Michelangelo, il Papa, e la Cappella Sistina

Michelangelo di Lodovico Buonarroti Simoni e Papa Giulio II hanno avuto, a volte, una relazione difficile.  Si piacevano e si rispettavano a vicenda, ma ognuno aveva una personalità difficile di per sé.  Michelangelo era permaloso, irritabile e pronto all’ira; il Papa era esigente, invadente e altrettanto pronto all’ira.

Il Papa sentì parlare del genio di Michelangelo e lo reclutò per diversi progetti, tra cui la creazione delle sculture per la tomba del Papa. Anche se inizialmente svilupparono una buona relazione, non durò a lungo.  Allo scultore non piaceva essere osservato al lavoro e teneva chiuso il suo studio, non gli piacevano le domande del Papa sui suoi progresso, e si irritava molto per l’interferenza autoritaria del suo patrono.

Quando il Papa spinse Michelangelo a intraprendere progetti per i quali lo scultore non si sentiva qualificato—una monumentale statua bronzea di Giulio…e il dipinto del soffitto della Cappella Sistina—Michelangelo insisté sul fatto che non era “il suo tipo di arte”.  Più Michelangelo rifiutava, più il Papa insisteva al punto che Michelangelo stava per infuriarsi. Ma vedendo la persistenza del Papa, Michelangelo alla fine cedette e iniziò a lavorare sul soffitto nel 1508.

Si pentì immediatamente di aver ceduto.  C’erano problemi con l’impalcatura che un architetto aveva costruito per lui. C’erano problemi con i suoi assistenti da Firenze che considerava così incompetenti da cancellare tutto ciò che facevano e dipinse sé stesso tutti i 1,110 metri quadrati.  Chiuse a chiave la porta della cappella provocando un’altra lite con il Papa.  Il lavoro fu estenuante sia fisicamente che emotivamente.  Dipinse mentre stava in piedi e guardando verso l’alto per lunghi periodi di tempo così il suo collo divenne rigido e gonfio.

E poi c’era il Papa…di nuovo.  Insistette per essere lasciato entrare nella cappella per vedere cosa stava pagando. Il Papa continuava a chiedere con impazienza quando il progetto sarebbe finito persino salendo sull’impalcatura con il suo bastone.  “Quanto tempo ancora?” chiese.  Quando sono soddisfatto come artista” fu la risposta di Michelangelo. L’arrabbiato Julius replicò: “E vogliamo che tu ci soddisfi e finisca presto”.  Durante uno dei loro scoppi, il Papa colpì anche Michelangelo con il suo bastone, ma dopo di che si scusò.

Dopo quasi quattro anni di lavoro, l’impalcatura fu rimossa.  L’artista non era ancora soddisfatto e voleva fare molto di più.  Ma il Papa non poteva più aspettare.  Si precipitò nella cappella per vedere il risultato sorprendente di oltre 300 figure, molte delle quali dipinte tre or quattro volte a grandezza naturale.  Il 31 ottobre 1512, il Papa celebrò la messa nella cappella.  Successivamente, tutta Roma venne a vedere cosa aveva fatto Michelangelo.  Rimasero ammutoliti dallo stupore.

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Michelangelo, the Pope, and the Sistine Chapel

Michelangelo di Lodovico Buonarroti Simoni and Pope Julius II had, at times, a testy relationship. They respected and liked each other, but each was a difficult personality in his own right.  Michelangelo was touchy, irritable, and quick to anger; the Pope was demanding, intrusive, and also quick to anger.

The Pope had heard of Michelangelo’s genius and recruited him for several projects, including the sculptures for the Pope’s tomb.  Although they initially developed a nice relationship, it didn’t last long.  The sculptor did not like being watched at work and kept his studio locked; he didn’t like the Pope’s questions about his rate of progress.  Michelangelo became very irritated about his patron’s bossy interference.

When the Pope pressed Michelangelo to undertake projects for which he did not feel qualified—a monumental bronze statue of Julius fourteen feet high for the façade of a church in Bologna…and the painting of the ceiling of the Sistine Chapel—Michelangelo insisted it wasn’t “his kind of art.” The more he refused the Pope, the more the Pope insisted, and Michelangelo was ready to fly into a rage.  But seeing how persistent the Pope was, Michelangelo eventually relented and began work on the ceiling in 1508.

He immediately regretted that he had given in.  There was trouble with the scaffolding that an architect had constructed for him. There was trouble with his assistants from Florence whom he considered so incompetent that he removed everything that they did and painted all twelve thousand square feet of it himself.  He locked the chapel door provoking another quarrel with the Pope.  And then the labor was both physically and emotionally exhausting.  He painted standing up and looking upwards for such long periods that his neck became stiff and swollen.

