Welcome to Olivo Santa Barbara

L’Olivo Santa Barbara is a blog about cultural similarities and differences between Italy and the United States, with some emphasis on Santa Barbara, California.  The blog addresses history, travel, film, music, art, food, and people and animals.  Following an introduction in English, you can choose to read each post in Italian or English.  Comments are welcome, as are ideas for future posts.

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Il minimo comune denominatore

Ho recentemente letto un articolo nel Washington Post sull’impatto della televisione sulla politica populista in Italia. La storia comincia con l’apertura delle onde radio dalla Radiotelevisione italiana (RAI), società di radiodiffusione pubblica nazionale di proprietà del Ministero dell’Economia e delle Finanze.  Conosciuta dal 1954 come Radio Audizioni Italiane, una grande parte della sua programmazione dopo la seconda guerra mondiale era influenzata dalla BBC ed aveva trasmissioni per lo più a contenuto educativo.  Programmi come Non è mai troppo tardi e Un viaggio al Po hanno permesso agli italiani di conoscere altre regioni del paese, in un momento in cui la maggior parte delle persone non poteva permettersi di viaggiare.

Poi, negli anni ’80, una rete di canali aggressivo e poco raffinati, chiamati Mediaset sono entrati nel mercato e si sono rapidamente diffusi in tutto il paese. I propri programmi — cartoni animati, soap opera, sport, film e altro leggero intrattenimento—erano in contrasto con la missione educativa della RAI.  Mediaset trasmetteva film e intrattenimento quasi tre volte di più rispetto alla RAI e, al contrario, non offrendo al contrario, quasi nessun programma educativo e poche notizie.  Nel 1990 metà del paese aveva accesso a Mediaset, permettendo ciò a ricercatori di diversi campi di analizzare l’impatto della televisione sulla politica del paese.

I risultati sono scoraggianti.  Senza approfondire le metodologie dei ricercatori, i dati  mostrano che la continua esposizione alla programmazione scadente di Mediaset era affiancata da messaggi semplici e risposte facili, mezzi questi per un valido supporto ai candidati populisti.  Naturalmente, sappiamo che il fondatore e proprietario di Mediaset è Silvio Berlusconi, politico populista ed ex primo ministro. Ma i ricercatori sottolineano che il rapporto tra media popolari e politica populista non è solo un effetto Berlusconi.  Si estende ai suoi concorrenti, in particolare al Movimento a Cinque Stelle.  Questo partito è stato fondato dal comico Beppo Grillo una decina di anni fa ed è diventato il secondo più grande partito del Parlamento italiano dalle elezioni del 2018.

Il ruolo della televisione nel movimento populista non viene dalla messaggistica politica ma dall’intrattenimento. L’effetto elettorale è di circa 10 punti percentuali tra i due gruppi che hanno visto di più Mediaset – quelli di età inferiore ai 10 anni e quelli di 55 anni e più. I ricercatori hanno scoperto che i giovani che guardavano tale programmazione durante i loro anni di formazione sono cresciuti per essere “meno cognitivamente sofisticati e meno civici e meno politicamente attivi” rispetto ai loro coetanei che seguivano le trasmissioni pubbliche, cioè della RAI. Da adulti hanno registrato punteggi di matematica e di lettura significativamente peggiori di quelli dei loro coetanei. Le loro opinioni populiste derivano dalla semplicità della programmazione, dalla semplicità del linguaggio dei politici populisti.

Gli effetti di “brain-numbing” non erano così pronunciati negli italiani più adulti che seguivano Mediaset; i punteggi dei loro test erano simili a quelli dei loro colleghi. Le loro opinioni populiste erano influenzate dalle notizie che guardavano su Mediaset. Le domande e le ricerche continuano … compreso il potenziale impatto di Fox News negli Stati Uniti sulle opinioni populiste. La domanda nella mia mente è se la connessione è causalità o correlazione. Si potrebbe pensare che ci siano altri fattori in gioco. Ma come dice l’articolo del Washington Post, “questa è una storia su come il minimo comune denominatore dei media popolari abbia spianato la strada al minimo comune denominatore della politica populista”.

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The Lowest Common Denominator

I recently read an article in The Washington Post about the impact of television on populist politics in Italy.  The story really begins with the opening of Italy’s airwaves by Radiotelevisione italiana (RAI), which is the national public broadcasting company owned by the Ministry of Economy and Finance.  Known until 1954 as Radio Audizioni Italiane, much of its programming following WWII was influenced by the BBC.  The emphasis was on educational content.  Programs like Non è mai troppo tardi and Un viaggio al Po introduced people to life in other parts of the country at a time when most people couldn’t afford to travel.

