Gorgonzola

Gorgonzola is one of the oldest blue cheeses in the world.  It was developed about the same time as Roquefort in France. Its ancestor dates back to the Roman age when, in the fall, the cows were herded down from the Alps to the valleys of the Po River.  They arrived in the fields near the city of Gorgonzola from the valleys of Bergamo to eat the fresh grass.

It is said that cheese was created to conserve the milk from the overwhelming number of cows in the area. However, according to a legend that dates back to the XV century, it is the product of a romantic escapade of a young cowherder.  Distracted by his lady-love, young Romeo abandoned his cheese curds, which drained overnight. The next morning, hoping to hide his mistake, he mixed them with new curd creating a cheese that remains soft even when aged.  The cheese was punctured with sticks to allow it to dry out.  The air channels created space for mold to grow, giving it its signature look and flavor.

Today, Gorgonzola is made using whole cow’s milk, starter bacteria, and spores of the mold Penicillium glaucum.  During the aging process metal rods are quickly inserted and removed creating the air channels that allow the mold spores to grow, which causes the characteristic veining.  Gorgonzola Dolce, which is sweet, milky, and creamy with hints of spice, is aged about three months.  Gorgonzola Piccante, which is aged about a year, is more piquant, firm, and crumbly.

The Po River flows eastward through the regions of Piedmont and Lombardy.  Today both regions make Gongonzola and Taleggio, another delicious cheese.  Lombardy is also home to Mascarpone, Provolone, and Grana Padano.  Gorgonzola produced in designated provinces of these two regions has DOP status; Denominazione di Origine Protetta is a European Union mark that guarantees the product and all phases of production are carried out in a strictly defined geographical area according to certain standards of reliability, quality and tradition.

Gorgonzola is eaten in many ways.  Dolce can simply be spread on bread or paired with figs, pears, or walnuts or almonds.  Piccante can be paired with honey on a cheese platter. Either can be served with pasta, usually short pasta like penne or rigatoni, and as an ingredient in pizza ai quattro formaggi.It can be melted into a risotto in the final stage of cooking or served with polenta.

 

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Rossini è il più famoso _____ in Italia

Puoi indovinare?

No, niente a che vedere con la musica o il cibo, almeno non direttamente.  Rossini è un gatto rosso che è diventato celebre a Rovigo, una città nel Veneto, a circa 80 chilometri a sudovest di Venezia.  Mentre la sua reputazione si è diffusa in lungo e in largo, Rossini deve ora gestire lo status di celebrità e la stampa con una pagina Facebook e un profilo Instagram.  Ha migliaia di seguaci.

La storia di Rossini comincia in Bosnia.  Da piccolo, è stato trovato tra le macerie di una casa da una volontaria animalista e portato in Italia a Rovigo.  È stato adottato da Valentina, che abita con la sua famiglia in centro dove Rossini è divenuto rapidamente l’idolo della città, “il miagolio del gatto”, che è corteggiato e coccolato da autorità, imprenditori e negozianti.

Che cos’ha di così speciale (non che ogni gatto non sia speciale)?  È l’incedere regale?  È che adora la compagnia degli esseri umani?  O è lo spirito zingaro che lo porta a girovagare ovunque da mattina a notte—fra bar e ristoranti, ai concerti, alle riunioni del municipio, alle case private?  Dovunque va, riceve il trattamento “tappetto rosso” – bocconcini prelibati, ciotole d’acqua, e grattini dietro le orecchie.

Le foto postate su Instagram documentano le sue attività da un momento all’altro. Ecco Rossini che si è sdraiato in prima fila ad ascoltare il concerto jazz.  Ecco Rossini in vetrina nella libreria in centro adagiato sopra i libri di Wilbur Smith.  Ed ecco Rossini tra le braccia del sindaco alle riunioni del consiglio comunale. (Ciò che non è pubblicato è la foto di Rossini che fa pipì nel salone del Municipio.)

Si dice che il suo calendario sia più pieno di quello del sindaco.  Ammiratori gli scrivono da tutta Italia: “Ciao Rossini, ti seguo da Roma, sei un amore,” scrive un utente di Facebook.  “Io sono di Taranto, ma vorrei venire a Rovigo solo per incontrarti,” posta un altro ammiratore.

