Cibo pieno di buchi

Quanti cibi puoi nominare che hanno dei buchi? Il cibo “bucato” è più comune di quanto probabilmente si possa pensare in molte cucine. In alcuni casi, i fori hanno uno scopo culinario; in altri, sono simbolici. Come per molti piatti italiani, la storia del cibo e / o il suo nome sono piuttosto interessanti. Iniziamo con la pasta (vedete anche “Un giro d’Italia attraverso la pasta”, un post del novembre 2015).

Ci sono molti tipi della pasta tubolare; il più comune sono le penne. La forma tubolare consente alla salsa di entrare nella pasta e coprire una superficie più ampia. Originarie della Campania in Italia, le penne vengono tagliate con un angolo che assomiglia alla punta di una penna. Gli ziti sono più grandi delle penne; il nome deriva probabilmente da una variante per maccheroni di zita, letteralmente, i maccheroni della sposa. Più grandi ancora sono i rigatoni, che vengono tagliati in diverse lunghezze e diametri. Il nome deriva dalla parola italiana, rigato, che significa increspato o foderato. Le paste increspate (tra cui sono le penne rigate) tendono a contenere più salsa rispetto alle paste lisce. Due altre paste bucate sono degne di nota. Uno delle più popolari a Roma sono i bucatini, che assomigliano a grandi spaghetti ma hanno un piccolo buco nel mezzo della sua lunghezza (vedete il post del 5 marzo 2015 per una ricetta con i bucatini all’amatriciana). Gli anelletti provengono da Palermo ed è l’unica pasta originaria della Sicilia. Gli anelletti vengono spesso serviti in famiglie (piuttosto che in ristoranti), soprattutto nelle giornate di festa.

A proposito di anelli, che dire dei cheerios? Un prodotto americano per la colazione nato nel 1941, il buco in questo prodotto è stato progettato per migliorare il gusto dei cereali imbevuti di latte. La forma consente al latte di passare all’interno, conferendo maggiore morbidezza rispetto ai cereali tradizionali. E gli anelli di cipolla? Negli Stati Uniti vengono serviti pesantemente impanati e fritti nei ristoranti fast-food; ricevono un trattamento più delicato nei ristoranti di fascia alta. E poi ci sono anelli di calamari fritti. È diventato un comune antipasto nei ristoranti americani. Risale a un articolo del New York Times del 1975, che stimolò la sua popolarità negli anni ’80 e oltre. Prima di allora, era un piatto offerto solo in ristoranti esclusivi in ​​città come New York e Boston.

Comuni negli Stati Uniti e in Italia sono le ciambelle. Da giovane, mi ricordo che le ciambelle venivano fritte in Mulberry Street durante il Festival di San Gennaro a New York. Provengono dall’Italia medievale, anche se diverse regioni d’Italia rivendicano le sue origini. Il significato può essere ricondotto a una tradizione pasquale perché la sua forma rappresenta il cerchio della vita e la rinascita del Signore. Un ciambelloneè una torta italiana semplice e solare con la scorza di limone cotta in una teglia. In America, la ciambella è un alimento per la colazione molto calorico, spesso decorato con più sostanze zuccherine. La sua origine è dibattuta: alcuni sostengono che l’inventore fosse il capitano della marina, Hansen Gregory, alla fine del diciannovesimo secolo. L’idea era di forare semplicemente un impasto per torte per renderlo più maneggevole.

Un altro cibo per la colazione comune negli Stati Uniti e nell’Europa centro-settentrionale è il bagel, che risale al lavoro di una comunità ebraica a Cracovia, in Polonia, nel 1610. Il pane era dato in omaggio alle donne che hanno partorivano perché la forma circolare rappresenta il cerchio della vita che inizia con la nascita di un bambino.

Il pretzel fu molto probabilmente inventato nei monasteri italiani e nel sud della Francia. Ma è associato alla tradizione tedesca ed è generalmente accompagnato da tipiche salsicce tedesche. Il significato simbolico dei pretzel è che i tre fori tipici rappresentano la Santissima Trinità, mentre la sua forma richiama le braccia incrociate dei monaci. Inizialmente consumato quasi crudo, la leggenda vuole che l’attuale preparazione in cottura sia dovuta a un fornaio che si è addormentato al lavoro.

