Driving in Tuscany

In general, Americans think that Italians are crazy drivers.  Perhaps it’s a stereotype about Italy.  But I remember that when I was in Naples, it seemed that those at the wheel rarely respected the street lights, considered other street signs only as a suggestion, drove attached to the bumper in front, and cut off the street to pedestrians, especially those in the pedestrian walkways.  And, certainly, they drove like a bat out of hell.  At that moment, I decided not to buy a vespa.

So, when we decided to go to Tuscany 2 years ago, I thought that it would be easy to rent a car and drive through the beautiful countryside.  After all, we would not be in a large city.  It would be tranquil and fun.  Was I ever wrong!

I drove the entire time.  Despite the GPS and the brother of my husband who was the navigator seated next to me, we got lost several times.  There were so many roundabouts and at times it wasn’t clear which exit to take.  So, I drove slowly…causing other drivers to become angry as they honked their horns and yelled things like “What are you doing?” together with various hand gestures.

Even driving in medieval cities was difficult.  There were so many narrow streets, many that were one way, and others that were closed to vehicular traffic at certain times.  Inevitably, I made the wrong decisions.  But the worst was trying to return the rental car in Florence.  Suffice it to say that it is difficult to drive in city streets that you do not know, and at the same time, to search for an address and try to follow the street directions …in a fairly new language.  Four months later, I received 3 citations for street violations (like driving in a lane reserved for public transportation) taken by a telecamera.  All of the violations occurred within an hour.  Very costly!

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Perché la parola “mafia” non è mai pronunciata in “Il Padrino”

il-padrinoIl Padrino (1972) è uno dei film più celebri e amati della storia del cinema.  Ha vinto tre premi Oscar, tra cui Miglior Film.  Ma ci sono alcune persone che credono che i film sulla Mafia solo raffigurino o rafforzino gli stereotipi peggiorativi sugli italo-americani.

fbi-and-italiansQuesto era particolarmente vero negli anni ’60 e‘70.  La IACRL (the Italian-American Civil Rights League) era un’organizzazione politica di New York fondata nel 1970 dal mafioso Joseph iacrlColombo per combattere gli stereotipi negativi sugli italo-americani.  Appena ha sentito che una compagnia cinematografica aveva progettato di fare un film basato sul romanzo più venduto di Mario Puzo (1969), la IACRL manifestò il proprio dissenso.   Ironicamente, a differenza di altri gruppi di pressione, ha usato le maniere forti.

Per esempio, la prima sorpresa è arrivata quando il regista Francis Ford Coppola andò a Little Italy con una piccola carovana per fare i primi test.  Quando tornò dal pranzo, il camioncino era sparito insieme gianni-russoa tutte le attrezzature che valevano milioni di dollari. Secondo Gianni Russo, che ha interpretato il genero di Vito Corleone nel film, la famiglia Colombo aveva attorno a sé “idioti che sarebbero stati capaci di tutto.”

Le minacce non si fermarono qui.  Il produttore Robert Evans ricevette una telefonata anonima nell’albergo di New York in cui soggiornava: “Non vogliamo spaccarti la tua bella faccia,” disse la voce, “e non vogliamo neppure far del male a tuo figlio.  Andatevene dal nostro quartiere e non girate il film.  Avete capito?”

Al quel punto il produttore decise di contattare direttamente il boss Colombo per “sistemare” la faccenda.  Secondo Tom Santopietro, autore del libro, “L’effetto Padrino” (2012), il gangster italo-americano accettò che il film venisse girato, ma a determinate condizioni.  “Né la parola ‘Mafia’ né ‘Cosa Nostra’ devono comparire nella sceneggiatura.”  Inoltre la produzione promise di donare il ricavato dell’anteprima a un fondo di edilizia ospedaliera promosso dalla Lega.

 

Ironicamente, la parola “Mafia” è apparsa solo una volta nella sceneggiatura originale.  Colombo aveva chiesto che i personaggi del film abbiano nomi che non suonino italiani.  La risposta è stata “no.”  Tuttavia, un accordo è stato fatto.

