Celebrare il pane raffermo

Si potrebbe pensare che il pane raffermo sia abbastanza comune negli Stati Uniti, visto che è necessario comprare intere pagnotte di pane.  In Italia ciò non è “obbligatorio”, perché quando si va in panetteria si può richiedere la quantità desiderata e perfino la parte che si preferisce, quello con il bordo croccante o la parte centrale più morbida. Naturalmente si paga a peso.

Seconda la cucina povera italiana, probabilmente rivalutata verso la fine del 1800 e continuata poi nei periodi difficili dei dopo guerra, era considerato sacrilegio gettare via anche un solo pezzo di pane. Quindi, sono nate molte ricette con il pane raffermo in tutta Italia, in particolare zuppe.  La cucina povera oggi passa il testimone al movimento anti-spreco e a chef come Massimo Bottura!

Poiché alcuni dei piatti di pane raffermo hanno avuto origine in Toscana, va spesa qui qualche parola sul pane toscano. Questo pane è famoso per essere “sciocco”, che in toscano significa insipido, cioè senza sale. Ci sono diverse motivi dietro questa tradizione. Forse il più significativo deriva dalla storica rivalità tra Firenze e Pisa. Durante una delle loro battaglie, l’esercito pisano istituì un blocco sull’Arno per impedire alle spedizioni di sale di raggiungere Firenze. Un’altra versione collega l’usanza al costo eccessivo del sale nel Medioevo. In ogni caso, i panettieri fiorentini continuarono imperterriti a fare il pane … ma, senza metterci il sale.

Per un piatto come il Pancotto, una zuppa di pane toscana, c’è probabilmente una ricetta diversa in ogni casa. Alcune più semplice, altre più elaborate e con più ingredienti.  Si può usare brodo vegetale invece di acqua, aglio a piacere, aggiungere peperoncino e broccoli, o forse aggiungere pancetta tritata su un soffritto di carota, sedano e cipolla. L’importante comunque è il pane secco.

Agli americani piace, ma non sempre la fanno molto bene, la Bruschetta. Ciò che mi attrae di più della bruschetta è il contrasto della consistenza, dallo scrocchio iniziale del primo morso alla polpa succosa del pomodoro, fino alla soffice mollica interna. Consigli? Tagliare il pane di circa due o tre centimetri di spessore, tostarle, quindi passarvi, strofinando, il pomodoro fresco maturo e versarvi abbondante olio d’oliva, sale e basilico.

Gli americani potrebbero chiamare i Crostini alla Romana la versione italiana della colazione a base di pane tostato francese. È fatto con pane raffermo imbevuto di latte, fritto in padella e quindi condito con mozzarella e acciuga. Tornando in Toscana, la Ribollita è una zuppa densa, ricca di verdure, fagioli e pane raffermo. La Panzanella è invece un’insalata fresca di pane, che si consuma in estate, condita con diverse verdure di stagione: generalmente cetrioli, pomodori, cipolle rosse e basilico, i celebri colori dl’Italia.

Naturalmente, ci sono innumerevoli versioni di tutti questi piatti a seconda di dove si vive, e delle ricette tramandate da generazioni e di quello che si ha a disposizione in casa in quel momento. Forse la regina di tutte le ricette con il pane raffermo è la Pappa al Pomodoro. La ricetta risale probabilmente alla fine del XIX secolo, quando i pomodori divennero un ingrediente base per salse e molti altri piatti.  La pappa può essere consumata calda, tiepida o fredda. Ed è semplice – pane toscano raffermo, pomodori, aglio, basilico, olio d’oliva, sale e pepe – può diventare un piatto eccellente se gli ingredienti sono di alta qualità. Si dice che abbia avuto origine a Siena, e se chiedi a qualche toscano, probabilmente non sarà disposto a svelare i propri piccoli o grandi segreti. Ad Arezzo, questo piatto viene preparato usando la cipolla anziché l’aglio, in altre zone invece si usano entrambi.

Diciamo però che il tocco finale mette tutti d’accordo: servire la pappa al pomodoro con abbondante olio extra-vergine di oliva toscano.

