La mia caffettiera nuova

Dopo più di 15 anni di fedele servizio, la mia macchina del caffè si è rotta.  Prodotta in Svizzera, la Jura ha preparato, tazza dopo tazza, caffè caldo sia ristretto che lungo con un click.  Ha sempre risposto alla mia richiesta di caffeina.  Tutto quello che dovevo fare era riempirla di chicchi di caffè ed acqua.  Anche i miei amici italiani hanno detto che faceva un buon caffè…o almeno decente.

Dopo un breve periodo di lutto, mi sono dovuta decidere a trovare un sostituto.  “Naturalmente una caffettiera italiana,” hanno detto i miei amici senza esitazione.  “E Gaggia è il miglior marchio.”  Con un click, ho ordinato una Gaggia di lusso.  Da Milano a casa mia, via Amazon Prime, lei era in viaggio!

Quella notte mi sono svegliata in un bagno di sudore.  Ho fatto la cosa giusta?  Svizzera o italiana?  Sono stata troppo impulsiva?  Sto sfidando la fortuna ordinando un’altra macchina italiana?  Dopo tutto, ho già una Fiat (e un forno a legna costruito da un italiano).  Volevo veramente un’altra macchina del caffè che funzionasse come un orologio svizzero.

Ma non appena è arrivata, tutti i dubbi sono svaniti nel nulla.  Mi sono innamorata del suo splendido design elegante, tipicamente italiano.  E tutto sembrava così semplice—pulsanti per espresso, caffè, caffè lungo, cappuccino, latte macchiato, e latte.  Questa macchina (“la prima donna”) può fare tutto.

E, infatti, lei ha fatto tutto…per una settimana.  Poi un giorno niente.  Non si è nemmeno accesa.  Ho offeso gli dei del caffè quando ho richiesto un cappuccino nel pomeriggio?  Ho chiamato il mio amico italiano Giuseppe che ha costruito il forno a legna; è un ingegnere e un esperto di caffè.   Lui sussurra alle macchine.  E La Signora gli ha risposto immediatamente.  Immagino che a lei piacciano gli uomini italiani.   (Capisco…)  Era come se avesse scoperto che ero un pseudo italiana e che non volesse prendere ordini da me, specialmente quando chiedevo un caffè lungo così spesso.

Ma chi prende ordini da chi?  Sembra che dopo ogni altra tazza, ricevo un comando in italiano (senza “mi scusi,” senza “per favore”): riempire il serbatoio d’acqua, svuotare vasca raccogligocce e contenitore fondi, chiudere sportello chicchi, disincrostare la macchina, posizionare la caraffa del latte nell’alloggiamento, ecc.

Suppongo che ormai abbiamo raggiunto un accordo.  Lei è il cervello della famiglia ed io sono lo schiavo.  Non sono più lo schiavo del caffè; sono ora uno schiavo di La Signora.  Ma la donna fa un buon caffè…specialmente se uso solo i chicchi di caffè italiano.

 

 

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My New (Italian) Coffee Maker

After more than 15 years of faithful service, my coffee machine gave up the ghost.  Made in Switzerland, the Jura Impressa C5, which had been a present from my sister, produced cup after cup of hot coffee, both tall and short, at the push of a button.  It had always responded well to my request for caffeine.  All I had to do was provide the beans and the water.  Even my Italian friends said that it made good coffee…well, decent coffee, according to them.

After a brief mourning period, I was faced with the decision of a substitute.  “Of course, an Italian coffee machine,” said friends without hesitation.  “And Gaggia is the best brand.”  At the push of another button, I ordered a Gaggia with all the bells and whistles.  From Milan to my house, via Amazon Prime, she was on her way!

That night I woke up in a sweat.  Did I do the right thing?  Swiss or Italian?  Was I too impulsive?  Was I testing my luck ordering another Italian machine?  After all, I already owned a Fiat and a pizza oven made by an Italian.  I really wanted a coffee machine that worked like a Swiss clock.

But when she arrived, all my doubts flew out the window.  I fell in love with her elegant design, one that only the Italians can do.  And everything seemed so simple—buttons for espresso, short coffee, tall coffee, cappuccino, latte, and “clean.”  This lady could do everything.

