La risposta alla pandemia: L’Italia verso l’America

Nel seguente post ho preso a prestito generosamente spunto da un articolo d’opinione del New York Times di luglio 202, e vi ho aggiunto i miei pensieri e le mie osservazioni.

L’Italia è stata la prima nazione occidentale a sperimentare una forte ondata di casi Covid-19. Gli ospedali erano sovraffollati e il bilancio iniziale delle vittime iniziale era terribile. Ma poi l’Italia si è mossa rapidamente per affrontare il corona virus. Ha istituito una quarantena molto rigida, a cui si è severamente attenuta.  Si possono ricordare i video sui social media di sindaci che esortavano, supplicavano, minacciavano e persino urlavano ai loro cittadini di rimanere a casa; erano divertenti, ma anche mortalmente seri. Dopo alcune settimane, i contagi e  i decessi hanno raggiunto il picco e poi sono iniziati a diminuire.

Negli Stati Uniti, i contagi si sono stabilizzati dopo alcuni mesi. Gli stati hanno iniziato a riaprire e di nuovo i contagi sono iniziato rapidamente a salire.  L’alto tasso di mortalità è stato naturalmente una conseguenza. I numeri sono spaventosamente sfuggiti di mano, in particolare al sud. Troppi americani hanno pensato con arroganza che “Se l’Italia può farlo, noi possiamo farlo meglio. Siamo la nazione più grande e più forte sulla terra. ”

È vero che l’Italia presenta alcuni importanti svantaggi rispetto agli Stati Uniti: un’economia stagnante da diversi anni e un grande debito pubblico. Il rapporto tra gli anziani e gli adulti in età lavorativa è tra i più alti del mondo occidentale. E di fronte a un nuovo fenomeno come la pandemia, l’Italia ha elementi che non sono a proprio favore come la pesante burocrazia o la scarsa volontà dei cittadini a seguire le regole. Questi possono essere stereotipi nazionali, ma i cittadini italiani hanno superato se stessi ed hanno così effettivamente rispettato l’ordine di rimanere a casa e hanno indossato le mascherine, e tutto questo non in nome del noto individualismo italiano.  Negli USA invece, i cittadini, con aria di sfida e di egoismo, hanno detto: “Nessuno può dirmi cosa devo fare”.

L’Italia ha un enorme vantaggio che manca agli Stati Uniti: la leadership. In Italia il primo ministro e il governo hanno preso sul serio la pandemia: hanno rapidamente preso misure nazionali, come i moduli di autocertificazione per uscire di casa durante la quarantena. Gli aiuti del governo hanno contribuito a sostenere i lavoratori e le imprese. Sono state forniti molti supporti e strumenti per la pandemia. Naturalmente a volte ci sono stati alcuni problemi nella risposta, ma anche il Primo Ministro si è scusato con il Paese per ritardi e ha provveduto a risolverli.

Non è così negli Stati Uniti. La risposta — se così si può chiamare — dal presidente è stata orrenda. Prima da tutto ha negato che ci fosse una pandemia, poi ha detto che sarebbe andata via. Quindi ha consigliato falsi rimedi come ingerire candeggina. Non ha ascoltato i migliori scienziati ed epidemiologi.  Ha insistito a riaprire prima che il Paese fosse al sicuro. Lui stesso non ha portato e non porta una mascherina. Ha legato i finanziamenti agli stati in base alla riapertura delle scuole. Empatia per coloro che hanno sofferto: nessuna.

Il piano A era di rilanciare l’economia; ma se on avesse funzionato, non aveva preparato un piano B. Ora gli americani guardano con desiderio al successo dell’Italia per aver contenuto il corona virus. Ristoranti e bar sono aperti, anche se con certe restrizioni e la maggior parte della vita è tornata normale. I numeri dei casi in Italia sono una piccola percentuale rispetto a quelli negli Stati Uniti. Siamo diventati uno stato patetico sulla scena mondiale.