Then in the 1980s, an aggressive and unabashedly unsophisticated channel called Mediaset entered the market and quickly spread across the country.  It countered RAI’s educational mission with cartoons, soap operas, sports, movies and other light entertainment.  Mediaset provided almost three times as many hours of movies and entertainment as RAI did and, by contrast, offered almost no news or educational programming.  By 1990 half the country had access to Mediaset, which allowed researchers, in various studies, to analyze the impact of television on the country’s politics.

The results are disheartening.  Without delving into the researchers’ methodologies, the data (from many sources by many researchers from many countries in many studies) show that continued exposure to Mediaset’s “trashy” programming led to solid support for populist candidates selling simple messages and easy answers.  Of course, we know that Mediaset’s founder and controlling owner is Silvio Berlusconi, populist politician and former prime minister. But the researchers emphasize and prove that the relationship between popular media and populist politics is not just a Berlusconi effect.  It extends to his competitors, particularly the Five Star Movement.  This party was founded by comedian Beppo Grillo a decade ago and has become the second largest party in Italy’s Parliament since the 2018 election.

Television’s role in the populist movement comes not from political messaging but from entertainment. The electoral effect is about 10 percentage points among the two groups that watched Mediaset the most—those under the age of 10 and those 55 and older.  Researchers found that young people who watched this programming during their formative years grew up to be “less cognitively sophisticated and less civically minded and less politically active” than their counterparts who had access to public broadcasting.  As adults they had math and reading scores significantly worse than those of their peers. Their populist views came from the similarity between the simplicity of the programming and the simplicity of the language and messages of the populist politicians.

“Brain-numbing” effects weren’t as pronounced in Italians exposed to Mediaset later in life; their test scores were similar to those of their peers.  Their populist views were influenced by the news which they tended to watch on Mediaset rather than from other broadcasters.

The questions and research continue…including the potential impact of Fox News in the United States on populist views.  The question in my mind is whether the connection is causation or correlation. One would think that there are other factors at play.  But as the Washington Post article says, “this is a story about how the lowest common denominator of popular media paved the way for the lowest common denominator of populist politics.”

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Il campionato italiano di basebal

Da appassionata di baseball, mi non sono sorpresa nel sapere che la squadra Chicago Cubs ha recentement reclutato un giocatore dominicano di nome Robel Garcia.  Dopo tutto, molti giocatori di baseball americani provengono dalle isole dei Caraibi. Ma sono rimasta sbalordita nel sapere che lui è stato scoperto in Italia e che aveva giocato per il campionato italiano di baseball.

Ho iniziato la mia ricerca.  Ho scoperto che il livello di competizione nel campionato italiano di baseball è considerato il più alto in Europa e che la Major League Baseball statunitense ricerca e seleziona i propri giocatori in Italia per formare squadre negli Stati Uniti.  Non sorprende che i giocatori che sognano di giocare nelle Major amano allenarsi in Italia – per il cibo, il clima, la bellezza e la cordialità, per non parlare poi degli alti standard di gioco.

Il campionato italiano di baseball oggi è composto da 8 squadre che sono controllate dalla Federazione Italiana Baseball e Softball (FIBS) a Roma.  Metà delle squadre proviene dalla regione Emilia-Romagna.  Nel campionato c’è anche una squadra della Repubblica di San Marino. I nomi delle squadre corrispondono solitamente al nome della città (ad esempio, Parma, Bologna, Nettuno) e allo sponsor aziendale della squadra, proprio come nel baseball giapponese.

Il baseball è iniziato in Italia durante la seconda guerra mondiale quando i soldati americani insegnavano questo sport ai bambini italiani. Il primo campionato si è svolto in Italia nel 1948 e oggi il campionato è completo con una serie di playoff, in cui le squadre si sfidano nel campionato per vincere lo Scudetto. Secondo le regole FIBS, oggi ognuna delle 8 squadre gioca due serie da 3 partite contro tutte le altre squadre, per un totale di 42 partite in una stagione. (Negli Stati Uniti, ci sono 30 squadre che giocano 162 giochi durante la stagione regolare.)  Le quattro squadre che terminano con il miglior record della stagione si qualificano per un round-robin. I primi e secondi classificati del round-robin giocano una serie dei migliori-di-sette per vincere lo scudetto. La FIBS stabilisce anche il numero di visti sportivi concessi ai giocatori stranieri non UE e anche il numero di giocatori stranieri sul campo in qualsiasi momento.

