Ricci di mare: da Pompei a oggi

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. coprì, nascose e conservò non solo i corpi dei ricchi antichi che vivevano a Pompei, ma anche molti loro aspetti legati alla vita quotidiana. Attraverso gli scavi, gli archeologi hanno scoperto case, negozi, arte, vestiti e cibo dell’epoca. Tra i resti conservati troviamo anche i gusci di ricci di mare, una prelibatezza culinaria, allora come oggi.

I ricci di mare sono animali rotondi e spinosi che vivono nei fondali marini, abitando tutti gli oceani e i mari a qualsiasi profondità. La dimensioni dei gusci varia da 3 a 10 centimetri. Non hanno occhi, gambe o mezzi di propulsione visibili, ma possono strisciare lentamente usando i piedi a tubo. A volte il segno di vita più visibile sono le spine, che sono attaccate ad enartrosi e possono puntare in qualsiasi direzione. Il tatto suscita una pronta reazione dalle spine, che convergono al punto toccato. Si nutrono di alghe.

La parola inglese “urchin” è una vecchia parola per riccio, a cui assomigliano i ricci di mare. In italiano e siciliano, la parola “riccio” si riferisce sia al mammifero detto anche porcospino, che al riccio di mare. Le gonadi (cioè le uova) dei ricci di mare, sia maschi che femmine, chiamate uova di pesce, sono una prelibatezza in molte parti del mondo, soprattutto in Giappone, dove sono conosciute come “uni” e vengono servito crude nel sashimi o nel sushi. Forse i ricci di mare di migliore qualità vengono raccolti nel sud della California e nel Mediterraneo, dove i piatti di pasta con i ricci sono gustati in tutte le regioni costiere italiane, in particolare in Puglia, in Sicilia e in Sardegna.

In California, i migliori ricci di mare si trovano al largo della costa di Santa Barbara. A causa delle correnti uniche e vorticose, calde e fredde, nelle acque del Canale di Santa Barbara vivono gli uni, ricci di mare di alta qualità. Vengono raccolti a 22 miglia dalla costa del porto. Il commercio è sbocciato dopo il 1997, quando l’abalone, un tipo di mollusco, era stato abbondantemente sfruttato; i subacquei quindi non sono stati più autorizzati a raccoglierli e hanno pensato di rifarsi con i ricci di mare, una nuova miniera d’oro. All’inizio, circa l’80% veniva esportato in Giappone. Ora sempre più vengono consumati localmente, in particolare nei ristoranti di sushi, poiché gli americani hanno affinato il gusto per le uova di pesce. Uni è costoso, ma una piccola quantità rende molto.

La raccolta dei ricci di mare è considerata uno dei lavori più pericolosi al mondo. I subacquei lavorano in un ambiente che non possono controllare e che può cambiare da un momento all’altro. Le correnti e il vento sono imprevedibili.  Le barche che usano possono incagliarsi fra gli scogli e gli apparecchi per la respirazione possono impigliarsi fra le alghe. A volte fa freddo. E poi ci sono gli squali. È stato girato persino un documentario del 2021, “The Delicacy”, che riprende i subacquei al largo della costa di Santa Barbara. Il film è stato presentato in anteprima al Santa Barbara Film Festival ed è ora disponibile su Prime Video.

Il sapore dei ricci di mare è difficile da descrivere perché nessun altro pesce ha il sapore di queste uova. È stato descritto come salato, dolce e cremoso; sembra assumere sapori diversi man mano che si mangiano. È stato anche descritto come umami e “burro dell’oceano di panna cotta”. Le uova tendono ad avere un colore oro brillante, giallo o arancio. 

In Italia, i ricci sono una prelibatezza della stagione fresca, non dell’estate. In Sicilia di solito si comincia a trovare venduti da metà novembre fino ad aprile inoltrato. Esistono varie ricette per la pasta ai ricci di mare. Per la salsa ai ricci, la maggior parte delle ricette usa aglio o cipolla (mai entrambi), una piccola quantità di polpa di pomodoro fresco, prezzemolo fresco, sale, pepe macinato al momento e olio extravergine di oliva. Il principio guida è che nulla deve sopraffare il sapore della carne di riccio. La pasta deve essere lunga e possono essere spaghetti, vermicelli o linguine.

