Starbucks: Cerchio completo

Sulla targa commemorativa sulla parete si trova un omaggio a Milano: “La città che ha ispirato i nostri sogni.  Ogni caffè che abbiamo mai servito ci ha portato qui”. Si riferisce ad una visita del 1983 di Howard D. Schultz, presidente emerito di Starbucks, che ha più volte citato i bar milanesi come fonte d’ispirazione per la catena di caffetterie che ha aperto a Seattle e ora ha più di 27.000 sedi in tutto il mondo.

Nel settembre 2018, Starbucks ha aperto la sua prima caffetteria a Milano – in un elegante ex ufficio postale nel cuore della città – non lontana dal Duomo e dal castello Sforzesco.  Questa non è uno Starbucks ordinaria, ma un Reserve Roastery con torrefazione in loco, un piano bar di marmo toscano lungo 30 piedi, diversi stazione caffè, e più di 115 bevande (ed una mappa sede per i clienti).  Questa è il terzo Reserve Roastery, seguente le sedi a Seattle e Shangai, apparentemente progettato per un’entrata d’effetto nel paese del caffè e nella capitale della moda e del design in Italia.

L’Italia ha bisogno di Starbucks?  Sopravvivrà?  Il giorno di apertura c’erano persone in attesa almeno da un’ora in una coda che serpeggiava attorno all’edificio.  Questa era una novità, un evento che molti italiani attenti alla moda hanno accolto, insieme alle venti tazze – uno status symbol per i giovani che le esibivano mentre passeggiano per la città. Accoglieranno anche bevande americane come il latte speziato alla zucca con salsa di noci di acero?

Bere caffè è una questione di abitudine. Per molti italiani che ripudiano l’acqua sporca di caffè americano e amano le loro dosi di caffeina nei bar della zona, le cose non cambieranno. Inoltre, molti italiani in America rimangono attaccati ancora al loro Lavazza e trovano il caffè da Starbucks “bruciato e troppo tostato”. E Starbucks non è economico: un espresso nella sede milanese costa 1.8 euro rispetto a 1 euro in un caffè di una zona tipica. Il cappuccino a 4.5 euro è tre volte il prezzo locale.

I bar affermati non sembrano preoccupati da questo nuovo invasore nel mercato del caffè. Sono fiduciosi nella loro clientela e nel loro caffè di qualità e nel loro prodotto, che include anche il cibo, un’atmosfera rilassata, un luogo di incontro sociale, e il conforto dell’abitudine. Secondo il direttore di Starbucks, la torrefazione offre “un’esperienza” che non compete con i caffè milanesi, che hanno le loro tradizioni e storie. Invece, offrirà servizi tipici di quelli negli Stati Uniti, tra cui la connessione Wi-Fi gratuita e “la possibilità di venire, sedersi, comprare niente, e fare riunioni di lavoro”. I clienti possono anche venire a bersi rapidamente un espresso al bar, il solito approccio italiano.

Starbucks prevede di aprire 3 caffetterie regolari a Milano entro la fine dell’anno. C’è spazio per tutti? Chi vivrà, vedrà.

Posted in Abitudini, Cucina italiana, Differenze culturali, Foto, il Caffé, Italia, Italiano, La Moda, Milano | Leave a comment

Starbucks: Full Circle

On a plaque on the wall is an homage to Milan: “The city that inspired our dreams.  Every coffee that we have ever served brought us here.” It refers to a 1983 visit by Howard D. Schultz, Starbucks’ chairman emeritus, who has repeatedly cited Milanese bars as the inspiration for the coffeehouse chain that began in Seattle and now has more than 27,000 sites worldwide.

In September 2018, Starbucks opened its first coffeehouse in Milan—in an elegant converted post office in the heart of the city—not far from the Duomo on one side and the Sforza Castle on the other.  This is no ordinary Starbucks, but a Reserve Roastery with an in-house coffee roastery, a 30-foot-long Tuscan marble bar, various coffee stations, and more than 115 beverages (plus a map to guide customers around the store).   This is the company’s third Reserve Roastery, after locations in Seattle and Shanghai, apparently designed to make a splash in the country of coffee and the design capital of Italy.

