Un italiano di nome Kobe

Calcio, sì, ma basket? Raramente si associa questo sport all’Italia.  Era in Italia, tuttavia, che Kobe Bryant appreso i primi rudimenti di basket, si esercitava incessantemente e sognava di diventare un giocatore della NBA. Nel 1984, il padre di Kobe, Joe ‘Jellybean’ Bryant, si ritirò dalla NBA per giocare in Italia e si trasferì con la famiglia a Rieti, nel Lazio. Così, a partire dai 6 anni, Kobe saltava dal balcone di casa dei suoi genitori, attraversava una strada trafficata e correva nel cortile della chiesa per lanciare la palla nel canestro. La famiglia si trasferì più volte: a Reggio Calabria, poi a Pistoia (in Toscana) e infine a Reggio Emilia. Durante i suoi anni formativi, fino all’età di 13 anni, Kobe imparò fluentemente l’italiano, praticava il basket e aveva molti amici. Ricordi, soprattutto quelli di Reggio Emilia, che si porterà dietro per tutta la vita.

Più tardi Kobe si stabilì definitivamente nel sud della California, luogo in cui divenne uno dei famosi Los Angeles Laker. Ed è qui che è morto nel gennaio 2020, in un incidente in elicottero insieme alla figlia di 13 anni e altre sette persone. Stava andando ad allenare sua figlia e le sue compagne di squadra per una partita di basket. Kobe è ora in lutto in tutto il mondo, in particolare nel sud della California e in Italia.

L’Italia sembra essere sempre stata nel cuore di Kobe. Ritornava a Reggio Emilia ogni volta che poteva. Ha dato alle sue quattro figlie nomi italiani: Natalia Diamante (17 anni), Gianna ‘Gigi’ Maria-Onore (13 anni), Bianc(k)a Bella (4 anni) e Capri Kobe (7 mesi). Nel 2018, ha ricevuto un Oscar per il miglior cortometraggio animato chiamato “Dear Basketball”. Il suo discorso di ringraziamento si è concluso con un omaggio in italiano a sua moglie e alle sue figlie: “Vi amo con tutto il mio cuore”.

Kobe ha rilasciato numerose interviste ai media italiani in un italiano impeccabile. In un’intervista del 2011 su Radio Deejay, ha dichiarato: “Sono cresciuto qui in Italia, è un paese che sarà sempre vicino al mio cuore. Sempre. Qui mi sento in pace”. Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, ha recentemente scritto su Facebook, “Kobe Bryant è cresciuto qui ed è stato, per tutti noi, un ‘Reggiano’”.  Davide Giudici, un amico di vecchia data ed ex compagno di squadra di Kobe, ha scritto: “Quando si è trasferito a Reggio Emilia e ha iniziato a giocare nella mia squadra, è stato subito chiaro che proveniva da un altro pianeta, un palmo sopra di noi.  Quando ci diceva spesso che un giorno sarebbe diventato un giocatore professionista della NBA, lo prendevamo in giro. Ma lavorava per questo. Alla fine della nostra formazione, noi siamo semplicemente andati a fare altre cose. Kobe, invece, è tornato a casa e ha continuato ad allenarsi con il canestro che suo padre aveva preparato per lui nel suo giardino”.

Da adulto, Kobe spesso veniva a Santa Barbara dove i Lakers facevano un allenamento estivo e Kobe lavorava con bambini al Boys and Girls Club e alla “Kobe Basketball Academy”.  Santa Barbara era una delle città preferite al mondo perché gli ricordava di suoi giorni in Italia: “È tranquilla e orientata alla famiglia, quindi riporta molti ricordi”.   Un aneddoto personale: quando il nostro amico Giuseppe Crisà (ora uno dei principali produttori di forni a legna per la pizza) arrivò qui dalla Sicilia per unirsi a suo fratello, si perse in un giorno in città. Fermò la macchina per chiedere a un uomo se poteva aiutarlo. Quando quest’uomo sentì  l’accento di Giuseppe, rispose immediatamente in italiano e insieme trovarono la casa del fratello. Quel buon samaritano era Kobe.

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An Italian by the name of Kobe

Soccer, yes, but basketball?  One rarely associates this sport with the country of Italy.  It was in Italy, however, that Kobe Bryant first learned his skills, practiced incessantly, and dreamed of becoming an NBA player.  In 1984, Kobe’s father, Joe ‘Jellybean’ Bryant, retired from the NBA to play in Italy and moved the family to Rieti, in Lazio.  Then 6 years old, Kobe would jump off the balcony of his parents’ house, cross a busy street, and run to a church playground to throw a ball in a basket.  The family moved several times—to Reggio Calabria, then to Pistoia (in Tuscany) and finally to Reggio Emilia.  During his formative years until the age of 13, Kobe became fluent in Italian, practiced basketball, and made many friends and memories, particularly in Reggio Emilia.

It was in Southern California that Kobe established his adult life and his career as a Los Angeles Laker.  And it was here that he died in January 2020 in a helicopter crash along with a 13-year-old daughter and seven other people.  He was on his way to coach his daughter and her teammates in a basketball game. Kobe is now being mourned throughout the world, most notably in Southern California and in Italy.

