Il Nido

Ho visto un film italiano nel 2017 al festival a Santa Barbara che si chiama “Il Nido.”   Il film è ambientato in un piccolo paese che si chiama Bucco, forse al confine tra la Svizzera e l’Italia.  Non penso sia un posto reale (ho controllato l’internet), ma l’ambientazione è bellissima—le montagne alte, gli alberi variopinti, e la città affascinante.  È ottobre e c’è un po’di neve sul terreno.

Sembra che tutti gli abitanti si conoscano a Bucco.  Si stanno preparando per un giorno speciale—la festa annuale della Vergine del 13 ottobre.  Secondo la leggenda, la Madonna apparve nel bosco a Bucco, e oggi molti pellegrini visitano il paese e bevono l’acqua “sacra”.  La protagonista del film è Cora, una studentessa all’università, che è ritornata al paese dove è cresciuta per aiutare suo padre, il sindaco di Bucco, con la festa.

Cora è una guida per turisti.  Un giorno si accorge di un uomo strano che la sta guardando.  Con lui ha un grande pastore tedesco senza guinzaglio.  Entrambi sembrano un po’ minacciosi.  Lei prova a parlargli ma Saverio non è amichevole.  In seguito è venuta a sapere che lui era nato a Bucco e viveva coi suoi genitori e il fratello maggiore.

Spoiler Alert: Non leggere oltre se si vuole vedere il film.

Il fratello è morto in circostanze misteriose.  Cora inizia ad indagare e scopre che forse i giornali e i documenti ufficiali di quel tempo non stavano dicendo la verità.  Nel frattempo, i cittadini sono diventati nervosi—una finestra rotta, la perdita di energia elettrica, una messa interrotta dall’uomo e il suo cane.  Con i preparativi per la festa religiosa come sfondo, Cora scopre l’ipocrisia di suo padre, zio, nonna e sacerdote.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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“The Nest”

I saw an Italian film in January 2017 at the Santa Barbara Film Festival called “Il Nido” (the Nest).  The film is set in a small town called Bucco, perhaps near the Swiss-Italian border.  I think it is a fictional place, but it is beautiful—tall mountains, colorful trees, and the charming town.  It is October and there is a little snow on the ground.

It seems that all the inhabitants of Bucco know each other.  They are preparing for a special day—the annual feast day of the Virgin on October 13.  According to legend, the Madonna appeared in the woods at Bucco, and today many pilgrims visit the town and drink the sacred water.  The protagonist of the film is Cora, a university student, who has returned to the village where she grew up in order to help her father, the mayor of Bucco, with the festival.

Cora is a tour guide at this time.  One day she notices a strange man who is standing apart from the group and is watching her.  With him is a large German shepherd dog that is not on a leash.  Both seem a bit menacing.  She tries to speak with him, but Saverio is not very friendly.  She eventually finds out that he was born in Bucco and lived there with his parents and older brother.

Spoiler Alert: Don’t read further if you plan to see the movie

The older brother died under mysterious circumstances.  Cora begins to investigate and discovers that the newspapers and official documents of the time were not telling the truth about the incident that led to the brother’s death.  In the meantime, the citizens of Bucco have become nervous—a broken window, the loss of electricity, a mass interrupted by Saverio and his dog.  With the preparations for the religious festival as a backdrop, Cora discovers the hypocrisy of her father, uncle, grandmother, and the priest in Bucco.

 

 

 

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Troppi Capolavori Italiani all’Estero: Perché?

Nei musei e nelle collezioni private di tutto il mondo si trovano migliaia e migliaia di quadri, sculture, arazzi, e altre opere d’arte che hanno lasciato le coste d’Italia nel corso dei secoli attraverso mezzi legali e non.  Ci sono molte ragioni per quest’emigrazione, e la maggior parte non sono state vantaggiose per l’Italia.

Ecco alcune storie di nobili in rovina, di mercanti con un naso per il guadagno, e di stranieri collezionisti appassionati e maniaci dell’arte.  E soprattutto ci sono le vicissitudini della storia—le tendenze, la guerra, le riparazioni— di un paese che, in troppi casi, lascia il suo patrimonio prezioso scivolare attraverso le sue dita.

4-horses-a-veneziaCominciamo con Napoleone.   Dopo la sua campagna militare europea, c’è stato il trionfo a Parigi nel 1797, un corteo di tutti i trofei che Napoleone aveva saccheggiato.  La sfilata includeva due enormi statue del Nilo e del Tevere che erano state prese dal Vaticano, i quattro cavalli di bronzo rubati da Venezia, e laocoonteinoltre la Trasfigurazione di Raffaello, la Madonna della Vittoria di Mantegna, la Crocifissione di San Pietro di Guido Reni, le Nozze di Cana di Veronese, e così via.  Dal Vaticano è anche arrivato il Laocoonte, l’Apollo del Belvedere, e la Venere de Medici.  Napoleone aveva approfittato dei trattati di pace per inserire delle clausole risarcitorie che comprendevano la cessione di opere inestimabili.

Questa storia è documentata in una mostra che ha aperto nel dicembre 2016 alle Scuderie museumPapali del Quirinale a Roma chiamata “Il Museo universale.  Dal sogno di Napoleone a Canova.”  Canova era uno scultore che era diventato l’ambasciatore del Vaticano a Parigi per negoziare il ritorno dell’arte.  Nonostante ebbe successo nel portare a casa 200 anni fa molte opere d’arte, ci sono ancora molti tesori rubati da Napoleone al Louvre oggi.  (La Gioconda non è stata presa da Napoleone, anche se molti sono ancora erroneamente convinti di questo.)