Ma non dobbiamo rimanere paralizzati. Le elezioni sono tra meno di 100 giorni. Ognuno di noi deve avere un ruolo attivo per garantire che Trump non venga rieletto. Sto sostenendo il Lincoln Project, il cui obiettivo è la sconfitta di Trump e del Trumpismo. Ironia della sorte, è stato avviato da agenti della campagna repubblicana che condividono questo unico obiettivo. I loro discorsi sono brillanti e difficili e possono essere visualizzati su YouTube. Non è iperbole affermare che Trump è un dittatore autoritario. Deve essere rimosso dal suo mandato.

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The Response to the Pandemic:  Italy vs. America

In the following post, I have borrowed generously from an opinion piece in the New York Times from July 2020, and I have added my own thoughts and observations.

Italy was the first Western nation to experience a major wave of the Covid-19 pandemic.  Hospitals became overwhelmed, and the initial death toll was terrible.  But then Italy moved quickly to do what was necessary to deal with the coronavirus.  It instituted a very severe lockdown and kept to it.  You may remember the videos on social media of mayors of Italian towns and cities who walked out into their communities and pleaded, exhorted, and even screamed at citizens to stay home; they were funny, but also deadly serious.  After a few weeks, cases peaked, and then the numbers began a steep decline.

In the United States, cases plateaued for a couple of months.  States started to reopen, and then cases began to rise rapidly.  Death rates followed.  The numbers got frighteningly out of hand, particularly in the south.  Too many Americans arrogantly thought that “If Italy can do it, we can do it better.  We are the largest and strongest nation on earth.”

It is true that Italy has some major disadvantages compared to the United States.  The economy has been stagnant for some time; the country is deeply in debt and without its own currency cannot print money to extricate itself.  The ratio of seniors to working-age adults is among the highest in the Western world.  And in facing a new phenomenon like a pandemic, Italy is not known for its bureaucratic efficiency nor for its citizens’ willingness to follow the rules.  Those may be national stereotypes, but look whose citizens actually defied stay-at-home orders and mask wearing in the name of individualism?  Whose citizens defiantly and selfishly said, “Nobody can tell me what to do”?

Italy has one huge advantage that the United States lacks:  Leadership.  The Prime Minister and the Government took the pandemic seriously: they quickly initiated policies, like the auto certification forms to leave home during the lockdown.  Government aid helped to sustain workers and businesses.  Pandemic supplies were mobilized.  Of course, there were flaws in the response, but even the Prime Minister apologized to the country for delays in aid and took steps to resolve the problem.

Not so in the United States.  The response, if you can call it that, from the President has been abysmal.   First, he denied that there was a pandemic, then he said it would go away.  Then he advocated phony remedies like ingesting bleach.  He didn’t listen to top scientists and epidemiologists.  He still doesn’t.  He insisted on reopening before it was safe. He wouldn’t wear a mask.  He has tied funding to the states based on reopening the schools.  Empathy for those who have suffered—none.

Plan A was to get the economy going again; when that didn’t work, there was no Plan B.   Now Americans can look longingly at Italy’s success in containing the coronavirus.  Restaurants and bars are open there, albeit with restrictions, and much of normal life has returned.  Italy’s numbers are a tiny fraction of those in the United States.  We have become a pathetic figure on the world stage.

But we must not be paralyzed.  The election is less than 100 days away.  We must each do an active part to ensure that Trump is not re-elected.  I am supporting the Lincoln Project, whose goal is defeat Trump and Trumpism.  Ironically, it was started by Republican campaign operatives who share in this one iron-clad goal.  Their ads are brilliant and tough and can be viewed on YouTube.  It is not hyperbole to state that Trump is an authoritarian dictator.  He must be removed from office.