Sfortunatamente, il baseball in Italia non è un’industria in crescita. Le strutture sono in gran parte di proprietà e sono mantenute dai governi della comunità e le squadre hanno poche risorse. Negli Stati Uniti, è un’economia enorme, con grande dispiacere dei puristi del baseball. Tuttavia, nella Major League Baseball, ci sono stati molti eroi italo-americani; molti sono custoditi nella Baseball Hall of Fame a Cooperstown, in New York. Si potrebbero schierare diverse squadre di italoamericani dai giocatori storici e quelli più attuali. I fanatici di baseball riconosceranno questi nomi: i manager Tommy Lasorda e Joe Torre, i ricevitori Yogi Berra e Mike Piazza, gli interni Phil Rizzuto ed Anthony Rizzo, gli esterni Joe DiMaggio e Lou Piniella, e lanciatori Barry Zito e Dave Righetti (e anche oggi Rick Porcello e Nathan Eovaldi). Per non parlare di A. Bart Giamatti, ex commissario di baseball, il più alto incarico nella gestione di questo sport. L’attuale giocatore di prima base della Chicago Cubs, Anthony Rizzo, ha recentemente dato il benvenuto alla nuova recluta dall’Italia, Robel Garcia, con un cordiale “Buongiorno” e baci su entrambe le guance.

Questo è quanto mi ha portato la mia ricerca. Ho ancora molte domande: cantano come sciocchi “portami fuori al gioco” in inglese o in italiano? Servono hot dog, birra e popcorn durante le partite? Qual è il nome del bar dello sport in cui la gente va dopo la partita? In America, potrebbe essere chiamato “la Panchina”, “la Pancina dei lanciatori” o “il Decimo Inning”. In Italia è probabilmente chiamato “la Quinta Base”, ed è un bar per il caffè che potrebbe servire anche il vino. Domande serie riguardano come far sopravvivere e prosperare questo sport in Italia: cosa ne pensate di portare partite importanti in Italia come la serie degli Yankees-Red Sox a Londra? Forse George Clooney, una stella del baseball in liceo, potrebbe finanziare lo sviluppo del baseball in Italia con il supporto di Mike Piazza, Joe Torre e Major League Baseball. Come costruisci l’interesse popolare per uno sport in un paese che ha già un’indescrivinile passione per il calcio?

Andiamo ai playoff ad ottobre in Italia! In preparazione, ecco un breve lessico da studiare:

il campo di gioco—playing field
diamante—diamond
campo esterno—outfield
monte di lancio—pitcher’s mound
la panchina—dugout
la panchina dei lanciatori—bullpen
linee di foul—foul lines
la prima base—first base
la seconda base—second base
la terza base—third base
la casa base (or piatto)—home plate
giocatori—players
battitore—batter
arbitro di casa base—home plate umpire
un fuoricampo—home run
ruoli difensivi—defensive positions (roles)
interni—infielders
esterni—outfielders
lanciatore (L)—pitcher
ricevitore (R)—catcher
prima base (1B)—first baseman
seconda base (2B)—second baseman
terza base (3B)—third baseman
interbase (IB)—shortstop
esterno sinistro (ES)—left fielder
esterno centro (EC)—center fielder
esterno destro (ED)—right fielder
gli oggetti in uso—equipment
cappellino—cap
caschetto—helmet
divisa—uniform
guanto—mitt
mazza—bat
palla—ball
spikes—spikes
mascherina—mask
pettorina—chest protector
schinieri—shin guards

 

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The Italian Baseball League

As an avid baseball fan, I was not surprised to learn that the Chicago Cubs had recruited this year a Dominican player named Robel Garcia.  After all, many baseball players come from Caribbean islands.  But I was stunned to learn that he was discovered in Italy and that he had been playing for the Italian Baseball League (IBL).

I began my research. I learned that the overall level of competition in the IBL is considered to be the highest in Europe and that Major League Baseball in the United States scouts for players in Italy to recruit to teams in the United States.  Not surprisingly, players who dream of playing in the majors love to train in Italy—for the food, climate, beauty and friendliness, not to mention the high level of play.

