From world traveler to solitary islander

Along the coast of northern Sardinia is the Maddalena Archipelago National Park, which is comprised of seven islands.   Budelli is considered the most beautiful among them – and, in fact, one of the most beautiful in the Mediterranean – for its Spiaggia Rosa, or Pink Beach.  It derives its unusual hue from corals and shells that have been slowly reduced to sand by the shifting tides.  This setting is featured in Michelangelo Antonioni’s 1964 film Il deserto rosso (The Red Desert).

The beach and the island were considered a place of “high natural value” by the Italian government.  To protect its fragile ecosystem, the beach was closed off, and tourism dwindled.  The island rapidly became “uninhabited” … except for one person.

In 1989, Mauro Morandi was attempting to sail from Italy to Polynesia.  But his catamaran—engine crippled and anchor adrift—washed up on the coast of Budelli Island.  Age 50 at the time, Morandi fell in love with the atoll’s crystal-clear waters, coral sands and beautiful sunsets.  He discovered that the island’s caretaker was retiring from his post, so he sold his boat and took on the role of island protector.  Thirty years later, he is still there.  He has earned a reputation as Italy’s Robinson Crusoe.

Morandi fervently guards Budelli’s environment over its 1.6 square kilometers (0.62 square miles).  He educates the occasional visitor about the ecosystem and how to protect it.  A former teacher, Morandi believes that educating people about how to see beauty will save the world from exploitation.  Armed now with a cell phone and Wi-Fi, he shares his paradise and his philosophy through social media.  He hopes to motivate people to care for the planet wherever they live.

In his solitary world, Morandi has taken up other creative pursuits.  He creates sculptures from juniper wood.  He reads prodigiously and meditates on the wisdom of Greek philosophers.  He takes pictures of the island, marveling at how it changes hour by hour, day by day, from one season to the next.

Morandi also stays abreast of world events and, of course, learned about the spread of the coronavirus and the lockdown in Italy and eventually throughout other parts of the world.  His first concern was for the wellbeing of his family and friends from Modena, one of the areas of northern Italy hit hard by the virus.  With travel restrictions in effect, he must now wait longer for food deliveries from the mainland.  And he can expect even fewer visitors during the summer months.

While Morandi does occasionally feel lonely, he believes that solitude can be a very positive force in one’s life.  It can be an opportunity to practice some soul searching—to think, to read, and to meditate on the meaning of life and the care of the environment.

 

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Eleonora Vieri, Parte III: “Lezioni di italiano”

Questo è il terzo e ultimo articolo di una intervista, in tre parti, alla mia insegnante di italiano e curatrice dei miei post, Eleonora Vieri. Nella Prima Parte, ha fatto un resoconto di prima mano sulla pandemia in Italia.  La settimana scorsa, ha parlato della sua infanzia, della sua istruzione e di come è diventata insegnante di italiano per stranieri.  Questa settimana parlerà del suo approccio all’insegnamento sia in presenza, che via Skype, quest’ultimo particolarmente importante durante l’attuale distanziamento sociale.

Se sei interessato a imparare l’italiano o a fare esclusivamente conversazione in italiano con un’ interessante e affascinante insegnante madrelingua, dai un’occhiata al sito web di Eleonora: www.italianviaskype.net o mandale un e-mail al seguente indirizzo: eleonoravieri@gmail.com  .

 “Ho avuto studenti da molte parti del mondo, sia in presenza che su Skype, per lo più adulti, ma anche adolescenti e bambini, di qualsiasi livello linguistico. Studenti appassionati della lingua e della cultura italiana, perché di origini italiane o semplicemente perché l’italiano è “una bella lingua” e la usano spesso per viaggiare in Italia. Studenti di italiano per motivi professionali: diplomatici, religiosi, universitari, interpreti.

“Ho iniziato a fare lezione su Skype circa 10 anni fa (già da prima lavoravo come insegnante in diverse scuole). Ho cominciato da sola, completamente da sola, non sapevo da che parte farmi, quali materiali, di che tipo, quale mezzo usare, l’ora…il fuso orario, i pagamenti… l’imbarazzo di una cosa nuova, ecc. . Ma, ecco che sono ancora qua, continuo a fare lezione online, persino con i primi studenti che hanno avuto il coraggio e la curiosità di intraprendere questo viaggio insieme a me.