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Celebrare il pane raffermo

Si potrebbe pensare che il pane raffermo sia abbastanza comune negli Stati Uniti, visto che è necessario comprare intere pagnotte di pane.  In Italia ciò non è “obbligatorio”, perché quando si va in panetteria si può richiedere la quantità desiderata e perfino la parte che si preferisce, quello con il bordo croccante o la parte centrale più morbida. Naturalmente si paga a peso.

Seconda la cucina povera italiana, probabilmente rivalutata verso la fine del 1800 e continuata poi nei periodi difficili dei dopo guerra, era considerato sacrilegio gettare via anche un solo pezzo di pane. Quindi, sono nate molte ricette con il pane raffermo in tutta Italia, in particolare zuppe.  La cucina povera oggi passa il testimone al movimento anti-spreco e a chef come Massimo Bottura!

Poiché alcuni dei piatti di pane raffermo hanno avuto origine in Toscana, va spesa qui qualche parola sul pane toscano. Questo pane è famoso per essere “sciocco”, che in toscano significa insipido, cioè senza sale. Ci sono diverse motivi dietro questa tradizione. Forse il più significativo deriva dalla storica rivalità tra Firenze e Pisa. Durante una delle loro battaglie, l’esercito pisano istituì un blocco sull’Arno per impedire alle spedizioni di sale di raggiungere Firenze. Un’altra versione collega l’usanza al costo eccessivo del sale nel Medioevo. In ogni caso, i panettieri fiorentini continuarono imperterriti a fare il pane … ma, senza metterci il sale.

Per un piatto come il Pancotto, una zuppa di pane toscana, c’è probabilmente una ricetta diversa in ogni casa. Alcune più semplice, altre più elaborate e con più ingredienti.  Si può usare brodo vegetale invece di acqua, aglio a piacere, aggiungere peperoncino e broccoli, o forse aggiungere pancetta tritata su un soffritto di carota, sedano e cipolla. L’importante comunque è il pane secco.

Agli americani piace, ma non sempre la fanno molto bene, la Bruschetta. Ciò che mi attrae di più della bruschetta è il contrasto della consistenza, dallo scrocchio iniziale del primo morso alla polpa succosa del pomodoro, fino alla soffice mollica interna. Consigli? Tagliare il pane di circa due o tre centimetri di spessore, tostarle, quindi passarvi, strofinando, il pomodoro fresco maturo e versarvi abbondante olio d’oliva, sale e basilico.

Gli americani potrebbero chiamare i Crostini alla Romana la versione italiana della colazione a base di pane tostato francese. È fatto con pane raffermo imbevuto di latte, fritto in padella e quindi condito con mozzarella e acciuga. Tornando in Toscana, la Ribollita è una zuppa densa, ricca di verdure, fagioli e pane raffermo. La Panzanella è invece un’insalata fresca di pane, che si consuma in estate, condita con diverse verdure di stagione: generalmente cetrioli, pomodori, cipolle rosse e basilico, i celebri colori dl’Italia.

Naturalmente, ci sono innumerevoli versioni di tutti questi piatti a seconda di dove si vive, e delle ricette tramandate da generazioni e di quello che si ha a disposizione in casa in quel momento. Forse la regina di tutte le ricette con il pane raffermo è la Pappa al Pomodoro. La ricetta risale probabilmente alla fine del XIX secolo, quando i pomodori divennero un ingrediente base per salse e molti altri piatti.  La pappa può essere consumata calda, tiepida o fredda. Ed è semplice – pane toscano raffermo, pomodori, aglio, basilico, olio d’oliva, sale e pepe – può diventare un piatto eccellente se gli ingredienti sono di alta qualità. Si dice che abbia avuto origine a Siena, e se chiedi a qualche toscano, probabilmente non sarà disposto a svelare i propri piccoli o grandi segreti. Ad Arezzo, questo piatto viene preparato usando la cipolla anziché l’aglio, in altre zone invece si usano entrambi.

Diciamo però che il tocco finale mette tutti d’accordo: servire la pappa al pomodoro con abbondante olio extra-vergine di oliva toscano.

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