La Vespa

In a country known for its beautiful car, clothing, and high-tech designs, the Vespa (Italian for “wasp”) remains one of the most iconic around the world.   It is an enduring symbol of Italy’s post-war inventiveness. Its brightly painted, slim-waisted silhouette appears in countless films, the most famous in the UnitedRoman Holiday States being “Roman Holiday” (1953), starring Gregory Peck and the similarly slim-waisted Audrey Hepburn.

While it is ubiquitous on urban Italian thoroughfares, the Vespa is not as prevalent, of course, in the car-crazy United States.  Even in the bicycle culture of Santa Barbara, car drivers must take extra caution to respect the more Vespa logovulnerable drivers.  One Italian friend here recently sold her Vespa; other American neighbors featured below love their red scooter.  They even tootle about town with their dog, Carina, aboard.  Santa Barbara also features a Ducati-Vespa dealership, and I am about to make a visit.

Per ironia, l’ispirazione per il disegno della Vespa fu americana.  Durante  la seconda guerra mondiale, una motoretta verde oliva, fatta nel Nebraska, è stata utilizzata dall’esercito americano in Italia per circumvenire i ponti e le strade che erano stati distrutti dai nazisti nel nord d’Italia.   Dopo la guerra,  Enrico Piaggio, il figlio del fondatore  di una società che produceva aerei,  decise di affrontare la necessità urgente per un modo moderno e economico di trasporto per le masse.

Nel 1944, gli ingegneri di Piaggio hanno cominciato a disegnare la motocicletta.   La progettazione di uno dei primi prototipi, chiamata

MP 5 Vespa

MP 5 Vespa

MP 5 (Moto Piaggio numero 5),  incluse un alto parabrezza anteriore, comandi del manubrio e ruote di piccolo diametro.  Fu soprannominato “Paperino” (duckling or Donald Duck).

Ad Enrico Piaggio non piacque il disegno di MP 5, particolarmente la sezione centrale alta.  Gli ingegneri la modificarono in modo che la MP 6 avrebbe potuto essere montata più facilmente.    Quando il Signor Piaggio la vide per la prima volta, esclamò, “Sembra una vespa!”  Il nuovo scooter fu battezzato sul posto.  La prima Vespa fu venduta  in Italia nel 1946.

I nostri amici e vicini, Pam e David Caswell,  hanno acquistato un modello LX 150 da Craig’s List nel 2008.    Ho incontrato Pam per la prima volta attraverso “Dining for Women,” un’associazione che finanzia progammi internazionali che aiutano le donne e i bambini che vivono in povertà.    Pam e David si sono sposati nell’ottobre 2005 a Assisi, provincia di Perugia, della regione dell’Umbria.   Nel passato, David ha fatto gare di moto.  Ora tutti e due vanno in bicicletta in tutta l’Europa e vedono la Vespa ovunque.

David, Carina e Pam

David, Carina e Pam

David è il guidatore della loro Vespa a Santa Barbara, e Pam e occasionalmente il loro cane, Carina, lo accompagnano.   Dicono che la Vespa è un ottimo modo per portare a casa la spesa, e di poter parcheggiare quasi ovunque.  Infatti, quando vanno ai concerti del Santa Barbara County Bowl, dove le strade sono molto congestionate, guidano la Vespa e possono parcheggiare insieme ai ricchi e famosi che parcheggiano le loro macchine di lusso.

David mi dice che ama la Vespa perchè è uno scooter relativamente semplice senza una frizione e marce.    Ha un chilometraggio favoloso:  13.4 L/ 100 km (70 miles per gallon).    David è un bravo guidatore.  Usa i suoi fari tutto il tempo, indossa un casco e abbigliamento di colori brillanti, e sta attento che i guidatori delle macchine in strada lo vedano.  Solo una volta ha guidato sull’autostrada—e si è sentito molto piccolo e vulnerabile.  È meglio guidare sulle strade in città.

Alcuni degli altri film che presentano questa icona?     “Respiro” (che è ambientato a Lampedusa), “Vespa” (un film ungherese), e “Il Segno di Venere” (con Sophia Loren).

