Santa Rosalia: Una storia dentro una storia

Di recente, il critico d’arte Jason Farago ha scritto una storia sul New York Times intitolato “Il santo che ha fermato un’epidemia è bloccato al Met”. Racconta della sua visita solitaria al Metropolitan Museum of Art di New York per contemplare il dipinto di Anthony Van Dyck, “Santa Rosalie che intercede per la peste di Palermo”. Questo dipinto risalente a 400 anni fa doveva essere il fulcro della mostra “Making the Met: 1870-2020”, la celebrazione per il 150 ° compleanno del museo. Era prevista l’apertura a fine marzo prima del blocco della città.

La prima storia inizia nel 1599. Anthony Van Dyck nacque ad Anversa (nell’attuale Belgio) e iniziò a dipingere in tenera età.  Diventò un ritrattista di corte, rivoluzionando il genere. Sebbene abbia dipinto soggetti mitologici e biblici, oggi è meglio conosciuto per i suoi ritratti dell’aristocrazia europea.  Si recò a Londra per lavorare alla corte di re Giacomo I, poi nel 1621 partì per l’Italia dove vi rimase per 6 anni. Lì studiò i maestri italiani, mentre affinava la sua arte.  Si rifece allo stile di Veronese e Tiziano, così come a quello di Rubens. Principalmente con sede a Genova, dipinse l’aristocrazia genovese in uno stile a figura intera, dove figure estremamente alte e aggraziate guardano in basso lo spettatore da una grande superiorità.

Nella primavera del 1624, il venticinquenne van Dyck salpò per la Sicilia, dove era stato invitato a dipingere il viceré spagnolo dell’isola. Completò il ritratto e poi colpò il disastro: a maggio Palermo riferì dei primi casi di una pestilenza che avrebbe presto ucciso più di 10.000 persone, il 10% della popolazione della città. Il viceré, che Van Dyck aveva dipinto, dichiarò lo stato di emergenza e solo cinque settimane dopo morì.  In quarantena, Van Dyck osservò con orrore la chiusura del porto, delle porte della città e l’ospedale strabordò.

Ora la seconda storia. Rosalia nacque nel 1130 a Palermo da una nobile famiglia normanna che sosteneva di discendere da Carlo Magno. Fu devotamente religiosa e si ritirò per vivere come eremita in una grotta sul Monte Pellegrino in Sicilia, dove morì nel 1166. Secoli dopo, durante la pestilenza del 1624, la religiosa apparve prima a una donna malata e poi a un cacciatore, a cui indicava dove i propri resti dovevano trovarsi. Gli chiese di portare le proprie ossa a Palermo e di portarle in processione in tutta la città. L’epidemia si attenuò e i riconoscenti cittadini iniziarono a venerarla come La Santuzza, la Piccola Santa perché aveva salvato la città.

In risposta a ciò e come segno di riconoscenza, van Dyck iniziò a dipingere Rosalia. Dovette inventare un’iconografia per lei e decise di dipingerla come una giovane donna con i capelli lunghi, ricci, biondi o rossi, con le guance arrossate e gli occhi spalancati per l’estasi. Sotto di lei nel dipinto, “Santa Rosalie che intercede per la peste di Palermo”, si trova il porto di Palermo e sullo sfondo si trova il Monte Pellegrino, la collina dove sono state trovate le sue reliquie. Un putto porta una corona di rose rosa e bianche, come riferimento al suo nome; un altro putto tiene in mano il suo cranio. Sorvolando la città, Rosalia sembra promettere che l’epidemia alla fine si risolverà e che la bellezza trionferà.

Questo dipinto è uno dei 5 dipinti superstiti di Rosalia che van Dyck creò nella sua permanenza a Palermo. Sicuramente, avrebbe potuto fare affidamento ai suoi legami reali per sfuggire alla peste e tornare a casa, ma trovò nella pestilenza un argomento più urgente dei ritratti cortesi che alla fine avrebbero dato lustro alla proprio arte. Questo dipinto fu una delle prime acquisizioni del Met, subito dopo un anno dalla fondazione del museo nel 1870. Avrà un’importanza ancora maggiore dopo che l’attuale epidemia si sarà risolta e le persone potranno ancora una volta apprezzare l’arte insieme.