The IBL today consists of 8 teams that are governed by the Italian Federation of Baseball & Softball (FIBS) in Rome.  Half the teams are based in the Emilia-Romagna region of Italy.  A team from the Republic of San Marino also plays in the league.  Team names usually consist of the city name (eg, Parma, Bologna, Nettuno) and the team’s corporate sponsor, much like in Japanese baseball.

Baseball began in Italy during World War II when American G.I.’s taught the game to local children. The first championship was held in Italy in 1948, and today there is a major league, complete with a playoff series in which teams compete for the championship, called the Scudetto.  According to FIBS rules today, each of the 8 teams plays two 3-game series against every other team, for a total of 42 games in a season.  The four teams that finish with the best regular season record qualify for a round-robin playoff.  The first and second-place finishers of the round-robin play a best-of-7 game series for the Scudetto.The FIBS also determines the number of sport visas granted to non-EU foreign players and also the number of foreign players on the field at any time.

Unfortunately, baseball in Italy is not a growth industry.  The facilities are largely owned and maintained by community governments and teams have few assets.  In the United States, it’s a huge business, much to the chagrin of baseball purists. However, in Major League Baseball, there have been many Italian-American heroes; many are enshrined in the Baseball Hall of Fame in Cooperstown, New York.  One could field several teams of Italian-Americans from historical and current players.  Baseball fanatics will recognize these names:  Managers Tommy Lasorda and Joe Torre, catchers Yogi Berra and Mike Piazza, infielders Jason Giambi, Anthony Rizzo, Craig Biggio and Phil Rizutto, outfielders Joe DiMaggio and Lou Piniella, and pitchers Barry Zito and Dave Righetti.  Not to mention A. Bart Giamatti, a former Commissioner of Baseball, the highest office in the management of the sport.  Current first baseman Anthony Rizzo from the Chicago Cubs recently welcomed the new recruit from Italy, Robel Garcia, with a hearty “Buongiorno” and kisses on both cheeks.

That’s as far as my research took me.  But I have so many more questions:  silly ones like do they sing ‘Take me out to the ballgame’ in English or Italian?  Do they serve hot dogs, beer and popcorn at the games?  What is the sports bar called where people go after the game?  In America, it might be called ‘the Dugout,’ ‘the Bullpen,’ or ‘the Tenth Inning.”  In Italy it’s probably ‘the Fifth Base,’ a coffee bar that might also serves wine. Serious questions surround how to make the game survive and thrive in Italy:  how about bringing major league games to Italy similar to the Yankees-Red Sox series in London?  Maybe George Clooney, a high school baseball star and producer of the movie “the Catcher was a Spy” could bankroll the development of baseball in Italy, with the support of Mike Piazza, Joe Torre, and Major League Baseball.  How do you build grassroots interest in the game in a country that already has a passion for calcio?

Let’s go to playoff games in Italy!  In preparation, here is a brief lexicon to study:

il campo di gioco—playing field
diamante—diamond
campo esterno—outfield
monte di lancio—pitcher’s mound
la panchina—dugout
la panchina dei lanciatori—bullpen
linee di foul—foul lines
la prima base—first base
la seconda base—second base
la terza base—third base
la casa base (or piatto)—home plate
giocatori—players
battitore—batter
arbitro di casa base—home plate umpire
un fuoricampo—home run
ruoli difensivi—defensive positions (roles)
interni—infielders
esterni—outfielders
lanciatore (L)—pitcher
ricevitore (R)—catcher
prima base (1B)—first baseman
seconda base (2B)—second baseman
terza base (3B)—third baseman
interbase (IB)—shortstop
esterno sinistro (ES)—left fielder
esterno centro (EC)—center fielder
esterno destro (ED)—right fielder
gli oggetti in uso—equipment
cappellino—cap
caschetto—helmet
divisa—uniform
guanto—mitt
mazza—bat
palla—ball
spikes—spikes
mascherina—mask
pettorina—chest protector
schinieri—shin guards

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tre medici e un ospedale: Così una malattia salvò gli Ebrei durante il seconda guerra mondiale

Era il 16 ottobre 1943, poco dopo le 5.00 del mattino.  Di turno nell’Ospedale Fatebenefratelli, sull’isola Tiberina a Roma, c’erano Giovanni Borromeo, il primario, Vittorio Sacerdoti, un giovane medico praticante ed Adriano Ossicini, uno studente di medicina.  Dal vicino Ghetto ebraico, giunsero rumori di spari e grida: era cominciato il “sabato della vergogna”.    Era il rastrellamento degli ebrei da parte delle truppe naziste, che portò alla cattura di quasi 1.200 uomini, donne e bambini; furono stipati dentro 18 vagoni piombati con destinazione Auschwitz-Birkenau, dove moltissimi vennero immediatamente uccisi nelle camere a gas.