Simile alla consistenza di un bagel, pretzel o grissini sono i taralli italiani, uno spuntino comune nel sud Italia, in particolare in Puglia. Hanno la forma di anelli o ovali, da 1 pollice a 5 e possono essere dolci o salati. I taralli salati possono essere aromatizzati con cipolla, aglio, semi di sesamo o di papavero, finocchio, pepe o sale. I taralli dolci e semplici vengono spesso immersi nel vino.

Terminiamo con una nota dolcissima: Lifesavers, in particolare il prodotto britannico Polo, che è diventato famoso per il suo motto: “Polo, il buco con la menta intorno”. Il bonbon è stato appositamente progettato con questa particolare forma per far entrare l’aria che dà un senso di freschezza a tutta la bocca. Nel 2010 è stata probabilmente la caramella più venduta nel Regno Unito.

 

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Food Full of Holes

How many foods can you name that have holes in them?  “Holey” food is more common than you probably think.  In some cases, the holes have a culinary purpose; in others, they are symbolic. As with many Italian foods, the history of the food and/or its name are quite interesting.  Let’s start with pasta (see post, “A Tour of Italy through Pasta” from November 19, 2015).

There are many tubular pastas, the most common being penne. The tubular form allows sauce to enter the pasta and cover a larger surface.  Originating from the Campania region of Italy, penne is cut at an angle that resembles the tip of a quill or pen.  Ziti are larger than penne; the name probably comes from a variant for maccheroni di zita,literally, bride’s macaroni.  Larger still is rigatoni, which comes in varying lengths and diameters.  The name comes from the Italian word, rigato,which means ridged or lined.  Ridged pastas (including penne rigate) tend to hold more sauce than smooth pastas.

Two other holey pastas are worth noting.  One of the most popular in Rome is bucatini, which means “little holes.”  Bucatini resembles large spaghetti but with a small hole though the middle of its length (see post of March 5, 2015 for a recipe for bucatini all’amatriciana).  Anelleti (“small rings”) comes from Palermo and it the only form of pasta originating from Sicily.  Anelleti are most often served in families (rather than restaurants), especially on feast days.

Speaking of rings, what about cheerios?  A breakfast product born in 1941, the hole in this food was designed to enhance the taste of cereals soaked in milk.  The shape allows the milk to pass inside, giving greater softness compared to traditional cereals.  And what about onion rings?  In the United States they are served heavily breaded and fried at fast-food restaurants; they receive a more delicate treatment at high-end restaurants.  And then there are rings of fried calamari (anelli di calamari fritti).  Calamaro is the Italian word for a squid.  It has become a common appetizer in American restaurants.  It dates from an article in the New York Times in 1975, which spurred its popularity into the 1980s and beyond.  Before then, it was a dish offered only in exclusive restaurants in cities like New York and Boston.

Common in the United States and Italy are ciambelle or donuts.  As a youth, I remember ciambelle being fried on Mulberry Street during the Festival of San Genaro in New York.  They originate from Medieval Italy although different regions of Italy lay claim to the origins.  The meaning can be traced back to an Easter tradition because its shape represents the circle of life and the rebirth of the Lord.  A ciambellone (“large donut”) is a simple, sunny Italian cake with lemon zest baked in a tube pan.  In America, the donut is a highly caloric breakfast food often decorated with more sugary substances.  Its origin is debated:  some argue that the inventor was the captain of the navy, Hansen Gregory, in the late nineteenth century.  The idea was to simply pierce a cake dough to make it more manageable.

Another common breakfast food today in the United States and central-northern Europe is the bagel,which dates back to the work of a Jewish community in Krakow, Poland in 1610.  The bread was given as a tribute to the women who gave birth because its circular shape represents the circle of life that begins with the birth of a child.

