Un Classico

C’era una volta…–Un re!—diranno subito i miei piccoli lettori. 

No, ragazzi, avete sbagliato.   C’era una volta un pezzo di legno.

Così iniziava nel 1881 il primo episodio della “Storia di un burattino”.  Originariamente pubblicato in forma seriale su una delle prime riviste settimanali per bambini, “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi in seguito fu infine pubblicato come libro.

La storia inizia in Toscana dove un falegname, mentre stava scolpendo un pezzo di legno per fare un tavolo, rimase esterrefatto quando il ceppo si mise a gridare. Dà il lego al suo vicino Geppetto, un povero uomo che ha l’intenzione di guadagnarsi da vivere come burattinaio. Mentre Geppetto stava scolpendo il legno per fare un ragazzino, il burattino dava già segni di birbonata: dopo aver scolpiti i suoi piedini, infatti prende a calci il povero Geppetto, gli ruba persino la parrucca e poi scappa.

Quindi, iniziano le avventure – o disavventure di Pinocchio.  Si mette nei guai giorno dopo giorno: molti incontri sono umilianti e alcuni persino violenti. Ad un certo punto si trasforma in un asino; in un altro episodio è costretto a vivere in una casa per cani, indossare un colletto con le punte e servire come un cane da guardia. Mangiafuoco, il direttore del Teatro delle marionette, minaccia di bruciarlo come legna da ardere, ma alla fine lo libera e dà al burattino cinque monete d’oro da regalare a Geppetto. Invece Pinocchio incontra la volpe “zoppa” e il gatto “cieco”, i grandi truffatori. Convincono Pinocchio a piantare le sue monete nel Campo dei Miracoli perché daranno vita ad un albero che produrrà 2.000 pezzi d’oro. Inutile dire che il povero burattino viene ingannato.

Ci sono tre mentori nella vita di Pinocchio: il Geppetto, che è paziente e indulgente, il Grillo Parlante, che rappresenta la voce della coscienza e la Fata dai capelli turchini, che è materna e premurosa. Insieme cercano di insegnare a Pinocchio l’obbedienza, il valore della scuola, del duro lavoro e la necessità di prendere buone decisioni ed evitare le false tentazioni. Gli insegnano anche che il disastro è sempre una possibilità. Per la maggior parte Pinocchio si fa beffe del consiglio; deve imparare queste lezioni nel modo più duro.

Collodi aveva intrapreso il giornalismo, sia di finzione che di saggistica, come mezzo per sostenere il Risorgimento nella sua lotta contro l’Impero austriaco. La struttura della storia di Pinocchio segue quella delle storie popolari di contadini, che si avventurano nel mondo, ma sono ingenuamente impreparati a ciò che trovano e talvolta si trovano in situazioni difficili. Questo era un grave problema nel periodo in cui Collodi stava scrivendo, derivante in parte dall’industrializzazione dell’Italia dopo l’unificazione. La crescente necessità di lavoro nelle città indusse molte persone a lasciare i campi e ad avventurarsi in luoghi con condizioni sconosciute.

Inizialmente Collodi termina la storia al capitolo 15 quando il burattino è stato impiccato! Ma su richiesta popolare dei lettori, Collodi continua gli episodi nel 1882. Il libro finale contiene 36 capitoli e ha un finale molto più felice. Alla fine Pinocchio lavora duramente per sostenere Geppetto e regala i suoi soldi guadagnati duramente per aiutare la Fata malata. Quella notte sogna di essere visitato dalla Fata che lo bacia. Quando si sveglia, alla fine è un vero ragazzo.

Collodi è stato un pioniere nella letteratura per bambini. Il suo contenuto e il suo stile erano nuovi, aprendo la strada a molti scrittori nel secolo successivo. Pinocchio ha avuto un impatto enorme sulla cultura mondiale. Ha ispirato innumerevoli spettacoli teatrali, film e merchandising. La maggior parte delle immagini del burattino mostra il naso del lungo bugiardo; in effetti, questo è un evento raro nella storia di Collodi. Forse viene dal film d’animazione di Disney del 1940, che la Library of Congress riteneva così culturalmente significativo da essere selezionato per la conservazione nel National Film Registry degli Stati Uniti. Il capolavoro di Collodi è stato tradotto in oltre 300 lingue, il che lo rende il libro non religioso più tradotto al mondo … e il più letto.