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Celebrating Stale Bread

One would think that stale bread is relatively commonplace in the United States where we buy entire loaves of bread.  When you go to the panetteria (bakery) in Italy, however, it isn’t obligatory to buy an entire leaf.  You can indicate the quantity you want and even the part of the loaf you prefer, from the crusty heel to softer, middle section.  You pay by the weight.

According to La cucina povera (poor kitchen), which probably originated in Italy in the late 1800s and continued in post-war impoverished eras, it was considered sacrilegious to throw away even a single slice of bread.  Hence, many stale bread recipes, particularly soups, sprung up throughout Italy.  La cucina povera…pass the baton to today’s anti-waste food movement and to chefs like Massimo Bottura!

Because some of the stale bread dishes below originated in Tuscany, a word here about Tuscan bread.  Sometimes called sciocco (silly), Tuscan bread is made without salt.  There are several stories behind this tradition.  Perhaps the most colorful stems from the historic rivalry between Florence and Pisa.  During one of their feuds, so the story goes, the Pisan army set up a blockade on the Arno River to prevent salt shipments from reaching Florence.  Another version links the custom to the excessive cost of salt in the Middle Ages.  In either case, undaunted Florentine bakers kept on baking… they just left out the salt.

While you don’t have to use Tuscan bread for the following dishes, a good crusty, rustic, perhaps homemade, bread produces the best results.  The same quality goes for the rest of the ingredients—extra virgin olive oil in all, and fresh beautiful tomatoes in many.

For a dish like Pancotto, a Tuscan bread soup, there is probably a different recipe in every household. You can pare back for more simplicity, or add a few extras for more oomph.  You can use vegetable stock instead of water, garlic to taste, add chili pepper and broccoli rabe, or perhaps add chopped pancetta with a soffritto of carrot, celery, and onion. The important thing is the crusty bread.

Americans like but don’t always make Bruschetta very well.  What is most appealing to me is the contrast of consistency from the initial crispiness of the first bite, to the juicy pulp of the tomato, to the soft texture of the inside of the bread.  Advice?  Cut the bread about an inch thick, run it under the broiler, and then paint it with olive oil so that the surface provides a barrier that allows the tomato juices to penetrate only slightly.

Americans might call Crostini alla Romana the Italian version of breakfast French toast.  It is made with stale bread soaked in milk, pan fried, and then topped with mozzarella and anchovy.  Returning to Tuscany, Ribollita (which means re-boiled) is a colorful soup loaded with vegetables, beans, and stale bread to make it nice and thick.  Panzanella is a bread salad packed with greens, cucumber, tomatoes, red onions, and basil–the glorious colors of Italy.

Of course, there are countless versions of all of these dishes depending on where you live and the recipes handed down over the generations.  Perhaps the queen of all the stale bread recipes is Pappa al Pomodoro.  The recipe probably dates back to the end of the 19th century when tomatoes became an ingredient for sauces and dishes in Italy.  Pappa means mush or baby food in Italian, which describes the consistency of the end product. It can be eaten hot, lukewarm or cold.  And it is simple—stale Tuscan bread, tomatoes, garlic, basil, olive oil, and salt and pepper – but glorious if the ingredients are top quality.  It is said to have originated in Siena, but if you ask any Tuscan, there are probably secret touches.  In Arezzo, this dish is prepared using onion instead of garlic, and other recipes call for both.

Perhaps everyone can agree—serve it with a generous drizzle of Tuscan extra virgin olive oil for added flavor.

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Le campane di Agnone

Chi ha inventato la campana e come è stata usata per la prima volta, purtroppo, non è dato saperlo. Nell’antichità occidentale, le campane erano ampiamente utilizzate dagli Etruschi: le illustrazioni sulle tombe suggeriscono che la musica, che includeva anche il suono delle campane e molti altri strumenti, era importante durante i banchetti, le celebrazioni religiose e i riti funebri.  In Cina le campane sono tra i reperti bronzei più antichi, dove venivano usate per richiamare i filosofi ai pasti o per la preghiera.  In Grecia erano usate anche per scopi quotidiani più pratici, come per segnalare l’apertura di un mercato e la vendita di pesce.