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Sea Urchins: From Pompeii to the Present

The eruption of Mount Vesuvius in 79 A.D. covered, concealed, and preserved not only the bodies of the wealthy ancients who lived in Pompeii, but also many aspects of their daily lives.  Through excavations, archaeologists have discovered the homes, shops, clothing, art, and food of the time.  Among the preserved refuse were shells of sea urchins, a culinary delicacy then as they are today.

Sea urchins are spiny, round animals that live in the seabed, inhabiting all oceans and depth zones.  Their hard shells range in size from 1 to 4 inches.  They have no visible eyes, legs, or means of propulsion, but can crawl slowly using tube feet.  Sometimes the most visible sign of life is the spines, which are attached to ball-and-socket joints and can point in any direction.  Touch elicits a prompt reaction from the spines, which converge to the touched point.  They feed on algae and kelp.

The English word “urchin” is an old word for hedgehog, which sea urchins resemble.  In Italian and Sicilian, the word “riccio” refers to both a groundhog and a sea urchin.  The gonads of both male and female sea urchins, called roe, are delicacies in many parts of the world, especially in Japan, where it is known as “uni” and is served raw as sashimi or in sushi.  Perhaps the best quality sea urchins are harvested in Southern California and in the Mediterranean, where pasta dishes with ricci are enjoyed throughout Italy’s coastal regions, especially in Puglia, Sicily and Sardinia.

In California, the best sea urchins are caught off the coast of Santa Barbara.  Because of unique warm and cold swirling currents, the waters in the Santa Barbara Channel produce top quality uni.  Commercial divers harvest them 22 miles off the coast of the harbor.   The industry blossomed after 1997 when abalone had been overfished; divers were no longer permitted to catch them, and they pivoted to “the next gold” in the sea urchins.  In the beginning, about 80% were exported to Japan.  Now more and more are consumed locally as Americans develop a taste for the roe, particularly in local sushi restaurants.  Uni is expensive, but a little goes a long way.

Catching sea urchins is considered one of the most dangerous jobs in the world.  Divers work in an environment that they can’t control and that can change any minute.  Currents and wind are unpredictable.  Divers rely on boats that can get stranded and breathing apparatus that can get caught in the kelp beds.  Sometimes it is freezing cold.  And then there are the sharks.  A 2021 documentary, “The Delicacy,” follows divers off the coast of Santa Barbara.  The film premiered at the Santa Barbara Film Festival and is now available on Prime Video.

The flavor of sea urchins is difficult to describe because no other seafood tastes like this roe.  It was been described as briny, sweet, and creamy; it seems to take on different flavors as one eats it.  It has also been described as umami and “panna cotta ocean butter.”  The roe tends to have a bright gold, yellow or orange color.

In Italy, urchins are considered a cool-weather food.  In Sicily you usually begin to find them sold in the middle of November until late April, when the urchin season is over.  There are various recipes for spaghetti ai ricci di mare.  For the urchin sauce, most recipes include garlic or onion (never both), a small amount of fresh tomato pulp, fresh parsley, salt, freshly ground pepper and extra virgin olive oil.  The guiding principle is that nothing should overpower the flavor of the urchin meat.  The pasta should be long and can be spaghetti, vermicelli, or linguine. 

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La famiglia reale italiana

La Casa Savoia d’Italia è una delle più antiche dinastie d’Europa. È molto più antica di altre dinastie europee, come la Casa di Windsor e la Casa di Borbón. Si può far risalire al 1003 dC quando un feudatario fondò la Casa Savoia a seguito della sua stretta alleanza con l’imperatore del Sacro Romano Impero dell’epoca. L’origine si può far risalire al 1003 d.C. quando Nel corso dei secoli, gli eredi mantennero il potere e ampliarono i loro territori. A un certo punto nel 1200, Amedeo V adottò la legge salica di successione, in base alla quale solo i discendenti maschi potevano ereditare le ricchezze e le terre della famiglia, portando avanti il ​​nome della famiglia. Nel corso dei secoli, Casa Savoia mantenne il suo potere fino all’Unità d’Italia nel 1861.

