Welcome to Olivo Santa Barbara

L’Olivo Santa Barbara is a blog about cultural similarities and differences between Italy and the United States, with some emphasis on Santa Barbara, California.  The blog addresses history, travel, film, music, art, food, and people and animals.  Following an introduction in English, you can choose to read each post in Italian or English.  Comments are welcome, as are ideas for future posts.

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I diritti degli animali e linguaggio

Almeno dagli anni ’80, le campagne anti-pelliccia sono in pieno vigore. I gruppi per i diritti degli animali hanno sensibilizzato il mondo occidentale verso la crudeltà con cui vengono intrappolati e uccisi certi animali selvatici. Oggi sui media si possono trovare foto, articoli sulla caccia grossa in Africa; alcuni si vantano su Facebook postando foto con leoni o giraffe morti, rischiando in realtà la propria vita a causa della feroce opposizione di così tante persone. La PETA, un’associazione per il trattamento etico degli animali, ha preso di mira designer e celebrità come Donatella Versace e Kim Kardashian per aver indossato e promosso abiti di pelliccia. Anche la pelliccia sintetica è disapprovata per due motivi: sostiene un ideale di moda delle pelli di animali, ed è ottenuta dal petrolio, una risorsa non rinnovabile, non coerente con l’uso sostenibile del nostro ambiente.

La battaglia continua ed è passata al mondo del linguaggio. Molti proverbi, metafore e detti popolari di uso quotidiano sono basati sulla violenza o sull’abuso degli animali. Ad esempio, per augurare a qualcuno buona fortuna in Italia, si dice “in bocca al lupo” e la risposta tradizionale è “crepi il lupo”.  Ma sempre più spesso c’è chi risponde “viva il lupo” perché sperare nella morte di un animale non è più eticamente accettabile. (C’è anche un’altra possibile origine di questa frase idiomatica “in bocca al lupo”, che rimanda alla mamma-lupa che prende in bocca i suoi cuccioli, acquisendo così un significato di difesa e protezione).

La crescita dei diritti degli animali e del veganesimo ha messo in discussione detti come “uccidere due uccelli con un sasso” (inglese) e “ho preso due piccioni con una fava” (italiano).  Queste ed altre frasi idiomatiche dimostrano anche i diversi metodi di caccia e le diverse diete fra italiani ed inglesi.  In America si dice “bring home the bacon” (“portare a casa la pancetta”), che è simile all’espressione italiana, “Portare a casa la pagnotta”.

Ricercatori linguisti in Inghilterra affermano che molte metafore basate sulla carne o sulla crudeltà sugli animali sono destinate a scomparire nel tempo, poiché le questioni etiche e ambientali cambiano sia l’uso comune del linguaggio che della letteratura.  Uno sul tagliere è “fustigare un cavallo morto” (inglese) che è simile all’italiana “menare il can per l’aia”; entrambi suggeriscono che qualcuno continua a fare qualcosa di inutile.

La PETA ha chiesto agli insegnanti di far riflettere i propri bambini e ragazzi sul pensiero sottinteso a queste espressioni.  La PETA suggerisce che “portare a casa la pancetta” può diventare “portare a casa i bagel” e che “mettere le uova in un cesto” può diventare per i vegani “mettere tutte le bacche in sola una ciotola”.  Gli attivisti sostengono che anche se queste espressioni possono sembrare innocue, rafforzano in realtà l’idea di un rapporto con gli animali basato sulla violenza e l’abuso.  “Insegnare agli studenti a usare un linguaggio non crudele promuove una relazione positiva fra tutti gli esseri viventi”.

 

 

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Animal Rights and Language

Since at least the 1980s, anti-fur campaigns have been in full force.  Animal rights groups have sensitized the western world to the cruelty of trapping and killing wildlife.  Today there is outrage in the media over trophy hunting in Africa, for example; those who brag on Facebook – posing in a photo with a dead lion or giraffe and a gun — actually risk their own lives due to the fierce opposition of so many people.  PETA, People for the Ethical Treatment of Animals, has targeted designers and celebrities like Donatella Versace and Kim Kardashian for wearing and promoting fur clothing.  Even faux or synthetic fur is frowned upon for two reasons:  it sustains the fashion ideal of animal hides, and it is made from petroleum, a non-renewable resource which is not consistent with the sustainable use of our environment.