Does Italy need Starbucks and will it survive?  Opening day saw people waiting for at least an hour in a line that snaked around the building.  This was a novelty, an event that many fashion-conscious Italians welcomed, along with the venti cups—a status symbol for young people who boast them while walking around town.  But will they welcome American fare like pumpkin spice latte with maple pecan sauce?

Drinking coffee is a matter of habit.  For many Italians who spurn the acqua sporca (dirty water) of American coffee and love their caffeine fixes at neighborhood bars, things won’t change.  Moreover, many Italians in America still cling to their Lavazza and find the coffee of Starbucks “burned and over roasted.”  And Starbucks isn’t cheap: an espresso at the Milanese location costs 1.8 euro compared to 1 euro at a typical neighborhood café.  The cappuccino at 4.5 euro is three times the going rate locally.

The established bars and cafes do not seem worried by this new invader in the coffee market.  They are confident in their clientele and their quality coffee and product, which includes food, a relaxed atmosphere, a social meeting place — and the comfort of habit.  According to the Starbucks’ manager, the new roastery offers “an experience” that does not compete with Milanese coffeehouses, which have their own traditions and histories.  Instead, it will offer amenities typical of those in the United States, including free Wi-Fi and “the possibility to come, sit, buy nothing, and hold business meetings.” Customers can also come and knock back an espresso standing at the bar, the usual Italian approach.

Starbucks plans to open 3 regular coffeehouses in Milan by the end of the year.  Is there room for everyone?  Time will tell.

 

Posted in Abitudini, Cucina italiana, Differenze culturali, English, Foto, il Caffé, La Moda, Milano | 2 Comments

Le Superstizioni

Le superstizioni sono credenze o azioni che sono contrarie alla scienza ma sono ampiamente accolte tutto il mondo.  Sono insegnate fin dalla tenera età e sono parte della tradizione popolare.  Si trova il primo uso della parola Latina superstitio nella scrittura degli storici Livio e Ovidio (il primo secolo a.C.).  A quel tempo il termine “superstizione” venne usato in Italia per la maggior parte per caratterizzare un eccesivo terrore degli dei.  Attraverso la storia, la cultura italiana era ricca di superstizioni di buone e cattive.  Le origini sono tra le più disparate, dall’antica Roma alle tradizioni dei nonni che sono tramandate di generazione in generazione.

Malocchio:Il malocchio è una delle più antiche superstizioni in Italia; è anche menzionato in uno dei canti del Purgatorio di Dante.  Ogni regione in Italia ha la propria versione della maledizione e alcune la prendono su più seriamente di altre.  Universalmente, però, si dice che la fonte sia l’invidia che può causare mal di testa, stanchezza, e vertigini.  Ci sono due modi per allontanare il malocchio.  Il primo è quello di indossare un corno, che è un amuleto rosso, dorato, o d’argento a forma di fallo o peperoncino.  (È anche indossato dagli uomini per scongiurare le maledizioni della loro virilità.)  Per allontanare il malocchio, si puntano le dita giù.  Un gesto maleducato è quello di puntare le corna direttamente contro qualcuno per maledire quella persona o per dire che sua moglie o la sua fidanzata non è fedele.

La seconda abitudine per scongiurare il malocchio è una cerimonia specialeeseguita di solito da una nonna che è stata consacrata in questo antico rituale.  Alla presenza dell’individuo afflitto, lei mescola olio d’oliva e acqua in un piatto poco profondo. Se l’olio forma una grande goccia nel mezzo, è un sicuro segno della presenza del malocchio. Dopo i canti e gli appelli ai santi appropriati, lei induce l’olio a disgregarsi in goccioline ed a disperdersi, rompendo la maledizione.

Numeri fortunati e sfortunati: Il numero tredici è fortunato in Italia, soprattutto in un contesto di gioco d’azzardo.  Tuttavia, 13 persone a tavola sono sfortunate. C’erano 13 persone all’Ultima Cena—i 12 apostoli e Gesù.  Si dice che Giuda Iscariota, che tradì Gesù, fosse il tredicesimo uomo a prendere posto al tavolo.

