Un indizio nella lingua ebraica a un cimitero svanito

Il seguente post è basato su un articolo di The New York Times con lo stesso titolo che è apparso nell’aprile 2017.  La mia amica, Jean Perloff, ha tradotto l’articolo.  Una studentessa sorella e un Italofila, Jean è un’avvocatessa in pensione che vive a Santa Barbara (con frequenti soggiorni a Palm Springs e Cape Cod) e una ex-docente di italiano.

Degli scavi archeologici che dissotterrarono (o presero alla luce) dei manufatti sono comuni a Roma, ma gli archeologi che controllano un edificio sotto restauro erano sorpresi quando trovarono 38 scheletri ben preservati che gli archeologi credono che fossero stati seppelliti nel Campus Judeorum o Campo degli ebrei.

Gli studiosi sapevano che gli ebrei furono seppelliti nel quartiere di Trastevere a Roma dal 1363 al 1645, quando il cimitero fu traslocato per fare posto alle nuove mura della città.  Comunque, il ritrovamento dei resi era la prima indicazione tangibile – almeno in tempi recenti — di una parte del posto di sepoltura vicino al fiume Tevere.

“Noi non capivamo all’inizio a chi appartenevano gli scheletri,” perché non c’erano indicazioni per spiegare la loro provenienza, disse Daniela Rossi, un archeologo che era a capo dello scavo.  Lo scavo cominciò sei anni fa quando il lavoro cominciò sulla rinnovazione di un edificio dal primo secolo diciannovesimo.  Dopo aver scrutinato le cartine storiche che mostravano il cimitero, e dopo aver usato la tecnologia di “carbon dating”, gli archeologi stimarono che gli scheletri fossero datati dal mezzo secolo quattordicesimo al mezzo secolo sedicesimo, che anche coincideva con i dati quando esisteva il cimitero.

Eccetto due donne seppellite con anelli d’oro e un uomo seppellito con una bilancia, i corpi erano stati seppelliti senza vestimenti funebri “che è tipico delle pratiche funebri ebree”, disse la Signor Rossi.  De ulteriori prove l’attraverso un frammento di marmo / travertino trovato lì vicino fu scoperta la calligrafia ebrea associata inconfondibilmente con un cimitero.  Tutti gli elementi si conversero per identificare questo posto come il Campus Judeorum.

Gli ebrei vennero a Roma per la prima volta nel secondo secolo dopo Cristo, e per secoli ce ne furono molti nel quartiere di Trastevere, secondo Claudio Procaccia, il direttore del Dipartimento per la Comunità ebrea a Roma.  Sotto il Papa Paolo IV nel 1555, gli ebrei furono confinati in un ghetto e abitarono in posti sovraffollati e non igienici che spesso erano inondati dal Tevere.   Nei secoli precedenti “la condizione degli ebrei a Roma fu più accettabile che in altre città”, disse il direttore Procaccia.

Nel 1645, quando il papa Urbano VIII ordinò che fossero costruite nuove mura della città, il cimitero fu traslocato alla Collina dell’Aventino dove gli ebrei sono stati seppelliti fin dal 1934.

Le tombe furono capovolte durante la costruzione delle mura, ma è possibile che il cimitero fosse stato rovinato dopo che Urbano VIII nel 1625 decretò che gli ebrei dovessero essere seppelliti in tombe non indicate o senza nomi, mentre le lapidi già in esistenza dovrebbero essere distrutte.

Gli scheletri mostrarono segni di malnutrizione, ma la Signora Rossi disse che tale malnutrizione era tipica dei cittadini della classe più bassa in quel tempo, senza badare alla loro religione.  Il Trastevere era una volta un porto marittimo, da commercianti, e da lavoratori di magazzini, tutti di diverse religioni e diverse comunità.

Lo scavo fu documentato e gli scheletri saranno affidati alla comunità ebrea romana, che li seppellirà in un modo più giusto, secondo il Signor Procaccia.

Mentre gli archeologi scavano più profondamente, trovarono anche le fondamenta monumentali di concerie—la cosiddetta Coraria Septimiana—costruite nel terzo secolo dall’imperatore Septimius Severus per attrezzare l’esercito romano.  Trovarono anche diversi manufatti e le ossa di animali.

 

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Clue in Hebrew to a Vanished Cemetery

The following post is based on an article in The New York Times by the same title that appeared in April 2017.  My friend, Jean Perloff, translated the article into Italian. A sister student and an Italophile, Jean is a retired attorney who lives in Santa Barbara (with frequent sojourns to Palm Springs and Cape Cod), and a former teacher of Italian.

Archaeological excavations that unearth artifacts are common in Rome, but the archaeologists who are monitoring a building under restoration were surprised when they found 38 well-preserved skeletons that they believe had been buried in the long-vanished Campus Iudeorum, or Field of Jews.

Scholars knew that Jews were buried in the Trastevere neighborhood of Rome from 1363 to 1645, when the cemetery was moved to make room for the new city walls.  However, the recovery of the remains was the first tangible sign—at least in recent times—of one part of the burial site near the Tiber river.

