throughout, as has wifi coverage.  Exhibitions and events are now being held on site, and external accommodations have improved for the comfort of visitors.

Next time: Discoveries in 2018

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Parte 1: Pompei e un’eredità di disastri

Questo è il primo post in una serie di tre parti su Pompei

L’eruzione del Monte Vesuvio nel 79 d.C. è probabilmente il disastro più noto del tempo. L’antica città romana di Pompei, Ercolano e l’area circostante, furono sepolte sotto 4 a 6 metri di cenere e pomice vulcanica.  La maggior parte degli 11.000 abitanti, se non tutti, di questa regione del Golfo di Napoli, furono sepolti.

Da lontano, Plinio il Giovane era l’unico testimone superstite dell’eruzione. Descrisse una scena apocalittica in cui il sole filtrava dalla coltre nebbiosa come una lampada e “si sentivano le urla di donne, i lamenti dei bambini, e le grida degli uomini”. Scrisse di suo zio Plinio il Vecchio, un ammiraglio romano, che morì nel tentativo di salvare i cittadini di Pompei.

Quelli che si trovano vicini all’esplosione morirono curvati nella stessa posizione in cui gli archeologi li trovarono secoli dopo.  Gli oggetti sepolti a Pompei erano ben conservati per quasi 2 millenni grazie alla mancanza di aria ed umidità.  Una volta iniziati gli scavi nel XVIII secolo, il sito forniva una grande quantità di informazioni sulla vita quotidiana di questi romani. Tuttavia, una volta esposta, Pompei fu soggetta a disastri naturali e quelli provocati dall’uomo, che hanno aumentato il deterioramento.

Dalla metà del XIX secolo, 4 grandi terremoti scossero il Golfo di Napoli.  I bombardamenti alleati nel 1943 paralizzarono edifici importanti.  I cattivi metodi di scavo e ricostruzione, in particolare da parte di imprese controllate dalla criminalità organizzata, causarono più danni delle bombe. L’erosione e le inondazioni distrussero le fondamenta.  I tagli al budget e le crisi economiche seriamente ritardavano le riparazioni e i restauri.

Il vandalismo e il furto hanno danneggiato alcuni dei tesori di Pompei.  Infatti, nel 2018 la squadra d’élite italiana di carabinieri incaricata a proteggere il patrimonio culturale del paese, ha condotto un’incursione in un magazzino a Ginevra in Svizzera.  Ha recuperato frammenti di affreschi di Pompei che erano stati staccati dalle pareti probabilmente negli anni ’90.

Alla fine del 2010, quando “La Casa dei Gladiatori” è improvvisamente crollata, solo il 13% degli ettari scavati del sito erano accessibili ai visitatori.  Da 64 edifici aperti al pubblico nel 1956, il numero era stato ridotto a 10.  “Pompei ha affrontato una crisi acuta ad ogni livello”, afferma il professor Massimo Osanno, un archeologo nominato Sovrintendente degli Scavi nel 2014.  “Niente di meno di una ristrutturazione e una riorganizzazione totali potrebbero cambiare le cose”.

Come forse il più importante sito archeologico del mondo, Pompei era troppo importante per essere abbandonata. Nonostante anni di abusi e di abbandoni, è ancora il quinto sito archeologico più visitato al mondo (superato solo dal Great Wall e dall’esercito di terracotta di Xian in Cina, dal Colosseo e dal Foro di Roma). Attrae quasi 3 milioni di visitatori all’anno. È un sito patrimonio mondiale dell’UNESCO. Eppure nel 2013 l’UNESCO ha dichiarato che se il restauro non riuscisse a compiere progressi significativi, Pompei sarebbe stata inserita nella lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo.

Qualcosa doveva essere fatto.

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