In “Il Padrino,” c’erano 5 famiglie del crimine: Corleone, Barzini, Tattaglia, Stracci, e Cuneo.  Nel mondo reale in quel momento, c’erano 5 famiglie del crimine nella zona di New York: Genovese, Gambino, Bonanno, Lucchese, e Colombo.  Ma non tutti i mafiosi gradirono la benedizione del film, e pochi mesi dopo Joseph Colombo fu punito: il boss fu sparato da un sicario con diversi colpi d’arma da fuoco alla testa e al collo e rimase paralizzato per sette anni, prima di morire nel 1978.  Carlo Gambino (capo della famiglia Gambino) e Frank Costello (capo della famiglia Luciano) lo avevano avvertito.  Dando il sì al film aveva acceso i riflettori sulla mafia e sul suo stile di vita.   Questo non era accettabile.

Tutto questo potrebbe anche essere un film.

 

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Why the word “mafia” is never uttered in The Godfather

il-padrinoThe Godfather (1972) is one of the most famous and best loved films of all times.  It won 3 Academy Awards, including Best Picture.  But there are some people who believe that films about the Mafia only depict or reinforce pejorative stereotypes about Italian-Americans.

fbi-and-italiansThis was especially true in the 1960s and 1970s.  The Italian-American Civil Rights Leagueiacrl (IACRL) was a political organization founded in 1970 by mobster Joseph Colombo to combat negative stereotypes of Italian-Americans.  When it heard that an American film company planned to make a film based on the bestselling novel (1969) by Mario Puzo, the IACRL “expressed” its opposition.  Ironically, unlike other “pressure” groups, it used some questionable tactics.

For example, the first surprise came when Francis Ford Coppola, the director, went to Little Italy with a small caravan to do the first film tests.  When the group returned from gianni-russolunch, the truck had disappeared along with the equipment that was worth millions of dollars.  According to Gianni Russo, who played Vito Corleone’s wife-beating son-in-law in the film, close to the Colombo family were “idiots that were capable of anything.”

The threats didn’t stop there.  The producer Robert Evans received an anonymous phone call at the hotel where he was staying in New York: “We don’t wish to smash your beautiful face,” said the voice, “and we don’t even want to hurt your son.  Get out of our neighborhood and don’t make the film.  Understood?”

The producer decided to contact Colombo directly “to settle the matter.”  According to Tom Santopietro, author of “The Godfather Effect” (2012), the mob boss finally accepted that the film would be made…but under certain conditions.  “Neither the word “Mafia” nor ‘Cosa Nostra” must appear in the screenplay.”  Moreover, the production had to promise to donate the proceeds from the film’s preview to a hospital building fund supported by the IACRL.

Ironically, the word “mafia” appeared only once in the original screenplay.  Colombo had also asked that the characters in the film be given less Italian-sounding names.  The answer was “no.”  Nonetheless, a deal was struck.

In the Godfather, there were 5 crime families:  Corleone, Barzini, Tattaglia, Stracci, and Cuneo.  In the real world at the time, there were 5 crime families in the New York area:  Genovese, Gambino, Bonanno, Lucchese, and Colombo.  But not all of the other Mafiosi took kindly to the Colombo deal, and a few months afterward Joseph Colombo was punished.  He was shot by a hitman several times in the head and neck and remained paralyzed for seven years, until his death in 1978.  Carlo Gambino and Frank Costello (from the Luciano family) had warned him.  Giving the go ahead to the film would turn the spotlight on the mafia and its way of life.  Criminal organizations operate in secrecy.

All of this could be a film too.

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I Misteri dei Bronzi di Riace

Il sommozzatore, che era un chimico romano, li ritrovò il 16 agosto 1972.  A trecento metri under-waterdalla costa di Riace, ad otto metri di profondità, il subacqueo prima vide un braccio.  Pensò che appartenesse a un cadavere.  A quel tempo, non sapeva che questo sarebbe stato uno dei più straordinari ritrovamenti archeologici del secolo.  E non sapeva del mistero che sarebbe seguito.

