Le radici italiane delle carte dei Tarocchi

Le carte dei tarocchi esistono da secoli, ma non sono sempre state associate alla magia, all’occulto o alla divinazione. Ciò che è comune a tutti i mazzi dei Tarocchi è che le carte splendidamente illustrate sono piene di simbolismo che si è evoluto nel tempo. La maggior parte delle fonti suggerisce che le carte dei tarocchi erano originariamente normali carte da gioco, che furono portate in Europa dall’Asia o dal mondo arabo.

I primi riferimenti alle carte provengono dal nord Italia durante il Rinascimento. Le famiglie nobili italiane, come quella dei Visconti a Milano all’inizio del XV secolo, gareggiavano tra loro con dei giochi creati ad hoc (cioè per questo scopo) per divertire i propri cortigiani. Usando mazzi di carte riccamente illustrati, i nobili giocavano a un gioco di abilità e fortuna chiamato “tarocchi” (la parola potrebbe aver significato originariamente “stoltezza”). Oggi sopravvivono circa 16 mazzi di carte (alcuni incompleti) commissionati dalla famiglia Visconti. Il set più completo è il mazzo Visconti-Sforza, 74 carte che si trovano tra la Morgan Library di New York City, l’Accademia Carrara di Bergamo, in Italia e la famiglia Colleoni a Bergamo.

Il simbolismo nei primi mazzi riflette l’araldica delle famiglie nobili italiane, così come l’arte e l’architettura italiane. È interessante notare che molte delle figure sulle carte erano bionde perché, a differenza della maggior parte degli italiani, i Visconti erano biondi.  Le immagini spesso simboleggiavano la forza e le alleanze strategiche dei Visconti. Ad esempio, il leone mostrato sulla carta Coraggio è probabilmente un riferimento a una sconfitta militare a Venezia. La mela cotogna e le fontane sulle carte sono emblemi della famiglia Sforza, il cui figlio Francesco sposò Bianca Maria Visconti nel 1441. La palma e l’alloro sono simboli del potere ducale, il che fa pensare che quel particolare mazzo fosse creato dopo che Francesco Sforza divenne duca di Milano nel 1450.

Nel XV secolo, le carte erano chiamate carte de trionfi, o “carte con trionfi”. I “trionfi” si riferiscono alle 22 carte allegoriche, che oggi costituiscono gli Arcani Maggiori. Le carte vincenti erano allineate con quattro serie di “carte dei semi” che presentavano tazze, manganelli, spade e monete, conosciute oggi come Arcani Minori. Il termine “trionfi” potrebbe derivare dai “Trionfi” di Petrarca, versi allegorici scritti e illustrati a metà del XIV secolo.

Le carte Visconti-Sforza divennero un modello per molti mazzi successivi. Dall’Italia, il gioco si è diffuse in tutta Europa; in Francia fu ribattezzato Tarot  nel XVI secolo. Ma fu solo nel XVIII secolo che il gioco acquisì significazioni esoteriche. All’inizio, le carte erano legate al misticismo egiziano, forse a causa delle scoperte di Napoleone in quel paese. Poi nel 1789 fu pubblicato il primo mazzo specificamente progettato per la divinazione. Quando l’interesse per l’occulto aumentò alla fine del XIX secolo, i mazzi di tarocchi furono modificati per adattarsi alle teorie di recente sviluppo. Uno dei più famosi è stato creato da Arthur Edward Waite, poeta e mistico britannico. Pamela Colman incaricò l’artista di illustrare le carte. Creò simboli legati al cristianesimo, alla massoneria, all’astrologia e alla cabala, modellando molte delle figure dei suoi amici nei movimenti femministi e suffragisti di Londra all’inizio del XX secolo. Ora noto come mazzo Rider-Waite-Smith, è in stampa dal 1909. È il mazzo che si trova più spesso nelle librerie occulte.