Le prime campane da chiesa sono state suonate nella città di Nola, ora sobborgo di Napoli, nel IV o V secolo d.C.. Al vescovo Paolino di Nola è attribuita l’introduzione delle campane nel culto cristiano. Le sue piccole campane a mano erano successivamente conosciute come “nola” e quelle più grandi come “campana”. In effetti, con il passaggio dalle campane più piccole a quelle più grandi, il bronzo della Campania era considerato il migliore, da cui il nome campana. La lega di bronzo si ottiene miscelando il 78% di rame con il 22% di stagno.

In Italia rimangono solo poche fonderie di campane. La più antica risale al 1040 ad Agnone, un paese di circa 5.200 abitanti sulle colline appenniniche del Molise. La Pontificia Fonderia Marinelli, che succede alla fonderia originale di Agnone, risale al 1339. È l’azienda familiare più antica d’Italia e tra le tre aziende familiari più antiche al mondo. La società è di proprietà dei fratelli Armando e Pasquale Marinelli ed è da loro stessi gestita. La fonderia produce in generale fino a 50 campane all’anno e attualmente ha circa 12 dipendenti.

La Pontificia Fonderia Marinelli utilizza ancora la stessa tecnica della “fusione a cera persa” utilizzata da quasi mille anni. Anche la tecnologia non ha modificato la tecnica, né ridotto i tempi di produzione, che variano da due a diversi mesi. Esistono più passaggi nel processo di produzione. Il primo passo è la creazione dell ‘”anima”, che è uno stampo in mattoni a forma di campana.  Poi diversi strati di argilla vengono posizionati all’interno dell’anima per creare una “falsa campana”. Successivamente la cera fusa viene versata sulla superficie. In un processo separato, vengono realizzati fregi e decorazioni, poi applicati alla falsa campana. Quindi vengono applicati strati successivi di argilla per creare il “mantello” della campana. La struttura è riscaldata e l’anima funge da forno, il che provoca lo scioglimento delle parti di cera e assicura che le iscrizioni rimangano sugli strati di argilla.

Successivamente, il mantello viene sollevato per scoprire e rimuovere la falsa campana, che viene scartata. Il mantello è riposizionato sull’anima. Nello spazio tra l’anima e il mantello, viene versato bronzo fuso a una temperatura di 1.200 gradi centigradi per produrre la nuova campana. La fusione è l’ultimo passo del lungo processo ed è accompagnato dalle invocazioni a “Santa Maria”.

Nel 1924, il Vaticano assegnò il titolo di “fonderia pontificia” alla compagnia Marinelli. (La Chiesa cattolica romana ora rappresenta il 90% di tutti gli ordini effettuati.) Durante la seconda guerra mondiale, il regime fascista ordinò il sequestro di metà delle campane della chiesa italiana per produrre cannoni. Il nonno dei fratelli Marinelli così avvisò i preti in anticipo in modo che potessero seppellire le loro campane, nascondendole alle autorità. Nel 1944, la campana del XVII secolo nella Torre pendente di Pisa (che è un campanile) fu danneggiata durante i bombardamenti. Così la fonderia in seguito ha prodotto una copia di 600 chilogrammi, installata a Pasqua del 2004.

Nel 1961, la fonderia ha creato una campana speciale per commemorare il centenario dell’Unità d’Italia. Nel 1992, una delle sue campane commemora perfino il cinquecentenario della “scoperta” delle Americhe da parte di Cristoforo Colombo. Nel 2000, a Papa Giovanni Paolo II viene presentata la Campana del Giubileo ufficiale, appesa in Piazza San Pietro. Le campane della Pontificia Fonderia Marinelli si possono trovare in tutto il mondo, compreso il Palazzo delle Nazioni Unite a New York City. Per conoscere la storia dell’azienda, visitare il Museo storico della campana, che si trova proprio accanto all’antica fonderia.

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