I dipinti di Leonardo: Cosa c’è in un prezzo?

Ci sono circa 20 dipinti di Leonardo da Vinci (1452-1519) che si crede esistano oggi.  Non è possibile saperne il numero esatto perché c’è più o meno un flusso costante di attribuzioni contestate ed attribuzioni recenti dovute al lavoro accademico ed ai progressi tecnologici nello studio delle opere d’arte.  Ci sono anche opere in cui Leonardo potrebbe essere stato aiutato…o no.  Nessuno dei suoi dipinti è firmato.  Il piccolo numero di dipinti sopravvissuti è dovuto in parte alla sperimentazione a volte disastrosa con nuove tecniche, alla sua procrastinazione cronica e, naturalmente, alle opere perdute.

La maggior parte dei dipinti di Leonardo da Vinci si trovano nei principali musei del mondo, tra cui diversi nella Galleria degli Uffizi e diversi al Louvre.  Ce n’è sono uno in visione pubblica nelle Americhe.  Ginevra de’ Benci è un ritratto a tempera e olio su tavola di un’aristocratica fiorentina probabilmente dipinto per commemorare il suo matrimonio.  La National Gallery of Art di Washington, DC, l’acquistò nel 1967 per oltre $5 milioni, un record all’epoca, dal principe del Lichtenstein.

Nel novembre 2017, un altro quadro di da Vinci è arrivato sul mercato.  Salvator Mundi, raffigura Gesù Cristo come salvatore del mondo, è stato venduto all’asta da un proprietario privato per $450 milioni, l’equivalente di circa 381 milioni di euro, l’opera d’arte più costosa di sempre.  Il nuovo proprietario è sconosciuto a questo punto.

Salvator Mundi ha una storia complicata.  Leonardo lo dipinse in Francia per Luigi XII intorno al 1500.  Dopo essere stato creduto perso per moltissimo tempo, è stato ritrovato nei primi anni Duemila e venduto una prima volta per meno di 10.000 dollari nel 2005.  Da lì in poi—una volta restaurato e autenticato—è stato comprato e venduto più volte da collezionisti e commercianti d’arte, per prezzi sempre più alti.  Poi è arrivato da Christie, la casa d’asta, dove il prezzo ha superato di gran lunga Women of Algiers di Picasso, che nel 2015 hanno venduto per $179,4 milioni.

L’enorme cifra è ancora più sorprendente perché ci sono alcuni storici dell’arte che mettono in dubbio l’autenticità e la condizione del dipinto.  Uno specialista di Leonardo ha affermato che “[Leonardo] preferiva il movimento a spirale; è un buon lavoro in studio con un pizzico di Leonardo nella migliore delle ipotesi, ed è molto danneggiato”.  Un altro ha detto che il quadro era stato “aggressivamente ripulito…specialmente sul viso e sui capelli di Cristo”.

Il prezzo è incredibile anche perché questo è un momento in cui il mercato dei vecchi maestri si sta ritirando a causa della preferenza dei collezionisti per l’arte contemporanea.  E il prezzo attesta anche il grado in cui il marketing guida il valore dell’arte.  La campagna di marketing di Christie non ha precedenti.  Ci sono state le visualizzazioni pre-asta del dipinto di 27.000 a Hong Kong, Londra, San Francisco e New York.  Christie ha assunto un’agenzia esterna per pubblicizzare il lavoro, includendo la produzione di un video in cui la presentazione del dipinto è paragonato alla “scoperta di un nuovo pianeta”.  Christie ha dichiarato l’opera “l’ultimo Da Vinci” e ha collocato l’opera d’arte nella categoria ‘opere contemporanee’, forse per cercare di aggirare un esame minuzioso degli esperti dei vecchi maestri.

Ma Salvator Mundi non è “l’ultimo Da Vinci” in mani private.  Ci sono due dipinti chiamati Madonna of the Yarnwinder” –uno è conosciuto come la Madonna di Buccleuch e l’altro come la Madonna di Lansdowne.  Entrambi hanno storie complicate.  Ma se un Yarnwinder venisse all’asta e fosse interamente attribuibile a Leonardo, sarebbe probabilmente la prima vendita di $1 miliardo.

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Leonardo’s Paintings:  What’s in a Price?

There are about 20 paintings by Leonardo da Vinci (1452-1519) believed to exist today.  A precise number is impossible because there is a more or less constant stream of disputed attributions and recent attributions due to scholarship and technological advances in studying artwork. There are also studio works that Leonardo may or may not have had a hand in.  None of his paintings is signed.  The small number of surviving paintings is due in part to da Vinci’s sometimes disastrous experimentation with new techniques, his chronic procrastination, and, of course, lost works.