 

Pam, Jacopo;  Maura e Derek Jaye, i ragazzi di mia nipote, Zoe,  e i nipoti di mia sorella, Mary,  alla Festa di Ferragosto

Pam Caswell, Jacopo Giacopuzzi di Verona e California; Maura e Derek Jaye, i ragazzi di mia nipote, Zoe, e i nipoti di mia sorella, Mary, alla Festa di Ferragosto

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“Tulipano” e Walter de Hoog

I belong to a book group that the 2 Marys started—my sister Mary Smith and Mary Heebner, the artist I featured in a former post.  I was a little leery of joining the book group not wanting to have more deadlines in my life; it reminded me too much of the stress of school.  But I was impressed by the intelligent and interesting women that they brought together, as well as the democratic process of book selection.  

In October we featured a book I had read called, “Tulipano: TulipanoA Story of Wartime Italy—1944-45” by Walter de Hoog.  Walter and his wife Elinor retired to Santa Barbara, and I had heard him give a dramatic reading from his book.  At that time, I immediately read it cover to cover, one sitting.  Published in 2012, it is a historical memoir of a 20-year Dutchman who served in the Italian Resistance to the Nazi occupation of Northern Italy.  (“Tulipano,” Walter’s underground name, is the Italian word for tulip.) He is captured and put on a train to Mauthausen, the notorious Nazi extermination camp.  

Walter and Elinor graciously attended our book group, answered our questions, and offered even more insights into those dark days in Europe.  Please read on to learn about Walter’s escape, his experiences with Ferruccio Parri, the head of the Resistance who became Italy’s first post-war Prime Minister, and Walter’s emigration to the United States.  (In a future post, I will translate the following into English.)

Walter e Elinor de Hoog con Mary Smith, Mary Heebner, Susette Naylor, Barbara Hill-Vollero, Susan Keller, Prudy Squier

Walter e Elinor de Hoog con “Book Group”: Mary Smith, Mary Heebner, Susette Naylor, Barbara Hill-Vollero, Susan Keller, Prudy Squier

“Tulipano” è un libro affascinante che combina la storia delle sue varie fughe da nazisti e fascisti, e reflessioni sulla condizione umana e le devastazioni della guerra.  Tulipano era il nome in codice di Walter de Hoog quando, a 20 anni di età, era une corriere per la Resistenza italiana.   Venne catturato dalla Gestapo che gli trovò addosso dei documenti segreti militari.  In treno, con altri partigiani, in viaggio per il campo di sterminio nazista di Mauthausen in Austria nel gennaio 1945,  Walter decise di tentare di fuggire:

Se dovessi morire, vorrei morire in Italia.  Fu, infine, una facile decisione .  È stato il paese, la lingua, la cultura dei miei affetti.  L’Italia era il paese dove sono andato a scuola per sette anni, dove mi sono svegliato alla vita da adolescente, all’amicizia, all’amore, alle meraviglie della bellezza della terra e ai successi dell’arte e della civiltà italiane.

In Italia ho trovato la goia nel Rinascimento, la logica e la simmetria del
Latino, la struttura del Greco, la bellezza eccelsa delle opere di Verdi, di Puccini, di  Leoncavallo.  Se dovessi morire, dovrebbe essere da questo lato del Passo del Brennero.  Cio’è quello che mi ha dette il coraggio di fare il movimento irreversibile, e rischiare tutto nel mio disperato tentativo di libertà….

Anche dopo la sua fuga dal treno, Tulipano sopravvisse molte altre volte usando intelligenza e furbizia e sempre essendo un passo avanti ai nemici.  Come giovane e come autore molti anni più tardi,  spesso riflettè sulla natura del coraggio, non solo considerandola sua situazione ma anche riflettendo sul carattere di Ferruccio Parri, che per 20 anni guidò la resistenza al fascismo e al nazismo.  Tutti e due i Walter, il giovane e ora il vecchio, hanno un grandissimo rispetto di Parri, un uomo gentile e morale che ebbe anche una fibra di acciaio.  Come Primo Ministro, una posizione che non cercò e non desiderò, Parri fu democratico e idealistico.  Nominò Walter alla posizione di assistente e usando Walter per tenersi in contatto con la gente e le loro miserie del dopoguerra.  Purtroppo, Parri non sovravvisse a lungo come Primo Ministro nel mondo politico fratturato del tempo.