Più tardi, nella sua testimonianza, Ossicini raccontò, “Ricordo ancora lo straziante grido di una madre all’alba, in via delle Reginella, che urlava al suo piccolo ‘Scappa via, bello de mamma, scappa!’”  Ossicini e il suo amico, un combattente antifascista, corsero al Ghetto.  Riuscirono a portare all’ospedale quasi 20 giovani ebrei prima che fossero caricati sui camion.  Altri fuggiaschi arrivarono di propria iniziativa.

 Non erano i primi ospiti segreti all’Ospedale Fatebenefratelli.  Sotto la direzione di Borromeo, l’ospedale accolse e si prese cura dei partigiani, degli aviatori feriti e degli ebrei durante la guerra. Infatti, Borromeo aveva installato una radio trasmittente illegale nel seminterrato per aiutare i partigiani. Ma l’ottobre 1943 era diverso. Per ricoverare gli ebrei dovevano compilare le loro cartelle cliniche. Dovevano scrivere qualcosa per distinguerli dagli altri pazienti come misura protettiva contro una ricerca nazista. Sacerdoti ebbe l’idea della “sindrome K” non solo perché varie malattie iniziano con la lettera K, ma anche come allusione ironica all’ufficiale nazista Kesselring e a Kappler, il primo guidava l’occupazione italiana e il secondo era stato nominato capo della polizia di Roma. Il “morbo di K” era presumibilmente una malattia altamente contagiosa i cui sintomi includevano convulsioni, paralisi, demenza e infine la morte per asfissia.

Verso sera, i nazisti arrivarono sull’isola.  I tre medici li accolsero con una mascherina sulla bocca, perché nell’ospedale fu scoppiata una gravissima epidemia di Morbo K, una malattia terribile, mortale e contagiosissima.  Avevano istruito i pazienti a tossire forte e apparire molto malati. Mentre i nazisti setacciavano l’ospedale in cerca di persone da arrestare, evitavano accuratamente qualsiasi stanza di pazienti affetti dalla malattia K. Poi se ne andarono rapidamente.

Questo atto di coraggio da parte dei medici non è venuto alla luce per più di 50 anni. E a quel tempo, i loro resoconti risultavano differenti l’uno dall’altro: ognuno attribuiva l’idea del morbo K a uno degli altri medici. Mentre il conteggio finale del numero degli ebrei salvati era incerto, l’ingegnosità di questi medici offrì un barlume di speranza all’umanità in un momento in cui le storie a lieto fine erano scarsi. Nel 2004, Borromeo ha ricevuto il riconoscimento postumo come “Giusto fra le nazioni” dallo Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Israele. Nel 2016, l’Ospedale Fatebenefratelli è stato riconosciuto come “Casa di Vita” dalla Fondazione internazionale Raoul Wallenberg.

Alcune note personali sui tre medici: Borromeo, un antifascista convinto, aveva rifiutato la gestione di altri ospedali perché gli avevano richiesto l’iscrizione al partito fascista. L’Ospedale Fatebenefratelli, gestito da frati cattolici, era privato e quindi esente da questo tipo di richiesta. Borromeo assunse altri medici che erano stati discriminati, come il dott. Sacerdoti, che essendo ebreo non poteva lavorare in altri ospedali. Il dott. Ossicini era psichiatra e un severo antifascista; lui e il dott. Sacerdoti fornirono assistenza medica ai combattenti della resistenza. Anche se era comunque in pericolo, il dott. Sacerdoti andava spesso nei boschi intorno a Roma per curare i partigiani feriti. Fornì anche assistenza e medicine agli ebrei nel ghetto.

La radio illecita nel seminterrato? Quando i medici si resero conto che i nazisti erano sulle loro tracce, gettarono via le attrezzature nel Tevere.

Nel 2014 la storia di Borromeo è diventata parte di un documentario intitolato “My Italian Secret: The Forgotten Heroes”, narrato da Isabella Rossellini, un’attrice e cineasta italiana, figlia dell’attrice svedese Ingrid Bergman e del regista neorealista italiano Roberto Rossellini.