“Il vantaggio delle lezioni online è che non è necessario fare 10.000 km per avere un insegnante madrelingua, il mondo diventa veramente piccolo, dalla poltrona di casa tua possiamo comodamente fare “quattro chiacchiere”…, e anche un po’ di grammatica naturalmente ;)…. mantenendo la vivacità nello scoprire differenti culture.

“Un altro vantaggio è che non è necessario comprare materiali, io invio tutti i compiti per e-mail, a meno che lo studente non sia così ambizioso da voler comprare personalmente i propri libri.

“È una buona situazione per praticare una lingua straniera, perché in questo caso il professionista deve essere necessariamente di madrelingua, e non sempre si ha la possibilità di trovare insegnanti madrelingua nel posto dove si abita. Chi abita in una metropoli, ok! Ma per chi abita in un paesino, in una zona di campagna o di periferia… non penso sia facile. E così, io che vivo a Castiglione del Lago, posso facilmente parlare con la mia studentessa di Berettyòùjfalu in Ungheria.

“Io insegno a tutti livelli.  Le richieste sono per la stragrande maggioranza individuali, ma se arrivano richieste di lezioni di gruppo sono sempre una buona opportunità di apprendimento.

“Che l’insegnante sia madrelingua, penso sia un requisito fondamentale, necessario, auspicabile. Come una mela ti può comunicare il sapore, l’aroma, il profumo di un’arancia? Come una chitarra può riprodurre il suono di un pianoforte?

“L’italiano, come per te l’inglese, il francese, il bengalese… fa parte del mio DNA, è il sistema lingustico-culturale a cui appartengo, è la mia competenza di parlante nativo.

“Naturalmente il vivere in Italia non è cosa da poco. Si partecipa dal vivo (non a distanza) alla vita sociale, culturale, politica, familiare del Paese…se ne percepiscono i dettagli, le sfumature… se ne respira l’aria.

“Ma certo è, che se ne diventa più consapevoli solo stando a contatto o comunicando con altri “diversi” da te. Così io conosco sempre di più l’Italia tramite persone di altri paesi. La differenza permette la consapevolezza.

“Da quando ero all’ università e ho iniziato a viaggiare all’estero per impare le lingue, mi sono resa conto che la mia conoscenza dell’Italia e dell’italiano si è espansa e si è allargata grazie alla conoscenza di altre lingue e culture.

“Da molti anni frequento gli americani per lavoro e per amicizia, e che dire, la loro facilità nel relazionarsi è spiccata. La socievolezza. Forse, proprio perché gli Stati Uniti sono da sempre abituati a convivere con differenti nazionalità. Sono flessibili, aperti alla diversità dell’altro. Sono dei buoni compagnoni diremmo in italiano. Sono accoglienti. Generosi.

“Infatti sono stata ospitata a Santa Barbara, da miei amici studenti: Joel, Michelle, Tama e Barbara. Ho potuto conoscere un po’ di questa parte d’America, il territorio, le abitudini e non ultimo il vino. E ribadisco ciò che ho sottolineato sopra.

“Sono stata benissimo, come una nipote.

“Certo come italiana, mi adatto difficilmente a caffè che non siano italiani o a certi orari, come quello della cena, molto anticipato rispetto all’Italia. Ma ciò è anche un motivo per sorridere. È un sacrificio, ma siamo belli per questo. Ognuno è diverso.

“Per quanto riguarda l’apprendimento dell’italiano, gli americani, come per tutti i madrelingua inglesi, la difficoltà maggiore risiede nella “flessione” dell’italiano. Per intenderci la flessione permette di esprimere in generale, attraverso desinenze, categorie grammaticali come il genere, il numero, ecc. .

“Per es. : -o, è la desinenza che indica il genere maschile singolare. L’inglese è quasi privo di flessione, quindi per un madrelingua inglese è necessario del tempo per far funzionare questo ingranaggio.

“Poi, un’altro punto critico potrebbe essere la pronuncia di certi fonemi come /r/, /t/, o la pronuncia delle consonanti doppie.    

“L’uso delle preposizioni, dei tempi, dei modi, ma non solo per gli americani ;). 

“E poi, come succede a tutti quando si apprende una lingua straniera, il punto più complesso, più profondo, non superficiale come la pronuncia di una /r/, è la comprensione dei concetti culturali, connessi ad appropriate espressioni linguistiche.

“Così se ricevo un  pacco da un qualsiasi corriere, non lo saluterò dicendo: ciao tesoro, amore mio! Solo perché gli italiani usano espressioni calorose di questo genere. No! Esistono situazioni differenti ed espressioni appropriate a tali situazioni.   È solo un piccolo esempio.

