Il migliore e il peggiore sistema sanitario, italiano e americano

Nel 2000 la World Health Organization ha classificato il sistema sanitario italiano il secondo migliore al mondo, una classifica basato solamente sull’accesso alle cure e su altri elementi come per esempio l’aspettativa di vita.  Nel 2019, le Bloomberg Healthiest Country Index, che aveva indicato l’Italia come il paese più sano, ha appena annunciata che la Spagna ha superato l’Italia.  Gli Stati Uniti si collocano al trentacinquesimo posto.  L’indice valuta i paesi in base a variabili che includono l’aspettativa di vita e richiama i danni dovuti al fumo e all’obesità, per esempio.  Considera anche fattori ambientali come l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici.

Infatti, gli italiani sono molto più sani degli americani , relativamente quasi ad ogni variabile: longevità,  tassi di mortalità infantile, obesità, cancro, diabete, suicidio, overdose per droga, omicidio e invalidità.  Ma le classifiche non considerano le realtà del sistema sanitario tra cui tempi di attesa, efficienza del pronto soccorso, statistiche chirurgiche, prezzi, ecc.  In queste realtà ci sono buone notizie e cattive notizie per entrambi i paesi.

Si dice che il paradiso della salute sia dove i finanziamenti, gli ospedali e l’educazione dei medici sono americani, mentre lo stile di vita e l’accesso alle cure sono italiani. Un inferno di salute?  Budget italiani, educazione medica e unità di terapia intensiva; prezzi americani, copertura assicurativa, diete Big Mac, guida in stato di ebbrezza e oppiacei di strada. Ironia della sorte, agli americani piace dire che le loro cure mediche sono le migliori del mondo, mentre gli italiani considerano il loro servizio sanitario nazionale irrimediabilmente disfunzionale. Eppure, gli italiani sono più sani.

Perché?  Il motivo principale è l’accesso alle cure medicali.  L’anno prima che Affordable Care Act fosse stato approvato nel 2010, uno su sei adulti americani non-anziani non aveva alcuna assicurazione medica, e un vertiginoso 44 per cento degli americani non era assicurato o erano senza assicurazione sufficiente.  Anche alla fine del 2016, al culmine del successo di Obamacare, il 10,9% degli americani non aveva alcuna assicurazione, un tasso che saliva al 13,7% sotto l’amministrazione di Trump.

Il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) d’Italia, che è finanziato da tasse dei cittadini ed è basato sul modello britannico, fornisce a tutti visite mediche, farmaci, esami e cure ospedaliere praticamente a costo zero.  Anche se ci si avventura fuori dal SSN per andare da medici privati e in ospedali privati, la sanità italiana è molto meno costosa di quella americana.  In Italia i prezzi sono tenuti bassi attraverso la contrattazione dura per i prodotti farmaceutici, per esempio.  E gli italiani, che pagano generalmente non molti euro per un trattamento, hanno il 60% in più di probabilità (come statisticamente dimostrato) rispetto agli americani di prendere farmaci sotto prescrizione medica.

La salute degli italiani beneficia anche di una distribuzione più uniforme del reddito e della ricchezza, contribuendo così ad un migliore sistema sanitario.   Negli Stati Uniti, il paese più squilibrato del mondo, il reddito medio del 10% superiore è pari a 20 volte il reddito medio del 10% inferiore; in Italia il rapporto è solo 11 a uno.

Anche gli americani istruiti, assicurati e benestanti sono più malati dei loro pari in altre nazioni ricche. La maggior parte delle ricerche punta su questioni legate allo stile di vita: dieta ed esercizio fisico. Troppi italiani fumano (il 22% degli adulti rispetto al 15% in America) ma camminano anche di più e le loro diete sono ricche di frutta e verdura e povere di grassi animali, spuntini e dolci. Solo il 10% degli italiani è obeso rispetto al 38% degli americani.

Ora che la Spagna ha superato l’Italia sull’indice Bloomberg, forse gli americani dovrebbero consumare più gazpacho e paella – in ogni caso, la dieta mediterranea sembra essere un importante fattore positivo per la salute.

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The Best and the Worst in Italian and American Health Care

In 2000 the World Health Organization ranked the Italian healthcare system the second-best on the planet, a ranking that was based solely on access to care and health outcomes such as life expectancy.  In 2019, the Bloomberg Healthiest Country Index, which had ranked Italy the world’s healthiest country, just announced that Spain had surpassed Italy.  The United States ranks 35th.  The index grades nations based on variables including life expectancy while imposing penalties on risks such as tobacco use and obesity.  It also takes into consideration environmental factors such as access to clean water and sanitation.

In fact, Italians are much healthier than Americans in terms of everything from overall health longevity, infant mortality, obesity, cancer, diabetes, suicide, drug overdoses, homicides, and disability rates.  But the rankings do not take into account on-the-ground realities of the healthcare systems like waiting times, emergency room efficiency, surgical statistics, prices, etc.  In these areas there is good news and bad news for both countries.

It is said that health heaven is where the funding, hospitals, and doctors’ education are American, and lifestyle and access to care are Italian.  Health hell?  Italian budgets, medical education, and intensive care units; American prices, insurance coverage, Big Mac diets, drunk driving, and street-corner opiates. Ironically, Americans like to say that their medical care is the best in the world, while Italians consider their National Health Service to be hopelessly dysfunctional.  Yet, Italians are healthier.