Italy always seemed to be in Kobe’s heart.  He returned to Reggio Emilia whenever he could.  He gave his four daughters Italian first and middle names: Natalia Diamante (17), Gianna ‘Gigi’ Maria-Onore (13), Bianc(k)a Bella (4), and Capri Kobe (7 months).  In 2018, he received an Oscar for Best Animated Short Film called “Dear Basketball.”  His acceptance speech ended with a tribute in Italian to his wife and daughters: “Vi amo con tutto mio cuore” (I love you with all my heart).

Kobe gave many interviews to the Italian media in flawless Italian.  In a 2011 interview on Radio Deejay, he said, “I grew up here in Italy, it’s a country that will always be close to my heart.  Always….Here I feel at peace.”  Luca Vecchi, the mayor of Reggio Emilia, recently wrote on Facebook, “Kobe Bryant grew up here and was, for all of us, a ‘Reggiano.’”  Davide Giudici, a longtime friend and former teammate of Kobe’s, wrote, “When he moved to Reggio Emilia and started playing on my team, it was immediately clear he was from another planet, a cut above us all.” Davide continued, “When he often told us that one day he would become a professional NBA player, we would make fun of him.  But he worked for it.  At the end of our training, the rest of us would just go watch TV or do other things. Kobe, instead, would go home and keep training with the basket that his father had put up for him in his garden.”

In his adult life, Kobe often came to Santa Barbara where he worked with children at the Boys and Girls Club and at his “Kobe Basketball Academy.”  Santa Barbara was one of his favorite cities in the world because it reminded him of his days growing up in Italy: “It is calm and very family-oriented, so it brings back a lot of memories.”    A personal anecdote:  When Giuseppe Crisà (now a foremost pizza oven maker in Santa Barbara) first arrived here from Sicily to join his brother, he got lost one day in the city.  A man stopped his car to ask if he could help.  When he heard Giuseppe’s accent, he immediately responded in Italian and together they found the brother’s house.  That good samaritan was Kobe.

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Quando gli italiani parlano inglese

Ogni volta che Matteo Renzi, ex primo ministro italiano, appariva in televisione parlando inglese, mi arrabbiavo.  Ma, non a causa dei suoi errori, che erano in qualche modo accattivanti, ma perché i suoi video sono diventavano virali e gran parte dell’Italia lo derideva. Ironia della sorte, la maggior parte degli italiani ha una conoscenza della lingua inglese relativamente scarsa. I risultati di uno studio globale nel 2019 ha classificato l’Italia la peggiore nell’Unione Europea per la conoscenza dell’inglese. I Paesi Bassi si sono classificati al primo posto su 100 paesi e l’Italia si è classificata al 36 ° posto appena dietro la Spagna in moderata competenza e dietro tutti gli altri paesi dell’UE. I punteggi dei test erano relativi alle regioni: Molise, Puglia e Basilicata sono risultate le più basse; l’Emilia-Romagna invece, famosa per l’università di Bologna, la più antica nel mondo occidentale, si è classificata al primo posto tra le regioni.

Le ragioni sono molte e varie. Il primo grande problema è che il sistema educativo italiano tende a concentrarsi sull’acquisizione di conoscenze teoriche piuttosto che sull’applicazione pratica. Questo è un problema soprattutto per le lingue straniere perché dovrebbero essere parlate, ascoltate e scritte. Gli studenti italiani che studiano inglese sono tenuti a memorizzare le regole grammaticali senza esercitarsi o parlare la lingua. Non c’è da stupirsi che gli studenti tendano a dimenticare tutto dopo aver lasciato la scuola. Ciò è aggravato dal fatto che ci sono pochi madrelingua inglesi nelle scuole.

Un altro motivo è legato all’economia. La maggior parte delle aziende italiane sono imprese a conduzione familiare rivolte al mercato italiano. Man mano che le esportazioni diventate più importanti, è aumenta anche la necessità di conoscenza della lingua inglese. A meno che le persone non parlino quotidianamente l’inglese al lavoro, a scuola o in strada, è difficile acquisire più alti livelli di competenza linguistica. Nemmeno molti professionisti altamente istruiti hanno padronanza di questa lingua straniera. Forse quelli che più probabilmente parlano inglese fluentemente sono nel settore turistico. L’inglese è anche la lingua degli scienziati e degli atleti internazionali; il ventitreenne tennista romano, Matteo Berrettini, che ora è tra i primi dieci in tutto il mondo, parla abbastanza bene l’inglese durante le sue interviste.

Quando si parla di media, che siano film, cartoni animati, programmi TV o documentari, sono tutti tradotti dall’inglese all’italiano, essendo il doppiaggio italiano tra le migliori al mondo. Il doppiaggio è un retaggio del fascismo, ha una tradizione molto forte e viene utilizzato in quasi tutti gli adattamenti di produzioni straniere. Ma guardare film in un’altra lingua originale può essere un modo divertente ed efficace per imparare quella lingua. Fortunatamente, oggi ci sono più opportunità con i servizi di streaming e online.

Gli italiani considerano il parlare in pubblico come una forma d’arte. Questa abilità essendo apprezzata, spinge le persone a concentrarsi sull’imparare a creare un buon discorso in italiano, con parole appropriate e con una forma decorosa. Infatti, in Italia anche gli esami universitari sono orali, piuttosto che scritti come negli Stati Uniti, e gli studenti imparano a gestire la propria ansia e a creare esposizioni competenti e creative da un punto di vista stilistico. Forse è per questo che così tanti italiani hanno deriso i discorsi di Matteo Renzi in inglese. L’attuale ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, raramente tenta di parlare inglese ed è anche lui ridicolizzato quando lo fa.

 

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