‘Un altro punto fondamentale è l’andare al di là degli stereotipi. Per esempio non tutti gli italiani parlano ad alta voce, o la famiglia italiana non è sempre “il paradiso terrestre”, ecc. 

“Ogni lingua è espressione di una determinata cultura, quindi imparare una lingua     straniera significa assorbirne la cultura, comprenderla e sapersi adeguatamente      esprimere in quella lingua, in diverse situazioni.

“Infine vorrei ringraziare Barbara, che mi ha fatto scoprire e riscoprire il piacere di scrivere. La ringrazio per avermi dato l’opportunità di condividere l’esperienza della pandemia, facendoci sentire tutti un po’ più vicini umanamente, per la possibilità di parlare del mio lavoro ad un pubblico, quello americano, che ha sempre dimostrato interesse verso l’Italia.

 “Di solito leggo gli scritti altrui, come il blog di Barbara sulla cultura italiana, di cui apprezzo la vivacità, la  freschezza e l’agilità, con cui riesce costantemente a trovare temi diversi ed interessanti sull’Italia.”

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Eleonora Vieri, Part III: Italian Lessons

This is the third and last post of an interview, in three parts, of my Italian teacher and the editor of my posts, Eleonora Vieri.  In the first part, she gave a first-hand account of the pandemic in Italy.  Last week she spoke about her childhood, education and how she became a teacher of Italian for foreigners. This week she talks about her approach to teaching both in person and via Skype, which is particularly important during this period of social distancing.

If you are interested in learning Italian or having exclusive conversations in Italian with an interesting and charming native speaker, take a look at Eleonora’s web site: www.italianviaskype.net or send her an e-mail at the following address: eleonoravieri@gmail.com.

“I have had students from many parts of the world, both in person and on Skype, mostly adults, but also teenagers and children, of every language level.  They are students who are passionate about the Italian language and culture, have Italian origins, love la bella lingua, the beautiful language, and they often use it to travel in Italy. I have Italian students for professional reasons: diplomats, religious, university, interpreters.

“I started teaching on Skype about 10 years ago (I was already working as a teacher in several schools before).  I started alone, completely alone, I didn’t know which way to go, what materials and which methods to use; then there was the difference in time zones, the payments … the embarrassment of a new thing, etc.  But I am still here, and I continue to give lessons online, even with the first students who had the courage and curiosity to undertake this journey with me.

“The advantage of online lessons is that it is not necessary to travel 10,000 km to have a native speaker, the world becomes really small, from the armchair of your home we can comfortably have a “chat” … and even a little grammar of course 😉 …. while keeping the liveliness in discovering different cultures.  Another advantage is that there is no need to buy materials, I send all the homework by email, unless the student is ambitious enough to want to buy his own books personally.

“It is a good to practice a foreign language, and you do not always have the opportunity to find native teachers in the place where you live. If you live in a metropolis, ok! But for those who live in a village, in a countryside or suburban area … I don’t think it’s easy. And so, I who live in Castiglione del Lago, can easily speak with my student from Berettyòùjfalu in Hungary.

“I teach on all levels. The requests are, for the vast majority, individual lessons, but if requests for group lessons arrive, they are always a good learning opportunity. That the teacher is a native speaker, I think it is a fundamental, necessary and desirable requirement. How can an apple communicate the taste, aroma, scent of an orange? How can a guitar reproduce the sound of a piano?

“Italian, as for those who speak English, French, or Bengali … is part of my DNA, it is the linguistic-cultural system to which I belong. It is my competence as a native speaker. Of course, living in Italy is no small feat. You participate live (not remotely) in the social, cultural, political, family life of the country … you can perceive the details, the nuances … you breathe the air. But you become more aware of it only by being in contact or communicating with others. So I know more and more about Italy through people from other countries. The differences bring about awareness. Since I was at university and started traveling abroad to learn languages, I realized that my knowledge of Italy and Italian has expanded thanks to the knowledge of other languages ​​and cultures.

“For many years I have interacted with Americans for both work and friendship.  Their ease in relating, their sociability, is remarkable. Perhaps because the United States has always been used to living with different nationalities, they are flexible and open to the diversity of others. They are good companions, we would say in Italian. They are welcoming. Generous.

“In fact, I was hosted in Santa Barbara by my student friends: Joel, Michelle, Tama and Barbara. I got to know a little about this part of America, the territory, the habits and, not least, the wine. And I repeat what I stressed above.  I had a great time, like a niece.