Santa Rosalia è la patrona di Palermo, e il Festino di Santa Rosalia, che si svolge ogni anno a luglio, è uno dei più grandi festival in Italia. È un misto di sacro e profano, di concerti rock e preghiera. Speriamo che i Palermitani possano festeggiare con gioia anche quest’anno.

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Saint Rosalia:  A Story within a Story

Recently, art critic Jason Farago wrote a story in The New York Times entitled “The Saint Who Stopped an Epidemic Is on Lockdown at the Met.”  In it he tells of his lonely visit to the Metropolitan Museum of Art in New York City to contemplate the Anthony Van Dyck painting, “Saint Rosalie Interceding for the Plague-stricken of Palermo.”  This 400-year old painting was to be a centerpiece in the exhibition “Making the Met: 1870-2020,” the museum’s 150th birthday celebration.  It was scheduled to open in late March before the city’s lockdown.

The first story begins in 1599.  Anthony Van Dyck was born in Antwerp (modern-day Belgium) and began painting at an early age.  He became a court portraitist, revolutionizing the genre.  Although he did paint mythological and biblical subjects, he is best known today for his portraits of European aristocracy.  He traveled to London to work for King James I, and then in 1621 he left for Italy where he remained for 6 years.  There he studied the Italian masters while honing his career.  He drew on the styles of Veronese and Titian, as well as Rubens.  Mostly based in Genoa, he painted the Genoese aristocracy in full-length style, where extremely tall, graceful figures look down on the viewer with great hauteur.

In the spring of 1624, the 25-year-old van Dyck set sail for Sicily, where he had been invited to paint the island’s Spanish viceroy.  He completed the portrait, and then disaster struck:  In May, Palermo reported the first cases of a plague that would soon kill more than 10,000 people, 10% of the city’s population.  The viceroy, whom van Dyck had painted, declared a state of emergency; he died five weeks later.  A quarantined Van Dyck watched in horror as the port closed, the city gates slammed shut, and the hospital overflowed.

Now the second story.  Rosalia had been born in 1130 in Palermo to a Norman noble family that claimed descent from Charlemagne.  She was devoutly religious and retired to live as a hermit in a cave on Mount Pellegrino in Sicily, where she died in 1166.  During the plague in 1624, she appeared first to a sick woman and then to a hunter, to whom she indicated where her remains were to be found.  She asked him to bring her bones to Palermo and have them carried in procession throughout the city.  The epidemic abated, and the grateful citizens worshipped her as La Santuzza, the Little Saint, for saving the city.

In response, a grateful van Dyck began to paint Rosalia.  He had to invent an iconography for her and decided to paint her as a young woman with long, curly, blond or red hair, cheeks blushing, eyes wide with ecstasy.  Beneath her in the painting, “Saint Rosalie Interceding for the Plague-stricken of Palermo,” lies the harbor of Palermo, and in the background is Monte Pellegrino, the hill where her relics were found.  One putto bears a wreath of pink and white roses, as a reference to her name; another putto holds her skull.  Floating over the city, Rosalie seems to promise that the epidemic will lift eventually, and that beauty will triumph.

This painting is one of 5 surviving paintings of Rosalia that van Dyck created in his days in Palermo.  Surely, he could have relied on his royal connections to escape the plague and return home.  But he found amid the pestilence a subject more urgent than the courtly portraits that would eventually frame his legacy. This painting was one of the Met’s very first acquisitions, bought a year after the museum’s founding in 1870.  It will have even more elevated importance after the current epidemic lifts, and people can once again appreciate art together.

Saint Rosalia is the patron saint of Palermo, and the Festino di Santa Rosalia, which takes place every July, is one of the largest festivals in Italy.  It’s a mix of sacred and secular, rock concerts and prayer.  Let’s hope the Palermitanos can celebrate with joy this year.

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Il pesce d’aprile

Un po’ di umorismo in questi tempi difficili

Il pesce d’aprile è una tradizione seguito da diversi paesi nel mondo, ormai già da molti anni, in cui persone fanno scherzi ad altre persone.  Gli scherzi possono essere di varia natura, ma si spera che siano comunque bonari.  La tradizione ha caratteristiche simili ad altre festività legate all’equinozio di primavera, come l’Hilaria dell’antica Roma.

