Se avete mai perso il vostro migliore amico a quattro zampe, sapete come sia straziante. Chiamate senza sosta il vostro amico, tappezzate il quartiere con i volantini, controllate i rifugi locali, e lasciate il loro premio preferito sulla soglia. Nell’era dei sociali media, entrambi i proprietari e i rifugi usano Facebook con successo. Next Door è una rete privata sociale a Santa Barbara dove voi e i vostri vicini potete condividere le notizie online e postare informazioni sugli animali persi e recuperati.
Sta arrivando una nuova generazione di strategie per trovare gatti e cani persi. Il Pet Detective è un’agenzia investigativa con nuove idee per animali domestici. Fondata negli Stati Uniti, ora arriva nella regione del Piemonte in Italia. Dopo aver seguito corsi in America, Andrea Granelli, un educatore cinofilo, è ritornato in Italia per aprire una scuola a Bergamo e formare una squadra a Torino.
I Pet Detective usano le stesse tecniche che sono utilizzate dalla polizia per risolvere le indagini sulle persone scomparse. Tra le più sofisticate ci sono l’uso di ragionamenti deduttivi, profilino comportamentale, teoria della probabilità di ricerca, la raccolta di prove forensi, trappole umane, e l’uso di attrezzature high-tech.
A Torino, la squadra, in primis, crea un profilo dell’animale. “Ogni soggetto ha caratteristiche precise,” spiega Dario Maffioli, un direttore di Pet Detective. “C’è una bella differenza tra il comportamento di un gatto o di un cane in fuga. Poi bisogna fare una distinzione tra la razza e il carattere dell’animale, se è timido o ha tendenza a impaurirsi.” Quindi, il primo passo per il proprietario è compilare un questionario sul sito dell’associazione (www.petdetective.it), si inserisce una foto dell’animale da cercare, e si risponde ad alcune domande: il luogo della scomparsa, se vive in casa o in giardino, ed i suoi gusti. Questo passaggio è gratuito.
Se il proprietario decide di usare i servizi di Pet Detective, ci sono diversi pacchetti che si possono acquistare; i prezzi vanno da 59 a 159 euro. L’agenzia prova a coinvolgere il più possibile il proprietario in modo da ridurre al minimo i costi. La
tempestività è essenziale: le ricerche iniziate entro 5 giorni dalla scomparsa portano nell’82 per cento dei casi ad un risultato positivo. La pioggia cancella le tracce, che vanificherà gli sforzi di entrambi il detective e il proprietario.
In base alle abitudini del fuggitivo, si circoscrive la zona in cui potrebbe trovarsi. Poi si posizionano delle esche (il cibo preferito), che vengono monitorate con telecamere a infrarossi. Nulla è lasciato al caso. I Pet Detective inviano al proprietario una mappa delle zone strategiche dove appendere i volantini con la foto dell’animale smarrito. Alcuni pet detective utilizzano persino strumenti di ascolto amplificati, monitor per bambini, cani addestrati alla rilevazione di gatti, e cani addestrati a tenere traccia dei cani persi.
Now comes a new generation of strategies to find lost cats and dogs. It’s called Pet Detective. Initiated in the United States, it has now come to the Piedmont region of Italy. After taking courses in America, Andrea Granelli, a dog whisperer, returned to Italy to open a school in Bergamo and form a team based in Turin.
In Turin, the team, first and foremost, makes a profile of the missing animal. “Every subject has precise characteristics,” explains Dario Maffioli, project manager of Pet Detective. “There is a big difference between the behavior of a dog that runs away,
Un curriculum impressionante: La sua “carriera” iniziò negli anni ’50 con una serie di crimini. Dopo una pena detentiva, è stato latitante per 24 anni. Era responsabile per migliaia di omicidi. Poi è stato in prigione per 24 anni scontando una pena di 26 ergastoli. Trasformò il crimine organizzato siciliano in un’organizzazione terroristica. Rimase “Capo dei capi” della mafia fino alla sua morte in un ospedale della prigione di Parma all’età di 87 anni. Ha vissuto in un carcere duro per i reclusi più pericolosi.
Totò Riina non si pentì mai. Omertà fino alla fine. Il giorno della sua morte, nel novembre 2017, una delle sue figlie ha lasciato un messaggio su Facebook: una foto di una rosa nera sovrapposta a una faccia di donna semi-oscurata. L’indice, tatuato con “shhh”, davanti alle sue labbra. Silenzio.
Riina iniziò all’età di 18 anni quando uccise un ragazzo durante una rissa. Come era normale allora, fu reclutato dalla mafia quando uscì dalla prigione. Durante gli anni ’70 e ’80, quando era in fuga, ordinò migliaia di morti, molti dei quali ne fu il diretto responsabile. Nel 1979, l’estate del terrore, scatenò una guerra che devastò la Sicilia. Nel 1981 la sua forza militare gli permise di eliminare apertamente tutti i capi delle famiglie che gli resistevano, facendolo diventare il “Capo dei capi”.
Riina uccise e ha fatto uccidere carabinieri, magistrati, sindacalisti, giornalisti, medici, e funzionari regionali e politici. Tra i più notevoli ci furono Piersanti Mattarella, il presidente della regione in quel periodo e fratello di Sergio Mattarella, attuale presidente della Repubblica; e Carlo Alberto Dalla Chiesa, che fu inviato in Sicilia per frenare la mafia. La maggior parte furono vittimi innocenti in un conflitto per consolidare potere e territorio.
Poi il Maxiprocesso iniziò nel 1986 guidato da due coraggiosi magistrati, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (vedete i due post “Il Coraggio di Essere Eroi” agosto 2017). Ancora latitante, Riina fu condannato in contumacia all’ergastolo. Quando la sua sentenza divenne definitiva (dopo gli appelli), Riina dichiarò guerra allo Stato e ai due giudici che lo fecero condannare. Falcone e Borsellino furono uccisi dalle autobombe a due mese di distanza nel 1992.