“Of course, as an Italian, it is hard to adapt to coffees that are not Italian or to certain schedules, such as dinner, which are much earlier than in Italy. But this is also a reason to smile. It is a sacrifice, but we are beautiful for this. Everyone is different.

“As for learning Italian, Americans, as for all native English speakers, the greatest difficulty lies in the “linguistic inflection” of Italian. To be clear, the inflection allows one to express in general, through endings, grammatical categories such as gender, number, etc.  For example:  -o, is the ending indicating the singular masculine gender. English is almost gender-free, so for a native English speaker it takes some time for this gear to work.

“Another critical point is the pronunciation of certain phonemes such as / r /, / t /, or the pronunciation of double consonants.  Then there is the challenge of the use of prepositions, of verb tenses—but not only for Americans.

“And then, as it happens to everyone who is learning a foreign language, is the understanding of cultural concepts related to appropriate expressions.  So if I get a package from a courier, I won’t greet him saying: ciao tesoro, amore mio! “hi honey, my love!”  just because Italians tend to use warm expressions of this type. No! There are different situations and expressions appropriate for them.  It’s just a little example.

“Another key point is to go beyond stereotypes. For example, not all Italians speak loudly, and the Italian family is not always a “paradise.”  Each language is an expression of a specific culture, therefore learning a foreign language means absorbing its culture, understanding it and expressing it adequately in different situations.

“Finally, I would like to thank Barbara, who made me discover and rediscover the pleasure of writing. Thank you for giving me the opportunity to share the experience of the pandemic, making us all feel a little closer on a human level, for the possibility of speaking about my work to an American audience, one that has always shown an interest in Italy. I usually read other people’s writings, such as Barbara’s blog on Italian culture, whose liveliness, freshness and agility I appreciate, with which she constantly manages to find different and interesting themes about Italy.”

 

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Eleonora Vieri, Parte II: Diventare insegnante

Questo è il secondo articolo di una serie in 3 parti, basata su un’intervista con la mia insegnante e curatrice dei miei articoli, Eleonora Vieri. La scorsa settimana, Eleonora ha fatto un resoconto di prima mano sulla pandemia in Italia. Questa settimana parla della sua infanzia, della sua istruzione e di come è diventata insegnante di italiano per stranieri, non solo per americani, ma anche per tanti altri studenti di diverse nazionalità. La prossima settimana parlerà del suo approccio all’insegnamento via Skype, che è particolarmente importante durante questi periodi di distanziamento sociale. 

 Come ho detto l’ultima volta, lei è un’insegnante eccellente, sia per la conversazione in italiano, che per la grammatica. Inoltre, le sue lezioni sono sempre connesse alla cultura e alla storia italiana. Se sei interessato a imparare l’italiano – a qualsiasi livello, a qualsiasi età – o a fare esclusivamente conversazione in lingua con un affascinante madrelingua, dai un’occhiata al sito web di Eleonora: www.italianviaskype.net o mandale un’e-mail al seguente indirizzo: eleonoravieri@gmail.com.

“Sono nata in Umbria a Castiglione del Lago, sul lago Trasimeno, ci vivo ancora, e mi ritengo fortunata, non solo per la storia e le tradizioni, evidenti come in ogni angolo d’Italia, ma anche per la natura bellissima. Ma certo, io sono di parte ;).  Una natura presente, evidente ancora di più da quando viviamo la pandemia.

“È una zona al confine con la Toscana, infatti tradizioni e lingua vi si intrecciano. Inoltre, mio padre toscano, ha lasciato in me immersioni nelle tradizioni, nella lingua e nella famiglia della Maremma toscana.  Da piccola, ero una brava studentessa, ma anche una monella, soprattutto a casa.  Adoravo giocare all’aperto, abitando in campagna, era una cosa normale.

“Adoravo fare scherzi a mio nonno, e lui da bravo nonno stava naturalmente al gioco. Posso raccontare di quando gli nascondevo o gli sgonfiavo la bici (visto che andava ogni giorno al bar in bici per mantenersi in forma) o di quando gli ho cucito i pantaloni del pigiama e i suoi piedi vi sono rimasti incastrati dentro (non so quanto si sia arrabbiato con mia nonna per avergli dato un pigiama così strano).