The battle continues and has moved to the world of language.  Many proverbs, metaphors, and common sayings in everyday use are based on violence or abuse of animals.  For example, to wish someone good luck in Italy, one says “in bocca al lupo” (“in the mouth of the wolf”).  The traditional response is “crepi il lupo” (“may the wolf die”), but there are now those who say “viva il lupo” (“long live the wolf”) because it is no longer acceptable to hope for the death of an animal.  (There is another possible origin to the idiomatic expression “in bocca al lupo,” which refers to the mamma wolf who holds her babies in her mouth suggesting a gesture of defense and protection.)

The growth of animal rights and of veganism has called into question sayings like “To kill two birds with one stone,” or in Italian, “ho preso due piccioni con una fava” (“I took two pigeons with one fava bean”). These and other idiomatic phrases also demonstrate the different hunting methods and diets of Italians versus Americans (and British and other Northern Europeans.  In America one says, “Bring home the bacon,” which is similar to the Italian expression, “Portare a casa la pagnotta” (“Bring home the loaf”).

Linguistic researchers in England say that many metaphors based on meat or on animal cruelty are destined to disappear over time as ethical and environment issues change both common use of language and literature.  One on the chopping block is “flogging a dead horse,” which is similar to the Italian “menare il can per l’aia”(“lead the dog to the barnyard”); both suggest that someone continues to do something useless.

PETA has asked teachers to have children reflect on the thoughts implied by these expressions. PETA suggests that “bringing home the bacon” can become “bringing home the bagels” and that “putting all your eggs in one basket” can become for vegans “putting all the berries in one bowl.” Activists maintain that while these expressions may seem harmless, they reinforce the idea of a relationship with animals based on violence and abuse.  “Teaching students to use non-cruel language promotes a positive relationship among all living beings.”

 

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Il “Getty” Bronzo

Ho scritto molti post su temi a me cari, come l’arte, l’arte rubata, l’arte rimpatriata, e la difficile questione su chi “possiede” i patrimoni artistici.  Ora una nuova polemica è emersa…ancora tra Italia e Stati Uniti.  In realtà, non è nuova…perché le querelle tra il governo italiano e il J. Paul Getty Museum di Los Angeles sul bronzo del Getty è di qualche decennio.

Nel 1977, il Getty Museum comprò una statua di bronzo chiamata “l’Atleta vittorioso” da un commerciante di antiquariato in Germania per 3,95 milioni di dollari.  È un atleta a grandezza naturale incoronato da una ghirlanda d’ulivo, che fu creato da Lisippo, uno scultore greco del IV secolo a.C.  (Studi più recenti lo fanno risalire al II o III secolo a.C.)  I bronzi a grandezza naturale sono molto rari, e questo è uno dei più belli dell’era classica.  È sono stato il pezzo forte delle collezioni di arte greca e romana al museo di Malibù negli ultimi cinquanta anni.

Dal 1989 l’Italia ha chiesto al Getty di restituirle la statua, e il Getty continua a declinare. Ecco la storia del bronzo.  La statua fu creata probabilmente in Grecia e fu disperso in mare dopo che essere stato rubata dai romani.  Il bronzo fu recuperato in acque adriatiche dai pescatori italiani nel 1964.  Rendendosi  conto del valore della loro scoperto, la portarono fino alla costa di Fano (nelle Marche) e la seppellirono in un campo di cavoli, in attesa del giusto compratore. La statua fu venduta diverse volte dopo la sua scoperta e fu nascosta in vari posti, in una vasca da bagno e persino in un convento.