Tutti amano Rossini… forse con l’eccezione dei vigili del fuoco di Rovigo, che hanno perso il conto delle volte che si sono mobilitati per salvare Rossini da vari luoghi impervi—sul tetto di un palazzo, in cima alla chiesa, e dentro un vecchio carcere.  Come sia arrivato lì nessuno lo sa.  Le chiamate da parte dei cittadini al dipartimento del fuoco sono almeno settimanali: “Correte Rossini è bloccato”. “Presto, Rossini è in pericolo”.

Nonostante una bella casa, Rossini ama i grandi spazi della città.  La strada è il suo mondo. Dopo ogni guaio, torna a casa, fa le fusa per Valentina, poi riparte per nuove avventure.

 

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Rossini is the most famous _____ in Italy today

Can you guess?

No, nothing to do with music or food, at least not directly.  Rossini is an orange tabby cat who became famous in Rovigo, a city in the Veneto, about 80 kilometers southwest of Venice.  As his reputation spread far and wide, Rossini now must handle his celebrity status and press with a Facebook page and an Instagram profile. He has thousands of followers.

Rossini’s story begins in Bosnia.  As a kitten, he was found among the rubble in a house by an animal rights volunteer and brought to Italy to Rovigo.  He was adopted by Valentina, who lives with her family in the town’s center where he quickly became the town idol, “the cat’s meow,” who is courted and cuddled by authorities, business men and women, and shopkeepers.

What is so special about Rossini (not that every cat isn’t special)?  Is it his regal gait?  Is it because he adores the company of human beings?  Or is it his gypsy spirit that leads him to wander the city from morning to night—from bars to restaurants, to concerts, to town hall meetings, to private homes.? Wherever he goes, he receives the “red carpet” treatment—delicious treats, bowls of water, and welcoming scratches behind the ears.

Photos posted on Instagram document his activities from moment to moment.  Here is Rossini sprawled in the first row to hear a jazz concert.  There he is in the window of the central bookstore resting on the books of Wilbur Smith. And here he is in the arms of the mayor at the town hall council meetings.  (What is not posted is the picture of Rossini making pee-pee in the salon of the Town Hall.)

Rossini at Town Hall

It is rumored that his calendar is crammed fuller than that of the mayor.  Fans write to him from all over Italy: “Ciao Rossini, ti seguo da Roma, sei un amore.”  Hi Rossini, I follow you from Rome, you are a love, writes a Facebook fan.  Io sono di Taranto, ma vorrei venire a Rovigo solo per incontrarti” I am from Taranto (in Puglia), but I would like to come to Rovigo just to meet you, posts another admirer.

Rossini in the Piazza

Everybody loves Rossini…except perhaps the fire fighters of Rovigo, who have lost count of the times they have been called to save Rossini from some inaccessible place —the roof of a palazzo, the top of a church, and even inside a prison.  How he got there nobody knows.  The calls from the citizens to the fire department are at least weekly: “Run, Rossini is blocked in.”  “Hurry, Rossini is in danger.”

Despite a lovely home, Rossini loves big spaces.  The street is his world.  After each scrape, he returns home, purrs for Valentina, and then sets out again for new adventures.

 

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Il Vino Italiano

Joel Garbarino è il blogger ospite di questa settimana. È un ingegnere, un amico, e un collega studente d’ italiano a Santa Barbara. I suoi parenti italiani sono liguri e poiché non parlano inglese, ha imparato a parlare italiano. È nel processo, ovviamente, ha imparato a conoscere il cibo e il vino italiano. È appassionato di vino italiano, ha frequentato dei corsi da un sommelier in Italia, e ha viaggiato nella maggior parte delle grandi regioni vinicole in Italia. Ha dato la seguente presentazione  alla Italian Cultural Heritage Foundation di Santa Barbara nell’aprile 2018.  Il suo vino preferito è il Brunello.