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A Classic

Once upon a time…– A king! – my little readers will say immediately.

No, children, you are wrong.  Once upon a time, there was a piece of wood.

This is how the first episode of “The Story of a Puppet” began in 1881.  Originally published in serial form in one of the earliest Italian weekly magazines for children, Carlo Collodi’s “Le avventure di Pinocchio” or simply “Pinocchio” was eventually published in a book.

The story begins in Tuscany where a carpenter, who had planned to carve a block of wood into a table, was frightened when the log shouts out.  He gives the wood to his neighbor Geppetto, a poor man who plans to make a living as a puppeteer.  As Geppetto carves the wood into a boy, the puppet instantly becomes mischievous.  After his feet are carved, he kicks Geppetto, steals his wig, and runs away.

Thus, the adventures—or misadventures—begin.  He gets into scrape after scrape—many are humiliating and some are violent.  At one point he is turned into a donkey; in another episode he is forced to live in a dog house, wear a collar with spikes, and serve as a guard dog.  Mangiafuoco (literally, fire-eater, in Italian), the director of the Great Marionette Theatre, threatens to burn him as firewood but eventually releases him and gives the puppet five gold coins to give to Geppetto.  But then Pinocchio runs into the “lame” fox and the “blind” cat, the ultimate scammers.  They convince Pinocchio to plant his coins in the Field of Miracles where they will grow into a tree that will produce 2,000 gold pieces.  Needless to say, the poor puppet is deceived.

There are three mentors in Pinocchio’s life—the long-suffering and forgiving Geppetto, the Talking Cricket (il Grillo Parlante), who represents the voice of conscience, and The Fairy with Turquoise Hair (la Fata dai capelli turchini), who is maternal and caring.  Together they try to teach Pinocchio obedience, the value of school and hard work, and the need to make good decisions and to avoid life’s false temptations.  They also teach him that disaster is always a possibility.  For the most part, Pinocchio scoffs at the advice; he has to learn these lessons the hard way.

Collodi had undertaken journalism, both fiction and non-fiction, as a means of supporting Risorgimento in its struggle with the Austrian Empire.  The structure of the story of Pinocchio follows that of folk tales of peasants who venture out into the world but are naively unprepared for what they find, and sometimes get into difficult situations.  This was a serious problem at the time Collodi was writing, arising partly from the industrialization of Italy following unification.  The growing need for labor in the cities induced many folks to leave the fields and to venture into unknown places and conditions.

Originally, Collodi finished the story at chapter 15 when the puppet is hanged!  But by popular demand from the readers, Collodi continued the episodes in 1882.  The final book contains 36 chapters and has a much happier ending.  In the end, Pinocchio works hard to support Geppetto and gives away his hard-earned money to help the ailing Fairy.  That night he dreams that he is visited by the Fairy, who kisses him.  When he wakes up, he is a real boy at last.

Collodi was a trailblazer in children’s literature.  His content and style were new, opening the way for many writers in the following century.  Pinocchio has had a huge impact on world culture.  It has inspired countless plays, movies and merchandising.  Most images of the puppet show the long liar’s nose; in fact, this is a rare occurrence in the Collodi story.  Perhaps it comes from the 1940 Disney animated film, which the Library of Congress deemed so culturally significant that it was selected for preservation in the United States National Film Registry.  Collodi’s masterpiece has been translated into more than 300 languages, which makes it the most translated non-religious book in the world…and the most widely read.

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Massimo Bottura (in italiano)

Nel marzo 2018, ho scritto un post, “Combattere lo spreco alimentare”, che descriveva il celebre chef italiano, Massimo Bottura, come un forte sostenitore di questo fenomeno.  Durante l’Expo di Milano del 2015, lui ha aperto una cucina sperimentale, che utilizzava il cibo avanzato dalla mostra come parte di una campagna di sensibilizzazione sugli sprechi alimentare.  Il documentario, “Teatro della vita”, ha ripreso l’evento organizzato da Bottura nel Refettorio Ambrosiano, dove sono stati invitati 60 dei migliori chef del mondo per cucinare per senzatetto di Milano.  Durante i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro del anno seguente, cioè nel 2016, ha allestito una cucina “anti-spreco” per sfamare le persone che vivono nelle favelas di Rio.