Prima di acquistare il bronzo nel 1977, il Getty intraprese uno sforzo di ben cinque anni per poterlo acquistare legalmente.  L’acquisto superò l’analisi della legge internazionale, italiana, americana e californiana, inclusa la sentenza della più alta corte di giurisdizione d’Italia nel 1968, cioè la Corte di Cassazione, la quale affermò che non vi erano prove che la statua appartenesse allo stato italiano.  Nel 1973, su richiesta dell’Italia, la polizia tedesca iniziò un’indagine per verificare se il commerciante tedesco avesse ricevuto merce rubata.  L’inchiesta fu abbandonata per mancanza di prove.

Perché allora l’Italia è così insistente nel dire che l’Atleta vittorioso tornerà in Italia? Nel dicembre 2018, la Corte di Cassazione ha deciso che il museo deve rinunciare al bronzo. Visto che non c’è nessuna delibera pubblica che spieghi tale ragionamento, l’Italia ritiene che la statua sia stata trovata in acque italiane e sia stata esportata illegalmente dall’Italia, conclusioni contrarie alla sentenza della Corte del 1968. L’Italia sostiene anche che la statua fosse culturalmente e amministrativamente italiana quando affondò.

Il Getty, al contrario, ritiene che la statua sia stata recuperata in acque internazionali, sia stata costruita in territorio non italiano, e non sia una proprietà italiana soggetta al rimpatrio. Inoltre, il Getty sostiene di aver agito sottostando alla decisione del più alto tribunale italiano al momento dell’acquisto. Questo caso si è stato trascinato per 10 anni, e la battaglia non è finita.

Il Getty, a questo punto, deve sentirsi un po’ sottovalutato. Nel 2007, il Getty ha restituito 40 opere d’arte all’Italia che potrebbero essere state acquisite illegalmente, tra cui un’enorme statua di Afrodite (vedete “La polemica su chi possiede l’arte del mondo”, un post del 1 ottobre 2015).  Nel 2016 ha restituito la testa di Ade, una scultura in terracotta (vedete “Inferi”, un post del 21 aprile 2016) e nel 2017 ha rimpatriato una statua in marmo di Zeus (vedete “La statua di Zeus in trono”, un post del 13 luglio 2017). Inoltre, il Getty ha formato studiosi, curatori e conservatori italiani, e ha fornito milioni di dollari a sostegno di organizzazioni culturali italiane. Nel caso del bronzo, il Getty dice che continuerà a difendere il suo diritto legale alla statua perché la legge e i fatti non giustificano la restituzione all’Italia. I musei rispettabili oggi non conservano opere rubate o trasferite in violando il diritto internazionale. Il controllo sulla provenienza di un’opera richiede, come minimo, la documentazione di dove è stata scoperta in tempi moderni e il suo successivo spostamento oltre i confini nazionali. L’applicazione di questi standard non è sempre facile.

Rimanete sintonizzati…

 

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The “Getty” Bronze

I have written several posts about a favorite topic—art, stolen art, repatriated art, and the thorny questions surrounding who “owns” the patrimony of the art world.  Now a new controversy has emerged…again between Italy and the United States.  Actually, it’s not new…it’s been an ongoing controversy between the Italian government and the J. Paul Getty Museum in Los Angeles over what is now called the Getty bronze.

In 1977 the Getty Museum purchased a bronze statue called the “Victorious Athlete” from an antique dealer in Germany for $3.95 million.  It is a life-size athlete crowned with an olive wreath possibly by Lysippus, a Greek sculptor from the 4thcentury B.C.  (More recent scholarship has dated it to the second or third century B.C.) Life-size bronzes are very rare and this is one of the finest from the Classical era. It has been the centerpiece of the Greek and Roman antiquities collection at the museum in Malibu for the past 50 years.

Since 1989 Italy has asked the Getty to return the statue to Italy, and the Getty Museum has declined. Here’s the story.  The statue was probably fashioned in Greece and was lost at sea after being stolen by the Romans.  The bronze was retrieved from Adriatic waters by Italian fishermen in 1964. They realized the value of their discovery, brought it to shore in Fano (Le Marche), and buried it in a cabbage field, awaiting the right buyer.  The statue was sold several times after its discovery and may have been smuggled out of Italy illegally and hidden at various points in a bathtub and even in a convent.