Most of his paintings are in major museums, including several at the Uffizi Gallery and several at the Louvre.  There is only one on public view in the Americas.  Ginevra de’ Benci is an oil-on-wood portrait of a Florentine aristocrat possibly painted to commemorate her marriage.  It was acquired by the National Gallery of Art in Washington, DC, in 1967, for $5 million—a record at the time—from the princely house of Liechtenstein.

Recently another da Vinci painting came on the market.  Salvator Mundi, which depicts Christ as savior of the world, was sold at auction by a private owner for $450 million, the most expensive work of art sold to date.  The buyer was a Saudi prince.

Salvator Mundi has a complicated history.  Leonardo da Vinci supposedly painted it in France for Louis XII around 1500.  After it was believed lost for centuries, it was found in the early 2000s and sold for first time for $10,000 in 2005. From then on—once restored and authenticated—it was bought and sold by collectors and art dealers for higher and higher prices.  Then it came to the auction house Christie’s where the price far surpassed Picasso’s Women of Algiers, which sold for $179.4 million in 2015.

The enormous sum at auction is even more astounding because there are several highly respected art historians who question the painting’s authenticity and condition.  One Leonardo specialist claimed that “[da Vinci] preferred twisted movement.  It’s a good studio work with a little Leonardo at best, and it’s very damaged.”  Another said that the painting was “aggressively over cleaned…especially in the face and hair of Christ.”

The price is also remarkable at a time when the market for old masters is contracting because of collectors’ preference for contemporary art.   And the price also attests to the degree to which marketing drives the value of art.  Christie’s marketing campaign was unprecedented.   There were pre-auction viewings by 27,000 people in Hong Kong, London, San Francisco, and New York.  Christie’s enlisted an outside agency to advertise the work including the production of a video in which the presentation of the painting is likened to the “discovery of a new planet.”  Christie’s called the work “the last Da Vinci” and placed the artwork in the category of a contemporary sale, perhaps to try to circumvent the scrutiny of old masters’ experts.

But Salvator Mundi is not “the last Da Vinci” in private hands.  There are two paintings called “Madonna of the Yarnwinder”—one is known as the Buccleuch Madonna and the other as the Lansdowne Madonna.  They both have complicated histories.  But if one Yarnwinder came to auction and it was fully attributable to Leonardo, it would probably be the first $1 billion sale.

My friend, Anthony Panzera, an artist and art historian, read the above post and added the following interesting information about the two “Madoonna of the Yarnwinder” paintings:

“The first painting, owned by the Duke of Buccleuch and Queensberry, is housed with his collection in Drumlanrig Castle, Scotland.  The citation reads:

Madonna of the Yarnwinder

Workshop of Leonardo da Vinci

1501-1507 or later

The small panel, 48.3 x 36.9 cm, is extensively retouched and overpainted, with severe cracking, and with the “…pronounced distortions in the faces of the Virgin and the Child argue emphatically against an attribution to Leonardo.”

The second panel is referred to as the New York Madonna of the Yarnwinder; I’m not sure where the tile Lansdowne comes from.  It’s citation reads:

Madonna of the Yarnwinder

 Giacomo Salai

1501 – 1507

50 x 36.4

Salai was one the studio assistants and is a beneficiary in Leonardo’s will.  It is considered a workshop product with the possibility of Leonardo’s hand in the painting of the face.  The infra-red reflectography  “…make it clear that it is not a copy executed at a much later date.”  Meaning that parts of the painting (the landscape in the background including the design) was probably also by the hand of Leonardo.  Two contemporary letters, dated 1501 and 1509,  refer to a small panel of the same subject, but with a small basket of yarns on which the child’s feet (hence the name) is resting.  As neither of the current Yarnwinder paintings show any signs of the basket of yarns it must be assumed that the original painting by Leonardo is lost.

All we have to do now is to find that little painting.”

This information comes from the book:

LEONARDO da VINCI

1452 – 1519

The Complete Paintings and Drawings

by Frank Zollner

Taschen, London

2003

 

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Le due donne che hanno sfidato il crimine organizzato

(È stato estratto e tradotto da un lungo articolo dal New Yorker intitolato “Sangue e giustizia”)

Una volta considerato poco più di un gruppo di banditi dalla campagna in Calabria, in Italia, la ‘Ndrangheta (pronunciato “n-drahng-ghe-ta”) divenne uno dei più potenti sindacati del crimine nel mondo dopo il 1990.  Alla fine del 2010, gestiva il 70% del commercio di cocaina in Europa; ha estorto miliardi di euro alle imprese e ha truffato l’Italia e l’UE per un totale di miliardi attraverso contratti per strade, porti, energia eolica e solare, e persino lo smaltimento di scorie nucleari, che ha scaricato in mare al largo della Somalia.  I capi gestivano un impero che operava in 50 paesi.