The pretzel was most probably invented in the monasteries of Italy and southern France.  But it is associated with German tradition and is generally accompany by typical German sausages.  The symbolic meaning of pretzels is that the three typical holes represent the Holy Trinity, while its shape recalls the arms of the crossed monks. Initially consumed almost raw, legend has it that the current cooking preparation is due to a baker who fell asleep at work.

Similar in texture to a bagel, pretzel or breadstick is the Italian taralli, a common snack in Southern Italy, particularly in Puglia.  They are formed into rings or ovals anywhere from 1 inch to 5 and can be sweet or savory.  Savory taralli may be flavored with onion, garlic, sesame seeds, poppy seeds, fennel, pepper, chili, or salt.  Sweet and plain taralli are often dunked in wine.

Let’s end on a sweet note: Lifesavers, in particular the British product Polo, which became famous for its motto: “Polo, the hole with the mint around.”  The bonbon was specially designed with this particular shape in order to let in the air that gives a sense of freshness to the whole mouth. In 2010 it was probably the best-selling candy in the United Kingdom.

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Una Storia Breve di “Santa Lucia”

Una delle canzoni più belle che associamo al Natale è “Santa Lucia”.  Era una canzone tradizionale napoletana che fu tradotta dal dialetto in italiano durante le prime fasi del Risorgimento.  È la prima canzone napoletana ad essere tradotta in italiano.  È una barcarola, che è una canzone popolare tradizionale cantata dai gondolieri veneziani. Il testo celebra il pittoresco quartiere sul lungomare, Borgo Santa Lucia, nel Golfo di Napoli, in cui un barcaiolo invita le persone a fare un giro nella sua barchetta per godersi il fresco della sera sul mare.

Anche se non lo si sa per certo, “Santa Lucia” probabilmente è diventata una canzone stagionale per due motivi: Santa Lucia era una martire cristiana, e la sua festa è celebrata il 13 dicembre.  Il suo nome condivide una radice (luc-)con la parola latina lux (luce).  Molte canzoni natalizie mescolano tradizioni pagane e religiose per celebrare la luce nell’oscurità dell’inverno.  Alcune versioni della storia di Lucia nel IV secolo narrano che durante la sua persecuzione i suoi occhi vennere rimossi, da se stessa o dai suoi tormentatori.  Lucia è la santa patrona dei ciechi, oltre che degli autori, dei vetrai, dei braccianti, dei martiri, e dei contadini.  È la patrona di Siracusa in Sicilia e una dei santi protettori di Perugia in Umbria.

“Santa Lucia” è cantata in molte lingue in tutto il mondo; ad esempio, in Svezia, Finlandia, Danimarca e Norvegia, alla canzone sono stati dati vari testi cosicché si adatti ai periodi più bui dell’anno nei paesi scandinavi.  Si dice che la registrazione definitiva del ventesimo secolo in testo italiano sia di Enrico Caruso, il grande cantante d’opera napoletano. Potete ascoltare Luciano Pavarotti, Maria Lanza, e Andrea Boccelli sul You Tube.  Ma anche Elvis Presley ha una registrazione in italiano!

Santa Lucia

Sul mare luccica
L’astro d’argento
Placida è l’onda
Prospero il vento;
Venite all’agile
Barchetta mia;
Santa Lucia! Santa Lucia!

Con questo zeffiro
Così soave,
Oh, come è bello
Star sulla nave.
Su passeggeri,
Venite via;
Santa Lucia! Santa Lucia!

In’ fra le tende
Bandir la cena,
In una sera
Così serena.

Chi non dimanda,
Chi non desia;
Santa Lucia! Santa Lucia!

Mare sì placido,
vento sì caro,
Scordar fa i triboli
Al marinaio.
E va gridando
Con allegria:
Santa Lucia! Santa Lucia!

O dolce Napoli,
O suol beato,
Ove sorridere
Volle il creato,
Tu sei l’impero
Dell’armonia,
Santa Lucia! Santa Lucia!

Or che tardate?
Bella è la sera;
Spira un’auretta
Fresca e leggiera;
Venite all’agile
Barchetta mia;
Santa Lucia! Santa Lucia!

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