A Pictorial History of the Tartufo

This appeared in The New York Times, June 2017:

Posted in Calabria, Cucina italiana, English, Foto, Italia, Storia | 1 Comment

Perché l’Italia è stata risparmiata dagli attacchi terroristici?

Questa è la domanda che The Guardian, il giornale britannico, ha chiesto in un articolo nel giugno 2017.  L’Italia è stata fortunata nell’ultimi anni?  O ci sono altri fattori che hanno messo al sicuro questo paese fino adesso?

L’Italia ha avuto la sua parte di violenza politica negli ultimi decenni, tra cui gli omicidi di Falcone e Borsellino, due importanti giudici antimafia, nei primi anni ’90.  Ma a differenza di quasi tutti i suoi vicini europei, non ha subito un grande attacco terroristico dagli anni ’80.

Una teoria è che l’Italia sia stata in grado di combattere la minaccia dell’Isis a livello nazionale attraverso l’esperienza e gli strumenti sviluppati nelle indagini sulla mafia e durante i cosiddetti “anni di piombo”, il periodo tra gli anni sessanta e gli anni ottanta segnati da atti terroristici da parte di militanti di sinistra e di destra.

Un esempio è l’importanza del dialogo costante a livello operativo tra le forze dell’intelligence e le forze dell’ordine.  Non era un segreto in Italia che Youssef Zaghba, il 22enne marocchino che abitava a Bologna, veniva monitorato sotto stretta sorveglianza.  Veniva salutato ogni volta che arrivava a Bologna, e la polizia lo controllava diverse volte al giorno.  Era uno dei tre terroristi responsabili per l’attacco al London Bridge.  Ma non è mai stato fermato all’aeroporto o interrogato a Londra, anche se i funzionai italiani avevano avvertito le loro controparti britanniche che era una minaccia.

Dalle giornate di indagini mafiose, le autorità italiane dipendono da telefonate intercettate, che possono essere utilizzate come prove in tribunale, a differenza del Regno Unito.  E, nei casi legati alla mafia e al terrorismo, l’autorizzazione per intercettazioni può essere ottenuta sulla base di attività sospette e non su prove solidali.

Ci sono due fattori unici che potrebbero rendere la sorveglianza più facile in Italia.  In primo luogo, l’assenza di periferie (simile a banlieue in Francia) nelle grandi città italiane e la predominanza di piccole e medie città rendono più facile monitorare e controllare il territorio.

In secondo luogo la mancanza di una seconda e terza generazione a rischio radicalizzazione, che rende più facile l’espulsione dei soggetti consideratori pericolosi perché privi di cittadinanza.  Significa anche che, rispetto alla Francia, il Belgio, e il Regno Unito, ci sono meno persone su cui focalizzarsi.  Ci vogliono circa 20 persone a sorvegliare un terrorista sospetto a tempo pieno, il che può mettere molta pressione sulle risorse di un paese.

Molto simile alla lotta contro la criminalità organizzata italiana, infiltrando e distruggendo le reti terroristiche richiede la rottura di stretti rapporti sociali e familiari.  In Italia, le persone sospettate di essere jihad sono incoraggiate a cooperare con le autorità italiane, che utilizzano permessi di residenza e altri incentivi.  C’è anche da riconoscere il pericolo che deriva dal tenere i detenuti terroristi in carcere; come in passato con i capi della mafia, la prigione è considerata un territorio eccellente per il reclutamento e la connessione di reti.

Che sia la composizione della popolazione italiana, o che sia l’ampio uso della sorveglianza, o semplicemente fortuna, teniamo le dita incrociate.

 

Posted in Abitudini, Foto, Italia, Mafia, Politica, Storia | 1 Comment

Why has Italy been spared from mass terror attacks?

This is the question that The Guardian, the British newspaper, asked in an article in June 2017.  Has Italy been lucky in recent years?  Or are there other factors that have made the country relatively safe so far?

Italy has had its share of political violence in recent decades, including the murders of Falcone and Borsellino, two prominent anti-mafia judges, in the early 1990s.  But unlike almost all of its European neighbors, it has not witnessed a major terrorist attack on its soil since the 1980s.

One theory is that Italy has been able to combat the threat of Isis domestically through the experience and tools developed in mafia investigations.  These, in turn, were born out the the so-called “years of lead,” the period between the 1960s and 1980s marked by acts of political terrorism by left- and right-wing militants.

One example is the importance of constant dialogue at the operating level between intelligence and law enforcement forces.  It was no secret in Italy that Youssef Zaghba, the 22-year old Moroccan-born Italian, was under close surveillance.  He was greeted every time he landed in Bologna, and the police checked on him several times a day.  He was one of the three terrorists behind the London Bridge attack.  But he was never stopped at the airport or interrogated in London, even though Italian officials had warned British counterparts that he was a threat.

From the days of mafia investigations, Italian authorities rely on intercepted phone calls, which can be used as evidence in court, unlike in the UK.  And, in cases related to the mafia and terrorism, they can be obtained on the basis of suspicious activity and not on solid evidence.

There are two factors unique to Italy may also make surveillance relatively easier.  First, the absence of banlieue-like spots (suburbs) in major Italian cities and the predominance of small and medium town make it easier to monitor and control the territory.

Second, and more importantly, is the relative lack of second- and third-generation immigrants who have been radicalized or could be radicalized.  This enables authorities to focus on non-citizens, who can be deported at the first signs of concern.   It also means that there are fewer people to focus on, compared to France, Belgium, and the UK.  It takes about 20 people to watch a terror suspect full time, which can put a lot of pressure on a country’s resources.

Much like the fight against Italian organized crime, infiltrating and disrupting terror networks requires breaking close social and family relationships.  In Italy, people suspected of being jihadis are encouraged to cooperate with Italian authorities, who use residency permits and other incentives.  There also is a recognition of the dangers of keeping terror suspects in jail; as with mafia bosses in the past, prison is seen as a prime territory for recruiting and networking.

Whether it’s the composition of Italy’s population, or the broad use of surveillance, or just plain luck, let’s keep our fingers crossed.

 

Posted in English, Foto, Italia, Mafia, Politica, Storia | Leave a comment