Salvatore Ferragamo: “Calzolaio delle stelle”

Quando Salvatore Ferragamo morì nel 1960, molte persone temevano che il suo immensoil museo impero artistico sarebbe caduta a pezzi tra le dispute familiari e la mancanza di imprenditorialità continua.  Invece, il nome e il patrimonio sono sopravvissuti.  Ma fu Salvatore che fondò l’impero scarpa e servì il mondo dell’élite della moda.

Salvatore nacque nel 1898 a Bonito, un paese piccolo nella provincia di Avellino nella regione italiana della Campania.  Fu l’undicesimo di 14 figli.  La sua passione cominciò quando fece il suo primo paio di scarpe, all’età di 9 anni per le sue sorelle da indossare durante la loro cresima.  La sua famiglia si oppose alla sua professione, che era considerata una delle più umili nel sud Italia al momento.  Ma Salvatore, che abbandonò la scuola in terza elementare, fu preso come apprendista da un famoso calzolaio di Napoli.  Un anno dopo tornò a Bonito per aprire un piccolo negozio.

All’età di 16 anni, Salvatore emigrò a Boston per unirsi a un fratello che lavorava in una fabbrica di stivale da cowboy.  Poco dopo, si trasferì di nuovo per unirsi ad altri fratelli a Santa Barbara in California.  I fratelli aprirono un negozio di riparazione di scarpe, che ebbe molto successo in una città con uno dei primi studi cinematografici.  Salvatore lasciò il negozio per trasferirsi a Hollywood per sequire la sua nuova vocazione—la progettazione di calzature per i film.

Salvatore progettò stivali da cowboy e sandali romani e egiziani, che affascinarono gli Salvatore e Sofiaattori tanto che cominciarono ordinarli per l’uso quotidiano.  I fit toosuoi clienti in quel momento inclusero Rudolph Valentino, Gloria Swanson, e Joan Crawford,  Ferragamo si concentrò non solo sullo stile ma anche sulla forma e sul taglio; fece corsi di anatomia presso l’Università della California del Sud.

bizarroAbbastanza presto non era in grado di tenere il passo con gli shoe formsordini per scarpe fatte a mano, soprattutto nel mondo cinematografico.  Iniziò a cercare calzolai competenti in tutta l’America, ma non trovò nessun artigiano che era in grado di vivere all’altezza delle sue aspettative.  Rifiutò di subire l’industrializzazione (una catena di montaggio della calzatura) e tornò in Italia.  Trovò artigiani adatti a Firenze e fondò una ditta con 60 lavoratori.

Sia la depressione sia la seconda guerra mondiale danneggiarono gli affari di Ferragamo, ma rimbalzò di nuovo entrambe le volte.  Quando il metallo era scarso, progettò la zeppa, il tacco a gabbia, e la scarpa piattaforma utilizzando lastre di sughero.  I suoi clienti crebbero per includere Eva Peron, Marilyn Monroe, Judy Garland, Greta Garbo, Anna Magnani, e Audrey Hepburn.  Ebbe una varietà infinita di stili eleganti, frivoli, bizzari, ed esclusivi.   Vinse un Oscar per la moda nel 1947 – il primo assegnato ad un calzolaio.

Dopo la morte di Ferragamo, all’età di 62 anni, la moglie e i figli presero il suo posto di attività di Palazzo Spini Feroni di Via Mannelli a Firenze. L’impero si espanse per includere altri prodotti come borse, profumi, e accessori in seta.  Il Palazzo non è solo la sede mondiale della società, ma anche il sito di un museo dedicato alla vita e alle opere di Salvatore Ferragamo, che fu aperto nel 1995.un'altra

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Salvatore Ferragamo: Shoemaker to the Stars

When Salvatore Ferragamo died in 1960, many people feared that his immense artistic il museoempire would fall apart between family disputes and lack of continued entrepreneurship.  Instead, the name and the patrimony lived on.  But it was Salvatore who founded the shoe empire and served the elite world of fashion.

Salvatore was born in 1898 in Bonito, a small town in the province of Avellino in the Campania region of Italy.  He was the 11th of 14 children.  His passion began when he made his first pair of shoes at the age of 9 for his sisters to wear at their confirmation.   His family opposed his chosen profession, which was considered to be one of the most humble in southern Italy at the time.  But Salvatore, who dropped out of school in the third grade, was taken on as an apprentice to a renowned Naples shoemaker.  A year later he returned to Bonito to open a small shop.

At 16 Salvatore emigrated to Boston to join his brother who worked in a cowboy boot factory.  Shortly thereafter he moved to join other brothers in Santa Barbara, California.  The brothers opened a shoe repair shop, which was very successful in the city with one of the first film studios.  Salvatore left the shop to go to Hollywood and pursue his new calling—designing footwear for movies.

Salvatore designed cowboy boots and Roman and Egyptian sandals, which captivated the Salvatore e Sofiaactors so much that they began ordering them for everyday use.  fit tooHis clients at that time included Rudolph Valentino, Gloria Swanson, and Joan Crawford among others.  Ferragamo focused not only on style but also on fit, and took anatomy courses at the University of Southern California.