Una storia breve del vino italiano

  • Gli Etruschi iniziarono a produrre vino nell’Italia centrale intorno al 1000 a.C.
  • I greci introdussero il vino in Sicilia e nell’Italia meridionale intorno all’800 a.C.
  • La produzione di vino continuò a prosperare in epoca romana, intorno al 90 d.C.
  • I romani diffusero la produzione di vino fuori dall’Italia, in particolare in Francia e in Spagna
  • Nel 1860 una infestazione di fillossera distrusse la maggior parte dei vigneti in Europa ·
  • I viticoltori importarono il portainnesto resistente dall’America e li innestarono sulle loro viti ·
  • Una rivoluzione nella produzione di vini buoni iniziò negli anni ’60 e proseguì fino al 1990 ·
  • Nel 1966 fu conferita la prima DOC (Vernaccia di San Gimignano) e nel 1980 la prima DOCG (Brunello) ·
  • Oggi l’Italia è il più grande (o il secondo più grande) produttore di vino al mondo ·
  • L’Italia è il più grande esportatore di vino negli Stati Uniti  

Il clima e geografia dell’Italia

 L’Italia ha un clima mite

L’Italia ha coste lunghe

L’Italia ha regioni vinicole vicino alla costa

L’Italia ha montagne, vulcani e colline –diversi     terreni per la coltivazione dell’uva da vino

Quindi…l’uva da vino viene coltivata in tutte e 20 regioni d’Italia

 

Le regioni vinicole d’Italia

Classificazioni dei vini italiani 

Le classificazioni del vino italiano furono stabilite nel 1963

 Vino da Tavola (VDT) – il vino di bassa qualità; il vitigno e la vendemmia non devono essere specificati

Indicazione Geografica Tipica (IGT) – un vino proveniente da una regione specifica d’Italia. L’IGT nasce nel 1990 per i vini di Bolgheri chiamati “Super Tuscan”. Ci sono più di 100 vini in questa classe

Denominazione di Origine Controllata (DOC) – un vino proveniente da una zona specifica e i suoi produttori devono seguire specifiche norme di produzione

  • La prima DOC fu conferita nel 1966 alla Vernaccia di San Gimignano
  • Dopo 5 anni di produzione, un vino IGT può richiedere questa classificazione
  • Oggi ci sono più di 300 vini in questa classe
  • Dopo il 1996, questa classe includeva “Super Tuscan”

Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) – questi vini devono superare test di qualità e gusto e seguire rigide regole di produzione

  • La prima DOCG è stata conferita nel 1980 – Brunello di Montalcinoo
  • Ci sono più di 41 vini di questa classe in 13 regioni (25 sottoregioni)

I 41 Vini DOCG

Guida vintage per rossi italiani

Note:  Violetta=Eccellente, Rosso=Molto buono, Oro=Buono, Blu=Mediocre;

C=Attenzione, potrebbe troppo vecchio      E=Maturo    I=Irregolare, i vini variano

T=Tannico, ha bisogno di età      R=Pronto da bere

Regioni vinicole del Piemonte

Regioni vinicole del Veneto

Regioni vinicole del Toscano

I Vini dell’Italia Meridionale

Sommario

  • L’Italia è il più grande (o il secondo più grande) produttore di vino al mondo
  • I vini sono fatti in ogni regione d’Italia
  • Le migliori annate sono 2004, 2006, 2007, 2010, e 2015
  • Raccomandazione: in Italia bevi i vini locali con il cibo locale, la famiglia e gli amici!

 

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Italian Wine

Joel Garbarino is this week’s guest blogger.  He is an engineer, a friend, and a fellow Italian student from Santa Barbara.  His Italian relatives are from Liguria and because they do not speak English, he learned to speak Italian.  And, in the process, of course, he learned about Italian food and wine.  He is passionate about Italian wine, has taken courses from a sommelier in Italy, and has traveled to most of the great wine regions in Bel Paese.  The following is a powerpoint presentation he made to the Italian Cultural Heritage Foundation of Santa Barbara in April 2018.  His favorite wine is Brunello.

Notes:  The phylloxera were similar to aphids.  American vines had evolved to have natural defenses.  See later slide for definitions of DOC and DOCG.

Climate and Geography of Italy

 

 

 

 

 

 

 

Notes:  Italy has the perfect climate and geography for making wine:  plenty of sun, and many hills near the sea (similar to California)

Notes:  Every region makes both red and white wines.  In Piedmont, Barolo and Barbaresco are made from the nebbiolo grape.  In Tuscany, Brunello, Chianti, and Nobile wines are made from the Sangiovese grape.

