L’Italia per gli italiani

Appena finito il confinamento per la pandemia, gli italiani hanno iniziato a riscoprire il proprio straordinario patrimonio artistico … senza orde di turisti.  Prima della pandemia, con 7,5 milioni di visitatori ogni anno al Colosseo, il monumento più visitato d’Italia, i romani erano stufi del traffico e della folla.  Allo stesso modo, la gente del posto evitava i musei del Vaticano, dove 29.000 visitatori al giorno formavano code che potevano serpeggiare fino a un miglio.

A Milano, la Pinoteca di Brera ha riaperto il 9 giugno, esattamente 70 anni dopo che aveva aperto a seguito dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.  La riapertura è avvenuta nel rispetto dei requisiti per mascherine, disinfettanti, sanificazione e distanziamento sociale.  La capacità massima ora è di 152 persone, che si muovono in un’unica direzione, senza possibilità di tornare indietro, suddivise inoltre in sale in base alle dimensioni.  I visitatori devono prenotare online e poi ricevere un link per “Brera Box”, dove si trovano attività e informazioni personalizzate per preparare al meglio il loro percorso.  Al refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie a Milano, ci sono ingressi sfalsati per vedere Il Cenacolo di Leonardo da Vinci: 5 persone ogni 15 minuti.  È un’opportunità per gli italiani di godere appieno del capolavoro, dettaglio per dettaglio, apprezzando le reazioni emotive e i gesti degli apostoli.

Alla Galleria degli Uffizi di Firenze, sono stati incollati dei punti neri sul pavimento di fronte ai dipinti più popolari – come le opere di Botticelli, di Piero della Francesca, di Michelangelo, di Raffaello e di Caravaggio, per mantenere il distanziamento sociale. La galleria ha dimezzato il numero di persone che possono entrare, da 900 a 450, e le visite guidate sono limitate a un massimo di 10 persone. Il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, afferma: “Sarebbe meraviglioso se il modello di turismo rilassato che stiamo sperimentando agli Uffizi in questo particolare momento storico diventasse il modello del turismo in futuro”.

A Venezia, sono i veneziani ad affollare le piazze. L’italiano e il dialetto veneziano si riverberano nei vicoli, lungo le rive e i portici. L’assenza di navi da crociera ha ridotto l’acqua alta e ha permesso ai locali di navigare con piccole barche e canoe su acque molto più pulite. I veneziani si sono persino radunati per protestare contro un nuovo molo, che avrebbe portato navi pieni di turisti attraverso uno degli ultimi quartieri vivibili di Venezia.

Ma questa nuova libertà ha un prezzo elevato. I gondolieri vedono pochissimi clienti e le guide turistiche in tutta Italia hanno quasi non lavorano. In effetti, i flash mob di guide e organizzatori turistici hanno organizzato proteste di fronte al Pantheon a Roma e in altre città per aumentare la consapevolezza della loro situazione. Con 63 milioni di stranieri che viaggiano ogni anno in Italia (oltre 1 per ogni cittadino), il turismo rappresenta oltre il 13% del prodotto interno lordo dell’Italia. Circa 3,5 milioni di persone in Italia dipendono dal turismo per il proprio sostentamento: ristoratori e camerieri, albergatori, insegnanti di lingue, guide turistiche e tassisti. Molte persone lavorano come freelance.

I direttori di molte istituzioni culturali sono preoccupati per la perdita di entrate derivante dalla scarsa vendita dei biglietti. Le mostre speciali sono state cancellate. Anche la perdita di entrate derivante dalle vendite di souvenir sta ostacolando la conservazione e il potenziamento dei tesori artistici italiani. “È un disastro”, ha detto Massimo Osanna, direttore del sito archeologico di Pompei, che l’anno scorso ha attirato quasi quattro milioni di visitatori. Da 40.000 visitatori al giorno nel suo massimo, il sito ora è limitato a 400 al giorno e a volte si presentano solo 250 persone. “Era come essere in un quadro surrealista”, ha detto. “Non saremo in grado di realizzare molti dei progetti che avevamo programmato. Ora siamo concentrati su cose che non possono essere rimandate, come la manutenzione ordinaria “.