Chi erano quei due ragazzi di bronzo tirati fuori dalle acque cinque giorni dopo dai carabinieri sommozzatori di Messina?  Da dove provenivano?  Chi li aveva creati?  Erano statue trafugate e affondate in un naufragio?  Molte domande emersero nei giorni e negli anni seguenti e non hanno mai avuto risposta.  Ecco alcune delle questioni.

i-bronzi-1I due bronzi—a volte chiamati Il Giovane e l’Adulto –sono stati ribattezzati dal paese della Calabria dove furono portati a riva: Riace.  Non sono gemelli e non furono opera della stessa mano.  Chi li immaginò e ne definì i lineamenti creando un modello di cera per farne uno stampo di argilla su cui far colare il bronzo fuso (la cosiddetta fusione a cera persa) furono due artisti diversi.  Ancora oggi non sappiamo i loro nomi.

A causa dell’argilla che rimase all’interno dei bronzi, gli esperti oggi credono che fossero prodotti ad Argo e ad Atene, nelle botteghe dei migliori artisti dell’antichità durante il quinto secolo a.C.  Il Giovane sembra appartenere allo stile detto Severo, tra il 480 e il 450 a.C.  L’Adulto sembra appartenere, invece, allo stile Classico, trent’anni più tardi.  Ci sono molte ipotesi sugli autori di questi capolavori.  Secondo alcuni, Ageladas di Argo, bronzista della Scuola del Peloponneso, creò il Giovane mentre l’Adulto fu opera del discepolo più celebre di Ageladas, Policleto, con cui scrisse il Canone, che definisce per gli artisti rinascimentali e per sempre le proporzioni geometriche con cui ricreare la bellezza.  Secondo altri, il primo fu opera di Fidia, il più straordinario artista chiamato da Pericle alla realizzazione dell’Acropoli di Atene, e il secondo fu creato da Alcamene, un allievo di Fidia.

Chi o che cosa i bronzi rappresentano?  Alcuni storici dell’arte pensano che l’atteggiamento testealtero del Giovane è simile a quello di Agamennone.  L’Adulto è più maturo, e la calotta che copre il capo riproduce una cuffia in cuoio indossata sotto l’elmo dagli strateghi.  Secondo un’altra ipotesi invece i due guerrieri sarebbero un Greco e un trace.  Possiamo vedere che impugnavano uno scudo nella sinistra e, secondo la maggior parte delle ipotesi, una lancia nella destra, mentre in testa, reclinato all’indietro, come usavano nei momenti di riposo, portavano un elmo corinzio.

Ma nessuno può dire dove siano finite l’elmo, la lancia, e gli scudi.  Erano stati persi in un naufragio?  Fu un vero naufragio?  O la nave che li portava se ne sbarazzò quando il pericolo del mare rese il carico insopportabile?  Il fondale di Riace, esplorato accuratamente solo un anno dopo la scoperta, non ha restituito nulla.  E dove si dirigevano allora i bronzi, quando si inabissarono?  Probabilmente arrivavano dalla Grecia e andavano a Roma nell’epoca in cui i Romani, sedotti dalla bellezza che i Greci avevano creato, cercavano di adornare le loro case con pezzi di arte che si sarebbero affannati a riprodurre in copie di marmo.  I bronzi greci erano costosi, magnifici e unici, benché all’epoca innumerevoli sono arrivati solo attraverso le riproduzioni in marmo.  Ci furono epoche in cui l’ignoranza spinse a fondere il bronzo per ricavare tutto fuorché arte, soprattutto armi.

museoBei bronzi sono, infatti, abbastanza rari nel mondo d’oggi.  Ma i Bronzi di Riace sono ora in mostra nel nuovo Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.  Ha aperto nell’aprile 2016.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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The Mysteries of the Riace Bronzes

The deep-sea diver, who was a Roman chemist, found them in August of 1972.  At 300 under-watermeters from the coast of Riace, at 8 meters deep, the diver first saw an arm.  He thought it belonged to a cadaver.  At that time, he did not know that this would be one of the most extraordinary archeological finds of the century.  And he certainly didn’t anticipate the mysteries that would follow.