Before the Getty purchased the bronze in 1977, it undertook a comprehensive, five-year effort to determine that the statue could be purchased legally and in good faith.  The review included analysis of international, Italian, American, and California law, including the 1968 ruling by Italy’s highest court, the Court of Cassation, which stated that there was no evidence that this statue belonged to the Italian state.  In 1973, acting on a request from Italy, German police initiated an investigation into whether the German dealer had received stolen goods. The investigation was dropped for lack of evidence of wrongdoing.

Why then is Italy so insistent that the Victorious Athlete be returned to Italy?  In December 2018, the Court of Cassation decided that the museum must forfeit the bronze.  While there was no published ruling explaining the reasoning, Italy believes that the statue was found in Italian territorial waters and was illegally exported from Italy, conclusions that run contrary to the Court’s 1968 ruling. Italy also believes that the statue was culturally and administratively Italian when it sank.

The Getty, on the other hand, believes that the statue was retrieved from international waters, was created outside of Italy, and is not an Italian object subject to repatriation. Furthermore, the Getty maintains that it acted in good faith and relied on a decision of Italy’s highest court when it was purchased.  This case has dragged on for 10 years, and the battle isn’t over.

The Getty must also feel a little underappreciated.  In 2007, the Getty returned 40 works of art to Italy that may have been illegally acquired, including an enormous statue of Aphrodite (see “The Controversy over who owns the world’s art” post of October 1, 2015).  In 2016 it returned the terracotta Head of Hades to Sicily (see “Underworld” post of April 21, 2016), and in 2017 it repatriated a marble statue of Zeus (see “The Statue of Zeus Enthroned” post of July 13, 2017).  In addition, the Getty has trained Italian scholars, curators and conservators, and provided millions of dollars in support of Italian cultural organizations.  In the case of the bronze, the Getty says it will continue to defend its legal right to the statue because the law and facts do not warrant restitution.

Respectable museums today do not retain works that were stolen or transferred in violation of international law.  Due diligence requires, at a minimum, documentation of where it was discovered in modern times and its subsequent movement across national borders. Applying these standards is not always easy.

Stay tuned…

 

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I suoni di silenzio

Nei secoli XVII e XVIII, i più celebrati liutai di tutti i tempi lavoravano a Cremona in Italia.  I nomi di Amati, Guarneri, e soprattutto Stradivari definiscono l’eccellenza nella costruzione di strumenti a corde e l’apice della produzione sonora.  Come Antonio Stradivari e gli altri liutai del periodo creassero questi strumenti dal suono così straordinario è un mistero insolubile. Per centinaia di anni, gli scienziati hanno cercato di scoprire i segreti che stanno dietro alla loro manifattura.  Le ricerche hanno studiato tutto, dai tipi di legno utilizzato, all’impatto del tempo sul legno, alle sostanze chimiche usate per proteggere gli strumenti contro i tarli, all’effetto delle decorazioni sulla produzione del suono.  Queste teorie sono interessanti ma inconcludenti (vedete il post, “Il mistero di Stradivari,” dal 21 luglio 2016).

Oggi Cremona presenta il Museo del Violino, che ospita alcuni dei migliori violini, viole e violoncelli creati dai maestri. Sono conservati con cura in teche di vetro, visibili ma non toccabile. Nel gennaio 2019, sono usciti dalle teche ed erano stati suonati da musicisti attentamente selezionati come parte di uno straordinario progetto per preservare il suono dei migliori strumenti a corde del mondo. Chiamato il “Stradivarius Sound Bank”, questo progetto è progettato per catturare i toni creati dagli strumenti della collezione del Museo del Violino. Secondo il curatore del museo, Fausto Cacciatori, ogni Stradivari ha “una sua personalità”. Ma i loro suoni distintivi cambieranno inevitabilmente e andranno persi nel giro di pochi decenni. “Fa parte del loro ciclo di vita”, ha aggiunto. “Li preserviamo e li ripristiniamo, ma dopo aver raggiunto una certa età, diventano troppo fragili per essere suonati e ‘vanno a dormire’, per così dire”.