 

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3 Doctors and a Hospital:  How a disease saved Jews during WWII

It was October 16, 1943, shortly after 5:00 a.m.  On duty at the Fatebenefratelli Hospital, on the Tiber Island in Rome, were Giovanni Borromeo, the head physician, Vittorio Sacerdoti, a young practicing physician, and Adriano Ossicini, a medical student.  From the nearby Jewish ghetto, the sounds of shouts and gunshots arrived.  The “Saturday of Shame” had begun.  It was the round-up of Jews by Nazi troops, which led to the capture of about 1,200 men, women and children; they were crammed into 18 wagons bound for Auschwitz-Birkenau where many were immediately murdered in the gas chambers.

In his later testimony, Ossicini said, “I still remember the heartbreaking cry of a mother on that dawn morning exhorting her little son, ‘Run away, beautiful mamma’s baby, run away!’”  Ossicini and his fascist-fighter friend ran to the Ghetto.  They managed to bring about 20 young Jews, before they were loaded onto trucks, back to the hospital.  Many other fugitives arrived there on their own initiative.

This was not the first time that Fatebenefratelli Hospital served as a sanctuary for Jews.  Under Borromeo’s direction, the hospital sheltered and cared for partisans, wounded airmen and Jews throughout the war.  In fact, Borromeo had an illegal radio transmitter installed in the basement to aid the partisans.  But October 1943 was different.  To hospitalize the Jews, they needed to fill out their medical records.  They had to write something on the chart to distinguish them from other patients as a protective measure from a Nazi search.  Sacerdoti came up with the idea of the “K syndrome” not only because various diseases begin with the letter K, but also as an ironic allusion to the Nazi officer Kesselring, who led the Italian occupation, and Kappler, who had been appointed Rome’s chief of police.  “Syndrome K” was purported to be a highly contagious disease whose symptoms included convulsions, paralysis, dementia and ultimately death by asphyxiation.

That night the Nazis arrived on the island.  The three doctors welcomed them with masks over their mouths, explaining that a serious epidemic of the K-disease had broken out and that it was highly contagious and deadly.  They had instructed patients to cough loudly and appear very ill.  While the Nazis combed the hospital looking for people to round up, they carefully avoided any rooms of patients with the K-disease.  Then they quickly departed.

This act of bravery on the part of the physicians did not come to light for more than 50 years.  And by that time, their accounts varied somewhat—each attributed the idea of the K syndrome to one of the other doctors.  While the final tally on the number of Jews who were saved is uncertain, the ingenuity of these doctors offered a glimmer of hope for humankind at a time when happy endings were in short supply.  In 2004, Borromeo received recognition posthumously as “Righteous Among Nations” by Yad Vashem, a World Holocaust Remembrance Center in Israel.  In 2016, Fatebenefratelli Hospital was recognized as a “House of Life” by the International Raoul Wallenberg Foundation.

A few personal notes about the three physicians:  Dr. Borromeo, a staunch anti-Fascist, had turned down stewardship of other hospitals because they required him to join the Fascist Party.  Fatebenefratelli Hospital, which was run by Catholic friars, was considered private and exempt from this requirement.  Borromeo hired other physicians who had been discriminated against, like Dr. Sacerdoti, who was a Jew and who was unable to practice at other hospitals but was able to practice at Fatebenefratelli under a different name.  Dr. Ossicini was a psychiatrist and staunch anti-fascist; he and Dr. Sacerdoti provided medical assistance to resistance fighters.  Because he was in danger anyway, Dr. Sacerdoti often went to the woods around Rome to tend to wounded partisans.  He also provided care and medicine to the Jews in the ghetto.

The illicit radio in the basement?  When the doctors realized that the Nazis were on their trail, they jettisoned the equipment into the Tiber.

In 2014 Borromeo’s story became part of a documentary called “My Italian Secret: The Forgotten Heroes,” narrated by Isabella Rossellini, Italian actress and filmmaker, who is the daughter of Swedish actress Ingrid Bergman and Italian neorealist film director Roberto Rossellini.

 

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Nuove banconote in euro

Nel 20 ° anniversario anno dell’uscita sull’euro, la Banca centrale europea (Bce) ha emesso nuove banconote da 100 e da 200 euro. Completa la seconda serie di banconote, chiamate serie Europa, che sono state introdotte gradualmente negli ultimi due anni. Le banconote devono essere aggiornate di volta in volta per prevenire la contraffazione. La Bce ha smesso di stampare la banconota da 500 euro nel 2016, a volte chiamato il “Bin Laden”, dopo che la ricerca ha collegato il suo uso al riciclaggio di denaro, all’evasione fiscale e al finanziamento del terrorismo.