Who were these two bronze youths retrieved from the water five days later by carabinieri scuba divers from Messina?  Where did they come from?  Who created them?  Were they smuggled statues that sunk in a ship wreck?  Many questions would emerge in the days and years following that have never been answered.  Here are some of the issues and theories.

i-bronzi-1The two bronzes—at times called the Youth and the Adult—were “baptized” by the town in Calabria where they were brought ashore: Riace.  They are not twins and they are not the work of the same hand.  Whoever imagined them and defined their features by creating a wax model to make a clay mold in which to pour the molten bronze (the so-called lost wax casting) were two different artists.  Even today we do not know their names.

Because of the clay that remained inside the bronzes, experts today believe that they were created in Argos and Athens, in the workshops of the best artists of antiquity during the fifth century BC.  The Youth seems to be in the style called “Severe” between 480 and 450 BC.  The Adult seems to be in the Classical style, 30 years later.  There are many theories about the authors of these masterpieces.  According to some, Ageladas of Argos, a bronze artist from the School of Peloponnesus, created the Youth, while the Adult was the work of the more famous disciple of Ageladas, Polyclitus, with whom he wrote the Canon, defining for Renaissance artists and those who followed the geometric proportions with which to recreate beauty.  According to others, the first was the work of Phidias, the most extraordinary artist called by Pericles to create the Acropolis of Athens.  And the second was created by Alcamene, a student of Phidias.

Who or what do these bronzes represent?  Some art historians think that the haughty testeattitude of the Youth is similar to that of Agamemnon.  The Adult is more mature, and the shell that covers the head is like the leather cap worn under the helmet by those in battle.  According to another theory, instead of two warriors, they could be a Greek and a trace (a type of gladiator).  We can surmise that they were holding a shield in the left hand, and, according to most hypotheses, a spear in the right, while on his head, leaning back as in moments of rest, they wore a Corinthian helmet.

But no one can say where the helmet, the spear, and the shields ended up.  Were they lost in a shipwreck?   Was there, in fact, a shipwreck?  Or did the ship that brought them dump them when the sea conditions made them an unbearable burden?  The backdrop of Riace, thoroughly explored only a year after the discovery, turned up nothing.  And where were the bronzes headed when they sank?  Most likely they started from Greece and were heading to Rome at a time when the Romans, seduced by the beauty that the Greeks created, sought to adorn their houses with art that they would have strived to reproduce in marble.  The Greek bronzes, in fact, were expensive, beautiful and unique, and countless have come to us only through marble reproductions.  There were times, too, in which the ignorance of such beauty led to the melting of the bronze to gain other things, notably weapons.

museoBeautiful bronzes are, in fact, rare in the world today.  But the Bronzes of Riace are now on display at the new National Archeological Museum of Reggio Calabria, which opened in April of 2016.

 

 

 

 

 

 

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Attraverso gli occhi d’Italia: Un giro di Santa Barbara, in California

Tutto comincia qui…all’angolo delle strade di Olive e Cota.  All’inizio del ventesimo secolo, come gli immigrati italiani inondarono la costa orientale degli Stati Uniti, poche persone sapevano che sulla costa occidentale a Santa Barbara, una città di solo circa 20.000 persone a quel tempo e circa 90.000 di oggi, ci fu anche una “Little Italy”.  Fu costruita per lo più dai tagliapietre che venivano in origine dal Veneto.  La loro arte può essere notata su edifici e mura in tutta la città.  Come la sua controparte a New York, non molto rimane della “Little Italy” a Santa Barbara…eccetto un ristorante.p1160495