 “Ero anche la sua insegnante. Lui era nato in tempo di guerra, nel 1907, da una famiglia contadina, perciò era andato a scuola per poco tempo. I contadini non avevano sufficienti soldi per permettersi certi servizi ai tempi della mezzadria. Lui era un uomo in gamba, che mi ha trasmesso l’amore per le piante, infatti era il più bravo potatore della zona.  Nei pomeriggi d’inverno quando non giocavamo a carte, era il mio studente “per gioco”, come lo era il mio amichetto Riccardo, due anni più piccolo di me. Tutto ciò era un seme.

“Dopo aver frequentato il liceo scientifico, ho scelto spontaneamente la facoltà di lingue e letterature straniere all’università. È stato un percorso bello, interessante, appassionante. Una scelta azzeccata. L’amore per la lingua, a quei tempi l’amore per il portoghese era inebriante, lo amavo, nel vero senso di eros, di passione e di cura. Era una forte spinta di creatività ed energia. E in parte lo è stata anche la linguistica.

“Alla fine concludo il percorso di studi con una tesi in portoghese, in linguistica cognitiva. Avevo la possibilità di continuare la ricerca all’università, ma non ero probabilmente tagliata per questo o meglio non avrei voluto passare altro tempo in compagnia dei soli libri o della teoria. Intanto si faceva strada già da tempo l’idea di insegnare italiano a stranieri, e così è stato. È venuto da sé… non volevo continuare a studiare una lingua e una cultura che non erano mie, per quanto mi piacessero, lo sentivo come una forzatura, strideva con la mia natura.

“Ho iniziato così, in un’accademia privata di italiano per stranieri in Umbria, dopo mesi di disoccupazione, come accade spesso in Italia ai neo laureati, è arrivata una telefonata. Un’emozione. Ho iniziato così a “farmi le ossa”. Un grande lavoro all’inizio, davvero, imparare a insegnare la lingua, la grammatica, perché nonostante tu sia madrelingua, non sai affatto perché il passato vuole essere o avere, e poi credetemi gli studenti si inventano le domande più incredibili, e necessitano di una risposta chiara e matematica per tutto. Ma la lingua è complessa, non sempre ha risposte indiscutibili.

‘Poi ho preso una specializzazione per insegnare italiano a stranieri all’Università per Stranieri di Siena. Ma, col tempo ci si accorge che si impara a fare l’insegnante, continuamente. Ancora oggi, pur navigando senza bussola, i miei studenti continuano ad essere i miei migliori insegnanti. Poi piano piano, anno dopo anno, metti insieme i pezzi… perché insegnare non è solo impartire nozioni… uh è un misto di cose, un’alchimia direi… di conoscenze linguistiche, culturali, di umanità e … così è bene sapere la teoria, ma è anche bene tramutarla in uno stile proprio, personale. Diventare insegnante, è stata infine la realizzazione di quel seme di cui parlavo sopra.

“Nel tempo libero mi diletto con il vino. Impossibile vivere qui e non bere o non sapere almeno un po’ di questo “signore del territorio”, che abita l’Italia tutta, da nord a sud, fin dal tempo dei Greci e degli Etruschi.  Allora ho fatto un corso con FISAR, e adesso, quando la federazione ha bisogno, noi sommelier prestiamo servizio in eventi, feste o cene di gala.  Impartisco lezioni di vino, teoria e degustazione, anche ai miei studenti.

“Il vino è diventato anche un nesso di amicizia e un modo per esplorare territori sconosciuti.”

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Eleonora Vieri, Part II:  Becoming a Teacher

This is the second article in a 3-part series based on an interview with my teacher and editor of my articles, Eleonora Vieri.  Last week, Eleonora gave a first-hand account of the pandemic in Italy.  This week she talks about her childhood, education, and how she became a teacher of Italian for foreigners, not only for Americans but also for many others of different nationalities.  Next week she will talk about her approach to teaching via Skype, which is particularly important during these times of social distancing.

 As I mentioned last time, she is an excellent teacher both for conversational Italian and for grammar.  Plus, she incorporates so much of Italian history and culture in her teaching.  If you are interested in learning Italian –at any level, at any age—or practicing with a charming native speaker, check out Eleonora’s web site:  www.italianviaskype.net or email her at viele11@yahoo.it.

“I was born in the region of Italy called Umbria in the town of Castiglione del Lago, which is on Lake Trasimeno.  I still live here and I consider myself lucky, not only because of its history and traditions, which is true of every corner of Italy, but also because of its natural beauty.  (Of course, I am biased!)  Its beauty seems even more pronounced to me during this pandemic.