Molte teorie sono state proposte sulle sue origini. Uno delle più antiche riguarda il beato Bertrando di San Genesio, il vescovo di Aquileia che nel quattordicesimo secolo, liberò miracolosamente un papa da una spina di pesce che lo soffocava in gola.  Per gratitudine il pontefice decretò che ad Aquileia, il primo aprile, non si mangiasse pesce.  Forse la teoria più accreditata colloca le origini nel sedicesimo secolo in Francia.   Il Capodanno era celebrato tra il 25 marzo—la vecchia data dell’equinozio di primavera—e il 1° aprile.  Con l’avvento del calendario gregoriano il capodanno fu spostato al primo di gennaio, ma la novità non fu immediatamente recepita da tutti: per ignoranza o per amore della tradizione, alcuni continuarono a festeggiare il primo d’aprile.  Furono così  additati da tutti come sciocchi di aprile.

In Francia e in Italia oggi, il primo aprile si chiama poisson d’avril e, ovviamente, pesce d’aprile. I bambini attaccano un pesce di carta alle spalle dei loro ignari amici e gridano “poisson d’avril” o “pesce d’aprile” quando scoprono lo scherzo.  Oltre la storia del vescovo, perché il pesce?  Una spiegazione ci riporta indietro nel tempo fino a Cleopatra e alla burla sul suo amante romano Marco Antonio durante una gara di pesca.  Antonio, per non correre il rischio di una umiliante sconfitta, aveva incaricato uno schiavo di attaccargli di nascosto le prede all’amo, che stava sott’acqua. Quando la Regina d’Egitto scoprì l’inganno, fece attaccare all’amo un gigantesco pesce finto rivestito di pelle di coccodrillo, un pesce non tipico del fiume Nilo.

Ecco i dieci migliori scherzi della storia:

1857: I cittadini di Londra sono invitati a recarsi alla Torre di Londra, il primo aprile, per assistere al lavaggio dei leoni bianchi che vivono lì. Si raduna una grande folla … e così lo scherzo viene ripetuto per secoli.

1957: Un documentario della BBC rivela agli spettatori una notizia sensazionale: gli spaghetti crescono sugli alberi.  Mostra una piantagione di spaghetti a Lugano in Svizzera, dove i contadini stendevano sul terreno enormi fili di pasta da essiccare. Gli agricoltori erano preoccupati per un gelo imminente. Gli spettatori, incuriositi, chiamano l’emittente britannica per chiedere istruzioni su come far crescere questo speciale albero.

1961: Il quotidiano “La Notte” scrive che a Milano è stata approvata una legge che obbliga tutti coloro che possiedono un cavallo a dotarlo di targa, in modo da essere riconoscibile quando cammina per le strade…

1992: Tutti i passeggeri che arrivati all’aeroporto di Los Angeles vengono accolti da una scritta enorme: “Benvenuti a Chicago”!

1995: Per tradizione, le gondole veneziane sono nere, in ricordo dei morti delle peste nera che colpì la laguna nel sedicesimo secolo.  Venticinque fa, il Gazzettino di Venezia annuncia che sarebbero state tutte dipinte a colori sgargianti dietro decisione del consiglio comunale, in modo da rispondere meglio ai gusti dei turisti, secondo una fantomatica ricerca.

1998: Il quotidiano USA Today riporta la sensazionale notizia che Burger King ha trovato la soluzione per quasi un milione e mezzo di clienti mancini che si recano al ristorante ogni giorno: il Whopper per sinistrorsi, più facile da impugnare e mangiare con l’altra mano, e con meno sgocciolature.

2000: The Independent, un editore online britannico, riporta una notizia decisamente stramba: il Viagra per i conigli.

2010: Google introduce Google Translate for Animals, un servizio di traduzione da qualsiasi lingua umana a qualsiasi linguaggio animale e viceversa.

2013: La Saclà lancia sul mercato anglosassone un tipo di pasta chiamato Twitteroni: pasta forma di lettere e di hastag.

2015: YouTube offre un video del Reclinomax, una rivoluzionario modo di fare fitness da una comoda poltrona in cui allenarsi mentre si dorme.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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