Il Caffè di Arnoldi è il più antico ristorante italiano a Santa Barbara.  Dal suo esterno in pietra sgrossata, si entra in un vivace bar e la sala da pranzo rivestita con vecchie foto e altri cimeli.  Poi si vede e sente l’odore meraviglioso del cibo: le linguine con vongole, le trenette al pesto, e gli gnocchi con una scelta di salse Tricolori.  Si può cenare all’aperto o sorseggiare un aperitivo sotto una pergola su un patio con luci scintillanti, e guardare i giocatori di bocce competere sui due campi all’aperto.  È da Arnoldi che ogni lunedì sera un gruppo di italofili si riuniscono in “Parliamo!”  Praticano l’italiano, scambiano consigli di viaggio, spettegolano, e, naturalmente, banchettano con la pasta.

Non lontano da Arnoldi, nel cuore di Santa Barbara, c’era il vecchio negozio di riparazione di scarpe di Salvatore Ferragamo.  Dalle sue umili origini nella regione della Campania, emigrò negli Stati Uniti all’età di 16 anni all’inizio del 1900 e si stabilì a Santa Barbara.  Il suo negozio ebbe molto successo in questa città, dove anche uno dei primi studi cinematografici fiorì.  Salvatore lasciò il negozio per trasferirsi a Hollywood per seguire la sua nuova vocazione—la progettazione di calzature per i film…e, infine, per i ricchi e i famosi in tutto il mondo.

Ma il collegamento tra l’Italia e Santa Barbara risale ben al di là del ventesimo secolo.  Dopo tutto, il nome che abbellisce la nostra città, provincia, canale, e missione proviene dalla santa che si venera in molte religioni, tra cui il cattolicesimo romano.  Anche se i fatti della sua vita non sono ufficialmente documentati, si ritiene che morì in Italia.  La festa di Santa Barbara è il 4 dicembre, il giorno in cui fu martirizzata perché si era convertita al cristianesimo.  Santa Barbara è la patrona in molte città italiane, tra cui Colleferro (nel Lazio), Bellano (nella Lombardia), Paternò (nella Sicilia), e Salento (nella Campania).  A Santa Barbara, una bella statua di legna che la rappresenta, adorna l’altare maggior della missione; la rappresentazione più antica conosciuta di lei è un affresco dell’ottavo secolo nella chiesa di Santa Maria al Foro Romano.p1160500

Sotto l’occhio vigile di Santa Barbara, I Madonnari, una festa che celebra i pittori dei marciapiedi (artisti di gesso), ha luogo vicino alle scale della Missione ogni maggio.  Questa pratica antica probabilmente risale al tredicesimo secolo, quando gli artisti che avevano completato il loro lavoro nelle cattedrali italiane riproducevano le immagini della Madonna sulla terra battuta o sulle piazze lastricate con gesso, mattoni, carbone, e pietre colorate.  Negli anni, la pratica quasi scomparve.  È stata ripresa nel 1973 a Grazie di Curtatone, una piccola città italiana a sud est di Milano.  E la sua prima apparizione nell’emisfero occidentale è stato, infatti, alla Missione di Santa Barbara nel 1987.

Dalla missione, andiamo a un altro punto di riferimento—il Palazzo di Giustizia di Santa Barbara, uno straordinario capolavoro architettonico in stile coloniale spagnolo, che è molto diffuso in tutta la città.  Particolarmente drammatiche sono le grandi porte di legno intagliate agli ingressi—alcuni imbellite da rame martellato.  All’interno ci sono graziosi archi, scale a chiocciola, e le gallerie che si aprono su balconi.  I corridoi sono rivestiti con piastrelle provenienti dalla Tunisia, i pavimenti con piastrelle in cotto e piastrelle decorative da Siviglia, Spagna; griglie in ferro battuto, ringhiere, e illuminazione anche in stile spagnolo.p1160485-1

Eppure due dei principali artisti che decorarono il palazzo di giustizia erano italiani.  Giovanni Battista Smeraldi (1868-1947) nacque in Sicilia, dipinse tutti i soffitti colorati ed elaborati.  La magia del suo pennello ha toccato le pareti di alcuni degli edifici più famosi del mondo, tra cui il Vaticano, la Casa Bianca, la Grand Central Station a New York, il Biltmore Hotel a Los Angeles, e il Breakers a Palm Beach, in Florida.