“This area shares a border with Tuscany; in fact, our traditions and language intertwine here.  In addition, my Tuscan father immersed me in the traditions, language and family of the Tuscan Maremma (a coastal area on the Tyrrhenian Sea).  As a child, I was a good student, but also a little rascal, especially at home.  I loved playing outside and living in the countryside, where it was normal to spend your afternoons outdoors.

“I loved to play jokes on my grandfather, and he, as a good grandfather, naturally played along.  I can tell you many stories. He used to go to the bar every day on his bicycle to stay in shape.  Sometimes I hid his bike or deflated his tires.  Once I sewed his pajama pants so that his feet got stuck in them.  (I don’t know if he became angry with my grandmother for giving him such strange pajamas.)

“I was also his teacher.  He was born in wartime in 1907 to a peasant family.  He had gone to school for a short time, but farmers did not have enough money to afford certain services at the time of sharecropping.  He was a smart man, who imparted in me a love for plants.  He was, in the area, the best pruner. In winter afternoons when we didn’t play cards, he was my student “for fun,” along with my friend Riccardo, who was two years younger than me.  I think all of this was the seed.

“After attending the scientific high school, I spontaneously chose the language department at the university.  It was the right choice for me and became a beautiful, interesting and exciting journey.  I had a love for language at the time, and the love of Portuguese was intoxicating, erotic I dare say, eros in the true sense of passion and care.  I also loved the study of linguistics.  It all gave me a strong boost of creativity and energy.

“I concluded the course of studies with a thesis in Portuguese, in cognitive linguistics.  I had the opportunity to continue my research at university, but I was probably not cut out for this.  Or rather, I did not want to spend more time in the company of books or theory alone.  And I didn’t want to continue studying a language and culture that were not mine, however much I liked them.  It felt forced and seemed to clash with my nature.

“In the meantime, the idea of teaching Italian to foreigners had been percolating for some time.  So I started at a private academy for foreigners in Umbria.  As often happens in Italy for new graduates, it took months of unemployment until the phone call arrived.  So here is where I started to, as we say in Italian, “to make the bones,” that is, to solidify my career path.  It was a great job learning to teach the language and the grammar.  Even though you are a native speaker, you don’t always know the reasons for expressions or their history.  And believe me, students come up with the most incredible questions and need a clear and precise answer for everything.  But language is complex and answers not always certain.

“Then I enrolled at the University for Foreigners of Siena.   I undertook a specialization to teach Italian to foreigners.  But, in reality, you learn to be a teacher continuously.  Even today, my students are my best teachers.  Then slowly, year after year, you put the pieces together because teaching is not only about imparting ideas and facts, it’s an alchemy I would say—of linguistic, cultural, and human issues, as well as of theory.  And you develop your own personal style.  Becoming a teacher was the realization of that seed that I mentioned earlier.

In my spare time, I delight in wine.  It’s impossible to live here and not to enjoy wine or at least to know a little about the “lord of the territory,” which has lived throughout Italy, from north to south, since the time of the Greeks and Etruscans.  I took a course with FISAR, which is an Italian federation for sommeliers.  We sommeliers serve at events, parties and gala dinners whenever the federation needs us.  For my language students, I also teach about wines and organize tasting lessons.

“Wine has also become a nexus of friendship and a way to explore unknown territories.”

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Eleonora Vieri, Parte I–Un resoconto di prima mano della pandemia in Italia

Eleonora Vieri è la mia insegnante di italiano e curatrice dei miei articoli. Corregge quasi tutti i post che scrivo per questo blog. L’ho incontrata diversi anni fa e ho scoperto che insegna la lingua italiana agli stranieri. Ma ciò che la rende così speciale per me, è che insegna non solo la lingua, ma anche la cultura italiana, dalla storia all’arte, alle tradizioni italiane come quella del caffè. È eccellente nell’insegnare la conversazione italiana, così come la grammatica, o qualunque cosa gli studenti preferiscano. È gentile, paziente e incoraggiante. Durante questi periodi di distanziamento sociale, è una grande opportunità per fare ciò che ti sei sempre promesso: imparare o praticare l’italiano. Se sei interessato, visita il suo sito web: www.italianviaskype.net .