Anche la successiva pietra miliare nell’evoluzione delle carte dei Tarocchi venne dall’Inghilterra. Nel 1944, un occultista di nome Aleister Crowley pubblicò “The Book of Thoth: A Short Essay on the Tarot of the Egyptians”. Tuttavia, il mazzo basato sulle sue idee non fu pubblicato fino al 1969, che coincise con l’aumento dell’interesse per l’occulto legato alla cultura New Age degli anni ’70. I mazzi Thoth e Waite sono ancora oggi popolari, sebbene ogni anno vengano pubblicati nuovi mazzi ispirati alla cultura pop, alla natura e alla mitologia. L’innocente gioco di carte originariamente creato per i nobili italiani ha fatto molta strada!

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The Italian Roots of Tarot Cards

Tarot cards have been around for centuries, but they have not always been associated with magic, the occult or divination.  What is common to all Tarot decks are beautifully illustrated cards full of symbolism that has evolved over time.  Most evidence suggests that tarot cards were originally regular playing cards, which were brought to Europe from Asia or the Arab world.

The first references to the cards came from northern Italy during the Renaissance.  Italian noble families, such as the Visconti’s in early 15th century Milan, competed with each other to create games to amuse their courtiers.  Using lavishly illustrated decks of cards, nobles played a game of skill and chance called tarocchi (the word may have originally meant “foolishness”).  About 16 decks of cards (some incomplete) commissioned by the Visconti family survive today.  The most complete set is the Visconti-Sforza deck, 74 cards that are held among the Morgan Library in New York City, the Carrara Academy in Bergamo, Italy, and the Colleoni family in Bergamo.

The symbolism in the early decks reflect the heraldry of Italian noble families, as well as Italian art and architecture.  It is interesting that many of the figures on the cards were blond because, unlike most Italians, the Visconti’s were blond, and the images often symbolized Visconti strength and strategic alliances.  For example, the lion shown on the Fortitude card is probably a reference to a military defeat over Venice.  The quince and fountains on the cards are emblems of the Sforza family, whose son Francesco married Bianca Maria Visconti in 1441.  The palm and the laurel are symbols of ducal power, which suggest that that particular deck was created after Francesco Sforza became the duke of Milan in 1450.

In the 15th century, the cards were called carte de trionfi, or “cards with triumphs.”  The “triumphs” refer to the 22 allegorical trump cards, which today constitute the Major Arcana.  The trump cards were aligned with four sets of “suit cards” that featured cups, batons, swords and coins, which are now known as the Minor Arcana.  The term “trionfi” may derive from Petrarch’s Trionfi, which are allegorical verses written and illustrated in the mid-14th century.

The Visconti-Sforza cards became the model for many subsequent decks.  From Italy, the game spread throughout Europe; in France it was renamed tarot in the 16th century.  But it wasn’t until the 18th century that the game gained esoteric associations.  At first, the cards were linked to Egyptian mysticism perhaps because of Napoleon’s discoveries in that country.  Then in 1789 the first deck was published that was specifically designed for divination.  As interest in the occult surged in the late 19th century, tarot decks were modified to fit newly developed theories.  One of the most famous was created by Arthur Edward Waite, a British poet and mystic.  He commissioned artist Pamela Colman to illustrate the cards.  She created symbols from Christianity, Freemasonry, astrology and the kabbalah, modeling several of the figures on her friends in London’s feminist and suffragist movements at the turn of the 20th century.  Now known as the Rider-Waite-Smith deck, it has been in print since 1909.  It is the deck most often found in occult bookstores.

The next major milestone in the evolution of Tarot cards also came from England.  In 1944, an occultist named Aleister Crowley published “The Book of Thoth: A Short Essay on the Tarot of the Egyptians.”  However, the deck based on his ideas wasn’t published until 1969, which coincided with the surge of interest in the occult linked to the New Age culture of the 1970s.  The Thoth and the Waite decks are still popular today, although new decks inspired by pop culture, nature and mythology are published every year.  The innocent card game originally created for Italian nobles has come a long way!

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Convivenza: Orsi e Umani

Per secoli, la convivenza fra orsi e esseri umani è stata la normale condizione di vita nelle Alpi. Nel corso dell’ultimo secolo, tuttavia, poiché i paesaggi alpini hanno subito cambiamenti radicali, l’habitat degli orsi si fu notevolmente ridotto. Alla fine degli anni ’30 la maggior parte delle colonie di orsi si è estinta. Dalla metà del XX secolo, quando il movimento per la conservazione dell’ambiente ha preso avvio, si sono sviluppati piani per le riserve naturali nelle Alpi del Trentino, nel nord Italia. Ma questi sforzi hanno ottenuto risultati positivi solo quando, verso la fine degli anni ’90, sono stati introdotti nuovi orsi nell’area, grazie a programmi faunistici finanziati sia dall’Italia, che dall’Unione Europea.