Come altre organizzazioni mafiose, la “Ndrangheta (dal greco che significa “uomini d’onore”) ruotava attorno alla struttura familiare.  Ogni famiglia era un feudo in miniatura, in cui le donne erano poco più che schiave.  I padri facevano sposare (matrimonio organizzato) le loro figlie da adolescenti per suggellare alleanze di clan.  Le donne venivano picchiate quando dicevano la loro, e le mogli infedeli venivano uccise, di solito dai loro parenti maschi più stretti.

I pubblici ministeri italiani hanno convenuto che le donne della ‘Ndrangheta conducevano una vita drammatica.  Ma non consideravano le donne di grande utilità nella loro lotta … fino a quando la procura della mafia Alessandra Cerreti arrivò in Calabria.  Credeva che i funzionari giudiziari, che erano per lo più uomini, sottovalutassero l’importanza delle donne ‘ndrangheta perché “gli uomini italiani sottovalutano tutte le donne”.  La squadra che si è unita in Calabria è stata un’eccezione; credeva che, in un’organizzazione criminale che è incentrata sulla famiglia, le donne dovessero avere un ruolo sostanziale.  Il loro compito più importante era quello di crescere la generazione successiva con una stretta convinzione nell’omertà e l’odio verso gli estranei.  Ma molte donne sono anche state coinvolte nel business.  A volte, facevano da messaggeri tra fuggitivi o compagni imprigionati, passando  piccole note piegate—pizzini—scritte in codice.  Alcune donne fungevano da tesorieri e contabili.  Alcune hanno preso parte alla violenza.

Cerreto riteneva che gli informatori femminili fossero una fonte inestimabile di informazioni, ma che avrebbero richiesto un enorme coraggio per la cooperazione.  Quando l’Italia ha dichiarato guerra alla ‘Ndrangheta nel 2010, ha ottenuto la sua prima opportunità.  A seguito di incursioni in diverse città, sono state arrestate 30 persone, tra cui 7 donne.  Giuseppina Pesce, il cui marito era già in prigione, sapeva che avrebbe dovuto affrontare più di un decennio in prigione.  Ma quello che la preoccupava davvero era che lei avesse una relazione, e il giornale ha riportato che era stata detenuta con un uomo.  Probabilmente sarebbe stata uccisa e i suoi tre figli sarebbero stati cresciuti dalla ‘Ndrangheta.  Finalmente si decise a parlare con la procuratrice Cerreti, e alla fine strinse un accordo.  “Tutto ciò che testimonio ora, lo faccio per dare ai miei figli un futuro diverso”.

Le prove di Pesce sono arrivate a più di 1.500 pagine.  Comprendevano diagrammi della gerarchia della ‘ndrangheta, descrizioni di rituali, prove di omicidi, la posizione di bunker (dove vivevano i criminali), resoconti dettagliati di contrabbando di cocaina, racket di estorsione, riciclaggio di denaro, frodi con carte di credito, e corruzione pubblica.  Le prove hanno sostenuto casi esistenti e ne hanno aperti molti di nuovi.  Il tradimento di Pesce ha scosso la ‘Ndrangheta e ha mobilitato la sua famiglia che ha pensato che se aveva collaborato per il bene dei bambini, si sarebbe anche fermata per loro.  Poi una lunga serie di minacce ha iniziato ad usare i figli di Pesce come pedine.  Pesce ha ritirato la sua testimonianza.

Dopo l’omicidio di una sua amica che era diventata un informatore, Giuseppina Pesce ha riacquistato la sua risolutezza.  Il processo a 64 membri della ‘ndrina di Pesce è iniziato nel 2012 ed è durato 5 anni.  Alla fine, le sue prove ha portato al crollo di una delle famiglie criminali più potenti d’Europa.

Per Cerreti e Pesce, è stato un coraggioso viaggio in una vita caratterizzata dall’isolamento, senza amicizia, e pieno di paura.  La procuratrice ha una porta dell’ufficio in acciaio, guida in un’auto blindata e ha 4 guardie del corpo ma pochissimi amici.  L’identità di suo marito è un segreto e non ha bambini per il terrore che potessero perdere la vita.  Pesce e i suoi figli saranno tenuti sotto il programma di protezione dei testimoni per il resto della loro vita.  Conducono un’esistenza noiosa.  Un giorno in cui il fratello di Giuseppina uscirà di prigione, cercherà di trovarla per ucciderla.  “Tutte queste esperienze mi hanno rafforzato come donna.  Conoscevo i rischi, ma alla fine l’ho fatto”.

 

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