L’effetto della Brexit sull’Italia

Se fosse stata un’elezione italiana, ci sarebbero stati giornalisti inglesi a frotte pronti a ridere del politica ingenua e infantile del Bel Paese.  Che toglie il fiato nel referendum Brexit sono le bugie e le esagerazioni di entrambi i campi nella stampa britannica e nei discorsi dei leader.  Qualque esempio:  l’esistenza di un milione e mezzo di immigrati clandestini causerà il collasso nei conti del servizio sanitario nazionale in due o tre anni; una promessa di 350 milioni di sterline settimanali a questo servizio perchè non ci sarà un contributo dell’Unione; il ripristino nei controlli nazionali aumenterebbe di dieci volte l’abilità di fermare sospetti terroristi; lo spettro di 700 reati settimanali commessi da immigrati comunitari…e la migliore:  ci sarà un’invasione di migranti turchi se il Regno Unito non lasciasse l’Unione Europea.

Chiaramente, i timori per l’immigrazioni erano un gran problema tra i votanti.  Ciò che l’elezione ha rivelato erano profonde divisioni all’interno della Gran Bretagna—tra le generazioni, tra i livelli di istruzione e quelli socio-economici, e tra le regioni geografiche.

Ma che cosa sarà probabilmente l’impatto della Brexit sull’Italia?  Non lo sappiamo, particolarmente  a medio o a lunga termine.  Il crollo immediato dei mercato era previsto e prevedibile.  L’economia europea probabilmente sarà più debole almeno per un certo tempo.  Per l’Italia, uno dei paesi con la crescita più bassa in Europa e il debito più alto, la Brexit non è buona notizia.  Nell’immediato futuro, l’Italia rischia di pagare un prezzo più alto per la Brexit.

Sul fronte delle esportazioni,  il Regno Unito è un mercato rilevante per l’Italia.  Nel 2015 l’interscambio commerciale è stato del 5,9% più alto rispetto al 2014.  Se il Regno Unito fosse rimasto nell’Ue, le esportazioni italiani per la Gran Bretagna sarebbero aumentate del 5,5% all’anno nel periodo 2017-2019.  Con la Brexit, invece, questo flusso probabilmente rallenterà.

Certamente ci saranno molti cambiamenti nel mondo degli affari e altri aspetti della vita, ma non tutti saranno terribili.  Ciò che rende le persone a disagio è l’incertezza.  Potrebbero le banche lasciare la piazza finanziaria di Londra?  Potrebbero le fabbriche di automobili nella Gran Bretagna (con impianti Nissan, Honda, Toyota, BMW, e General Motors) chiudere e riapire in un paese membro dell’Ue dell’Est?  Che accadrà ai 300,000 italiani residenti nel Regno Unito?  Che cosa sarà il futuro della ricerca alle università britanniche, che sono finanziate al 20% dal Consiglio europeo? Potrebbe innalzare la Gran Bretagna barriere doganali, una ricaduta sulle vendite dei prodotti “made in Italy”?

Che cosa sarà l’effetto domino, in termini politici, su altri Paesi dell’Unione Europea?  Bruxelles sarà dura nei negoziati con l’Inghliterra, si dice, per scoraggiare altri paesi di lasciare l’Unione.  Avrà lo scenario finanziario dell’Unione un impatto alle urne in Italia a ottobre, quando in gioco ci saranno la riforma costituzionale, la stabilità del governo, il futuro del primo ministro, e la tenuta della legislatura?

È importante di sottolineare di evitare falsi allarmismi e sfacciate menzogne nella stampa e nei discorsi dei leader dell’Europa in questo momento di incertezza.

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