Il musicista gastronomico

Avendo l’Opera Santa Barbara che presenta “Il barbiere di Siviglia” nel 150esimo anniversario della morte del compositore, questo è un momento adatto per riflettere sulla vita di Gioacchino Rossini (1792—1868), un compositore popolare di molte opere e anche un conoscitore di cibo e vino.

Nacque a Pesaro in quella regione che oggi è chiamata Le Marche sulla costa adriatica.  Suo padre fu un musicista d’orchestra e sua madre fu un’aspirante cantante.  Durante la sua infanzia, venne spesso lasciato alla cura della nonna materna.  Imparò da lei il piacere per le ricette e ad apprezzare i cibi marchigiani, gusti e sapori che lo seguirono per tutta la vita, soprattutto la passione per i tartufi.

Secondo la leggenda, da bambino, Gioacchino servì da chierichetto per avere la scusa di gustare gli avanzi di vino dopo la messa.  Fu un precoce compositore di opere, e fece il suo debutto all’età di 18 anni con “La cambiale di matrimonio”.  Le sue opere più famose includono non solo “Il barbiere di Siviglia”, ma anche “L’italiana in Algeri”, “La cenerentola”, e “Otello”.

Durante i suoi viaggi in Europa per spettacoli operistici, sviluppò una conoscenza e un apprezzamento per cibi e vini che provenivano dai luoghi più disparati.  Nel 1823 incontrò il famoso chef francese Antonin Carême, che fu responsabile della cucina della nobile famiglia Rothschild.  Rimasero amici per tutta la vita condividendo una comune passione per il cibo.

Fu a Parigi al Cafè Anglais che il famoso Filetto alla Rossini (o Tournedos à la Rossini) nacque.  Rossini aveva l’abitudine di chiedere varianti ai piatti sul menu, per arricchirli secondo i suoi gusti.  A questo particolare pranzo, Rossini chiese allo chef di cambiare la ricetta del filetto, aggiungendo il tartufo.  Lo chef offeso non intendeva esaudire la sua richiesta, al che Rossini rispose, “Alors, tournez le dos” (allora, volto la schiena)!  Un altro aneddoto racconta che il nome nacque a causa del bisogno del maggiordomo di voltare le spalle agli ospiti nella casa del compositore per nascondere il segreto del piatto servito.  La ricetta non è un segreto oggi: Consta in un filetto di manzo rosolato al burro, adagiato su una fetta di pane anche rosolata nel burro, sovrastato da una scaloppa di foie gras e generose fette di tartufo, il tutto accompagnato dalla salsa ottenuta deglassando con Madeira.

Rossini aggiunse i tartufi anche per condire l’insalata: “Prendete dell’olio di Provenza, mostarda inglese, aceto di Francia, un po’ di limone, pepe e sale, e mescolate il tutto; poi aggiungete qualche tartufo tagliato a fette sottili.  I tartufi danno a questo condimento una sorta di aureola, fatta apposta per mandare in estasi un ghiottone”.  Più tardi nella sua vita, Rossini ricordò, “ho pianto tre volte nella mia vita: quando mi fischiarono la prima opera, quando sentii suonare Paganini, e quando mi cadde in acqua, durante una gita in barca, un tacchino farcito ai tartufi”.

All’età di 37 anni, Rossini scrisse la 39esima e ultima opera, “Guillaume Tell”, conosciuta oggi soprattutto per la sua ouverture.  Anche se visse altri 40 anni, si ritirò dalla vita pubblica.  Altri compositori—come Elgar, Rachmaninoff, Sibelius, e Ives—si ritirarono molto prima della loro morte.  Ma non erano così famosi o giovani come Rossini.  Ci sono molte teorie sulla sua breve carriera: forse era stanco, forse era stato devastato dalla morte di sua madre, o aveva avuto dei problemi di salute, ecc.

