Aeroporto: Il Pesto si unisce a una breve lista

Tutti noi conosciamo la frustrazione di ritrovarsi con liquidi di oltre 100 ml confiscati al checkpoint di sicurezza all’aeroporto – dal dentifricio, profumo, bottigliette di acqua, alle lozioni per le mani.  All’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova, il pesto è uno dei prodotti più comuni vengono sottratti ai viaggiatori, spesso turisti che vogliono portare a casa uno dei gusti iconici della Liguria.  Vengono gettati circa 500 vasetti ogni due o tre mesi.

Grazie ad un’iniziativa dell’aeroporto di Genova, il pesto – un sugo fatto di basilico, pinoli, aglio, olio di oliva, e parmigiano – può adesso viaggiare in cabina insieme a voi.  L’iniziativa è nata dalla sinergia di tutti gli enti coinvolti allo scopo di promuovere le eccellenze gastronomiche locali ed evitare gli sprechi.  Se state partendo da Genova e volete portare un vasetto di 500 ml di pesto nel bagaglio a mano, ecco che cosa dovete sapere:

Innanzitutto, deve essere autentico pesto genovese, non qualcosa prodotto in massa in un supermercato.  Può essere pesto casalingo o pesto acquistato in botteghe e negozi.  Poi deve riportare l’etichetta, “Pesto è buono”, che può essere richiesta nei negozi convenzionati o alla biglietteria dell’aeroporto.  Il costo di circa 50 centesimi è donato a Flying Angels, un’organizzazione di beneficenza dedicata al trasporto in volo di bambini malati dai paesi in via di sviluppo negli ospedali in tutto il mondo, tra cui l’ospedale pediatrico Giannina Gaslini a Genova.

Fino ad ora gli unici liquidi di oltre 100 ml che potevano essere portati a bordo erano il latte materno e le medicine.  A quell’elenco critico ora aggiungiamo il pesto.  Un’idea molto innovativa, o, come ha detto un giornale locale, “Solo a Genova”.

L’iniziativa è stata lanciata il primo giugno del 2017 e dopo 3 settimane più di 500 passeggeri ne hanno usufruito.  A settembre di quest’anno, l’aeroporto di Liguria aprirà anche un’area shopping nella zona “partenza” destinata ad imprenditori o piccoli consorzi di artigiani.

 

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Pesto joins a very short list

We all know the frustration of having liquids of more than 100 ml (3.5 ounces) confiscated at security checkpoints at the airport—everything from toothpaste to cologne, from water to hand lotion.  At the Cristoforo Colombo airport in Genoa, pesto is one of the most common things separated from owners, often tourists who want to take home an iconic taste of Liguria.  About 500 jars are thrown away every couple of months.

Thanks to an initiative of the Genoa airport, pesto — a sauce made from basil, pine nuts, garlic, olive oil, and parmesan — can now travel in the cabin with you.  The initiative arose from the synergy of many entities involved in the goal of promoting local gastronomic excellence and preventing waste.  If you are departing from Genoa and want to take a 500 ml (about 16 ounces) jar of pesto in your hand luggage, here is what you need to know:

First of all, it must be genuine pesto Genovese, not some mass-produced stuff bought at a supermarket.  It can be homemade or acquired in small shops and stores.  Then it must bear a label, “Pesto is good,” which can be bought at participating stores or at the ticket counter at the airport.  The cost of about 60 cents is donated to Flying Angels, a charity dedicated to flying ill children from developing countries to hospitals around the world, including Giannina Gaslini pediatric hospital in Genoa.

Until now the only liquids of more than 100 ml (about 3 ounces) that could be brought on board were breast milk and medicines.  To that critical list we now add pesto.  A very innovative idea, or, as one local newspaper said, “only in Genoa.”

The initiative was launched June 1, 2017, and within 3 weeks more than 500 passengers have taken advantage of it.  By September of this year, the Liguria airport plans to launch a special area of shops in the departure area of the airport dedicated to entrepreneurs and small consortia of craftsmen.

 

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La guerra delle statue

Nel settembre 2017 la statua di bronzo di Junipero Serra è stata decapitata alla Missione in Santa Barbara.  Non è la prima volta in  California.  Qualche settimana prima, i monumenti di generali confederati sono stati distrutti negli stati del sud.  E recentemente, i busti di Cristoforo Colombo sono stati decapitati a New York, Yonkers, Detroit, Baltimore, Lancaster, Columbus, e San Jose, e proteste contro l’esploratore genovese sono scoppiate in vari stati.