Il numero diciassette è considerato sfortunato in Italia; infatti, alcuni alberghi non hanno un diciassettesimo piano.  Quando 17 è scritto nei numeri romani XVII, può essere riorganizzato per scrivere la parola romana XIVI che significa “ho vissuto”, che si trova su antiche lapidi ed è associato alla morte. Quando 17 è scritto in numeri arabi, è sfortunato perché assomiglia a un uomo (1) appeso alla forca (7).

Olio d’oliva e sale: Nell’antichità l’olio d’oliva e il sale erano molto preziosi e rovesciarli significava perdere soldi. (Il termine “salario” deriva dal sale). Se un cuoco ha mani di ricotta e sparge l’olio d’oliva, un rimedio oggi è di versare il sale sull’olio.

Lenticchie: Ogni cultura ha le proprie tradizioni di Capodanno, come mangiare l’uva in Spagna non appena l’eccitazione si avvicina a mezzanotte.  In Italia si devono mangiare le lenticchie dopo lo scoccare delle 12 di notte per evitare la sfortuna.  Le lenticchie sono cotte in modi diversi a seconda della regione o della città, ma sempre presenti.  La tradizione risale ai tempi romani quando venivano regalate borse piene di lenticchie, proprio come azione di buon auspicio per l’anno seguente. Infatti, la loro forma ricorda quella delle monete.

I Brindisi:Ci sono molti tabù e tradizioni che accompagnano il brindisi celebrativo.   Innanzitutto, non sollevate mai un bicchiere pieno d’acqua e non incrociate le braccia con la persona di fianco a voi quando fate tintinnare i bicchieri. Ricordate di bere un sorso prima di appoggiare il vostro drink sul tavolo. Ma prima di tutto, ricordate di guardare negli occhi gli ospiti durante il “cin-cin”. La leggenda narra che durante il Medioevo fosse consuetudine a guardare negli occhi gli altri per impedire loro di versare veleno nella bevanda.

I Gatti Neri: I gatti erano adorati dagli Antichi Egizi, ma persero il loro prestigio nel Medioevo in Italia.  Di notte i cavalli venivano spaventati dagli occhi gialli dei gatti, e la leggenda narra che venivano paragonati al demonio.  Poi Papa Gregorio IX, nella sua guerra culturale contro i simboli pagani, li marcò come servi di Satana.  Cominciarono ad essere sterminati.  Secondo alcuni storici, fu la causa delle malattie portate dai ratti, come la peste bubbonica del 1348.  Anche i puritani nel 1600 erano convinti che i gatti neri fossero dei demoni soprannaturali.  In alcuni paesi oggi, come il Giappone, l’Inghilterra e la Scozia, i gatti neri sono un simbolo di prosperità.

Le Scale: La scala è un simbolo che risale agli Egizi. In alcune tombe, furono ritrovate delle piccole scale a nove pioli, che simboleggiavano gli dei.  Insieme a Osiride, dio dell’oltretomba, indicavano la chiusura del ciclo vitale. Per gli antichi Cristiani, per i quali ogni triangolo rappresentava la Trinità, passare sotto una scala significava rompere il simbolo santo.  Oggi, la fobia ha un significato molto più pratico: Chi vuole rischiarare di essere colpito alla testa con vernice, strumenti o detriti?

Cappello sul Letto: Mettere un cappello ai piedi del letto è considerato sventura.  I medici e i preti che andavano dai morenti per amministrare gli ultimi diritti, spesso abbandonavano i loro cappelli sul letto.

Altri: Ci sono molte altre superstizioni troppo numerose per essere nominate, per esempio, rompere uno specchio o aprire un ombrello in casa. Negli Stati Uniti, si bussa sul legno per evitare una sorte cattiva.  Ma in Italia si tocca ferro.  E ricordate che in Italia dovete evitare di dire “good luck”.  È meglio dire “in bocca al lupo”, nato tra i cacciatori che si auguravano l’un l’altro di ritrovarsi in situazioni pericolose.  Poi è diventato un idioma che è stato usato nell’opera e nel teatro per augurare fortuna agli attori.  È come dire “rompere una gamba” nell’ambiente del teatro in America. Dopo aver augurate “in bocca al lupo”, la risposta dovrebbe essere “crepi il lupo”.  (Questi sono i consigli per gli americani).

 

Posted in Abitudini, Animali, Differenze culturali, Foto, Italia, Italiano, La Gente, Storia | Leave a comment