Combattere lo spreco alimentare

Quando la first lady americana Michelle Obama e le sue figlie hanno cenato in un ristorante di Roma nel 2009, lo staff è rimasto scioccato quando lei ha chiesto una borsa per gli avanzi del cane.  Mentre questa è una pratica comune negli Stati Uniti, viene ancora considerata un tabù in Italia ed in Europa.  Nel Regno Unito, è più comune ma di solito è accompagnata da una dose di vergogna britannica.  In Spagna e Italia, la gente potrebbe tranquillamente portare a casa l’osso della carne da dare al cane, ma culturalmente non è mai stato fatto.  Per essere onesti, le porzioni dei ristoranti sono più piccole di quelle americane e spesso non ci sono avanzi.

Secondo un sondaggio della Coldiretti, l’associazione dei contadini italiani, uno su quattro italiani credono che l’idea di portare a casa gli avanzi della loro cena sia un segno di povertà, maleducazione, e anche volgarità.  Ma i tempi stanno cambiando.  Per prima, la Francia ha passato una legge nel 2016 che vieta ai supermercati di gettare il cibo.  Devono darlo in beneficenza o, se non è più commestibile per l’uomo, renderlo disponibile per l’alimentazione animale, il compost, o la bioenergia.  Ci sono multe severe se non ci si conforma.

Sei mesi dopo, l’Italia ha approvato una legge che incoraggia i ristoranti a regalare le borse dei cani ai clienti, e rimuove gli ostacoli legali alle aziende che desiderano donare il cibo.  Gli alimenti possono ora essere donati dopo la loro data di scadenza, o se sono stati erroneamente etichettati (ma sono ancora al sicuro).  I costi sono stati abbattuti per gli agricoltori che vogliono fornire cibo direttamente agli enti di beneficenza e riceveranno agevolazioni fiscali per le loro donazioni.

A differenza della legge francese con i suoi mandati e multe, la legge italiana si basa su altruismo e incentivi.  L’Italia gestirà un cambiamento culturale per qualcosa di così importante per gli italiani come il cibo, e gli incentivi diminuiranno gli sprechi industriali?  Lo spreco alimentare è ora all’ordine del giorno internazionale, ma culturalmente sprecare cibo e servire porzioni enormi nei ristoranti dovrebbe diventare inaccettabile.  Le stime attuali variano dagli 11 miliardi di euro ai 13 miliardi di euro di rifiuti alimentari in Italia ogni anno.  La legge prevede 9 milioni di euro per lanciare una campagna promozionale, ma meno di 1 milione per finanziare l’innovazione nell’utilizzo degli sprechi alimentari.

Per iniziare, una borsa per cani viene chiamata “borsa di famiglia” in Italia per aiutare a de-stigmatizzare la pratica.  E ora diversi chef di alto profilo stanno sostenendo la causa.  Lo chef stella Michelin Matteo Baronetto, dello storico ristorante Del Cambio di Torino, ha dichiarato in un’intervista che non dovrebbe esserci vergogna nel richiedere di portare gli avanzi a casa.  “Non è uno scandalo, piuttosto l’opposto … è la scelta del cliente ed è il suo pasto da quando ha pagato per questo”.  Bruno Barbieri, un MasterChef nella televisione italiana, fa un passo avanti definendo “figo” chiedere una borsa per cani (o di famiglia).  “Voglio dire ai miei clienti, se mi chiedete di portare a casa il cibo che vi ho preparato, mi fate un regalo.  Significa che vi è piaciuto, che per qualche motivo non lo riuscite a finire lì, ma che lo volete comunque terminare.  Per chi cucina questa richiesta è gratificante, non sminuente”.  E nella sua cucina nulla è sprecato.  “Ad esempio, il pane avanzato nei cestini dei clienti è usato per preparare il pranzo della brigata.  Il vino delle bottiglie aperte lo utilizziamo per i fondi o per sfumare il risotto o ce lo beviamo noi a fine servizio”.

