Ristorante, trattoria, osteria

In Italia ci sono diversi tipi di ristorazione—cioè, ristoranti, trattorie ed osterie.  Le differenze oggi non sono così grani come in passato, perché molte trattorie e ristoranti oggi si chiamano osterie e viceversa.  L’evoluzione è continuata con l’arrivo dell’agriturismo e il Movimento Slow Food.

L’osteria è un luogo sviluppatosi tra la Prima e la Seconda guerra mondiale.  Nelle osterie si offriva riparo, qualche tavola, molto vino e pochissimo cibo.  Fino agli anni sessanta, non offrivano che qualche piatto caldo, come la trippa o il minestrone.  Con il passare del tempo, hanno iniziato a servire pasti semplici.  Di solito, non c’era un menù e i piatti cambiavano quotidianamente, secondo il mercato locale.  Negli anni si offriva anche un menù con due o tre portate ad un prezzo fisso, incluso il vino.

Le trattorie si sono sviluppate tra gli anni sessanta e settanta ed offrivano più piatti delle osterie.  Tradizionalmente, erano di proprietà familiare, informali e rustiche, servivano cibo locale e fresco, senza pretese ed a prezzi ragionevoli.  I ristoranti, d’altra parte, offrono tradizionalmente pasti completi o piatti à la carta da un menù stampato a prezzi fissi.  Alcuni hanno un responsabile di sala, un sommelier e uno staff professionale per la cucina, anche se non tutti i ristoranti sono uguali.

Poiché le distinzioni tra questi tipi di ristoranti sono sfumate, secondo la guida, Osterie d’Italia 2019, almeno quattro diversi tipi di “trattoria” sono emerse: tradizionale, moderna, agriturismo, e ristorante tradizionale.  Nella trattoria tradizionale, il centro dell’attenzione è gli ingredienti crudi la cui origine è strettamente locale.  Le ricette dei piatti sono tramandate tra una generazione all’altra.  I tavoli sono apparecchiati in modo informale e semplice, spesso da parenti stretti.  La trattoria moderna può avere arredi minimalisti e un aspetto meno tradizionale senza tovaglie a quadretti e piatti o oggetti contadini alle pareti.  Ma ancora più importante, gli chef tendono a rielaborare i piatti tradizionali per dare loro un tocco moderno e una presentazione insolita.  Questi posti sono spesso gestiti da giovani, spesso amici di lunga data con una passione per il vino e cercando così di rimodellare la storia in modo contemporaneo.

I ristoranti tradizionali di solito sono più eleganti con più servizi formali.  In generale i piatti riflettano la tradizione, anche se cercano di stare al passo con i tempi.  Il settore agriturismo è un modello in aumento.  Vengono offerti anche alloggi in modo che gli ospiti possano vedere la produzione di alcuni alimenti.   I piatti sono preparati con verdure, formaggi e carne prodotti a pochi metri dalla propria tavola.  La cucina è più o meno rigorosamente legata alla tradizione.  Sulla tavola potrebbero arrivare il risotto, le lasagne, la zuppa, l’oca al forno o il capretto arrosto, così come una ricca selezione di salumi e formaggi da assaggiare.

Seconda la guida Osterie, la migliore ristorazione condivide le seguenti qualità: un ambiente accogliente e conviviale, un buon rapporto qualità-prezzo, l’uso di prodotti locali quando possibile, la possibilità di abbinare cibo e vino e anche vino della casa.  La guida elenca 1.617 osterie e le migliori sono indicate con il simbolo della lumaca del Movimento Slow Food.  Nel 1986 un giornalista enogastronomico italiano, Carlo Petrini, ha iniziato questo movimento poiché era preoccupato per la crescente diffusione dei fast food che iniziava a scalzare l’antica cultura culinaria italiana. L’apertura di McDonald’s a Piazza di Spagna a Roma è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Oggi il simbolo della lumaca è un prestigioso distintivo d’onore per le migliori osterie in Italia.

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Restaurant, Trattoria, Osteria

In Italy there are different types of eating establishments—namely, restaurants, trattorias, and osterias.  The differences today don’t mean as much as in the past, as many trattorias and even restaurants today call themselves osterias, and vice versa.  And the evolution continues with the advent of agritourism and the Slow Food Movement.

The osteria, or inn, was developed between the First and Second World Wars.  In these taverns shelter was needed, a few tables, lots of wine, and very little food.  Until the 1960s, only a few hot dishes were offered, such as a pot of boiled tripe or minestrone.  Over time, they served simple meals.  Usually there was no menu and the offerings changed daily, according to the local market.  Over time, two or three courses might be offered at a fixed price, including wine.

Trattorias evolved between the 60s and 80s and offered more options than osterias.  Traditionally, they were family-owned, casual, and rustic places that served fresh, unassuming, and conventional local food at reasonable prices.  Restaurants, on the other hand, traditionally offer complete meals or à la carte dishes presented on a printed menu with fixed prices.  Some have a host or hostess, a sommelier and a professional kitchen staff, although not all are the same.