O forse voleva solo dedicarsi al piacere del cibo: “Non conosco un’occupazione migliore del mangiare, cioè, del mangiare veramente.  L’appetito è per lo stomaco quello che l’amore è per il cuore.  Lo stomaco è il direttore che dirige la grande orchestra delle nostre passioni…mangiare, amare, cantare, e dirigere sono i quattro atti di quell’opera comica che è la vita”.

 

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The Gourmet Musician

As Opera Santa Barbara presents “The Barber of Seville” on the 150th anniversary of the composer’s death, it is a fitting time to reflect on the life of Gioacchino Rossini (1792 – 1868), a popular composer of many operas and also a connoisseur of food and wine.

He was born in Pesaro in the present-day Le Marche region of Italy on the Adriatic coast.  His father was a horn player in an orchestra and his mother an aspiring singer.  During his childhood, he was often left in the care of his maternal grandmother.  He learned from her the pleasure of regional recipes and to appreciate the tastes and flavors of Le Marche —in particular truffles — that would accompany him his entire life.

According to legend, as a child, Gioacchino served as an altar boy with the excuse of tasting any leftover wine after the mass.  He was a precocious composer of operas, and he made his debut at the age of 18 with “The Marriage Contract” (La cambiale di matrimonio).  His best-known operas include not only “The Barber of Seville” (Il barbiere di Siviglia), but also “The Italian Girl in Algiers” (L’italiana in Algeri), “Cinderella” (La Cenerentola), and “Othello” (Otello).

During his travels in Europe for operatic performances, he developed an appreciation for foods and wines from disparate places.  In 1823 he met the famous French chef Antonin Carême, who was in charge of the kitchen of the noble Rothschild family.  They became life-long friends sharing a common passion for food.

It was in Paris at the Cafè Anglais that the famous Filetto alla Rossini (o Tournedos à la Rossini) was born.  Rossini was in the habit of asking for variations to dishes on the menu, to enrich them according to his tastes.  As this particular lunch, Rossini asked the chef to change the recipe of the fillet, adding truffle.  The offended chef did not intend to take his suggestion, to which Rossini replied, “Alors, tournez le dos!” (So, turn your back!)  A different anecdote recounts that the name came about because of the butler’s need to turn his back on guests in the composer’s house to hide the secret of the dish served.  The recipe is not a secret today:  The dish consists of a fillet of beef browned in butter, lying on a slice of bread browned in butter, topped by foie gras and slices of truffle, accompanied by a sauce of deglazed Madeira.

Rossini even added truffles to his salad dressing: “Take oil from Provence, English mustard, French vinegar, a little lemon, pepper, and salt and mix together; then add some truffles cut into thin slices.  The truffles give this condiment a kind of halo, made just to send a glutton to ecstasy.”  Later in life, Rossini recalled “I cried three times in my life:  when they whistled at my first opera, when I heard Paganini play, and when a turkey stuffed with truffles fell into the water during a boat trip.”

At the age of 37, Rossini wrote his 39th and final opera, “William Tell” (Guillaume Tell), known today mostly for its overture.  Even though he lived 40 more years, he withdrew from public life.  Other composers, like Elgar, Rachmaninoff, Sibelius, and Ives, retired long before their deaths.  But none was as famous or as young as Rossini.  There are a lot of theories about his brief career:  maybe he was tired, maybe he was devastated by the death of his mother, maybe there was a shift in politics or his health.

Or maybe he just wanted to dedicate himself to the enjoyment of food: “I know of no more admirable occupation than eating, that is, really eating.  Appetite is for the stomach what love is for the heart.  The stomach is the conductor, who rules the grand orchestra of our passions, and rouses it to action….Eating, loving, singing and digesting are, in truth, the four acts of the comic opera known as life….”

 

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I dipinti di Leonardo: Cosa c’è in un prezzo?