Uno dei sostenitori più vocali su questo tema è Massimo Bottura, che è stato recentemente nominato il miglior chef del mondo.  Durante l’Expo di Milano nel 2015, ha aperto una cucina sperimentale con un’organizzazione benefica cattolica che utilizzava il cibo che era stato avanzato dalla mostra come parte di una campagna di sensibilizzazione sugli sprechi alimentari.  Durante i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, ha allestito una cucina e una caffetteria “anti-spreco” per sfamare le persone che vivono nei bassifondi di Rio.

Il Festival Internazionale del Cinema di Santa Barbara del 2017 ha presentato il documentario “Teatro della vita”, che parla del Refettorio Ambrosiano, la mensa dei poveri di Bottura a Milano, dove ha invitato 60 dei migliori chef del mondo a unirsi per cucinare per rifugiati e senzatetto di Milano.  Come dice Bottura, “gli chef non possono più cucinare per l’élite ignorando le questioni etiche relative all’alimentazione del pianeta”.

 

 

 

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Combatting Food Waste

When America’s First Lady Michelle Obama and her daughters dined in a popular Rome restaurant in 2009, the staff was shocked when she asked for a doggy bag for the leftovers.  While this is a common practice in the United States, it is still considered a taboo in Italy and much of Europe.  In the U.K., it is more common but it is usually done with a dose of British embarrassment.  In Spain and Italy, people might take bones from their meat to give to their dog, but culturally it just isn’t done.  To be fair, portion sizes in restaurants are smaller and often there aren’t leftovers.

According to a survey by Coldiretti, the Italian farmer’s association, one in four Italians believe the idea of taking home remnants of their dinners is a sign of poverty, bad manners, and even vulgarity.  But times are changing.  First, France passed a law in 2016 that bans supermarkets from throwing away food.  They must either give it to charity, or, if no longer edible for humans, make it available for animal feed, compost, or bioenergy.  There are stiff fines if they do not comply.

Six months later, Italy passed a law that “encourages” restaurants to give people doggy bags, and removes legal hurdles for companies that wish to donate food.  Foods may now be donated after their expiration date, or if they have been mislabeled (but are still safe).  The costs have been eliminated for farmers who want to give food directly to charities, and they will receive tax breaks for their donations.

Unlike the French law with its mandates and fines, the Italian law relies on altruism and incentives.  Will Italy manage a cultural shift in something as important to Italians as food, and will incentives make the industry waste less?  Food waste is now on the international agenda, but it must become culturally unacceptable to waste food and to serve huge portions in restaurants.  Current estimates range from $13 to $16 billion of food waste in Italy annually.  The law provides $11 million to launch a promotional campaign, but only $1.1 million to fund innovation in using food waste.

For starters, a doggy bag is called a “family bag” in Italy to help destigmatize the practice.  And now several high-profile chefs are championing the cause.  Michelin star chef, Matteo Baronetto, from Turin’s historic Del Cambio restaurant, said in an interview that there should be no shame in requesting food for home.  “There’s no scandal, quite the opposite…it’s the client’s choice and it’s his meal since he has paid for it.”   Bruno Barbieri, a MasterChef on Italian television, goes one step further calling it “cool” to ask for a doggy (or family) bag.  “I want to say to my clients, if you ask to take home the food that I have prepared, you are giving me a gift.  It means you liked it but for some reason couldn’t manage to finish it…. For those who cook this request is gratifying, not degrading.”  And in his kitchen, nothing is wasted: “For example, bread left in the basket of clients is used to prepare the lunch for the brigade, the wine of open bottles we use for softening the risotto.  Or we drink it at the end of the food service.”

One of the most vocal advocates on the issue is Massimo Bottura, who was recently named the best chef in the world.  During the Milan Expo in 2015, he opened an experimental soup kitchen with a Catholic charity that used food that had been left over from the exhibition as part of a campaign to raise awareness about food waste.  During the Olympic Games in Rio, he set up an “anti-waste” kitchen and cafeteria to feed people who live in Rio’s slums.

Santa Barbara’s 2017 International Film Festival showed the documentary, “Theater of Life,” which is about the Refettorio Ambrosiano, Bottura’s soup kitchen in Milan where in 2015 he invited 60 of the world’s best chefs to join him to cook for refugees and the homeless of Milan.  As Bottura says, “chefs can no longer cook for just the elite ignoring the ethical issues about feeding the planet.”

