Dove c’è Prosecco, c’è un sorriso

Le notizie arrivano da Londra direttamente dal giornale, Il Guardian. Un articolo cita un dentista che dice che i denti di sempre più inglesi si stanno rovinando a causa del Prosecco…dall’acidità e dagli zuccheri del vino italiano.  Ritiene che il Prosecco provochi buchi nei denti, che laceri lo smalto, e li faccia uscire dalle gengive.

Il messaggio è chiarissimo: “Salvate i vostri denti, smettete di bere Prosecco!”.  Ma il giornale prestigioso non fornisce basi scientifiche solide per supportare questa affermazione.  Perché le bollicine del Veneto e Friuli Venezia Giulia sarebbero più dannose di quelle francesi dello Champagne o di quelle che la Gran Bretagna produce da qualche anno?  Non c’è nulla nell’articolo che faccia pensare che ci sia qualcosa di dannoso nel vitigno o nel processo di vinificazione del Prosecco.

C’è quindi dell’altro dietro al voler mettere nel mirino il vino italiano?  Vediamo una breve e recente storia del Prosecco e la sua crescita fenomenale.  Nel 2016, 90 milioni di bottiglie sono state vendute, un aumento dell’8 per cento rispetto il 2015.  E nel 2015 c’è stato un aumento del 15% rispetto all’anno precedente con solo un piccolo aumento del territorio coltivato…dalle colline robuste alle pianure dove si coltivano l’uva in queste due regioni italiane.  Infatti, il territorio è ora candidato a Patrimonio dell’Umanità per l’Unesco.

La Gran Bretagna è diventata il primo mercato mondiale per le bollicine italiane: 366 milioni di euro nel 2016 con un aumento del 33 per cento sull’anno precedente.  I britannici scolano 40 milioni di litri di Prosecco all’anno, grazie anche a prezzi meno costosi rispetto ad altri vini.  Ora il prezzo medio di un bottiglia è tra i 10 e i 16 euro a consumatore e il Prosecco è sempre più popolare.

Come si avvicina la Brexit, pensate che la Gran Bretagna potrebbe cercare di limitare l’import e aumentare i prodotti localmente prodotti (come le bollicine inglesi)?  Vediamo cosa dicono i politici.

Qualche mese fa, l’ex sindaco di Londra ha detto al ministro dello sviluppo economico italiano che se non gli concedeve la libera circolazione delle merci e delle persone dopo la Brexit, bloccheranno il Prosecco.  Il ministro ha risposto: E noi bloccheremo il fish and chips (non credo sia una grande perdita per gli italiani).  Poi i governatori delle due regioni italiane che producono questo vino–che di solito sono in poli opposti—hanno concordato su questo tema.  Uno ha chiamato l’articolo “fake news” e l’altro ha detto: “Spero che dopo la Brexit in Gran Bretagna, ci sia il bisogno di far tornare il sorriso ai cittadini: assunto a dosi moderate, il nostro Prosecco fa miracoli”.

Anche se gli inglesi sanno che dove c’è Prosecco, c’è un sorriso, i francesi non saranno felici quando sentiranno che gli italiani dicono: “da tempo guardiamo lo Champagne dallo specchietto retrovisore”.

Altri post su lotte con il cibo:  “Amatriciana-gate” (il 5 marzo 2015), “Fish and Chips” (il 9 aprile 2015), “Carbonara-gate” (il 13 maggio 2016), e “I Rigatoni ‘bianchi Bolognese'” (il 10 novembre 2016).

Posted in Abitudini, Cucina italiana, Foto, Italia, Italiano, Veneto | Leave a comment

Where there is Prosecco, there is a smile

The news comes from London directly from the newspaper, The Guardian.  An article cites a dentist who says that the teeth of a growing number of Brits are being ruined by Prosecco…by the acidity and the sugars of the Italian wine.  It says that Prosecco causes holes in your teeth, lacerates the enamel, and wears away the gums.