 Ho intervistato Eleonora e presenterò le sue risposte in tre parti. A causa della sua tempestività, inizierò nella Parte I con i suoi pensieri e le sue osservazioni sulla pandemia in Italia e nella sua città natale di Castiglione del Lago, che si trova nella regione Umbria, vicino alla Toscana. La seconda parte si concentrerà sulla sua infanzia, educazione e su come è diventata un’insegnante. E la parte III discuterà della sua filosofia e del suo approccio all’insegnamento dell’italiano a stranieri in presenza e via Skype. Conoscerai una persona e un’ insegnante molto calorosa e affettuosa.

“All’inizio, nessuno avrebbe immaginato che l’epidemia sarebbe sfociata in una pandemia di così grande portata.  La gravità è apparsa chiara, lampante, inquietante, quando nei primi giorni di marzo, mentre prestavo supplenza alla scuola elementare, è arrivata all’improvviso una circolare ministeriale che avrebbe interrotto le lezioni fino a data da determinare. Il giorno seguente, noi maestre, ci siamo recate a scuola per preparare tutti i materiali necessari per i nostri piccoli studenti. I genitori sarebbero venuti il giorno seguente a ritirarli a scuola.

“C’era un certo panico, mantenere le distanze, lavarsi le mani di frequente e organizzare rapidamente un nuovo tipo di didattica.

“Durante lo stesso periodo, avrei anche dovuto riprendere il mio lavoro nella scuola di italiano per stranieri, ma le prenotazioni sono state di colpo cancellate.  Quindi niente lavoro.

Per fortuna sono anni che faccio anche lezione su Skype a studenti stranieri, e questo non solo mi supporta abbastanza economicamente adesso, ma anche e forse di più        umanamente.  Devo anche dire che la velocità con cui lavoravo prima, la quantità di attività da fare durante la giornata, mi faceva arrivare stanca alla sera, senza avere sufficientemente tempo per me. Forse la pandemia ci sta sussurando di cambiare qualcosa nelle nostre vite, per trovare un nuovo senso.

“Così come me, altre persone, amici e conoscenti…si recano ogni giorno in paese, cioè in centrostorico. I primi giorni di marzo vado in centro a Castiglione del Lago, e non c’è un’anima, è deserto. Entro in un negozio di abbigliamento di un’amica, e da giorni non vedono clienti. Sono disperati. Saluto un’anziana signora, commerciante storica, Marcella, e non la bacio. Mantengo le distanze, lei ci rimane anche un po’ male…io poi non sono così, a me piace baciare e abbracciare le persone.

“Le ultime passeggiate al lago, poi il decreto ministeriale che vieta anche l’attività sportiva all’aperto.  La confusione all’inizio, il non riuscire a focalizzare precisamente cosa ci stia succedendo. La rabbia per aver dovuto interrompere, le mie attività, il mio lavoro, la mia socialità. Il mio stipendio. Così come me, molti amici, commercianti o che hanno          agriturismi e ristoranti. Tutti a casa e senza lavoro.

“Poi c’è chi, il lavoro continua ad avercelo, ma lavora in ospedale, come mia sorella o mia cugina. Al policlinico di Perugia, non hanno avuto per molti giorni mascherine professionali. In ospedale c’era subbuglio, il reparto di malattie infettive era pieno. Medici in quarantena, così come alcuni infermieri.   Adibiscono a Pantalla, nelle vicinanze, un ospedale solo esclusivamente per il Covid-19.

“Le immagini tristi di Bergamo e delle sue anime traghettate dall’esercito. Le persone perse a Castiglione del Lago. Il cordoglio.  Le immagini degli operatori sanitari, stanchi sfiniti, segnati.  E le immagini, anche sotto casa di chi aiuta, di chi fornisce volontariamente aiuto: la Protezione Civile, le Misericordie, la croce Rossa, la Caritas e quanti altri. I comuni si organizzano, vigilano, supportano i cittadini più deboli, non solo fornendo alimenti o beni di prima necessità, ma nel mio paese anche con un servizio telefonico di assistenza agli anziani, che spesso sono soli.

“Oggi 14 aprile, è il primo giorno di riaperture, il fiato si allenta per un po’. Un po’ di speranza. Secondo l’ultimo decreto ministeriale riaprono oggi alcune fabbriche, le librerie, le cartolerie e i negozi di vestiti per neonati e bambini. Naturalmente tutto modulato a seconda delle differenti regioni.