Sarebbe bello avere un equilibrio. Forse dopo il ritorno del turismo, l’Italia potrebbe preservare un giorno al mese solo per gli italiani per esplorare e assaporare i propri musei e monumenti.

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Italy for Italians

As the lockdown in Italy is being lifted, Italians are beginning to rediscover their stunning artistic patrimony… without hordes of tourists.  Before the pandemic, with 7.5 million visitors annually to the Colosseum, Italy’s most visited monument, Romans did not want to tackle the long lines and crowds. Likewise, the locals avoided the Vatican where 29,000 visitors a day formed queues that could snake around for up to a mile.

In Milan, la Pinoteca di Brera reopened on June 9, exactly 70 years after it had reopened following the bombing during World War II.  The reopening took place in compliance with requirements for masks, disinfectants, sanitization and social distancing.  The maximum capacity is 152 people, divided into rooms according to size and following a single direction without the possibility of going back.  Visitors must book online and then receive a link to a “Brera Box,” with activities and personalized information to better prepare their route.  At the refectory of the Convent of Santa Maria delle Grazie in Milan, there are staggered entrances to see Leonardo da Vinci’s Last Supper: 5 people every 15 minutes.  It’s an opportunity for Italians to fully enjoy the masterpiece, detail by detail, appreciating the emotional reactions and gestures of the apostles.

At the Uffizi in Florence, black dots have been glued to the floor in front of the most popular paintings—works by Botticelli, Piero della Francesca, Michelangelo, Raphael and Caravaggio—to guide social distancing.  The gallery has halved the number of people who can visit at any time, from 900 to 450, and capped guided tours at 10 people.  The Uffizi’s director, Eike Schmidt, says, “It would be wonderful if the model of relaxed tourism that we are experimenting at the Uffizi in this particular historical moment would become the model for tourism in the future.”

In Venice, it was Venetians who thronged the piazzas.  The alleys, rivas and porticoes reverberated with Italian and the Venetian dialect.  The absence of cruise ships reduced acqua alta and enabled locals to take their small boats and kayaks out on much cleaner waters.  Venetians even gathered to protest a new dock that would bring boatloads of tourists through one of Venice’s last livable neighborhoods.

But this new-found freedom has a steep price.  Gondoliers are seeing very little action, and tour guides throughout Italy have almost no work.  In fact, flash mobs of guides and organizers have staged protests in front of the Pantheon in Rome and throughout other cities to raise awareness about their plight.  With 63 million foreigners travel to Italy annually (more than 1 for every citizen), tourism accounts for more than 13% of Italy’s gross domestic product.  About 3.5 million people in Italy depend on tourism for their livelihood, including restaurateurs and waiters, hoteliers, language teachers, tour guides, and taxi drivers.  Many people work on a freelance basis.

The directors of many cultural institutions are worried about the loss of revenue from ticket sales.  Special exhibitions had to be cancelled.  Even the loss of revenue from trinket sales is hampering the preservation and enhancement of Italy’s artistic treasures.  “It’s a disaster,” said Massimo Osanna, director of the Pompeii archaeological site, which attracted nearly four million visitors last year.  From 40,000 visitors a day at the peak, the site is now capped at 400 a day and sometimes only 250 people show up.  “It was like being in a surrealist painting,” he said.  “We won’t be able to carry out many of the projects we had planned.  Now we are focused on things that can’t be postponed, like ordinary maintenance.”

It would be nice to have a balance.  Maybe after tourism returns, Italy could preserve one day a month just for Italians to explore and savor their own museums and monuments.

 

 

 

 

 

 

 

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La risposta alla pandemia: L’Italia verso l’America

Nel seguente post ho preso a prestito generosamente spunto da un articolo d’opinione del New York Times di luglio 202, e vi ho aggiunto i miei pensieri e le mie osservazioni.