And, in fact, she did do everything…for about a week.  Then one day, nothing.  She wouldn’t even turn on.  Had I offended the coffee gods when I requested a cappuccino in the afternoon?  I called my Italian friend Giuseppe who made the pizza oven; he is an engineer and a coffee expert.  He is a machine whisperer.  And this lady responded immediately to him.  I’m sure she likes Italian men (I understand). It was as if she discovered that I was a pseudo Italian and that she didn’t have to take orders from me, especially if I requested caffè lungo (essentially American coffee) so often.

But who take orders from whom?  It seems that after every other cup, I receive a command in Italian (without an “excuse me,” without a “please,” without a “thank you”): Fill the water tank, empty the grains container below, close the coffee bean door, descale the machine, place the milk carafe in the housing, etc.

By now we have reached an understanding.  She is the brains of the outfit and I am the slave.  I am no longer a slave to coffee; I am a slave to La Signora.  But I must admit, the lady makes great coffee…especially if I give her only Italian coffee beans to work with.

 

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I Pet Detective

Se avete mai perso il vostro migliore amico a quattro zampe, sapete come sia straziante.  Chiamate senza sosta il vostro amico, tappezzate il quartiere con i volantini, controllate i rifugi locali, e lasciate il loro premio preferito sulla soglia.  Nell’era dei sociali media, entrambi i proprietari e i rifugi usano Facebook con successo.  Next Door è una rete privata sociale a Santa Barbara dove voi e i vostri vicini potete condividere le notizie online e postare informazioni sugli animali persi e recuperati.

Sta arrivando una nuova generazione di strategie per trovare gatti e cani persi.  Il Pet Detective è un’agenzia investigativa con nuove idee per animali domestici.  Fondata negli Stati Uniti, ora arriva nella regione del Piemonte in Italia.  Dopo aver seguito corsi in America, Andrea Granelli, un educatore cinofilo, è ritornato in Italia per aprire una scuola a Bergamo e formare una squadra a Torino.

I Pet Detective usano le stesse tecniche che sono utilizzate dalla polizia per risolvere le indagini sulle persone scomparse.  Tra le più sofisticate ci sono l’uso di ragionamenti deduttivi, profilino comportamentale, teoria della probabilità di ricerca, la raccolta di prove forensi, trappole umane, e l’uso di attrezzature high-tech.

A Torino, la squadra, in primis, crea un profilo dell’animale.  “Ogni soggetto ha caratteristiche precise,” spiega Dario Maffioli, un direttore di Pet Detective.  “C’è una bella differenza tra il comportamento di un gatto o di un cane in fuga.  Poi bisogna fare una distinzione tra la razza e il carattere dell’animale, se è timido o ha tendenza a impaurirsi.”  Quindi, il primo passo per il proprietario è compilare un questionario sul sito dell’associazione (www.petdetective.it), si inserisce una foto dell’animale da cercare, e si risponde ad alcune domande: il luogo della scomparsa, se vive in casa o in giardino, ed i suoi gusti.  Questo passaggio è gratuito.

Se il proprietario decide di usare i servizi di Pet Detective, ci sono diversi pacchetti che si possono acquistare; i prezzi vanno da 59 a 159 euro.  L’agenzia prova a coinvolgere il più possibile il proprietario in modo da ridurre al minimo i costi.  La tempestività è essenziale: le ricerche iniziate entro 5 giorni dalla scomparsa portano nell’82 per cento dei casi ad un risultato positivo.  La pioggia cancella le tracce, che vanificherà gli sforzi di entrambi il detective e il proprietario.

In base alle abitudini del fuggitivo, si circoscrive la zona in cui potrebbe trovarsi.  Poi si posizionano delle esche (il cibo preferito), che vengono monitorate con telecamere a infrarossi.  Nulla è lasciato al caso.  I Pet Detective inviano al proprietario una mappa delle zone strategiche dove appendere i volantini con la foto dell’animale smarrito.  Alcuni pet detective utilizzano persino strumenti di ascolto amplificati, monitor per bambini, cani addestrati alla rilevazione di gatti, e cani addestrati a tenere traccia dei cani persi.

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