Ecco come il Stradivarius Sound Bank è stata concepito ed è condotto (come riportato nelle pubblicazioni italiane e nel New York Times) … con alcune sorprese lungo la strada. Tre ingegneri del suono hanno voluto creare un database di tutti i suoni possibili che gli strumenti Stradivarius possono produrre. Ciò non solo permetterebbe alle generazioni future di ascoltare questi strumenti, ma il database potrebbe essere manipolato per produrre nuove registrazioni quando il tono degli strumenti originali si sarebbe degradato. I musicisti del futuro sarebbero anche in grado di registrare una sonata con uno strumento che non funziona più. Questo sarebbe un modo per rendere immortali i migliori strumenti mai realizzati.

Thomas Koritke, uno dei tecnici del suono che viene dalla Germania, e che guida il progetto, ha affermato che l’organizzazione ha richiesto molto tempo. In primo luogo, “ci sono voluti alcuni anni per convincere il museo a consentirci di utilizzare strumenti a corde di 500 anni”, ha affermato. Poi hanno dovuto trovare i migliori musicisti che conoscessero gli strumenti perfettamente. Poi, l’acustica dell’auditorium nel museo dove avrebbero suonato è stata studiata. Trentadue microfoni ultrasensibili sono stati installati nell’auditorium per catturare i suoni dei 4 strumenti selezionati (2 violini, una viola e un violoncello). Nel 2017 gli ingegneri hanno pensato che il progetto fosse finalmente pronto per iniziare. Ma un controllo di suono ha rivelato un problema enorme.

Come in molte città italiane, le strade in centro a Cremona sono fatte di ciottoli. Il rumore dei motori delle auto, una donna che camminava su tacchi a spillo, la voce nei bar e nei ristoranti producevano vibrazioni che correvano sottoterra e riverberavano nei microfoni. O il progetto – o la città – doveva essere chiuso. Fortunatamente per i tecnici del suono, il sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, è anche il presidente della Stradivarius Foundation, l’ente municipale che possiede il museo. Il 7 gennaio le strade attorno al museo sono state chiuse per cinque settimane. Le strade nel vivace centro della città sono state isolate e il traffico è stato dirottato. In una conferenza stampa, Galimberti ha implorato i cittadini di evitare qualsiasi rumore. Anche a coloro che vivevano in appartamenti vicino alla piazza del museo veniva chiesto di camminare scalzi e di astenersi dal picchiare sui piatti e pentole in cucina. Un rumore improvviso e inaspettato avrebbe potuto persino una visita dalla polizia locale. All’interno dell’auditorium del museo, i sistemi di ventilazione e ascensore sono stati disattivati. Ogni lampadina nella sala da concerto è stata svitata per eliminare il debole ronzio.

Nel periodo di silenzio in gennaio e oltre, i quattro musicisti suonarono centinaia di scale e arpeggi, usando tecniche diverse con i loro archi o pizzicando le corde dei famosi strumenti. Secondo Koritke, fare questo è sia fisicamente che mentalmente impegnativo. Devono suonare migliaia di note individuali e transizioni per otto ore al giorno, sei giorni alla settimana, per più di un mese. Il beneficio per le generazioni future sarà sbalorditivo.

Ironia della sorte, il silenzio non è un fenomeno nuovo per la città di Cremona. Durante il Rinascimento, un convento si trovava nell’attuale sede del Museo del Violino. E anche durante il Rinascimento l’area intorno a Piazza Marconi a Cremona fu chiamata l’Isola del Silenzio perché era popolata da tessitori di lino e lana e altri tessuti. I cittadini, tuttavia, non dovevano camminare in punta di piedi.