Ettore Cadorin (1876-1952), nacque a Venezia, scolpì la famosa fontana dei delfini, che è chiamata “Lo Spirito del Mare,” all’ingresso del tribunale.  Il Cadorin fu professore di arte e letteratura alla Columbia Università prima di fondare il suo studio a Santa Barbara.  I suoi lavori includono anche sculture architettoniche, monumenti e statue in pietra, bronzo, e avorio.  La sua statua in bronzo di Padre Serra rappresenta lo stato della California nel campidoglio di Washington, DC.fontana

Un giro di Santa Barbara non sarebbe completo senza una visita alle sue bellissime spiagge che ai miei amici italiani ricordano le spiagge del Bel Paese.  Qui A Santa Barbara c`e` molta polemica riguardo le navi da crociera giganti che entrano nel porto…proprio come a Venezia, dove i segni di protesta leggono “No Grandi Navi”.  Sono le spiagge, le montagne, il clima, e la vegetazione che attirano tanti italiani in questa bella città.  Infatti, abbiamo tre organizzazioni di servizio italo-americani qui…e stiamo tutti lavorando per aiutare la gente di Amatrice.ocean

Una volta iniziato questo giro in un ristorante italiano, si finisce in un altro stabilimento culinario con un forno a legna per la pizza.  Ecco un autentico forno a legna che riscalda a 800 gradi Fahrenheit e cuoce la pizza margherita in circa un minuto.  È stato progettato da Giuseppe Crisà, un ingegnare siciliano di Palermo, che possiede un attività qui a Santa Barbara, e spedisce forni in tutto il mondo.  In realtà, se posso vantarmi del mio amico, penso che sia il miglior produttore di forni in tutto il mondo!11834700_1129385910410600_4639632809536436118_o-1

 

 

 

 

 

 

 

 

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Through the Eyes of Italy: A Tour of Santa Barbara, California

It all began here…at the corner of Olive and Cota Streets.  At the turn of the 20th century, as Italian immigrants flooded into the east coast of the United States, few people knew that on the west coast in Santa Barbara, California, a town of only about 20,000 then and about 90,000 today, there also was a “Little Italy.”  It was built mostly by stone masons originally from the Veneto; their artistry can be seen on edifices and walls throughout the city.  Like its counterpart in New York City, not much remains of Santa Barbara’s Little Italy…except for one restaurant.p1160495

Arnoldi’s Café is the oldest Italian restaurant in Santa Barbara.  From its rough-cut stone exterior, you enter into a bustling bar and dining room lined with old photos and other memorabilia.  You are immediately greeted by the sights and aromas of linguine alle vongole, trenette al pesto, and the signature gnocchi dishes with a choice of “tricolore” sauces.  One can dine al fresco or sip an aperitivo under a pergola on a patio with shimmering lights, and watch bocce players compete on the 2 outdoor courts.  It is at Arnoldi’s every Monday evening that a group of Italophiles join in “Parliamo!” (let’s talk).  We practice our Italian, exchange travel tips and gossip, and, of course, feast on pasta.

Not far from Arnoldi’s in the heart of Santa Barbara was the old shoe repair shop of Salvatore Ferragamo.  From his humble beginnings in the region of Campania, he emigrated to the United States at the age of 16 in the early 1900s and settled in Santa Barbara.  His shop was very successful in this city where one of the first film studios flourished.  Ferragamo eventually went to Hollywood to pursue his new calling–designing footwear for the movies–and eventually for the rich and famous throughout the world.