As the distinction between these types of restaurants have blurred, according to the guide, Osterie d’Italia 2019, at least four different types of “trattorias” have emerged: traditional, modern, agritourism, and traditional restaurant.  In the traditional trattoria, the focus is on the raw ingredients whose origin is strictly local.  The dishes are handed down from generation to generation.  The tables are managed in an informal and simple way, in many cases by family members divided between the kitchen and tables.  The modern trattoria might have minimalist furniture and it might have a more updated look without checkered tablecloths and plates or peasant tools on the walls.  But more importantly, its dishes tend to rethink traditional dishes with a modern touch and an unusual presentation.  These places are often run by young people, most often long-time friends with a passion for wine, who are trying to reshape history in a contemporary way.

Traditional restaurants usually are more elegant with more service formalities.  In general, their dishes reflect tradition while attempting to keep in step with the times.  The agritourism sector is a model on the rise.  The idea here is to serve dishes prepared with vegetables cultivated, cheeses produced, and meat raised just a few meters from one’s table.  The cuisine is more or less rigorously linked to tradition.  On the table, risotto, lasagna, soup, baked goose or roast kid might arrive, as well as a rich selection of cold cuts and cheeses to try.

According to the Osteria guide, the best establishments share the same qualities including:  a welcome and convivial environment; fair value for money; use of local products whenever possible; and knowledge of how to pair wines, even the house wine.  The guide lists 1,617 osterias or trattorias, and the best ones are indicated by the snail symbol of the Slow Food Movement (SFM).  In 1986, an Italian food and wine journalist Carlo Petrini started the SFM.  He was haunted by the spectre of fast food companies eroding Italy’s ancient culinary culture.  The opening of McDonald’s on the Spanish Steps in Rome was the last straw.  Today the snail symbol is a prestigious badge of honor for Italy’s best trattorias.

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Il minimo comune denominatore

Ho recentemente letto un articolo nel Washington Post sull’impatto della televisione sulla politica populista in Italia. La storia comincia con l’apertura delle onde radio dalla Radiotelevisione italiana (RAI), società di radiodiffusione pubblica nazionale di proprietà del Ministero dell’Economia e delle Finanze.  Conosciuta dal 1954 come Radio Audizioni Italiane, una grande parte della sua programmazione dopo la seconda guerra mondiale era influenzata dalla BBC ed aveva trasmissioni per lo più a contenuto educativo.  Programmi come Non è mai troppo tardi e Un viaggio al Po hanno permesso agli italiani di conoscere altre regioni del paese, in un momento in cui la maggior parte delle persone non poteva permettersi di viaggiare.

Poi, negli anni ’80, una rete di canali aggressivo e poco raffinati, chiamati Mediaset sono entrati nel mercato e si sono rapidamente diffusi in tutto il paese. I propri programmi — cartoni animati, soap opera, sport, film e altro leggero intrattenimento—erano in contrasto con la missione educativa della RAI.  Mediaset trasmetteva film e intrattenimento quasi tre volte di più rispetto alla RAI e, al contrario, non offrendo al contrario, quasi nessun programma educativo e poche notizie.  Nel 1990 metà del paese aveva accesso a Mediaset, permettendo ciò a ricercatori di diversi campi di analizzare l’impatto della televisione sulla politica del paese.

I risultati sono scoraggianti.  Senza approfondire le metodologie dei ricercatori, i dati  mostrano che la continua esposizione alla programmazione scadente di Mediaset era affiancata da messaggi semplici e risposte facili, mezzi questi per un valido supporto ai candidati populisti.  Naturalmente, sappiamo che il fondatore e proprietario di Mediaset è Silvio Berlusconi, politico populista ed ex primo ministro. Ma i ricercatori sottolineano che il rapporto tra media popolari e politica populista non è solo un effetto Berlusconi.  Si estende ai suoi concorrenti, in particolare al Movimento a Cinque Stelle.  Questo partito è stato fondato dal comico Beppo Grillo una decina di anni fa ed è diventato il secondo più grande partito del Parlamento italiano dalle elezioni del 2018.

Il ruolo della televisione nel movimento populista non viene dalla messaggistica politica ma dall’intrattenimento. L’effetto elettorale è di circa 10 punti percentuali tra i due gruppi che hanno visto di più Mediaset – quelli di età inferiore ai 10 anni e quelli di 55 anni e più. I ricercatori hanno scoperto che i giovani che guardavano tale programmazione durante i loro anni di formazione sono cresciuti per essere “meno cognitivamente sofisticati e meno civici e meno politicamente attivi” rispetto ai loro coetanei che seguivano le trasmissioni pubbliche, cioè della RAI. Da adulti hanno registrato punteggi di matematica e di lettura significativamente peggiori di quelli dei loro coetanei. Le loro opinioni populiste derivano dalla semplicità della programmazione, dalla semplicità del linguaggio dei politici populisti.

Gli effetti di “brain-numbing” non erano così pronunciati negli italiani più adulti che seguivano Mediaset; i punteggi dei loro test erano simili a quelli dei loro colleghi. Le loro opinioni populiste erano influenzate dalle notizie che guardavano su Mediaset. Le domande e le ricerche continuano … compreso il potenziale impatto di Fox News negli Stati Uniti sulle opinioni populiste. La domanda nella mia mente è se la connessione è causalità o correlazione. Si potrebbe pensare che ci siano altri fattori in gioco. Ma come dice l’articolo del Washington Post, “questa è una storia su come il minimo comune denominatore dei media popolari abbia spianato la strada al minimo comune denominatore della politica populista”.

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