La residenza di Bottura è a Modena, dove viene celebrato come il migliore chef del mondo nel suo noto ristorante, l’Osteria Francescana.  Con uno staff di 36 persone, Bottura crea piatti che sono opere d’arte.  In realtà, i suoi piatti sono ispirati all’arte contemporanea e combinano composizioni colorate, sapori complessi e molteplici consistenze con nomi bizzarri.  Il piatto, “Camuffare”, è un dipinto astratto fatto di lepre, bacche di ginepro e cacao in polvere. Uno dei suoi dolci, “Ops! Ho lasciato cadere la crostata al limone”, è nato da un incidente e ricorda un dipinto di Jackson Pollock su un piatto.

Quando Bottura e sua moglie americana hanno aperto il ristorante nel 1995, hanno avuto difficoltà per anni.  La sua interpretazione minimalista di una ciotola di tortellini – con solo 6 pezzi di pasta – è stata accolta con disprezzo dai clienti locali; anche il critico gastronomico modenese ha detto: “non andarci”. E quasi nessuno ci è andato. Il suo cibo era visto come un sacrilegio, in una terra che venera la cucina tradizionale con prodotti di uso secolare come il famoso aceto balsamico di Modena e al Parmigiana Reggiano.

Dopo sei anni di recensioni negative e tavole vuote, Bottura ha ceduto e ha finalmente introdotto alcuni piatti della tradizione italiana, tra cui le tagliatelle. Un critico alimentare gli ha scritto una recensione entusiastica. Ora il maestro può concedersi tutti i suoi sogni – e il duro lavoro – con piatti che deliziano lui e la sua clientela: “Un’anguilla che nuota lungo il fiume Po”, “La parte croccante delle lasagne” e “Le cinque età del Parmigiano Reggiano”, un piatto popolare composto da 5 diverse consistenze e temperature usando il re dei formaggi. Tutti rendono omaggio ai prodotti e ai piatti locali, ma eseguiti con la sua inimitabile creatività.

E ora, a seguito della quarantena, lo chef Bottura ha riaperto le porte del suo ristorante con ancora più innovazioni, questa volta ispirato dal gruppo rock dei Beatles. Il menù ha come titolo  “Con un piccolo aiuto dai miei amici” e Bottura rende omaggio al suo staff: “In questo lungo, forzato riposo abbiamo pensato a una cucina nuova, fantasiosa e colorata che parlava a noi della nostra terra emiliana e anche di lontani posti.” Il menu inizia con “Un giorno della vita”, che è un pane annodato con miele e sale, per ricordare la solidarietà tra il personale durante il coronavirus.

“Fiori di cellophane e occhi di caleidoscopio” contiene seppie di Chioggia, scampi, cozze adriatiche e bottarga. “Sottomarino giallo” combina rombo e patate compattate in una croquetta di riso allo zafferano con un inaspettato sapore esotico: ananas, daikon e fiori. C’è anche “Campi di fragole” e “Nel cielo senza Lucia”, quest’ultimo un dolce con pesche arrostite, gelato, meringa, biscotti amoretti e zucchero filato.

Ci vogliono mesi per ottenere una prenotazione nel suo ristorante e il prezzo per un pasto, per quanto indimenticabile, è piuttosto alto. Ciò che sorprende non è solo l’energia e la creatività di Bottura, ma anche le molte abilità che ha per organizzare ricette per zuppe, per convincere e dirigere altre persone a cucinare per i poveri, oltre a gestire il ristorante più ricercato al mondo. È uno chef di nota fama con una coscienza, difatti egli stesso afferma che “gli chef non possono più cucinare solo per l’élite ignorando le questioni etiche sull’alimentazione del pianeta”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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