Nel corso delle campagne napoleoniche, Edward Solly, inglese, commerciante di legname madonna-sollyche viveva a Berlino, accumulò una collezione incredibile di dipinti del Trecento e Quattrocento, che erano in gran parte apprezzati al momento.  Sono stati sottratti a chiese e conventi dell’Italia centrale e settentrionale tra il 1797 e il 1805.  Solly riuscì a mettere insieme una collezione unica, che poi ha fatto fruttare vendendo i pezzi con oculatezza.  E fece tutto senza mai mettere piede in Italia perché aveva avuto la complicità dei mercanti italiani.  Quindi, la cosiddetta Madonna Solly di Raffaello è oggi conservata nella Gemäldegalerie di Berlino.

C’erano anche molti grandi collezionisti d’arte italiani.  Uno dei più famosi è stato Giovanni Pietro Campana.  La sua collezione privata comprendeva più di 300 dipinti dei “Primitivi,” cioè quegli artisti che precedettero la piena fioritura del Rinascimento.  Il suo petit-palaisenorme tesoro di dipinti, sculture, e altri oggetti preziosi venne sequestrato dallo Stato Pontificio, in seguito a un crac del proprietario.  Parte delle opere finirono allo Zar di Russia, in Francia, e altrove.  Si può ammirare parte della sua collezione al Victoria and Albert Museum di Londra, il Metropolitan Museum di New York, ed a partire da 40 anni fa, al nuovo Petit Palais Museo di Avignone, che ospita molte delle opere dei Primitivi.  E così pure per alcune delle più ricche collezioni di tutto il mondo—come la Colonna, la Aldobrandini, la Chigi—che oggi sono disperse in giro per il pianeta.

L’Italia è stata piena di mercanti e antiquari che hanno “consigliato” ricchi investitori museo-stefano-bardinistranieri.  Un caso a parte è quello di Stefano Bardini (1836-1922), il più autorevole antiquario italiano che comprò e vendette qualcosa come trentamila opere di gran valore e duecentomila tra mobili e oggetti d’arredamento.  Grazie alla Fondazione Alinari, le foto mostrano il preciso istante in cui un Donatello o un Botticelli vengono staccati da quella villa, castello, o da chiesa, imballati e venduti a musei quali il Metropolitan di New York.  Dopo anni di intensa attività commerciale, decise di trasformare parte della propria collezione in un museo e di donarla al Comune di Firenze.

La mancata comprensione del valore delle opere in queste vicende ha giocato un ruolo centrale.  Anche i tempi di fragilità politica hanno contribuito alla dispersione dei botticelli-national-gallerycapolavori.  Non è per caso che appena dopo l’Unità d’Italia, complice della confusione e della scomparsa del “mondo di ieri,” si allentarono i vincoli che impedivano la dispersione e la vendita di opere preziose.  Fu in questo periodo che l’Inghilterra riuscì ad acquistare la collezione Lombardi-Baldi di Firenze, di cui molti pezzi sono nella National Gallery di London, tra cui l’Adorazione dei Magi di Botticelli.  Il Risorgimento, poi, con l’indemaniamento degli edifici sacri e con le nuove leggi sui beni ecclesiastici, fu il colpo di grazia: mezza Europa si abbellì con le opere d’Italia.

Non meno pesante è stata la responsabilità del Fascismo.  Grazie alla connivenza di quasi discus-throwertutti i gerarchi, i tedeschi riuscirono a mettere le mani sulle opere italiane, aiutati anche da antiquari e mercanti senza scrupoli.  E da Mussolini: Un caso clamoroso fu il Discobolo Lancellotti, che oggi è nel Palazzo Massimo a Roma.  Scoperta nel 1871 sull’Esquilino, la scultura del secondo secolo d.C. è stata una copia romana della celebre statua greca di Mirone.  Venne consegnata a Hitler con i complimenti del Duce, nonostante le proteste di numerosi intellettuali.  Per non parlare del saccheggio perpetrato da Hermann Goering: nel 1943 gli arrivarono le casse con le opere trafugate da Montecassino e i tesori di Capodimonte li spedì nella miniera di Altaussee, come se fossero sempre state di sua proprietà.

Prima della seconda guerra mondiale, ci fu il caso eclatante della Madonna di Sivignano, maddona-di-sivignanoun dipinto su legno del Duecento, che si trovava nella Chiesa di San Silvestro in provincia dell’Aquila.  Questa Madonna era finita nelle mire del parroco, che aveva deciso di venderla e di sostituirla con un falso.  Lo scambio non fu possibile perché scoppiò il conflitto.  Gli abitanti di Sivignano, che si erano accorti dei “traffici” del prete, decisero di mettere in salvo il dipinto, cambiandogli nascondiglio ogni settimana nelle case private.  Il dipinto è stato salvato; non è così importante per il suo valore culturale, ma per via delle azioni di un pugno di persone perbene.  Oggi si trova al Museo dell’Aquila.

Oggi, naturalmente, l’Italia è vigile nel proteggere il suo patrimonio.  Infatti, come ho scritto in un post precedente, c’è un ramo dei carabinieri incaricato di proteggere il patrimonio in Italia e del recupero d’arte rubata.  Questo è molto rispettato in tutto il mondo.  Già negli anni 1800, la Pinacoteca di Brera a Milano, è stata fondata per ospitare le opere d’arte sottratte da Napoleone.  A differenza di altri importanti musei, come la Galleria degli Uffizi, la Brera non è iniziato come una collezione privata di un principe o nobile, ma come il prodotto di lungimiranza e di una decisione politica deliberata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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