Note:  You can find the classification on the neck of the bottle

Notes:  There are more than 41 DOCG wines from 13 regions: 27 reds, 13 whites, and 1 rose. The most well-know regions are Piedmont, Tuscany, and the Veneto

Notes: Ratings go from 0 to 100; 96-100 are excellent wines. Good years are 2001, 2004, 2006, 2007, and 2010.  2002 was a poor year.  2014 was a mediocre year because of too much rain.  2015 was an excellent year, perhaps the best in 20 years.

Notes: Near the city of Alba, one finds the famous areas of Barolo and Barbaresco, which are made from the Nebbiolo grape.  Nebbia means fog in Italian. The region can be foggy, reminding one of Napa and Sonoma.  One of my favorite white wines is Gavi.  The most famous producer of Barbaresco is Gaja, a family winery founded in 1869.  In the ’60s and ’70s, they introduced new ideas for vinification:  thinning grapes to increase quality, using grapes from a single vineyard; and using French barrels for the first year of fermentation.  In 1996 Gaja declassified his Barolo and Barbaresco from DOCG by adding 5% Barbera because he wasn’t satisfied with the quality.

Notes: The vineyards of Valpolicella are just north of Verona.  There are three styles of red wines made there with a blend of Corvina, Rondinella and Molinara grapes:  Valpolicella classico (DOC), Recioto or Amarone (DOCG), and Valpolicella Ripasso (DOC).  The most famous producer of Amarone is Quintarelli.  The Veneto (Conegliano) also produces the famous Prosecco.

Notes: Sangiovese grows only in Italy and California.  Sangiovese clones easily, so Chianti is sangiovetto, Brunello is sangiovese grosso, and Nobile is sangiovese prugnolo gentile.  Brunello is named after a stream near Montalcino.  In 1865 at an agricultural fair a red wine called Brunello won 1st prize.  In 1888 Feruccio Biondi-Santi, who fought under Garibaldi, released the 1st modern Brunello.  In the 1960s there were 11 producers; by 1980 when Brunello received the 1st DOCG designation, there were 53.  Today there are more than 100.  Super Tuscan: The Marchese Mario Scisa della Rochetta married the daughter of the family who owned the land around Bolgheri.  In 1945 he decided to make wine and imported rootstock from hi family, the Rothschilds, in France.  In 1968 he introduced Sassicaia to the market.  In 1978 he entered his wine in the famous international wine competition Decatur in London and won 1st prize over the more well-known French wines.

Notes: I was fortunate to study Italian and Italian wines with a lovely language teacher and sommelier, Eleonora Vieri.  The 3 best Nobile producers are Boscherelli, Monte Mecurio, and Poliziano.  Each makes a cru level Nobile that rivals a good Brunello:  Boscherelli’s is called “Nocio,” Monte Mercurio’s “Damo,” and Poliziano’s “Asinone.”  Asino in Italian is donkey or ass, so “Asinone” is a big ass wine!

Wines of Southern Italy

Notes: Puglia has Salice Salentino and Primativo (similar to the zinfandel grape); Basilicata has Aglianico del Vulture, Campania has Greco di Tufo and Taurasi (a big wine called the Barolo of the Mezzogiorno) and Sicily has Nero D’Avola, Marsala, and Moscato.  A Campania family, Mastroberardino, has been making wines since 1878.  During the war, many vineyards in the south were destroyed, and the family helped the government replant and preserve many of the antique varieties (eg, Aglianico, Fiano, Greco, and Piedirosso).  One of the sons is known as the “grape archeologist.”  In 1966 the family started a project called “Viale dei misteri” to recreate the wine of Pompeii using the same grapes and production techniques.  Today the family makes more than 50% of the wine in Campania and 90% of the Taurasi.