The message is clear: “Brits, save your teeth and stop drinking Prosecco!”  But the prestigious newspaper does not cite any solid scientific basis for this claim.  Why would the bubbly from the Veneto and from Friuli Venezia Giulia be more damaging than that of French champagne or that which Great Britain began producing a few years ago?  There is nothing in the article to suggest that there is anything harmful in the Italian varietal or in the wine-making process of Prosecco.

Could there be something else behind the wish to put the Italian wine in the crosshairs?  Let’s look at a brief and recent history of Prosecco and its phenomenal growth.  In 2016, 90 million bottles were sold, a growth of 8% over 2015.  And in 2015 there was a 15% increase over the preceding year with only a small increase in the territory cultivated…from the rugged hills to the plains where the grapes are grown in these two Italian regions.  In fact, the cultural identity of the territory is now a candidate as a UNESCO world heritage site.

Great Britain became the first market for Prosecco outside of Italy earning 366 million euros in 2016, which was an increase of 33% over the preceding year.  The Brits drain 40 million liters a year, thanks also to less expensive price tag than other wines.  The average price of a bottle is between 10 and 16 euros for the consumer, and Prosecco has become ever more popular.

Do you think that as Brexit nears, Great Britain might be looking for ways to increase locally produced products (like the English bubbly) and to find ways to limit imports?  Let’s see what the politicians say.

A few months ago, the former mayor of London told the Italian economic development minister that if you don’t allow the free circulation of goods and people after Brexit, we will block Prosecco.  To which the economic minister replied:  and we will block fish and chips (which I can’t imagine would be a huge loss to the Italians).  Then the governors of the two Italian regions that produce this wine—who are usually on opposite political poles—agreed on this issue.  One called the British article fake news, the other said, “I hope that after Brexit in Great Britain, there is a need to help the citizens to smile again: taken in moderate doses, our Prosecco makes miracles.”

Even if the Brits know that where there is Prosecco, there is a smile, the French won’t be happy when they hear what the Italians say: “For some time now we have been watching champagne in the rearview mirror.”

For other “food fights,”  see “Amatriciana-gate” (March 5, 2015), “Fish and Chips” (April 9, 2015), “Carbonara-gate” (May 13, 2016), and “Rigatoni White Bolognese” (November 10, 2016).

 

Posted in Abitudini, Cucina italiana, Differenze culturali, English, Foto, Italia, Politica, Veneto | 1 Comment

Gli animali possono prevedere i terremoti?

Una serie di terremoti potenti ha colpito l’Italia l’anno scorso (nel agosto e ottobre del 2016 e nel gennaio del 2017) in Abruzzo, Lazio, e Le Marche.  Hanno causato morti e danni di 23 miliardi di euro—alcuni a strutture e arte di valore inestimabile.  Quando abbiamo visitato la Sicilia l’autunno scorso, siamo andati in ristoranti che hanno donato ordini di pasta all’amatriciana alle vittime del terremoto e al processo di recupero.  Quando siamo andati a Orvieto durante Settimane Santa in aprile, Zubin Mehta ha diretto un concerto nel Duomo; il pubblico ha donato alle vittime del terremoto.

I terremoti sollevano la vecchia questione se gli animali possano prevedere la loro occorrenza.  Già nel 373 a.C. gli storici della città di Elice in Grecia documentarono che molti animali, tra cui topi, serpenti, e donnole fuggirono pochi giorni prima dell’arrivo di un devastante terremoto.  Altri episodi simili vennero riportati in seguito: pescegatti in movimento frenetico, polli che smettono di fare le uova, ed api che abbandonano l’alveare, e cani e gatti che si comportano in maniera strana.  Tuttavia, non è noto precisamente cosa gli animali sentano.  Alcuni esperti hanno proposto che siano in grado di percepire le vibrazioni della terra prima degli esseri umani, altri che si accorgano di mutamenti del campo elettrico nell’aria o nei gas rilasciati durante una scossa.