“Vedremo, io ho fiducia, nella vita le cose non accadono mai casualmente, senza una ragione. In italiano si dice “non tutto il male viene per nuocere”, gli antichi proverbi custodiscono sempre umane verità.  E ho fiducia anche nelle istituzioni italiane. Il governo e la sanità hanno dimostrato finora competenza (l’OMS lo ha ribadito), nonostante le immense difficoltà, non solo sanitarie, ma anche economiche. Abbiamo un primo ministro di cui siamo fieri: competente, saldo, coraggioso e appassionato. Come un vero padre dovrebbe essere.”

  

 

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Eleonora Vieri, Parte I–A First-Hand Account of the Pandemia in Italy

Eleonora Vieri is my teacher and editor.  She corrects nearly every post that I write for this blog.  I met her several years ago and came to learn that she teaches the Italian language to foreigners.  But what makes her so special for me is that she teaches not just the language, but also Italian culture–from history to art to Italian traditions like its coffee culture.  She is excellent at teaching Italian conversation, as well as grammar—whatever students prefer. She is kind, patient, and encouraging.  During these times of social distancing, it’s a great opportunity to do what you’ve always promised yourself:  Learn or practice Italian.  If you are interested, check out her web site:  www.italianviaskype.net.

 I interviewed Eleonora and will present her responses in three parts.   Because of its timeliness, I am presenting in Part I her thoughts and observations about the pandemic in Italy and her first-hand account of her hometown of Castiglione del Lago, which is in the Umbrian region near Tuscany.  Part II will focus on her childhood, education and how she became a teacher.  And Part III will discuss her philosophy and approach to teaching foreigners via Skype.  You will get to know a very warm and endearing person and teacher.

“At first, no one in Italy could have imagined that an epidemic would result in such a large pandemic.  The gravity of the situation became clear, glaring and disturbing when, in the first days of March while I was substitute teaching at an elementary school, a ministerial decree suddenly arrived to announce that lessons at the school would be stopped until a date to be determined.  The following day, we teachers went to school to prepare all the necessary materials for our young students.  But then the parents came the following day to collect the students from school.  There was some panic.  People were learning to keep distant from one another, to wash their hands frequently, and the teachers began to quickly organize a new way of teaching.

“At about the same time, I was to resume my work in a school of Italian for foreigners, located in Montepulciano.  But reservations were suddenly canceled due to a precipitous drop in tourism.  So there was no work there.  Fortunately, I have been teaching foreign students Skype lessons for years, and I can continue to do so to support myself.  But I now have a lot more time on my hands, which, in some ways is a relief.  The amount of activities I did during the days left me tired in the evening, with little time for myself.  Maybe the pandemic is whispering to us to change something in our lives, to find a new calling or sense of life.

“I, like my friends and others, go to the historic center of Castiglione del Lago every day.  But in those early March days, there was not a soul there.  It was deserted.  I went to a friend’s clothing store; for days they had not seen one customer.  They felt desperate.  I greeted Marcella, an elderly lady who was a longtime merchant in town, but I don’t kiss her.  We keep our distance, which makes us both sad.  We like to kiss and embrace people.

“We all also like to take walks on the lake.  Then came the ministerial order banning outdoor activity.  Like me, many friends, merchants, and those who have farms and restaurants — at home and out of work.

“But then there are those who must work, like my sister and cousin who work in a hospital.  For many days at the Policlinic of Perugia where they work, there were not enough professional masks. Then the ward for patients with infectious diseases was full.  There were doctors and nurses themselves in quarantine.  And then in nearby Pantalla, the hospital there was dedicated exclusively for Covid-19 patients.

“There were sad images throughout Italy.  Bergamo and the souls that had to be buried by the army.  People lost in Castiglione del Lago.  The images of health workers tired and exhausted. But also images of those who voluntarily provide help, including the Red Cross and many charities.  Municipalities that organize and support the weakest citizens, not only by providing food and basic necessities, but also with a telephone service to assist the elderly, who are often alone.

“Today, April 14, is the first day of reopening in Italy.  A breath of air, a little bit of hope.  According to the latest ministerial decree, some factories, bookstores and stationery stores can reopen today, along with clothing stores for babies and children.  Of course, everything will be modulated according to the different regions of the country.

“I have confidence that in life things never happen casually and without a reason.  In Italian there is an expression that “not all evil comes to harm.”  Our ancient proverbs always guard human truths.  And I also trust the Italian institutions.  The government and the health care system have shown much competence (even the World Health Organization reiterated it) despite immense difficulties, both in health care and the economy.  We have a prime minister we are proud of:  he is competent, steadfast, courageous and passionate … how a real leader should be.”

 

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