But the connection between Italy and Santa Barbara dates back much further than the 20th century.  After all, the name that graces our city, county, channel, and Mission comes from the Saint who is venerated in many religions, including Roman Catholicism.  Although the facts of her life are not officially documented, it is believed that she died in Italy.  Santa Barbara’s feast day is December 4, the day she was martyred because she had converted to Christianity.  Santa Barbara is the patron saint (“la patrona”) in many Italian cities, including Colleferro (Lazio), Bellano (Lombardy), Paternò (Sicily), and Salento (Campania).  In Santa Barbara, a beautiful wooden statue of her adorns the main altar of the Mission; the earliest known representation of her is from an eighth century fresco in the old Church of Saint Mary at the Roman Forum.p1160500

Under Santa Barbara’s watchful eye, I Madonnari, a festival celebrating street chalk artists, is held by the steps of the Mission each May.  This ancient practice possibly dates back to as early as the 13th century when artists who had completed their work in the Italian cathedrals reproduced images of the Madonna on packed dirt or paved public squares using chalk, brick, charcoal, and colored stones.  Over the years the practice nearly disappeared.  It was revived in 1973 in Grazie di Curtatone, a small Italian town southeast of Milan.  And its very first appearance in the Western Hemisphere was, in fact, at the Mission Santa Barbara in 1987.

From the Mission we go to another magnet landmark — the Santa Barbara Courthouse (“Il Palazzo di Giustizia”), a stunning architectural masterpiece in the Spanish Colonial Style that is so prevalent throughout the city.  Particularly dramatic are the large carved wooden doors at the entrances—some embellished with hammered copper.  Inside are graceful arches, spiral staircases, and galleries that open onto balconies.  The corridors are lined with tiles from Tunisia, the floors with terracotta tiles and decorative tiles from Seville, Spain; wrought-iron grill work,  railings, and lamp fixtures complete the Spanish style.p1160485-1

And yet two of the major artists who adorned the courthouse were Italian!  Giovanni Battista Smeraldi (1868-1947), who was born in Sicily, painted all the colorful and intricately designed ceilings.  He is considered by many critics to be the best decorative artist since the Renaissance.  The magic of his brush has touched the walls of some of the most famous buildings in the world, including the Vatican, the White House, Grand Central Station in New York City, the Biltmore Hotel in Los Angeles, and the Breakers in Palm Beach, Florida.

Ettore Cadorin (1876-1952), who was born in Venice, sculpted the famous dolphin fountain at the entrance to the Courthouse called “The Spirit of the Ocean.”  Cadorin had been a professor of art and literature at Columbia University before setting up his studio in Santa Barbara.  His works also included architectural sculptures, monuments, and statuary in stone, bronze, and ivory.  His bronze statue of Father Serra represents the state of California in the Capitol in Washington, DC.fontana

A tour of Santa Barbara would not be complete without a visit to the beautiful beaches here that remind my Italian friends of the beaches of Bel Paese.  We even have a little controversy here about the giant cruise ships that enter the harbor…just like in Venice where protest signs read “No grandi navi.”  It is the beaches, the mountains, the weather, and the vegetation that attract so many Italians to this beautiful city.  In fact, we have 3 “Italo-Americano” service organizations here—and we are all working on earthquake relief for the people of Amatrice.ocean

Since we started this tour at an Italian restaurant, let us end at another culinary establishment:  a pizza oven. Here is an authentic wood-burning oven that cranks up to 800 degrees Fahrenheit and cooks your margherita pizza in about 1 minute!  It was designed by Giuseppe Crisà, a Sicilian engineer from Palermo, who owns a business and workshop here in Santa Barbara and ships ovens all over the world.  In fact, if I can brag a little about “il mio amico,” I think he is equal to or better than any oven maker in Italy and certainly the best pizza oven maker outside of Italy!11834700_1129385910410600_4639632809536436118_o-1

 

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