 

 

 

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Cosa c’è nel menu per l’Ultima Cena?

Se foste nel braccio della morte, cosa scegliereste per la vostra ultima cena? Aragosta, pizza o linguine all’aglio e olio?  Cosa c`era sul menù dell’Ultima Cena di Cristo?  Secondo gli storici, l’ultima cena si tenne in occasione della Pasqua ebraica e dunque è molto probabile che il menù fosse composto da erbe amare, pane azzimo, e charoset (un dolce di frutta secca).  Il vino – probabilmente rosso – veniva diluito con due parti d’acqua, secondo le usanze dell’epoca.

Ma nell’arte è tutta un’altra faccenda.  I pittori nella storia arricchivano la tavola secondo le usanze del loro tempo e/o seguivano precisi canoni simbolici.  Ecco sette esempi tratti da un articolo di Focus.it.

  1. La prima raffigurazione artistica dell’ultima cena si trova in un mosaico del VI secolo d. C. nella Chiesa di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna.  Oltre al pane, sul tavolo ci sono due grossi pesci.  Non è un caso: nella prima tradizione cristiana il pesce era un simbolo che rappresentava Cristo.
  2. Una delle pietanze più raffigurate nel Medioevo e nel Rinascimento era l’agnello, come si vede in questo dipinto del Maestro del Libro di Casa, anonimo tedesco attivo tra il 1500 e il 1600. L’agnello è simbolo di purezza, ma anche di sacrificio.  La sua presenza preannuncia il destino di Cristo.  Il dipinto è conservato presso la Gemäldegalerie di Berlino e fa parte del cosiddetto Polittico della Passione.
  3. Gli artisti hanno dipinto altri tipi di carne. Duccio di Buoninsegna, un pittore senese della metà del 1200, dipinse ciò che sembra un maialino arrosto all’interno della Pala della Maestà.  Questo cibo era diffuso all’epoca, ma era anche una palese inesattezza storica, dato che Gesù, essendo ebreo, non poteva mangiare carne di maiale.   La Pala della Maestà è conservata nel Museo dell’Opera del Duomo a Siena.
  4. In una serie di affreschi diffusi in Friuli, Trentino, e Veneto ci sono i gamberi di fiume, che erano molto apprezzati da quelle parti a quel tempo. I gamberi avevano vari significati; per esempio, qualcuno riteneva che i gamberi fossero simbolo d’eresia e peccato, per via del loro muoversi “all’indietro” rispetto alla retta via.  Ecco l’affresco, fine del XV secolo, di Antonio Baschenis a Santa Stefano a Carisolo a Trento.
  5. In questa raffigurazione di Domenico Ghirlandaio, dipinta intorno al 1486, le ciliegie furono cosparse sulla tavola, coperta da una tovaglia finemente decorata. Il rosso dei frutti è un esplicito richiamo al sangue versato da Cristo.  Ci sono altri cibi sulla tavola, fra cui pane e formaggio.  Il vino e l’acqua sono contenuti in sottili ampolle.  Da notare la presenza di un gatto, in attesa di chissà` cosa.  Questo dipinto si trova nel convento di San Marco a Firenze, ora diventato museo e dove si possono ammirare opere del Beato Angelico.
  6. Nell’ultima cena di Tintoretto, realizzata tra il 1592 e il 1594 per la Chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia, compare una misteriosa torta decorata, raffigurata all’estremità del tavolo. Per coinvolgere lo spettatore, il pittore decise di ambientare la scena in un luogo che assomiglia molto a una taverna dell’epoca, avvolgendo tutto in uno straordinario gioco di luci e ombre.
  7. Tra i cenacoli, non poteva mancare il capolavoro di Leonardo da Vinci, dipinto tra i 1494 e il 1495 nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Uno studio recente ha individuato tra le pietanze rappresentate anche un’anguilla condita con spicchi d’arancia (o limone), un piatto molto diffuso nel Rinascimento.

 

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