Nel 1946, Walter imparò l’inglese durante il suo viaggio in nave verso gli Stati Uniti.  Frequentò Dartmouth College e si laureò summa cum laude in 3 anni.    Poi diventò un ben noto regista di film e documentari  per  la United States Information Agency, un’agenzia la cui missione era  la diffusione di avvenimenti storici e politici nel mondo.  Per tale agenzia, Walter realizzò un documentario sul muro di Berlino, uno sullo sbarco nella luna dell’Apollo 11, e sul poeta Robert Frost,  e su altri eventi o personaggi.

Ora?  Walter continua a fare molte letture da “Tulipano” e lui e la moglie Elinor hanno deciso di unirsi al nostro “book group.”

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Una storia che fa bene al cuore grazie a Facebook

Two beautiful cats, two similar stories….

Ho letto un articolo nel Corriere della Sera almeno un anno fa circa un bel gatto che si chiamava “Ciro.” Il gatto nero e bianco abitava a Monza, città nella Regione della Lombardia, situata a 15 chilometri a nord di Milano. Tre anni prima Ciro era caduto (o forse era saltato) dal balcone della sua casa. La proprietaria (la chiamerò “Chiara”) lo ha cercato e cercato per lui, ma nulla. Ha continuato nelle ricerche per molte settimane, tappezzando il quartiere con la sua foto. Sconosciuto a Chiara, Ciro, ferito e spaventato, si era nascosto nella campagna, vicino a casa.

Ciro

Ciro

Esattamente un anno dopo la scomparsa, una gattara ha soccorso un felino che stava ai margini di una colonia di gatti selvatici. Il micio era visibilmente sofferente e malandato. Dopo aver tentato e ritentato di farlo accettare dalla colonia, lei l’ha portato al rifugio chiamato Gattolandia. Perchè da solo il gatto non sarebbe sopravvissuto, una volontaria ha capito che era un gatto casalingo. Il personale del rifugio lo ha chiamata “Connor.”

Una voluntaria alla Gattolandia con Ciro

Una voluntaria alla Gattolandia con Ciro

Undici mesi dopo l’arrivo nel rifugio, Connor ancora non aveva richieste di adozione. Quindi le volontarie hanno postato le immagini di Connor sulla pagina Facebook. Chiara le ha viste e immediatamente è andata al rifugio. Quando è arrivata, l’ha chiamato “Ciro!” Il micione si è illuminato e s’è tirato su. Un’emozione incredibile e irripetibile…per tutti.

Ciro mi ricorda della mia cara Carina, la più recente aggiunta alla nostra casa. Carina ha 9 mesi, la più piccola di altre due gatte (Fellini

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Carina

ha 23 anni e Lucia ha 12 anni) e due cani (che hanno 13 anni). Come Ciro, Carina è bella e inconfondibile per i colori bianco e nero a formazione di scacchi sul musino. Ho trovato Carina pochi mesi fa in una strada vicina. È corsa verso di me e quasi mi è saltata in braccio. L’ho portata a casa mia e poi ho cercato per il suo proprietario. Ma non ho avuto bisogno di utilizzare una pagina Facebook.

Carina

Carina

Si è scoperto che “Bubbles” apparteneva a una coppia che viveva nell’apartamento vicino. Simile a Ciro, Bubbles era saltata dal loro balcone! La coppia mi ha detto che Bubbles probabilmente sarebbe più felice in una casa con un giardino e se la volevamo tenere. L’ho adottata con entusiasmo e ho cambiato il suo nome a Carina.

Carina è la gatta più gentile che abbia mai conosciuto. Abbraccia teneramente e fa le fusa con tutti! Ma è anche una cacciatrice. Ogni mattina grida di andare fuori. Non so mai che piccolo dono mi porterà a casa più tardi quel giorno.

Perchè Carina è molto gentile e potrebbe essere sequestrata (“catnapped”), ho cercato 4 volte di metterle un collare con l’identificazione. Ma è riuscita a levarseli tutti lo stesso giorno. Sto anche attenta che Carina torni a casa prima di sera e prima che i coyoti, che hanno sempre fame e sete a causa della siccità, comincino a cacciare di notte. Finora, tutto bene. Nel frattempo, sto facendo delle foto alla mia cara Carina nel caso in cui dovessi postare il suo ritratto sulla pagina Facebook.

Cara Carina

Cara Carina

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