Ci sono circa 20 dipinti di Leonardo da Vinci (1452-1519) che si crede esistano oggi.  Non è possibile saperne il numero esatto perché c’è più o meno un flusso costante di attribuzioni contestate ed attribuzioni recenti dovute al lavoro accademico ed ai progressi tecnologici nello studio delle opere d’arte.  Ci sono anche opere in cui Leonardo potrebbe essere stato aiutato…o no.  Nessuno dei suoi dipinti è firmato.  Il piccolo numero di dipinti sopravvissuti è dovuto in parte alla sperimentazione a volte disastrosa con nuove tecniche, alla sua procrastinazione cronica e, naturalmente, alle opere perdute.

La maggior parte dei dipinti di Leonardo da Vinci si trovano nei principali musei del mondo, tra cui diversi nella Galleria degli Uffizi e diversi al Louvre.  Ce n’è sono uno in visione pubblica nelle Americhe.  Ginevra de’ Benci è un ritratto a tempera e olio su tavola di un’aristocratica fiorentina probabilmente dipinto per commemorare il suo matrimonio.  La National Gallery of Art di Washington, DC, l’acquistò nel 1967 per oltre $5 milioni, un record all’epoca, dal principe del Lichtenstein.

Nel novembre 2017, un altro quadro di da Vinci è arrivato sul mercato.  Salvator Mundi, raffigura Gesù Cristo come salvatore del mondo, è stato venduto all’asta da un proprietario privato per $450 milioni, l’equivalente di circa 381 milioni di euro, l’opera d’arte più costosa di sempre.  Il nuovo proprietario è sconosciuto a questo punto.

Salvator Mundi ha una storia complicata.  Leonardo lo dipinse in Francia per Luigi XII intorno al 1500.  Dopo essere stato creduto perso per moltissimo tempo, è stato ritrovato nei primi anni Duemila e venduto una prima volta per meno di 10.000 dollari nel 2005.  Da lì in poi—una volta restaurato e autenticato—è stato comprato e venduto più volte da collezionisti e commercianti d’arte, per prezzi sempre più alti.  Poi è arrivato da Christie, la casa d’asta, dove il prezzo ha superato di gran lunga Women of Algiers di Picasso, che nel 2015 hanno venduto per $179,4 milioni.

L’enorme cifra è ancora più sorprendente perché ci sono alcuni storici dell’arte che mettono in dubbio l’autenticità e la condizione del dipinto.  Uno specialista di Leonardo ha affermato che “[Leonardo] preferiva il movimento a spirale; è un buon lavoro in studio con un pizzico di Leonardo nella migliore delle ipotesi, ed è molto danneggiato”.  Un altro ha detto che il quadro era stato “aggressivamente ripulito…specialmente sul viso e sui capelli di Cristo”.

Il prezzo è incredibile anche perché questo è un momento in cui il mercato dei vecchi maestri si sta ritirando a causa della preferenza dei collezionisti per l’arte contemporanea.  E il prezzo attesta anche il grado in cui il marketing guida il valore dell’arte.  La campagna di marketing di Christie non ha precedenti.  Ci sono state le visualizzazioni pre-asta del dipinto di 27.000 a Hong Kong, Londra, San Francisco e New York.  Christie ha assunto un’agenzia esterna per pubblicizzare il lavoro, includendo la produzione di un video in cui la presentazione del dipinto è paragonato alla “scoperta di un nuovo pianeta”.  Christie ha dichiarato l’opera “l’ultimo Da Vinci” e ha collocato l’opera d’arte nella categoria ‘opere contemporanee’, forse per cercare di aggirare un esame minuzioso degli esperti dei vecchi maestri.

Ma Salvator Mundi non è “l’ultimo Da Vinci” in mani private.  Ci sono due dipinti chiamati Madonna of the Yarnwinder” –uno è conosciuto come la Madonna di Buccleuch e l’altro come la Madonna di Lansdowne.  Entrambi hanno storie complicate.  Ma se un Yarnwinder venisse all’asta e fosse interamente attribuibile a Leonardo, sarebbe probabilmente la prima vendita di $1 miliardo.

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