Un racconto di due città italiane

Apparsi a distanza di una settimana l’uno dall’altro alla fine del 2021, due articoli del New York Times presentavano le città italiane di Brescia in Lombardia e Trieste in Friuli-Venezia-Giulia. Ogni città è stata evidenziata per la diversa esperienza e per la diversa risposta alla pandemia attuale.

All’inizio del 2020, l’Italia è stato il primo paese in Europa ad avere avuto un grave focolaio di coronavirus. La regione Lombardia, in particolare le città di Brescia e Bergamo, ne sono diventate l’epicentro, mostrando al mondo la portata devastante della pandemia. In primavera, gli ospedali di Brescia hanno avuto più malati di coronavirus di qualsiasi altra città in Europa. E poche persone in Italia e negli Stati Uniti dimenticheranno le immagini dei camion dell’esercito che trasportavano le bare verso i luoghi di cremazione.  Il sindaco di Brescia lo ha ricordato tutto quel come un “tempo di vero terrore”.

Dopo che la variante delta ha nuovamente soggiogato il sistema sanitario locale oltre i suoi limiti, il virus è iniziato a calare a livello nazionale. Sotto la guida del Primo Ministro Mario Draghi, l’Italia ha intrapreso un’azione vaccinale molto determinata e ad oggi presenta una percentuale di popolazione vaccinata più alta che negli Stati Uniti. A Brescia le cose iniziano a tornare alla normalità e la città ha adottato una famosa statua antica come emblema del suo recupero.

La “Vittoria Alata” è un bronzo romano risalente al I secolo d.C. Fu scoperto nel 1826 durante scavi archeologici tra le rovine del Tempio Capitolino di Brescia. Divenne un simbolo di identità e ispirazione civica durante l’insurrezione della città del 1849 contro le forze austriache. Il poeta Giosuè Carducci scrisse un’ode alla statua che celebrava anche Brescia come la “Leonessa d’Italia” per il coraggio dei suoi cittadini durante una rivolta di 10 giorni per l’unità italiana.

Dopo due anni di restauro, la statua è di nuovo alla vista del pubblico e il presidente Sergio Mattarella ne ha presieduto l’inaugurazione, in un parco archeologico: “Questo è il tempo del rinnovamento, anche per onorare le vittime; è il momento della ripresa e di programmare il futuro”. Le immagini e gli omaggi alla statua ora addobbano la città. Il principale centro di vaccinazione di Brescia trasmette i video del restauro della statuae una delle stazioni della metropolitana di Brescia presenta un’installazione monumentale della “Vittoria alata”. 

È una storia diversa, quella a quasi 330 km a est nella città portuale di Trieste. Dopo che l’Italia ha introdotto il green pass sanitario più duro ed espansivo d’Europa, Trieste è diventata l’epicentro delle proteste no-vax, che marciano a fianco dei lavoratori portuali, perché il provvedimento del green pass viola il loro diritto al lavoro. E ora Trieste è emersa come un hot spot del Covid legato direttamente a quelle proteste, che rischia di gravare sul sistema sanitario locale.

Trieste era un tempo un centro cosmopolita dell’impero austro-ungarico e ha da tempo una reputazione di indipendenza. Dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno controllato Trieste, per paura che cadesse nelle mani della Jugoslavia comunista. L’hanno consegnato all’Italia nel 1954. Tuttavia, un enorme cartello “Benvenuti nel Territorio Libero di Trieste” nel centro della città ricorda che c’è ancora chi crede che l’Italia abbia annesso illegalmente la città. Tuttavia, molte persone locali non credono che ci sia una connessione storica con lo scetticismo attuale sui vaccini e per i suoi recenti focolai di Covid. Credono che l’alto tasso di contagi abbia più a che fare con la geografia. Trieste confina con la Slovenia ed è al crocevia fra l’Europa centrale e i Balcani. Mentre il recente focolaio è stato strettamente correlato alle proteste, Trieste è anche a stretto contatto con l’Europa centrale, dove la circolazione del virus è estremamente alta. 