Come la bandiera confederata, questi sono simboli che rappresentano la schiavitù o il cattivo trattamento dei popoli indigeni e non sono più politicamente corretti. Quando il Papa fece santo Padre Serra, fu controverso e lui non osava venire in California per celebrare.

Che dire delle statue di Colombo e dei festeggiamenti per il Columbus Day? A New York il sindaco Bill De Blasio, un italo-americano (che era nato col nome di Warren Wilhelm Jr, ma poi ha scelto il cognome del nonno, Giovanni De Blasio), ha inserito il monumento di Colombo, uno dei simboli della città in Columbus Circle, nell’elenco dei monumenti da abbattere.  È discriminatorio, dice.  Infatti, il sindaco ha nominato una commissione per esaminare i monumenti in città che potrebbero istigare all’odio, alla divisione o al razzismo e all’antisemitismo.

Capisco che il navigatore Colombo non era una persona gentile, ma devo ammettere che mi sento un po’ nostalgica.  La statua si trova davanti all’ingresso principale di Central Park sulla 59esima strada.  Fu eretta nel 1892 in occasione del 400esimo anniversario della scoperta dell’America.  Il Columbus Circle è il punto esatto dal quale vengono misurate le distanze ufficiali dalla città di New York.  Da bambina, il Columbus Day era una vacanza scolastica, e la sfilata a New York era sempre così festosa e colorata.

Abbattere le statue non riscrive la storia.  Non si può fingere che il passato non esista.  Ma le statue sono state distrutte per secoli in molti paesi.  Quindi, ho fatto qualche ricerca.  Per esempio, cosa ha fatto la Russia nel suo passato sovietico?   Gli edifici Stalin sono troppo difficili e costosi da rimuovere, ma le statue non hanno valore pratico.  Mosca ne ha tolte molte dagli spazi pubblici, ma poi le ha raccolte in un giardino e le ha dato un contesto storico con targhe commemorative e esplicative.  Lo scopo non era quello di glorificare il passato, ma di documentarlo.

Cosa ha fatto la Germania su Hitler e sul suo passato nazista?  La svastica è stata bandita in Germania dal 1949.  Il governo ha eliminato i memoriali e l’architettura del periodo nazista.  Il bunker di Hitler è sotto ad un parcheggio ma con una targa.  La sede della Gestapo è ora un museo chiamato “The Topography of Terror”.  La Germania ha dovuto liberarsi di questi simboli per essere considerata una nazione valida.  Gli studenti tedeschi passano parte di ogni anno imparando le atrocità della Germania nazista e gli viene richiesto di visitare almeno un campo di sterminio prima di laurearsi.

Che ne dici di Mussolini?  La sua eredità vive in tutta Roma.  Lui e una squadra di architetti costruirono molti edifici, tra cui strutture sportive, uffici postali, appartamenti, e scuole; hanno rifatto il sistema stradale.  Sarebbe molto difficile e costoso cancellarli.  Certamente, c’è una targa commemorativa nella piazza a Milano dove Mussolini e la sua amante sono stati impiccati.  Non sono sicura su le statue con l’eccezione di quella che ho letto di recente.  Apparentemente in una piccola città in Italia, fu dato il permesso di ricoprire un busto di Mussolini con piante e alberi.  Quando è stato scoperto di recente, i cittadini hanno pensato di avere un’attrazione turistica tra le mani.

Adesso, che dici di Columbus Day in America?  Columbus Day, che si ripete ogni secondo lunedì di ottobre, ha diversi significati per diverse persone.  È stato celebrato per la prima volta a New York nel 1866 e divenne una festa federale nel 1937.  Le celebrazioni variano da grandi cortei a niente.  Mentre si celebra la fondazione dell’America, è anche un’occasione per gli italo-americani di celebrare il loro patrimonio.  Ora molte città lo aboliscono.  A Los Angeles è stato cancellato.  Verrà sostituito dal “Indigenous and Native People Day,” una festa delle popolazioni indigene, aborigene e native, che sono state “vittime del genocidio”. Capisco e mi va bene…finché continuiamo a festeggiare anche il Festival di San Gennaro, Ferragosto, ecc.  Ma, personalmente, credo che la bandiera confederata appartenga solo in un museo e non dovrebbe essere portata alta su edifici pubblici e governativi nel Sud.

 

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