And then there was the Pope…again.  He insisted on being let into the chapel to see what he was paying for.  The Pope kept asking impatiently when it would be finished, even climbing up onto the scaffold with his stick.  “How much longer?” he asked.  “When it satisfies me as an artist” was Michelangelo’s reply. The angry Julius retorted, “And we want you to satisfy us, and finish it soon.”  During one of their outbursts, the Pope even hit Michelangelo with his stick, after which he did apologize.

After nearly four years’ work, the scaffolding was removed.  The artist was still not satisfied and wanted to do much more. But the Pope would wait no longer. He rushed into the chapel to look at the astonishing achievement of more than 300 figures, many of them painted three or four times life-size.  On 31 October 1512, the Pope celebrated Mass inside the chapel.  Afterwards, all of Rome came to see what Michelangelo had done. They were speechless with astonishment.

 Summarized from excerpts from “Rome: The Biography of a City” by Christopher Hibbert.

 

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Dalla tavolozza…alla tavola

Il riso è un ingrediente presente nelle cucine nel tutto il mondo, ma il risotto è una preparazione tutta italiana, diffusa e resa famosa nel mondo dagli italiani. Mentre gli italiani sono molto orgogliosi della loro intera cucina, uno dei piatti più celebri è il Risotto alla Milanese—non solo per il sapore squisito, ma anche per le leggende che circondano il piatto e per lo zafferano per cui l’Italia è conosciuta.

Secondo una prima leggenda, le radici del piatto risalgono alle tradizioni della cucina kosher medievale.  Infatti, è possibile trovare nelle biblioteche la ricetta del riso allo zafferano, antenato del famoso risotto meneghino.  Probabilmente esportata dalla Sicilia, raggiunse il nord Italia grazie all’aiuto di alcuni mercanti ebrei.

La Sicilia sembra essere la patria del Risotto allo Zafferano anche in un’altra leggenda.  Una cuoca siciliana, che si trasferì a Milano, decise di preparare i famosi arancini. Tuttavia, non trovando tutti gli ingredienti necessari per il ripieno, ripiegò su una versione leggermente diversa. Nasceva così il primo risotto color giallo zafferano.

Ma la storia più conosciuta sull’origine del Risotto alla Milanese è attestata da un documento ritrovato nella biblioteca Trivulziana a Milano.  Secondo il manoscritto il piatto nacque nel 1574 durante le nozze della figlia di Mastro Valerio di Fiandra, pittore fiammingo che all’epoca lavorava alle vetrate del Duomo di Milano.  Le fonti dicono che Mastro Valerio aveva un assistente chiamato “Zafferano”, che aveva la mania di mescolare un po’ di questa spezia ai suoi colori, così da renderli più vivaci.  Durante il matrimonio della figlia di Valerio, la mania di Zafferano passò dalla tavolozza alla tavola.  L’assistente, forse per gioco, negoziò con il cuoco per aggiungere un po’ di zafferano nel risotto, che, all’epoca, veniva servito con solo burro. La reazione degli ospiti fu sorprendente.  Oltre ad aver aggiunto un sapore squisito al piatto, lo zafferano lo rese dello stesso colore dell’oro, simbolo di ricchezza e prosperità.  Da quel giorno, il Risotto color giallo preparato a Milano divenne uno dei piatti più alla moda del periodo, percorrendo osterie e taverne per tutta Milano e poi per tutta l’Italia in lungo e in largo.

Lo zafferano è una pianta antica originaria del Medio Oriente, anche se citata nei documenti medievali italiani.  A quei tempi era così prezioso che veniva usato come merce di scambio, come bestiame e terra.  Oggi lo zafferano è così caro (circa 3.000 euro al chilo) che nei negozi alimentari viene spesso tenuto sotto chiave.  Lo zafferano può essere raccolto solo a mano e i pistilli giusti devono essere scelti da uomo.  Si possono usare solo quelli dorati-cremisi, e 200 di questi sono necessari per produrre un singolo grammo.

L’Italia oggi è la patria del miglior zafferano al mondo.  Viene coltivato nelle valli tra l’Abruzzo e la Toscana. In tutta Italia ci sono molti prodotti e ricette che contengono lo zafferano, tra cui il miele di zafferano della Toscana, il pecorino siciliano chiamato Piacentinu Ennese DOP, e, ovviamente, il leggendario Risotto alla Milanese.

 

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