Ho scritto molti post su temi a me cari, come l’arte, l’arte rubata, l’arte rimpatriata, e la difficile questione su chi “possiede” i patrimoni artistici. Ora una nuova polemica è emersa…ancora tra Italia e Stati Uniti. In realtà, non è nuova…perché le querelle tra il governo italiano e il J. Paul Getty Museum di Los Angeles sul bronzo del Getty è di qualche decennio.
Nel 1977, il Getty Museum comprò una statua di bronzo chiamata “l’Atleta vittorioso” da un commerciante di antiquariato in Germania per 3,95 milioni di dollari. È un atleta a grandezza naturale incoronato da una ghirlanda d’ulivo, che fu creato da Lisippo, uno scultore greco del IV
secolo a.C. (Studi più recenti lo fanno risalire al II o III secolo a.C.) I bronzi a grandezza naturale sono molto rari, e questo è uno dei più belli dell’era classica. È sono stato il pezzo forte delle collezioni di arte greca e romana al museo di Malibù negli ultimi cinquanta anni.
Dal 1989 l’Italia ha chiesto al Getty di restituirle la statua, e il Getty continua a declinare. Ecco la storia del bronzo. La statua fu creata probabilmente in Grecia e fu disperso in mare dopo che essere stato rubata dai romani. Il bronzo fu recuperato in acque adriatiche dai pescatori italiani nel 1964. Rendendosi conto del valore della loro scoperto, la portarono fino alla costa di Fano (nelle Marche) e la seppellirono in un campo di cavoli, in attesa del giusto compratore. La statua fu venduta diverse volte dopo la sua scoperta e fu nascosta in vari posti, in una vasca da bagno e persino in un convento.
Prima di acquistare il bronzo nel 1977, il Getty intraprese uno sforzo di ben cinque anni per poterlo acquistare legalmente. L’acquisto superò l’analisi della legge internazionale, italiana, americana e californiana, inclusa la sentenza della più alta corte di giurisdizione d’Italia nel 1968, cioè la Corte di Cassazione, la quale affermò che non vi erano prove che la statua appartenesse allo stato italiano. Nel 1973, su richiesta dell’Italia, la polizia tedesca iniziò un’indagine per verificare se il commerciante tedesco avesse ricevuto merce rubata. L’inchiesta fu abbandonata per mancanza di prove.
Perché allora l’Italia è così insistente nel dire che l’Atleta vittorioso tornerà in Italia? Nel dicembre 2018, la Corte di Cassazione ha deciso che il museo deve rinunciare al bronzo. Visto che non c’è nessuna delibera pubblica che spieghi tale ragionamento, l’Italia ritiene che la statua sia stata trovata in acque italiane e sia stata esportata illegalmente dall’Italia, conclusioni contrarie alla sentenza della Corte del 1968. L’Italia sostiene anche che la statua fosse culturalmente e amministrativamente italiana quando affondò.
Il Getty, al contrario, ritiene che la statua sia stata recuperata in acque internazionali, sia stata costruita in territorio non italiano, e non sia una proprietà italiana soggetta al rimpatrio. Inoltre, il Getty sostiene di aver agito sottostando alla decisione del più alto tribunale italiano al momento dell’acquisto. Questo caso si è stato trascinato per 10 anni, e la battaglia non è finita.
Il Getty, a questo punto, deve sentirsi un po’ sottovalutato. Nel 2007, il Getty ha restituito 40 opere d’arte all’Italia che potrebbero essere state acquisite illegalmente, tra cui un’enorme statua di Afrodite (vedete “La polemica su chi possiede l’arte del mondo”, un post del 1 ottobre 2015). Nel 2016 ha restituito la testa di Ade, una scultura in
terracotta (vedete “Inferi”, un post del 21 aprile 2016) e nel 2017 ha rimpatriato una statua in marmo di Zeus (vedete “La statua di Zeus in trono”, un post del 13 luglio 2017). Inoltre, il Getty ha
formato studiosi, curatori e conservatori italiani, e ha fornito milioni di dollari a sostegno di organizzazioni culturali italiane. Nel caso del bronzo, il Getty dice che continuerà a difendere il suo diritto legale alla statua perché la legge e i fatti non giustificano la restituzione all’Italia. I musei rispettabili oggi non conservano opere rubate o trasferite in violando il diritto internazionale. Il controllo sulla provenienza di un’opera richiede, come minimo, la documentazione di dove è stata scoperta in tempi moderni e il suo successivo spostamento oltre i confini nazionali. L’applicazione di questi standard non è sempre facile.