Trieste mostra come una minoranza non vaccinata, motivata da preoccupazioni per la libertà, il diritto al lavoro o teorie del complotto, possa ancora minacciare il bene pubblico. Brescia, invece, simboleggia la rinascita di una città che si è unita. Nel 2023 Brescia e Bergamo si divideranno il titolo di Capitale Italiana della Cultura, dopo che altre città si sono ritirate dalla competizione per incoronare all’unanimità le più colpite città lombarde.

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A Tale of Two Italian Cities

Appearing within a week of each other in late 2021, two articles in the New York Times featured the Italian cities of Brescia in the Lombardy region and Trieste in the Friuli-Venezia-Giulia region.  Each city was highlighted for its different experience with and response to the Covid pandemic.

In early 2020, Italy was the first country in Europe to have a major outbreak of the coronavirus.  The Lombardy region, particularly the cities of Brescia and Bergamo, became the epicenter, showing the world just how devastating the pandemic would be.  In the spring, Brescia’s hospitals had more coronavirus patients than any other place in Europe.  And few people in Italy and in the United States will forget the images of army trucks transporting coffins to cremation sites when city morgues became overwhelmed.  Brescia’s mayor recalled it as a “time of real terror.” 

After the delta variant again taxed the local health system beyond its limits, the virus began to wane nationwide.  Under the leadership of Prime Minister Mario Draghi, Italy undertook an aggressive vaccination drive and today has a higher percentage of the population vaccinated than in the United States.  In Brescia, things are beginning to return to normal, and the city has adopted a famous ancient statue as the emblem of its recovery.

“Winged Victory” is a Roman bronze dating from the first century C.E. It was discovered in 1826 during archaeological excavations among the ruins of Brescia’s Capitolium Temple.  It became a symbol of civic identity and inspiration during the city’s 1849 insurrection against Austrian forces.  The poet Giosuè Carducci wrote an ode to the statue that also celebrated Brescia as the “Lioness of Italy” because of its citizens bravery during a 10-day revolt for the cause of Italian unity.

After a two-year restoration, the statue is once again on public view, and President Sergio Mattarella help inaugurate its placement in an archeological park: “This is the time of renewal, also to honor the victims; it’s the time of recovery and to plan for the future.”  Images of and homages to the statue now festoon the city. Brescia’s main vaccination center has looped videos of the statue’s restoration, and one of Brescia’s metro stations features a monumental installation of the “Winged Victory.” 

It is a different story nearly 330 km (more than 200 miles) to the east in the port city of Trieste.  After Italy introduced Europe’s toughest and most expansive health pass, Trieste became the epicenter of protests as vaccine skeptics marched alongside dock workers who shouted that the measure infringed on their right to work.  And now Trieste has emerged as a Covid hot spot linked directly to those protests, which threatens to burden the local health care system. 

Trieste was once a cosmopolitan hub of the Austro-Hungarian Empire and has long had a reputation for independence.  After World War II, the United States and Britain controlled Trieste, not wanting it to fall into Communist Yugoslavia’s hands.  They handed it over to Italy in 1954.  However, an enormous “Welcome to the Free Territory of Trieste” sign in the town center reminds viewers that some still believe that Italy illegally annexed the city.  However, many people in the area do not believe there is historical relevance for Trieste’s new reputation as the center of vaccine skepticism and to its recent infection outbreaks.  They believe the high rate of infection has more to do with geography.  Trieste shares a border with Slovenia and is at a crossroads of Italy, Central Europe, and the Balkans.  While the recent outbreak was strictly correlated to the protests, Trieste is also at the heart of Central Europe where circulation of the virus is extremely high.

Trieste shows how an unvaccinated minority—whether motivated by concerns about freedom, the right to work, or unfounded conspiracy theories—can still threaten the greater public good.  Brescia, on the other hand, symbolizes the rebirth of a city that pulled together.  In 2023 Brescia and Bergamo will share the title of Italy’s Capital of Culture, after other cities withdrew from the competition in order to unanimously crown the hard-hit Lombardy cities.