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L’anima rurale d’Italia: Parte II

Le incantevoli cittadine collinari d’Italia sono tanto fondamentali all’identità del Paese quanto le grandi città artistiche.  Rappresentano l’essenza della storia italiana e le tradizioni artigianali.  Mentre il governo ha fatto poco per aiutare a conservarle, i cittadini locali e i sindaci hanno escogitato alcune idee ingegnose.  Alcune sono divertenti; alcune sono tristi, nate dalla disperazione in arrivo; alcune sono molto creative; e alcune scaldano il cuore. Ecco esempi di città e strategie:

Sellia (Calabria): Nel 1960 c’erano 1.300 abitanti nella cittadina; nel 2015 ce n’erano solamente 537 col 60% sopra i 65 anni.  Quell’anno Davide Zicchinella, sindaco e pediatra, ha pubblicato un decreto che ha dichiarato che “è vietato ammalarsi e morire in questa cittadina”.  Sperava di indurre gli anziani residenti ad adottare stili di vita più sani. Ha aperto una clinica medica gratuita ed ha offerto ai cittadini una pausa fiscale se fossero andati a fare un controllo medico.  Ha anche aperto un parco avventura con una zip line.

Pratarriccia (Toscana): Solo 40 chilometri ad est di Firenze, questo borgo collinare ed il terreno contiguo sono stati disabitati dall’inizio degli anni ’60. Alcune case realizzate in pietra tradizionale toscana sono crollate, e l’erba sta crescendo all’esterno di quelle abbandonate.  Diversi anni fa, è stato quotato su eBay per $ 3,1 milioni; l’inserzione diceva che era “bisognoso di restauro”. Mentre il risultato non è stato rivelato, l’area ha il potenziale per diventare un’area di villeggiatura di lusso.

Gangi e Salemi (Sicilia) e Carreghi (Liguria): I sindaci di queste cittadine sono stati costretti a vendere case abbandonate per 1 euro ciascuna, a condizione che gli acquirenti accettino di ricostruirle entro un determinato periodo di tempo.  Le offerte attirano i cacciatori di case di villeggiatura in tutto il mondo, oltre a sostenere i costruttori locali.

Sutera (Sicilia): La popolazione di questa cittadina isolata è diminuita da 5.000 nel 1970 a 1.500 nel 2013 quando il sindaco ha aperto le porte della città, e le case vuote, ai sopravvissuti del catastrofico naufragio di Lampedusa, che ha ucciso più di 360 rifugiati, la maggior parte dei quali provenivano dall’Africa sub-sahariana.  Il sindaco ha riconosciuto l’opportunità umanitaria ed economica che i migranti potevano offrire.  Per aiutarli, li ha abbinati con famiglie locali, e li ha richiesto di prendere lezioni di italiano.  (L’unione europea ha fornito finanziamenti per cibo, vestiti ed alloggi.) All’inizio c’è stato un po’ di resistenza, che è scomparsa con l’energia che i nuovi arrivati hanno portato alla zona.  Oggi, i nigeriani bevono il loro caffè al mattino accanto ai vecchi, e i bambini del posto giocano a pallone con i loro nuovi compagni di gioco.  Ogni estate, la cittadina ospita un festival che presenta il cibo tradizionale, la musica, e la danza degli immigrati.

Riace (Calabria): I famosi bronzi di Riace (vedete il post del 23 febbraio 2017) sono stati scoperti fuori della costa di questa cittadina ed ora sono ospitati in un nuovo museo archeologico a Reggio Calabria.  La popolazione di Riace si era ridotta a 800 da 2.500 dopo la seconda guerra mondiale.  Oggi ci sono 1.500 abitanti con immigrati da più di 20 paesi.  Alcuni sono artigiani apprendisti, imparano abilità in via di estinzione come ricamo, mosaico di vetro e ceramica, contribuendo così a mantenere viva la cultura italiana.  Domenico Lucano, il sindaco della cittadina, è stato nominato uno dei “World’s 50 Greatest Leaders” di Fortune nel 2016 per aver ospitato rifugiati curdi nel 1998.  In un’intervista, ha affermato che “il multiculturalismo, la varietà di competenze e le storie personali che gli immigrati hanno portato a Riace hanno rivoluzionato quello che stava diventando una cittadina fantasma”.  Ecco un altro esempio di un atto di autoconservazione che è diventato un atto di umanità.