Per più di 800 anni, ha regnato un re di Casa Savoia sulla penisola. Parlando di Vittorio Emanuele II (1820-1878) egli non deteneva poteri illimitati, ma fu un abile soldato, oltre che diplomatico, guadagnandosi persino l’epiteto di Padre della Patria. Suo figlio, Umberto I (1844-1900), governò un’Italia molto povera, soprattutto al sud, dove la mafia aveva un grande controllo. Il Re qui, represse anche una rivolta per l’aumento dei prezzi del pane.  Fu ucciso dal proiettile di un anarchico. Suo figlio, Vittorio Emanuele III (1869-1947), divenne in un primo momento un rispettato sovrano. Ma il bilancio della prima guerra mondiale sull’Italia e la successiva ascesa di Benito Mussolini cambiarono tutto. Il re ebbe l’opportunità di schiacciare il movimento fascista, invece lo abbracciò. Stava già perdendo potere ancor prima delle leggi razziali del 1938, le quali avrebbero limitato i diritti degli ebrei e avrebbero fatto perdere ai Savoia il rispetto da parte di molti italiani. Sebbene Vittorio Emanuele III abbia poi cercato di correggere i suoi errori passati rimuovendo Mussolini dal potere, il danno era ormai fatto, abdicò nel maggio 1946, passando lo scettro a suo figlio Umberto II (1904-1983). Il referendum costituzionale nel mese successivo fu uno spartiacque nella storia italiana: l’Italia scelse la repubblica invece della monarchia. Padre e figlio morirono entrambi in esilio, senza mai più mettere piede in Italia.

Nel 2002 il Parlamento italiano ha cambiato la legge sull’esilio, così i Savoia sono potuti tornare in Italia.  Ma questa volta senza la gravità del passato.  Mentre molte famiglie reali hanno avuto problemi interni, il nome dei Savoia è per lo più associato più a scandali da titoli nei tabloid, piuttosto che a seri problemi.  Poi, non c’è più un titolo, un trono o una posizione di potere da cui governare. 

La storia moderna inizia quando il figlio dell’ultimo re d’Italia, un altro Vittorio Emanuele, nel 2019 all’età di 82 anni ha emanato un decreto: “il Duca di Savoia, Principe di Napoli e per grazia di Dio diretto erede al Capo del Real Casa di Savoia” emenda la Legge di successione salica medievale, estendendo la successione reale alle eredi femmine, non limitandola più ai soli maschi. Suo figlio, Emanuele Filiberto, non ha figli maschi, così Vittorio Emanuele ha nominato sua nipote, la sedicenne Vittoria Cristina Chiara Adelaide Maria, al vertice della linea di ascesa al trono. Questo è il ramo di Carignano della famiglia Savoia, dal nome della casa ancestrale di Vittorio Emanuele.

Il principe Aimone di Savoia Aosta, cugino e rivale pretendente, ha affermato totalmente illegittima la nomina. Da decenni il ramo d’Aosta dei Savoia sostiene che il ramo di Carignano stia infangando il cognome della famiglia. I Savoia d’Aosta hanno contestato il matrimonio di Vittorio Emanuele (nonno di Vittoria) con uno sciatore agonistico nautico non nobile. Lo stesso Vittorio Emanuele, ora ottantaquattrenne, si è guadagnato una reputazione alquanto critica. Nel 1978 fu accusato di aver ucciso accidentalmente un turista tedesco con un fucile dal suo yacht al largo della Corsica. Ha scontato una pena nel carcere di Potenza con l’accusa di gioco d’azzardo illegale e prostituzione. Nel 2004, alle nozze del futuro re Filippo VI di Spagna, Vittorio Emmanuele avrebbe colpito due volte in faccia il cugino, il principe Amedeo, duca d’Aosta. 

Il figlio di Vittorio, Emanuele Filiberto, invece, è impegnato nel varietà. È un giudice stellare in un talent show.  Ha vinto il premio dello spettacolo di Ballando con le Stelle e ha quasi vinto il concorso canoro di Sanremo (sottolineando che lo avevano fregato) con una canzone da lui stesso scritta. È stato il volto di olive in salamoia ed è apparso in una pubblicità per un’azienda di sigarette elettroniche. 

E sua figlia, la futura regina d’Italia? Vittoria trascorre le sue giornate a scuola, indossa magliette con l’ombelico di fuori a mo’ di modella su Instagram, balla con gli amici e spettegola sul principe Harry e Meghan.  La sua aspirazione?  Creare un suo marchio di moda. Sta solo cercando di capire cosa vuole fare nella vita. Per parafrasare Shakespeare, “A disagio giace la testa di chi indossa la corona immaginaria”.

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