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Lina Wertmüller (in italiano)

Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spañol von Braueich nata a Roma nel 1928, corrisponde per il grande pubblico al nome di Lina Wertmüller, la famosa regista italiana proveniente da una famiglia cattolica di lontana origine svizzera per parte di padre.  Descrisse la sua infanzia come “un’avventura”. Dev’essere stato sicuramente così, dato che fu espulsa da ben 15 diversi licei cattolici. Fin dalla tenera età, era interessata al teatro e al cinema. Durante la sua carriera ha rivestito vari ruoli professionali in questo ambito, producendo spettacoli in tutta Europa. Una svolta è arrivata quando una sua amica del liceo sposò Marcello Mastroianni; quest’ultimo la presentò a Federico Fellini. All’età di 35 anni, divenne la sua assistente alla regia per il film Otto e mezzo (1963).

Iniziò a dirigere i suoi film a partire dal 1963 e, sebbene ne abbia prodotti almeno 16, è sicuramente nota per quattro di essi, girati degli anni ’70: Mimi metallurgico ferito nell’onore (1972), L’amore e l’anarchia (1973), Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974) e Pasqualino Settebellezze (1975). Come il suo stesso nome, a volte dava titoli lunghi e stravaganti ai suoi film, come il lungo titolo per Travolti.  Detiene il Guinness dei primati per il titolo del film più lungo: Blood Feud (1978) era originariamente Un fatto di sangue nel comune di Siculiana fra due uomini per causa di una vedova.

I lavori della Wertmüller mostrano un grande interesse per la classe operaia italiana, viste come vittime del potere politico. In Mimi metallurgico, il protagonista è un comunista, il cui obiettivo principale è trovare lavoro, ma viene costantemente ostacolato dalla mafia. In L’amore e l’anarchia, il protagonista è un anarchico che vuole assassinare Benito Mussolini; alla fine viene picchiato a morte dai fascisti.

Molti dei film della Wertmüller presentano capovolgimenti di potere in termini di classe, di genere e di ruoli sociali. In Travolti, un’arrogante donna benestante, Raffaella, è in vacanza su uno yacht nel Mar Mediterraneo e parla incessantemente delle virtù della sua classe e dell’inutilità della sinistra politica. Questo fa infuriare il marinaio comune, Gennarino, comunista dichiarato, che non esprime la sua opinione per mantenere il suo posto. Quando vengono abbandonati su un’isola, ha molto da dire e lei diventa sottomessa a lui per sopravvivere.

Nei suoi film compaiono stupro e violenza, violenza verso Raffaella in Travolti. Sebbene la Wertmüller non fosse una femminista dichiarata, spesso presentava donne forti e capaci e uomini sciocchi e inetti. In Mimi metallurgico, Mimi è un uomo semplice che inciampa e si fa strada a tentoni nel mondo. Sia in questo film, che in Pasqualino Settebellezze, la Wertmüller prende in giro il maschilismo. In quest’ultimo film, Pasqualino è un dandy e un teppista napoletano. È offeso dal fatto che un uomo ha trasformato una delle sue sorelle in una prostituta e si propone di vendicare l’onore della famiglia. Eppure, nonostante la difesa della sorella, lui stesso uccide un uomo, violenta una donna in un reparto psichiatrico e abbandona l’esercito italiano. Viene mandato in un campo di concentramento tedesco, dove per sopravvivere fornisce favori sessuali alla comandante, donna obesa. 

I film della Wertmüller sono girati in ambienti diversi: Roma, le isole, bordelli e persino campi di sterminio. I suoi personaggi sono generalmente simpatici, non importa quanto siano inetti, arroganti o criminali, emerge spesso in molti di loro una sorta di frenesia assurda. Il dialogo si colora di dialetto…e tante parolacce.

Nel 1977, Lina Wertmüller è diventata la prima regista donna nominata all’Oscar come Miglior Regista per Pasqualino Settebellezze. Ha anche ricevuto un Oscar onorario nel 2019. Suo marito, Enrico Job (1934-2008), un art designer che ha lavorato a molti dei suoi film, non poteva stare con lei, ma la figlia adottiva, nata nel 1991, la accompagnava alle serate anche come Isabella Rossellini e Sofia Loren.  La Wertmüller è morta di recente, nel dicembre 2021.

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