Fillettino (Lazio):Una piccola cittadina (una popolazione di 598) ad est di Roma, Fillettino sta sperando di diventare un paese indipendente d’Italia. Dopo un annuncio del governo italiano nel 2011 che tutti i villaggi con meno di 1.000 residenti devono fondersi con i villaggi vicini per tagliere i costi amministrativi, il sindaco, Luca Sellari, ha avviato una campagna per Fillettino per diventare uno stato indipendente sotto un monarca.  La città ora produce le sue magliette, i suoi liquori (a quanto pare solo nomi di marchi rievocati) e persino la sua valuta (il “fiorito”). Secondo Sellari, “Se questo è quello che serve per mantenere la città autonoma e proteggere le sue risorse … lo faremo; inoltre, essere un principe è il sogno di tutti”.

Santa Stefano di Sessanio (Abruzzo): In passato, un centro attivo della produzione di lana, la cittadina iniziò a ridursi quando l’industria della lana italiana fu paralizzata dalla concorrenza all’estero. Negli anni ’90 la cittadina aveva solo circa 100 abitanti.  Daniele Kihlgren, un rampollo rinnegato di una fortuna concreta italiana, ha scoperto questa città semi-abbandonata con il suo carattere medievale e l’architettura completamente intatta.  Si chiedeva come posti come questo potessero essere rivitalizzati senza distruggere la loro squisita bellezza e l’identità storica.  Cominciò a comprare molti edifici vuoti e creò una delle forme più innovative di ospitalità ovunque, un albergo diffusochiamato Sextantio.  Le camere del lussuoso hotel si trovano in edifici antichi in tutta la città e sono servite da una reception centrale.  L’industria locale, l’occupazione e il turismo hanno prosperato—dalle coperte di lana sui letti, agli ingredienti nelle ricette servite nel ristorante dell’hotel, ai piatti di ceramica su cui sono serviti.

Cività di Bagnoregio (Lazio): Questa cittadina è ben nota come il villaggio della rinascita.  Si trova in cima a un ripido pinnacolo di roccia vulcanica che viene eroso continuamente e viene pubblicizzato come “la città che muore d’Italia”. Originariamente lungo un’antica rotta commerciale, Cività di Bagnoregio prosperò dall’età romana fino al tardo medioevo.  Dopo un devastante terremoto del 1695, molti abitanti sono fuggiti, e il lungo declino della città ha avuto inizio. Negli ultimi 50 anni, la popolazione si è aggirata intorno alle 10 persone. Poi, circa 20 anni fa, i romani alla moda e gli espatriati, attratti dalla vicinanza a Roma, “scoprirono” la città in cima alla collina e costruirono villeggiature estive o per i week end con i suoi edifici abbandonati. Cività è diventata una meta per i turisti che pagano una piccola tassa per entrare in città attraverso un lungo ponte. Fino a 5.000 persone al giorno visitano una città che al massimo può ospitare 100 persone. Nonostante non ci sia Starbucks o McDonalds, ha un che di Disney. Nell’aprile del 2017 abbiamo scalato la collina con i genitori di Jacopo, Patrizia e Claudio Giacopuzzi (vedete i post del 24 luglio 2014, del 18 ottobre 2014, e dell’uno giugno 2017).

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Italy’s Rural Soul: Part II

Italy’s enchanting hilltop towns are as fundamental to the country’s identity as its grand, artistic cities.  They represent the essence of Italian history and the country’s artisanal traditions.  While the government has done little to help preserve them, local citizens and mayors have come up with some ingenious ideas.  Some are funny; some are sad, borne from the desperation at hand; some are creative; and some are heart-warming.  Here is a sampling:

Sellia (Calabria):  In 1960 there were 1,300 residents in the town; in 2015 there were only 537 with 60% over the age of 65.  That year Davide Zicchinella, the local mayor and pediatrician, published a decree stating that “it is forbidden to get sick and die in the town.”  He was hoping to prompt elderly residents to adopt healthier lifestyles.  He opened a free medical center and offered locals a tax break if they went in for a check-up.  He also opened an adventure park with a giant zip line to lure visitors.

Pratariccia (Tuscany): Just 25 miles east of Florence, this hilltop hamlet and adjoining land have been uninhabited since the early 1960s.  Some of the houses made from the traditional Tuscan stone have collapsed, and grass is growing out of the abandoned ones. Several years ago, it was listed on eBay for $3.1 million; the listing mentioned that it was “in need of restoration.” While the outcome has not been revealed, the area has the potential for a luxury holiday development.