 

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The Sounds of Silence

In the 17thand 18thcenturies, the most famous luthiers of all time worked in Cremona, Italy.  The names Amati, Guarneri, and especially Stradivari connote excellence in instrument making and the pinnacle of sound production.  But how Antonio Stradivari and the other luthiers of the period created these instruments of such extraordinary sound is an enduring mystery. For hundreds of years, scientists have been trying to discover the secrets behind their craftsmanship. Researchers studied everything from the types of wood used, to the impact of weather at the time on the wood, to the chemicals used to protect the instruments against woodworm, to the role of the decorations on the sound production.  The theories are interesting but inconclusive (see post, “The Mystery of Stradivari,” July 21, 2016).

Today Cremona is home to the Museum of the Violin, which houses some of the finest stringed instruments created by the masters.  They are carefully preserved in glass cases—seen but not touched.  In January 2019, they came out of their cases and were played by carefully selected musicians as part of an extraordinary project to preserve the sound of the world’s best stringed instruments.  Called the “Stradivarius Sound Bank,” this project is designed to capture the tones created by instruments selected from the Museum of the Violin’s collection.  According to the museum’s curator, Fausto Cacciatori, each Stradivarius has “its own personality.”  But their distinctive sounds will inevitably change and could be lost within just a few decades.  “It’s part of their life cycle,” he added.  “We preserve and restore them, but after they reach a certain age, they become too fragile to be played and they ‘go to sleep,’ so to speak.”

Here is how the Stradivarius Sound Bank was conceived and is being conducted (as reported in Italian publications and the New York Times) … with some surprises along the way.  Three sound engineers wanted to create a database of all the possible sounds that stringed Stradivarius instruments can produce. Not only would this enable future generations to hear these instruments, but the database would be able to be manipulated in order to produce new recordings when the tone of the original instruments degraded.  Musicians of the future would also be able to record a sonata with an instrument that no longer functions.  This would be a way to make the finest instruments ever crafted become immortal.

Thomas Koritke, one of the sound engineers who is from Hamburg, Germany, and who is leading the project, said that organizing it has taken a long time.  First, “it took us a few years to convince the museum to let us use 500-year-old stringed instruments,” he said.  Then they had to find top musicians who knew the instruments inside out.  Then, the acoustics of the auditorium in the museum where they would play were studied. Thirty-two ultrasensitive microphones were set up in the auditorium to capture the sounds from the 4 instruments selected (2 violins, a viola, and a cello).  In 2017, the engineers thought that the project was finally ready to begin. But a soundcheck revealed a major problem.

As in many Italian cities, the streets of Cremona around the museum are made of cobblestone.  The sound of car engines, a woman walking in stilettos, the voices at bars and restaurants produced vibrations that ran underground and reverberated in the microphones.  Either the project — or the town — had to be shut down.  Luckily for the visionary engineers, Cremona’s mayor, Gianluca Galimberti, is also the president of the Stradivarius Foundation, the municipal body that owns the museum.  On January 7 the streets around the museum were closed for five weeks. The streets in the busy city center were cordoned off and traffic was diverted.  At a news conference, Galimberti implored the citizens to avoid any noise.  Even those who lived in apartments near the piazza of the museum were asked to walk barefoot and to refrain from banging dishes and pans in the kitchen.  Sudden unexpected noise could even generate a visit from the local police.  Within the museum’s auditorium, the ventilation and elevator systems were turned off.  Every light bulb in the concert hall was unscrewed to eliminate a faint buzzing sound.

In the ensuing silence throughout January and beyond, the four musicians played hundreds of scales and arpeggios, using different techniques with their bows, or plucking the strings of the famous instruments.  According to Koritke, it is both physically and mentally challenging. They have to play hundreds of thousands of individual notes and transitions for eight hours a day, six days a week, for more than a month.  The payoff for future generations should be staggering.

Ironically, silence is not a new phenomenon for the city of Cremona.  During the Renaissance, a convent stood on the current site of the Museum of the Violin.  Also during the Renaissance, the area around Piazza Marconi in Cremona was called the Island of Silence because it was populated by weavers of linen and wool and other fabrics.  The citizens then, however, did not have to walk on tiptoe.