Soon he was not able to keep up with the orders for handmade shoes, especially in the cinematic world.  He began to look for competent shoemakers throughout America but did not find any artisans who were able to live up to his expectations.  He refused to give in to industrialization (an assembly line of shoemaking) and returned to Italy.  He found suitable artisans in Florence and set up his workshop with 60 workers.

Both the Depression and the second world war took its toll on Ferragamo’s business but he bizarrobounced back both times.  When metal was scarce, he designed shoe formsthe wedge heel, the cage heel, and the platform shoe using slabs of cork.  His clientele grew to include Eva Peron, Marilyn Monroe, Judy Garland, Greta Garbo, Anna Magnani, and Audrey Hepburn.  He had an endless variety of elegant, frivolous, bizarre, and exclusive styles.  He earned an Oscar for fashion, the “Nieman Marcus Award,” in 1947—the first awarded to a shoemaker.

After Ferragamo’s death at the age of 62, his wife and children took over the business in Palazzo Spini Feroni in Via Mannelli.  The empire expanded to include other products like handbags, perfumes, and silk accessories.  The Palazzo is not only the world headquarters of the company, but also the site of a museum dedicated to Salvatore Ferragamo’s life and work, which was opened in 1995.kinda cutewedge un'altra sandal

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L’effetto della Brexit sull’Italia

Se fosse stata un’elezione italiana, ci sarebbero stati giornalisti inglesi a frotte pronti a ridere del politica ingenua e infantile del Bel Paese.  Che toglie il fiato nel referendum Brexit sono le bugie e le esagerazioni di entrambi i campi nella stampa britannica e nei discorsi dei leader.  Qualque esempio:  l’esistenza di un milione e mezzo di immigrati clandestini causerà il collasso nei conti del servizio sanitario nazionale in due o tre anni; una promessa di 350 milioni di sterline settimanali a questo servizio perchè non ci sarà un contributo dell’Unione; il ripristino nei controlli nazionali aumenterebbe di dieci volte l’abilità di fermare sospetti terroristi; lo spettro di 700 reati settimanali commessi da immigrati comunitari…e la migliore:  ci sarà un’invasione di migranti turchi se il Regno Unito non lasciasse l’Unione Europea.

Chiaramente, i timori per l’immigrazioni erano un gran problema tra i votanti.  Ciò che l’elezione ha rivelato erano profonde divisioni all’interno della Gran Bretagna—tra le generazioni, tra i livelli di istruzione e quelli socio-economici, e tra le regioni geografiche.

Ma che cosa sarà probabilmente l’impatto della Brexit sull’Italia?  Non lo sappiamo, particolarmente  a medio o a lunga termine.  Il crollo immediato dei mercato era previsto e prevedibile.  L’economia europea probabilmente sarà più debole almeno per un certo tempo.  Per l’Italia, uno dei paesi con la crescita più bassa in Europa e il debito più alto, la Brexit non è buona notizia.  Nell’immediato futuro, l’Italia rischia di pagare un prezzo più alto per la Brexit.

Sul fronte delle esportazioni,  il Regno Unito è un mercato rilevante per l’Italia.  Nel 2015 l’interscambio commerciale è stato del 5,9% più alto rispetto al 2014.  Se il Regno Unito fosse rimasto nell’Ue, le esportazioni italiani per la Gran Bretagna sarebbero aumentate del 5,5% all’anno nel periodo 2017-2019.  Con la Brexit, invece, questo flusso probabilmente rallenterà.

Certamente ci saranno molti cambiamenti nel mondo degli affari e altri aspetti della vita, ma non tutti saranno terribili.  Ciò che rende le persone a disagio è l’incertezza.  Potrebbero le banche lasciare la piazza finanziaria di Londra?  Potrebbero le fabbriche di automobili nella Gran Bretagna (con impianti Nissan, Honda, Toyota, BMW, e General Motors) chiudere e riapire in un paese membro dell’Ue dell’Est?  Che accadrà ai 300,000 italiani residenti nel Regno Unito?  Che cosa sarà il futuro della ricerca alle università britanniche, che sono finanziate al 20% dal Consiglio europeo? Potrebbe innalzare la Gran Bretagna barriere doganali, una ricaduta sulle vendite dei prodotti “made in Italy”?

Che cosa sarà l’effetto domino, in termini politici, su altri Paesi dell’Unione Europea?  Bruxelles sarà dura nei negoziati con l’Inghliterra, si dice, per scoraggiare altri paesi di lasciare l’Unione.  Avrà lo scenario finanziario dell’Unione un impatto alle urne in Italia a ottobre, quando in gioco ci saranno la riforma costituzionale, la stabilità del governo, il futuro del primo ministro, e la tenuta della legislatura?

È importante di sottolineare di evitare falsi allarmismi e sfacciate menzogne nella stampa e nei discorsi dei leader dell’Europa in questo momento di incertezza.

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