“We didn’t understand who the skeletons belonged to at first,” because there were no markers to explain their provenance, said Daniela Rossi, an archaeologist who led the excavation.  The dig began 6 years ago when work began on the renovation of a building from the early 1900s.  After scrutinizing historical maps that showed the cemetery and after using carbon dating technology, the archaeologists estimated that the skeletons dated from the mid-14th to the mid-16th century, which also coincided with the dates when the cemetery existed.

Except for two women who were buried wearing gold rings, and a man buried with a scale, the corpses had been buried without funerary goods, “which is typical of Jewish funerary practices” said Ms. Rossi.  Further proof came via a fragment of travertine marble found nearby with Hebrew writing unmistakably associated with a cemetery.  All the elements converged to identify this as the Campus Judeorum.

Jews first came to Rome in the second century B.C., and for centuries lived in the Trastevere neighborhood, according to Claudio Procaccia, the director of the culture department for the Jewish Community of Rome.  Under Pope Paul IV in 1555, Jews were forcibly confined to a ghetto and lived in overcrowded and unhygienic conditions in an area that often flooded.  In previous centuries, “the condition of the Jews in Rome was more acceptable than in other cities,” said director Procaccia.

In 1645, when Pope Urban VIII built new city walls, the cemetery was moved to the Aventine Hill, where Jews were buried until 1934.  Tombs were upended during the construction of the walls, but the cemetery may already have been ruined after Urban VIII in 1625 decreed that Jews had to be buried in unmarked graves, while pre-existing gravestones had to be destroyed.

The skeletons showed signs of malnutrition, but Ms. Rossi said that such malnourishment was typical of lower-class citizens of the times, regardless of their religion.  Trastavere was once a seaport, and was mostly populated by artisans, traders, and workers of different religions and communities.  The excavation was documented and the skeletons will be entrusted to Rome’s Jewish community, which will bury them in a more correct manner, according to Mr. Procaccia.

As archaeologists dug deeper, they also found the monumental foundations of tanneries—the so-called Coraria Septimiana—built in the third century by the emperor Septimius Severus to equip the Roman army, as well as various artifacts and animal bones.

 

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L’Italia è il posto in cui essere

Il Bloomberg Global Health Index ha classificato l’Italia numero uno su 163 paesi per una vita lunga e sana.  Ogni paese nell’indice è considerato in base a diverse variabili: aspettativa di vita, cause di morte, rischi per la salute come pressione alta, consumo di tabacco, disponibilità di acqua pulita, e rischio di malnutrizione.

I primi 10 paesi sono: l’Italia, l’Islanda, la Svizzera, Singapore, l’Australia, la Spagna, il Giappone, la Svezia, Israele, e il Lussemburgo.  Gli Stati Uniti sono al 34esimo posto, a causa dell’epidemia di sovrappeso e obesità.  Gli italiani stanno meglio degli americani (#34), canadesi (#17), e britannici (#23), più colpiti da ipertensione, colesterolo, e disturbi mentali.

L’Italia è il numero uno nonostante l’economia traballante e stagnante.  Quasi il 40% dei giovani è senza lavoro, e il paese è schiacciato da un debito pubblico fra i più alti al mondo.  Ma la famiglia è forte e forse anche i servizi soci contribuiscono a ridurre la fame e il numero dei senzatetto.

Tra i punti di forza dell’Italia nello studio Bloomberg, non a sorpresa, troviamo la dieta, che è ricca di verdure e condita con olio extravergine di oliva.  Inoltre, molti dei primi 10 paesi hanno pure una dieta ricca di pesce.  Lo studio Bloomberg cita anche l’elevato numero di medici in Italia come punto di forza.  Ma questa questione è più complicata.  Un altro studio nel 2016 ha analizzato il numero complessivo di persone che nel mondo si occupano di assistenza e di cure mediche.  In Italia si contano 3,9 dottori ogni 1.000 abitanti dopo la Grecia (6,29), Austria (4,9), Germania (4,05) e Svizzera (4,04).  Infatti, c’è una polemica relativa all’oggettiva carenza del personale, all’interno degli ospedali italiani.  Questo è causato dal mancato ricambio generazionale del personale medico dopo l’entrata del numero chiuso alla Facoltà di medicina nel 1999.

Secondo lo studio Bloomberg, un bimbo nato in Italia ha un’aspettativa di vita di almeno 80 anni, rispetto ai 52 della Sierra Leone, all’ultimo posto.  Ma alcuni dati non sono d’accordo.  Per esempio, un rapporto in Italia un anno fa mostra un calo della speranza di vita: 80,1 anni per gli uomini, 84,7 per le donne mentre i numeri erano 80,3 anni per gli uomini e 85 per le donne nel 2014.  Forse il motivo è che c’è meno impegno per la prevenzione.  Solo il 4,2% della spesa sanitaria va infatti in prevenzione.  Per fortuna, gli italiani fumano meno oggi (ma il 25% più degli americani), ma nel 2014 un terzo della popolazione adulta era sovrappeso (36,2%) e poco più di una persona su 10 era obesa (10,2%)…nonostante le dieta mediterranea.

Ogni paese ha i suoi problemi.

 

 

 

 

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