 

 

 

 

 

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Il mistero della lettera di Galileo

Galileo modificò la sua lettera a Castrelli per moderare le sue opinioni sulla chiesa e la sua visione “eretica” eliocentrica dell’universo? O qualcuno inviò una falsa lettera all’Inquisizione contro lo scienziato? O la chiesa modificò la sua lettera per provare la sua colpevolezza durante l’Inquisizione? In altre parole, Galileo stava facendo “controllo del danno” (nel linguaggio di oggi) o, come sosteneva Galileo, era questa “falsa notizia” concepita dai suoi nemici a causa di “cattiveria e ignoranza”?

Una nuova copia della lettera di Galileo è venuta alla luce per risolvere questo mistero. La lettera è stata scoperta nell’agosto 2018 a Londra nella biblioteca della Royal Society. Un giovane ricercatore bergamasco, Salvatore Ricciardo, alla fine della giornata stava sfogliando un catalogo e l’ha scoperta per caso. Era stata datata erroneamente e quindi era stata “persa” per più di 250 anni. L’origine della lettera è stata verificata.

Iniziamo con un contesto storico e una cronologia degli eventi. Fu nel 1543 che l’astronomo polacco Nicolao Copernico pubblicò un libro in cui proponeva che la terra non fosse al centro dell’universo ma che i pianeti orbitassero attorno al sole. Nel 1600 l’Inquisizione a Roma condannò un frate e matematico domenicano, Giordano Bruno, di eresia per aver supportato, oltre ad altre case, il modello copernicano. Bruno fu bruciato sul rogo. Poi nel 1610 Galileo pubblicò un libro basato sulle sue scoperte con il suo nuovo telescopio che supportava la tesi copernicana.

Poi nel 1613 Galileo scrisse una lettera all’amico Benedetto Castelli, un matematico dell’Università di Pisa. Nella missiva di 7 pagine firmata “GG”, Galileo non solo sosteneva che i pianeti ruotassero attorno al sole, ma sosteneva anche per la prima volta che la ricerca scientifica dovesse essere liberata dalla dottrina teologica. Furono fatte circolare copie della lettera.

E ora inizia il putiferio. Il frate domenicano Niccolò Lorini inviò la lettera di Galileo all’Inquisizione a Roma nel 1615. (Una copia di questa lettera è conservata nell’Archivio dei Segreti Vaticani). Una settimana dopo Galileo scrisse al suo amico Piero Dini, suggerendo che la versione inviata da Lorini era stata alterata.  Allegò una versione meno urgente della lettera originariamente inviata a Castrelli, presentandola come la versione originale, e gli chiese di portarla ai teologi vaticani. Nei successivi 15 anni, nonostante gli avvertimenti della chiesa, Galileo continuò a esprimere le sue opinioni sul Sistema Solare.

Poi nel 1632 l’Inquisizione convocò Galileo a Roma per essere processato. La lettera Lorini fu usata come prova per condannare Galileo di “veemente sospetto di eresia”. Fu condannato a una pena detentiva, che fu poi commutata agli arresti domiciliari, in base ai quali visse gli ultimi nove anni della sua vita.

Allora, cosa mostra la lettera appena scoperta? Sotto gli emendamenti di proprietà di Galileo, la copia firmata scoperta da Ricciardo a Londra è la stessa copia di Lorini. Galileo la modificò per evitare l’ira dell’Inquisizione. Ma le modifiche sono piuttosto lievi, intese ad ammorbidire le parole più aspre. Ad esempio, Galileo a un certo punto si riferiva a certe affermazioni della Bibbia come “false” ma le sostituiva con “sembra diverso dalla verità”. In un’altra sezione, cambiò il suo riferimento alle Scritture “nascondendo” i suoi dogmi più basilari, a il più morbido “velando”.

Chi può incolpare Galileo per le sue modifiche? In un momento in cui gli eretici venivano bruciati sul rogo, fu fortunato a ricevere gli arresti domiciliari. Per ora, i ricercatori sono stupiti dalla loro scoperta. L’importanza della lettera di Galileo a Castrelli non può essere sopravvalutata. È uno dei primi manifesti secolari a richiedere la libertà della scienza dall’interferenza religiosa.

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