Gangi and Salemi (Sicily) and Carreghi (Liguria): Mayors of these towns have resorted to selling abandoned houses for 1 euro each, provided that buyers agree to rebuild them within a specified period of time.  The offers are luring holiday home hunters from around the world, as well as supporting local builders and trades people.

Sutera (Sicily): The population of this isolated town dwindled from 5,000 in 1970 to 1,500 in 2013 when the mayor opened the town’s doors, and its empty houses, to the survivors of the catastrophic Lampedusa shipwreck, which killed more than 360 refugees, most of whom were from sub-Saharan Africa.  The mayor recognized the humanitarian and economic opportunity that the migrants could provide. To help them, he paired them with local families, and required them to take Italian lessons.  (The European Union provided funding for food, clothing and housing.) Initially there was some resistance, which disappeared with the energy that these newcomers brought to the area.  Today, Nigerians take their morning espresso alongside the old men, and local children kick soccer balls with their new playmates. The town hosts a festival each summer that features the traditional food, music, and dance of the immigrants.

Riace (Calabria):The famous Riace bronzes (see Post of —-) were discovered off the coast of this town and are now housed in a new archeological museum in Reggio Calabria.  Riace’s population had fallen to around 800 from 2,500 after WW II.  Today there are 1,500 inhabitants with migrants from over 20 countries.  Some are apprenticing artisans, learning endangered skills like embroidery, glass mosaic and pottery, thus helping to keep Italian culture alive.  Domenico Lucano, the town’s mayor, was named one of Fortune’s “World’s 50 Greatest Leaders” in 2016 after he took in Kurdish refugees in 1998.  In an interview, he said “Multiculturalism, the variety of skills and personal stories that people brought to Riace have revolutionized what was becoming a ghost town.” Here is another example of an act of self-preservation that has become an act of humanity.

Fillettino (Lazio):  A tiny town (population of 598) east of Rome, Fillettino is hoping to start its own country independent of Italy.  Following an Italian government announcement in 2011 that all villages with fewer than 1,000 residents must merge with nearby villages to cut administrative costs, the mayor, Luca Sellari, started a campaign for Fillettino to become an “independent state” under a monarch.  The town is now producing its own t-shirts, liquor (though apparently just name brands relabeled), and even its own currency (the “fiorito”).  According to Sellari, “If this is what it takes to keep the town autonomous and protect its resources…we’ll do it. Besides, it’s everyone’s dream to be a prince.”

Santo Stefano di Sessanio (Abruzzo):Formerly a bustling center of wool production, the town began to shrink when the Italian wool industry was crippled by competition from abroad.  By the 1990s the town had only about 100 inhabitants.  In the 1990s, Daniele Kihlgren, the renegade scion of an Italian concrete fortune, discovered this semi-abandoned town with its medieval character and architecture completely intact.  He wondered how places like this could be revitalized without destroying their exquisite beauty and historic identity.  He began buying many empty buildings and created one of the most novel forms of hospitality anywhere, an albergo diffuso (scattered hotel) called Sextantio.  The rooms of the luxury hotel are in ancient buildings all over town and are served by a central reception area.  Local industry, jobs, and tourism have thrived — from the wool blankets on beds to the ingredients in the recipes served in the hotel’s restaurant, to the ceramic dishes they are served on.

Cività di Bagnoregio (Lazio): This town is the “poster child” of re-invention. It sits atop a steep pinnacle of continuously eroding volcanic rock and is billed as “Italy’s Dying City.” Originally along an ancient trade route, Cività di Bagnoregio was prosperous from Roman times through the late Middle Ages.  After a devastating earthquake in 1695, many residents fled, and the city’s long decline began.  For the last 50 years, the population has hovered around 10.  Then, about 20 years ago, fashionable Romans and expats, drawn by the proximity to Rome, “discovered” the hilltop town and made summer houses or weekend places of its deserted buildings.  Cività has become a destination for tourists who pay a small fee to enter the town via a long bridge. Up to 5,000 people a day visit a town that at most can sleep 100.  Despite no Starbucks or McDonalds, it does have a Disney feeling.  In April of 2017 we climbed the hill with Jacopo’s parents, Patrizia and Claudio Giacopuzzi.

 

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