Rimanete sintonizzati…
Nei secoli XVII e XVIII, i più celebrati liutai di tutti i tempi lavoravano a Cremona in Italia. I nomi di Amati, Guarneri, e soprattutto Stradivari definiscono l’eccellenza nella costruzione di strumenti a corde e l’apice della produzione sonora. Come Antonio Stradivari e gli altri liutai del periodo creassero questi strumenti dal suono così straordinario è un mistero insolubile. Per centinaia di anni, gli scienziati hanno cercato di scoprire i segreti che stanno dietro alla loro manifattura. Le ricerche hanno studiato tutto, dai tipi di legno utilizzato, all’impatto del tempo sul legno, alle sostanze chimiche usate per proteggere gli strumenti contro i tarli, all’effetto delle decorazioni sulla produzione del suono. Queste teorie sono interessanti ma inconcludenti (vedete il post, “Il mistero di Stradivari,” dal 21 luglio 2016).
Oggi Cremona presenta il Museo del Violino, che ospita alcuni dei migliori violini, viole e violoncelli creati dai maestri. Sono conservati con cura in teche di vetro, visibili ma non toccabile. Nel gennaio 2019, sono usciti dalle teche ed erano stati suonati da musicisti attentamente selezionati come parte di uno straordinario progetto per preservare il suono dei migliori strumenti a corde del mondo.
Chiamato il “Stradivarius Sound Bank”, questo progetto è progettato per catturare i toni creati dagli strumenti della collezione del Museo del Violino. Secondo il curatore del museo, Fausto Cacciatori, ogni Stradivari ha “una sua personalità”. Ma i loro suoni distintivi cambieranno inevitabilmente e andranno persi nel giro di pochi decenni. “Fa parte del loro ciclo di vita”, ha aggiunto. “Li preserviamo e li ripristiniamo, ma dopo aver raggiunto una certa età, diventano troppo fragili per essere suonati e ‘vanno a dormire’, per così dire”.
Ecco come il Stradivarius Sound Bank è stata concepito ed è condotto (come riportato nelle pubblicazioni italiane e nel New York Times) … con alcune sorprese lungo la strada. Tre ingegneri del suono hanno voluto creare un database di tutti i suoni possibili che gli strumenti Stradivarius possono produrre. Ciò non solo permetterebbe alle generazioni future di ascoltare questi strumenti, ma il database potrebbe essere manipolato per produrre nuove registrazioni quando il tono degli strumenti originali si sarebbe degradato. I musicisti del futuro sarebbero anche in grado di registrare una sonata con uno strumento che non funziona più. Questo sarebbe un modo per rendere immortali i migliori strumenti mai realizzati.
corde di 500 anni”, ha affermato. Poi hanno dovuto trovare i migliori musicisti che conoscessero gli strumenti perfettamente. Poi, l’acustica dell’auditorium nel museo dove avrebbero suonato è stata studiata. Trentadue microfoni ultrasensibili sono stati installati nell’auditorium per catturare i suoni dei 4 strumenti selezionati (2 violini, una viola e un violoncello). Nel 2017 gli ingegneri hanno pensato che il progetto fosse finalmente pronto per iniziare. Ma un controllo di suono ha rivelato un problema enorme.
Foundation, l’ente municipale che possiede il museo. Il 7 gennaio le strade attorno al museo sono state chiuse per cinque settimane. Le strade nel vivace centro della città sono state isolate e il traffico è stato dirottato. In una conferenza stampa, Galimberti ha implorato i cittadini di evitare qualsiasi rumore. Anche a coloro che vivevano in appartamenti vicino alla piazza del museo veniva chiesto di camminare scalzi e di astenersi dal picchiare sui piatti e pentole in cucina. Un rumore improvviso e inaspettato avrebbe potuto persino una visita dalla polizia locale. All’interno dell’auditorium del museo, i sistemi di ventilazione e ascensore sono stati disattivati. Ogni lampadina nella sala da concerto è stata svitata per eliminare il debole ronzio.