Why?  The primary reason is access to medical care. The year before the Affordable Care Act, one in six non-elderly American adults had no medical insurance at all, and 44% of all Americans were uninsured or underinsured. Even in late 2016 at the peak of Obamacare’s success, 10.9% of Americans had no insurance at all, a rate that has risen to 13.7% under the Trump administration.

In Italy, a National Health System funded by taxes and based on the British model provides everyone with doctors’ visits, medications, testing, and hospital care at virtually no out-of-pocket cost.  Even if you venture outside the National Health Service to go to private doctors and hospitals, Italian healthcare is far less expensive.  In Italy prices are kept down by hard bargaining—for pharmaceuticals, among other things.  And Italians, who rarely contribute more than a few euros for a co-pay, have been shown to be 60% more likely than Americans to take their medications as ordered.

Italians’ health also benefits from a more uniform distribution of income and wealth, which has repeatedly been shown to improve health outcomes.  In the United States, the world’s most unequal country, the average income of the top 10% is nearly 20 times the average income of the bottom 10%; in Italy the ratio is only 11 to one.

Even educated, insured, well-off Americans are sicker than their peers in other rich nations.  Most research points to lifestyle issues—diet and exercise.  Too many Italians smoke (22% of adults versus 15% in the U.S.) but they also walk more and their diets are rich in fruits and vegetables and low in animal fats, snacks, and desserts.  Only 10% of Italians are obese compared to a whopping 38% of Americans.

Now that Spain has surpassed Italy on the Bloomberg index, maybe Americans should consume more gazpacho and paella—in any case, the Mediterranean diet seems to be a major factor in health.

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Il Santo Graal dei Monumenti Uomini

La settimana scorsa ho descritto la serie di francobolli che l’Italia ha emesso per onorare Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (Tpc). Cinque dei sei francobolli rappresentano opere recuperate da questo Comando speciale—uno per ogni decennio dalla sua fondazione nel 1969.  I francobolli sono in un foglio con uno sfondo che mostra La Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come Caravaggio.  Il dipinto scomparve dall’Oratorio della Compagnia di San Lorenzo a Palermo nel 1969, sei mesi prima che il Comando dei Carabinieri fosse istituiti. Il dipinto rimane il Santo Graal dei Carabinieri ed è fra le 10 opere più ricercate dal Federal Bureau of Investigation e ha catturato l’immaginazione di appassionati d’arte e teorici della cospirazione.

Ci sono investigazioni sul fatto che il dipinto fosse stato mangiato dai ratti o che Totò Riina, il defunto capo dei capi della mafia, lo usasse come tappeto da letto.  Seguendo il percorso della mafia, gli investigatori hanno scoperto che la tela sarebbe stata usata come merce di scambio.  Per un lungo tempo, si credeva che fosse andata distrutta, forse seppellita nelle campagne di Palermo o bruciata dai mafiosi o persino passata ai camorristi e poi tragicamente scomparsa durante il terremoto del 1980 in Irpinia.

Dopo 50 anni, le speranze di risolvere uno dei crimini più infami della storia dell’arte sono state riaccese, quando gli investigatori hanno dichiarato che il dipinto era probabilmente in Svizzera. Un informatore della mafia ha detto che il dipinto era stato posseduto da Gaetano Badalamenti, un boss siciliano, noto come un trafficante di eroina e che lo stesso Badalamenti aveva organizzato il trasferimento del dipinto a Lugano. Fu quindi consegnato ad un antiquario svizzero che, presumibilmente, scoppiò in lacrime la prima volta che lo vide. L’inchiesta è ancora in corso ed è top secret.

Nonostante il record di successo dei Carabinieri, che hanno recuperato più di 3.000 oggetti d’arte e di reperti archeologici,  ancora oggi più di un milione rimangono da trovare.  Secondo un bollettino dei Carabinieri, nel 2018 sono scomparsi oltre 8.000 oggetti, tra cui reperti archeologici, armi antiche e testi medievali oltre ai dipinti e alle statue sempre più popolari. La metà di questi furti proveniva da luoghi di culto, secondo Lt. Col. Massimiliano Quaglierella dei carabinieri: “Molte chiese italiane sono bona fide musei, che sono luoghi di culto accessibili e non sempre dotati di sufficienti misure di sicurezza”.

Gli oggetti rubati sono venduti illegalmente, passano attraverso diversi proprietari e spesso finiscono nelle case di persone facoltose o nei musei. Non è insolito che passino 30 anni prima che un oggetto rubato raggiunga un proprietario, il quale spesso inconsapevole del fatto che il pezzo sia stato rubato.

I “Monuments Men” d’Italia hanno molti strumenti investigativi e armi nella lotta contro l’arte rubata. Ogni giorno 300 carabinieri lavorano a questi difficili progetti; hanno a disposizione un database con circa 6 milioni di opere. I loro metodi variano: per esempio, nel marzo 2019 i ladri hanno fracassato una teca nella chiesa di Santa Maria Maddalena nel comune di Castelnuovo Magra (Liguria) per rubare la Crocifissione di Bruegel il Giovane. Ma i Carabinieri erano stati avvisati e lo avevano sostituito con un falso. L’originale rimane in custodia. Vedete il post, “The Trap” (27 giugno 2019). Per quanto riguarda la Natività di Caravaggio presa dalla chiesa di Palermo,  Quagliarella ha dichiarato: “Non ci arrenderemo, la Natività è la nostra priorità assoluta”.

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