L’Italia è stata la prima nazione occidentale a sperimentare una forte ondata di casi Covid-19. Gli ospedali erano sovraffollati e il bilancio iniziale delle vittime iniziale era terribile. Ma poi l’Italia si è mossa rapidamente per affrontare il corona virus. Ha istituito una quarantena molto rigida, a cui si è severamente attenuta.  Si possono ricordare i video sui social media di sindaci che esortavano, supplicavano, minacciavano e persino urlavano ai loro cittadini di rimanere a casa; erano divertenti, ma anche mortalmente seri. Dopo alcune settimane, i contagi e  i decessi hanno raggiunto il picco e poi sono iniziati a diminuire.

Negli Stati Uniti, i contagi si sono stabilizzati dopo alcuni mesi. Gli stati hanno iniziato a riaprire e di nuovo i contagi sono iniziato rapidamente a salire.  L’alto tasso di mortalità è stato naturalmente una conseguenza. I numeri sono spaventosamente sfuggiti di mano, in particolare al sud. Troppi americani hanno pensato con arroganza che “Se l’Italia può farlo, noi possiamo farlo meglio. Siamo la nazione più grande e più forte sulla terra. ”

È vero che l’Italia presenta alcuni importanti svantaggi rispetto agli Stati Uniti: un’economia stagnante da diversi anni e un grande debito pubblico. Il rapporto tra gli anziani e gli adulti in età lavorativa è tra i più alti del mondo occidentale. E di fronte a un nuovo fenomeno come la pandemia, l’Italia ha elementi che non sono a proprio favore come la pesante burocrazia o la scarsa volontà dei cittadini a seguire le regole. Questi possono essere stereotipi nazionali, ma i cittadini italiani hanno superato se stessi ed hanno così effettivamente rispettato l’ordine di rimanere a casa e hanno indossato le mascherine, e tutto questo non in nome del noto individualismo italiano.  Negli USA invece, i cittadini, con aria di sfida e di egoismo, hanno detto: “Nessuno può dirmi cosa devo fare”.

L’Italia ha un enorme vantaggio che manca agli Stati Uniti: la leadership. In Italia il primo ministro e il governo hanno preso sul serio la pandemia: hanno rapidamente preso misure nazionali, come i moduli di autocertificazione per uscire di casa durante la quarantena. Gli aiuti del governo hanno contribuito a sostenere i lavoratori e le imprese. Sono state forniti molti supporti e strumenti per la pandemia. Naturalmente a volte ci sono stati alcuni problemi nella risposta, ma anche il Primo Ministro si è scusato con il Paese per ritardi e ha provveduto a risolverli.

Non è così negli Stati Uniti. La risposta — se così si può chiamare — dal presidente è stata orrenda. Prima da tutto ha negato che ci fosse una pandemia, poi ha detto che sarebbe andata via. Quindi ha consigliato falsi rimedi come ingerire candeggina. Non ha ascoltato i migliori scienziati ed epidemiologi.  Ha insistito a riaprire prima che il Paese fosse al sicuro. Lui stesso non ha portato e non porta una mascherina. Ha legato i finanziamenti agli stati in base alla riapertura delle scuole. Empatia per coloro che hanno sofferto: nessuna.

Il piano A era di rilanciare l’economia; ma se on avesse funzionato, non aveva preparato un piano B. Ora gli americani guardano con desiderio al successo dell’Italia per aver contenuto il corona virus. Ristoranti e bar sono aperti, anche se con certe restrizioni e la maggior parte della vita è tornata normale. I numeri dei casi in Italia sono una piccola percentuale rispetto a quelli negli Stati Uniti. Siamo diventati uno stato patetico sulla scena mondiale.

Ma non dobbiamo rimanere paralizzati. Le elezioni sono tra meno di 100 giorni. Ognuno di noi deve avere un ruolo attivo per garantire che Trump non venga rieletto. Sto sostenendo il Lincoln Project, il cui obiettivo è la sconfitta di Trump e del Trumpismo. Ironia della sorte, è stato avviato da agenti della campagna repubblicana che condividono questo unico obiettivo. I loro discorsi sono brillanti e difficili e possono essere visualizzati su YouTube. Non è iperbole affermare che Trump è un dittatore autoritario. Deve essere rimosso dal suo mandato.

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