I ricercatori in tutto il mondo, soprattutto in Giappone, Cina, e Stati Uniti continuano a perseguire l’ipotesi secondo la quale gli animali possano anticipare i disastri naturali.  A partire dall’ottobre scorso, uno scienziato tedesco ha studiato il comportamento degli animali in un’azienda agricola a Pieve Torina nella regione delle Marche dell’Italia centrale.  In precedenza aveva condotto uno studio sulle eruzioni vulcaniche dal 2012 al 2014 controllando le capre e le pecore sul lato dell’Etna in Sicilia.  Gli animali hanno previsto le 8 eruzioni vulcaniche da 4 a 6 ore in anticipo: durante la notte gli animali si svegliarono e camminavano nervosamente, e durante il giorno si trasferirono in una zona sicura dove la vegetazione alta suggeriva che fosse stata risparmiata dai flussi di lava precedenti.

Ora il direttore dell’Istituto Max Planch per l’Ornitologi alleva animali nella fattoria italiana – un coniglio, pecore, mucche, tacchini, polli, e cani – con piccoli sensori sofisticati che misurano i movimenti ogni secondo: la direzione magnetica, la velocità, l’altitudine, la temperatura, l’umidità, l’accelerazione, e la posizione.  Crede che diverse specie possano sentire l’ambiente in modo distinto e insieme potrebbero formare un sistema collettivo di rilevamento.

L’osservazione degli animali era un fattore profetico in Cina nel 1975: topi e serpenti apparivano “congelati” in strade incapaci di proseguire; mucche e cavalli apparivano agitati; i polli rifiutavano di restare nei pollai; e le oche prendevano il volo con grande frequenza.  Il governo ordinò l’evacuazione di Haicheng, una città da 1 milione di abitanti, soltanto pochi giorni prima di un terremoto di magnitudo 7.3 gradi della scala Richter.  La manovra salvò la vita a moltissime persone; rimasero uccise 2.000 persone, ma secondo alcune previsioni senza l’evacuazione ne sarebbero morte più di 150.000.  Fu scoperto in seguito, tuttavia, che una rara serie di scosse minori aveva colpito la città prima dell’enorme terremoto di Haicheng.  Furono le piccole scosse che convinsero il governo cinese ad evacuare.  Tuttavia, i cinesi continuano a studiare il comportamento degli animali in queste situazioni, in quanto le piccole scosse potrebbero contribuire agli strani comportamenti che sono stati osservati.

I geologi tendono a dare poco peso alle relazioni aneddotiche dei proprietari degli animali domestici, dicendo che ripetono un comportamento strano solo dopo un terremoto o un altro disastro.  In altre parole, confondono causalità e correlazione.  Gli animali reagiscono a molte cose—essere affamati, difendere il loro territorio, accoppiarsi, ai predatori.  Suggerire una connessione tra comportamento animale ed un successivo tremolo richiederebbe molto più dati dei casi isolati.  Un cane che abbaia non può stabilire una correlazione, ma forse 100 potrebbero.

Una proposta è la creazione di un numero telefonico e un sito internet in cui le persone possono segnalare comportamenti anomali di animali.  Il computer potrebbe analizzare l’origine e la frequenza dei messaggi, insieme alle misure di sismologia, per vedere se è possibile stabilire una correlazione.  Nel frattempo, lo studio degli animali dalla fattoria a Pieve Torina continua con alcuni risultati incoraggianti.  È troppo presto per segnalare i risultati prima della pubblicazione in una rivista scientifica, ma i dati sembrano finora dimostrare che gli animali si muovevano in modo coerente nelle ore precedenti un terremoto.

 

 

 

 

Posted in Abitudini, Animali, Foto, Italia, Italiano, Orvieto, Sicilia, Storia | 1 Comment