La nuova caratteristica di sicurezza sulle banconote da 100 e 200 euro è un ologramma con satellite, con piccoli simboli in euro che circondano il numero 100 o 200. Come la banconota da 50 euro, le nuove presentano anche immagini dell’Europa in un altro ologramma e nella filigrana. Nella mitologia greca, Europa era la consorte di Zeus che, sotto forma di toro, la rapì. Europa identificava nella mitologia greca le terre come figure femminili.

Un’altra nuova caratteristica delle banconote sta nell’angolo inferiore sinistro, il quale cambia colore da verde smeraldo a blu scuro quando si muove la banconota. Il Bce ha collaborato strettamente con persone con problemi di vista per facilitarne l’uso tra questi cittadini. Le nuove banconote hanno cifre grandi in toni più contrastanti per facilitare il loro riconoscimento basato sul colore. Lungo il bordo ci sono segni percepibili al tatto.

Le banconote sono anche più forti rispetto alla prima serie. Resistono ai picchi di temperatura, alle abrasioni, agli accartocciamenti e alla luce del sole. Possono anche essere lavati in lavatrice e stirate. Ciò significa che queste banconote dovranno essere sostituite meno frequentemente, riducendo così i costi e l’impatto sull’ambiente.

L’euro è stato lanciato il 1° gennaio 1999, inizialmente solo per le transazioni contabili e finanziarie.  Alla vigilia del debutto dell’euro, la Bce ha annunciò i tassi di cambio definitivi: un euro sarebbe valso 1.936,27 lire italiane, 1,95583 marchi tedeschi, 6,55957 franchi.  I negozi e altre istituzioni si prepararono ad esporre i prezzi in due valute.  La nuova valuta potrebbe essere utilizzata da 291 milioni di persone per i bonifici bancari e per i pagamenti tramite assegno e carta di credito.

Dal 1 ° gennaio 2002 l’euro ha formalmente sostituito le precedenti valute nazionali. All’inizio venne adottato dagli 11 paesi originari dell’Unione europea: l’Austria, il Belgio, la Finlandia, la Francia, la Germania, l’Irlanda, l’Italia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, il Portogallo e la Spagna.  Con gli anni l’Unione europea (Ue) si è allargata, quindi e aumenta nuovi stati che sono entrati nell’eurozona: La Grecia nel 2001, la Slovenia nel 2007, Cipro e Malta nel 2008, la Slovacchia nel 2009, l’Estonia nel 2011, Lettonia nel 2014 e Lituania nel 2015.

La Gran Bretagna ha sempre mantenuto la sterlina negoziando una “deroga” dal Trattato di Maastricht che ha dato le fondamenta all’UE. Anche la Danimarca e la Svezia hanno respinto la moneta unica. Invece per Andorra, il Principato di Monaco, San Marino e Città del Vaticano l’euro è la moneta ufficiale.  Ma viene utilizzata anche in Guadalupe, in Martinica e a Saint-Barthelemy nei Caraibi, a Mayotte e a Réunion nell’Oceano Indiano, e nelle Azzorre, alle Canarie, a Madeira, nel Kosovo e in Montenegro.

L’euro è la valuta internazionale più importante dopo il dollaro.  Inizialmente, il tasso di cambio era a 1,18, ma si sono state molte fluttuazioni nel corso degli anni, da un minimo di 0,83 nel 2001 a un massimo storico di 1,60 nel 2008 all’inizio della Grande Recessione.

Il passaggio all’euro ha innescato una serie di polemiche e sfide nel corso degli anni a partire dal tasso di cambio iniziale, che molti hanno considerato troppo oneroso per l’Italia. È stato accusato di aumentare il costo della vita e rimane il facile bersaglio di populisti e sovrani che accusano la moneta unica della crisi economica che ha messo a dura prova l’Italia e altri paesi europei. Si dispiacciono di non essere in grado di svalutare la moneta per migliorare la competitività; tuttavia, ciò comprometterebbe il potere d’acquisto delle famiglie. Finora, l’euro ha resistito ai suoi detrattori. Secondo i sondaggi, il 65% degli italiani preferisce la moneta unica.

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