Ora, con circa 80 orsi nella zona, inevitabilmente ci sono stati alcuni sfortunati incontri uomo-orso. E questo sembrano sempre finire sui titoli dei giornali. Di regola, gli orsi attaccano raramente gli umani; infatti, di solito evitano le persone. Sebbene generalmente abbiano un temperamento calmo, possono essere imprevedibili e possono attaccare se sorpresi o minacciati.

Nell’agosto 2017, le guardie forestali hanno sparato e ucciso Kj2, un’orsa di 14 anni dopo che, secondo quanto segnalato, aveva sbranato un uomo anziano, che portava a spasso il suo cane. Eppure alcuni resoconti dicono che Kj2 potrebbe aver avuto con sé due o tre cuccioli; quindi avrebbe agito per legittima difesa, spaventata da un umano provvisto di bastone e di cane. Se è così, la risposta dell’orso sarebbe stata naturale e l’uccisione è stata solo che estrema. Kj2 non poteva essere trasferiti in un altro posto con i suoi cuccioli?


Nel giugno 2020 il governatore del Trentino, Maurizio Fugatti, ha firmato un’ordinanza per l’eutanasia di un orso che ha sbranato due uomini, che camminavano su un sentiero alpino. Il piano nazionale in Italia prevede che quando un essere umano viene attaccato da un animale, l’animale deve essere soppresso. La logica è che ciò potrebbe accadere di nuovo, sebbene non ci siano prove che gli orsi attacchino serialmente. I gruppi per i diritti degli animali affermano che determinare le circostanze che circondano l’aggressione è fondamentale, perché gli orsi non dovrebbero morire a causa di errori umani. Per identificare gli orsi, i ricercatori usano la saliva e i peli sui vestiti degli uomini per estrarne il DNA. Poi cercano i dati risultanti in un database, costruito durante cinque anni per monitorare la popolazione di orsi, che riporta le seguenti informazioni: il rapporto tra maschi e femmine, il tasso di fertilità e gli spostamenti. Il database può essere utilizzato anche se un orso viene cacciato in camicia o avvelenato o, se ferisce un essere umano.


La storia che ha più catturato l’attenzione negli ultimi mesi del 2020 appartiene a M49, l’orso soprannominato “Papillon”, in onore del detenuto fuggito dall’Isola del Diavolo. L’orso più ricercato delle Alpi, “Papillon” non ha mai attaccato l’uomo, ma ha decimato bestiame come mucche, pecore e asini. Per un periodo di 14 mesi è stato rinchiuso in una gabbia elettrificata, ma poi è riuscito a scappare di nuovo. Nonostante sia stato ben nutrito, nemmeno 7.000 volt hanno potuto scoraggiare l’istinto di libertà di questo orso.

Il governo deve essere in grado di salvaguardare la sicurezza personale ed economica delle comunità locali, ma deve anche saper difendere il diritto di spostarsi nel proprio territorio naturale da parte di questi animali. È un equilibrio molto complicato. Le azioni preventive per ridurre al minimo l’interazione uomo-orso includono: piantare alberi più in alto sulle colline, garantire un approvvigionamento alimentare adeguato lontano dagli insediamenti umani e erigere recinti elettrici attorno alle fattorie e agli orti. L’educazione umana continua è essenziale. Gli esseri umani hanno bisogno di capire chiaramente cosa possono e dovrebbero fare nelle aree frequentate dagli orsi. Non dovrebbero avvicinarsi o minacciare gli orsi con bastoni o mazze. Non dovrebbero permettere ai loro cani di essere senza guinzaglio. I costi e i rischi della convivenza devono essere equamente distribuiti tra tutti coloro ne sono coinvolti: cittadini, turisti, pastori, governo e gli orsi stessi. Le Alpi meritano i propri orsi e gli orsi meritano le proprie Alpi.

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