Se Dante fosse nato in Sicilia…?

A scuola ad Orvieto, la mia insegnante mi ha insegnato molto riguardo l’evoluzione della lingua italiana ed il ruolo e la storia dei dialetti.  Abbiamo letto insieme un’intervista al professor Gian Luigi Beccaria, che è un linguista e storico della lingua italiana.  Ecco alcune delle cose che ho imparato.

Dal punto di vista linguistico, la lingua nazionale e i dialetti italiani hanno la stessa nobile origine, cioè il latino.  È sbagliato pensare che i dialetti siano una corruzione dell’italiano.  Ma è vero che ognuno ha un ruolo specifico: Uno di quelli è la lingua della comunicazione all’interno della Repubblica Italiana; gli altri hanno un uso più limitato – fra le famiglie e gli amici, o fra la gente all’interno di una zona geografica.

La storia ha influenzato tutte le regioni e quindi tutti i dialetti.  Le invasioni, le guerre, e gli sviluppi sociali e politici hanno formato i dialetti.  Alcuni sono rimasti un mezzo di comunicazione tra gli abitanti di un’area specifica, mentre altri hanno prodotto opere letterarie.  Per esempio, il siciliano nel Duecento produsse una grande scuola poetica, la prima in Italia.

Il dialetto toscano è arrivato più tardi, verso la fine del Medioevo.  Si è sviluppato grazie al contributo di scrittori come Dante (1265-1321, nato a Firenze), Petrarca (1304-1374, nato ad Arezzo) e Boccaccio (1313-1375, nato a Certaldo vicino a Firenze), che sono considerati i padri della letteratura italiana.  Per ragioni culturali e letterarie, è successo che autori del nord e del sud hanno iniziato a scrivere in dialetto toscano.  Man mano il toscano ha acquistato una posizione predominante.  Gli autori che volevano essere letti e ascoltati da più persone possibili erano obbligati a conoscere ed usare questo linguaggio.  Il grande scrittore italiano, Alessandro Manzoni (1785-1873), autore de “I Promessi Sposi”, è nato a Milano ma ha viaggiato a Firenze per migliorare le sue abilità di scrittore.

Manzoni è diventato un simbolo del Risorgimento.  Di conseguenza, come la lingua della letteratura si è diffusa, il toscano è stato adottato come la lingua “ufficiale” del Paese all’epoca dell’Unità d’Italia (1861).  Ma è accaduto naturalmente.  Non esiste alcuna autorità politica o religiosa che abbia imposto la lingua toscana come lingua nazionale.  In Francia, la lingua nazionale è stata stabilita dalla legge e in Inghilterra la scelta è stata politica: la lingua nazionale divenne il dialetto della famiglia reale.

Naturalmente, nel tempo, ogni lingua cambia.  Per esempio, ogni anno vengono aggiunte nuove parole all’ Oxford English Dictionary.  Nonostante le proteste dei puristi, l’italiano standard è stato anche influenzato progressivamente da altri italiani, in termini di vocabolario, sintassi e pronuncia.  La più grande influenza sulla diffusione dell’italiano negli ultimi 50 anni è stata la televisione.  Dalla sua introduzione negli anni cinquanta, le persone andavano al bar per guardare ed ascoltare la televisione, che è diventata una sorta di scuola di lingua.  Poi negli anni ’60 la gente cominciò ad acquistare televisori per le loro case.  In meglio o in peggio, la televisione è diventata l’invenzione sociale che ha unito il paese linguisticamente.

Eppure l’Italia oggi ha più dialetti per ettaro quadrato rispetto ad altri paesi.  Questo perché l’unità politica è stata raggiunta molto tardi rispetto, per esempio, alla Francia e all’Inghilterra.  Città come Torino, Milano, Bergamo, Venezia, e Padova hanno avuto durante tutta la storia interessi politici e sociali completamente autonomi, che hanno prodotto una diversa evoluzione nei loro propri dialetti.  Così, anche oggi, non solo ogni regione d’Italia possiede un proprio dialetto specifico, ma esistono anche differenze all’interno di una singola città.

Ad esempio, il dialetto ligure non solo è diverso dal dialetto della regione piemontese, ma il dialetto parlato a Genova è diverso anche da quello che si parla ad Imperia ed a La Spezia.  Naturalmente, i dialetti del nord e del sud sono molto diversi.  Esistono più somiglianze tra il piemontese e il francese che tra il piemontese ed il calabrese.  In Piemonte, si dice buchèt, simile al bouquet (al posto del mazzo in italiano standard), mentre in Calabria conserva tracce di antico greco.  Infatti, la mia insegnante, Eva, che proviene dalla Calabria, mi ha detto che quando va in Grecia e parla il suo dialetto, a volte viene capita.

Eva ha riassunto i 3 gruppi generali di dialetti in Italia.  A nord, i dialetti sono influenzati dal francese e tedesco.  Nell’Italia centrale, sono più strettamente legati al latino.  E nel sud, i dialetti sono influenzati dal greco, spagnolo, e arabo.

 

 

 

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