I suoni di silenzio

Nei secoli XVII e XVIII, i più celebrati liutai di tutti i tempi lavoravano a Cremona in Italia.  I nomi di Amati, Guarneri, e soprattutto Stradivari definiscono l’eccellenza nella costruzione di strumenti a corde e l’apice della produzione sonora.  Come Antonio Stradivari e gli altri liutai del periodo creassero questi strumenti dal suono così straordinario è un mistero insolubile. Per centinaia di anni, gli scienziati hanno cercato di scoprire i segreti che stanno dietro alla loro manifattura.  Le ricerche hanno studiato tutto, dai tipi di legno utilizzato, all’impatto del tempo sul legno, alle sostanze chimiche usate per proteggere gli strumenti contro i tarli, all’effetto delle decorazioni sulla produzione del suono.  Queste teorie sono interessanti ma inconcludenti (vedete il post, “Il mistero di Stradivari,” dal 21 luglio 2016).

Oggi Cremona presenta il Museo del Violino, che ospita alcuni dei migliori violini, viole e violoncelli creati dai maestri. Sono conservati con cura in teche di vetro, visibili ma non toccabile. Nel gennaio 2019, sono usciti dalle teche ed erano stati suonati da musicisti attentamente selezionati come parte di uno straordinario progetto per preservare il suono dei migliori strumenti a corde del mondo. Chiamato il “Stradivarius Sound Bank”, questo progetto è progettato per catturare i toni creati dagli strumenti della collezione del Museo del Violino. Secondo il curatore del museo, Fausto Cacciatori, ogni Stradivari ha “una sua personalità”. Ma i loro suoni distintivi cambieranno inevitabilmente e andranno persi nel giro di pochi decenni. “Fa parte del loro ciclo di vita”, ha aggiunto. “Li preserviamo e li ripristiniamo, ma dopo aver raggiunto una certa età, diventano troppo fragili per essere suonati e ‘vanno a dormire’, per così dire”.

Ecco come il Stradivarius Sound Bank è stata concepito ed è condotto (come riportato nelle pubblicazioni italiane e nel New York Times) … con alcune sorprese lungo la strada. Tre ingegneri del suono hanno voluto creare un database di tutti i suoni possibili che gli strumenti Stradivarius possono produrre. Ciò non solo permetterebbe alle generazioni future di ascoltare questi strumenti, ma il database potrebbe essere manipolato per produrre nuove registrazioni quando il tono degli strumenti originali si sarebbe degradato. I musicisti del futuro sarebbero anche in grado di registrare una sonata con uno strumento che non funziona più. Questo sarebbe un modo per rendere immortali i migliori strumenti mai realizzati.

Thomas Koritke, uno dei tecnici del suono che viene dalla Germania, e che guida il progetto, ha affermato che l’organizzazione ha richiesto molto tempo. In primo luogo, “ci sono voluti alcuni anni per convincere il museo a consentirci di utilizzare strumenti a corde di 500 anni”, ha affermato. Poi hanno dovuto trovare i migliori musicisti che conoscessero gli strumenti perfettamente. Poi, l’acustica dell’auditorium nel museo dove avrebbero suonato è stata studiata. Trentadue microfoni ultrasensibili sono stati installati nell’auditorium per catturare i suoni dei 4 strumenti selezionati (2 violini, una viola e un violoncello). Nel 2017 gli ingegneri hanno pensato che il progetto fosse finalmente pronto per iniziare. Ma un controllo di suono ha rivelato un problema enorme.

Come in molte città italiane, le strade in centro a Cremona sono fatte di ciottoli. Il rumore dei motori delle auto, una donna che camminava su tacchi a spillo, la voce nei bar e nei ristoranti producevano vibrazioni che correvano sottoterra e riverberavano nei microfoni. O il progetto – o la città – doveva essere chiuso. Fortunatamente per i tecnici del suono, il sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, è anche il presidente della Stradivarius Foundation, l’ente municipale che possiede il museo. Il 7 gennaio le strade attorno al museo sono state chiuse per cinque settimane. Le strade nel vivace centro della città sono state isolate e il traffico è stato dirottato. In una conferenza stampa, Galimberti ha implorato i cittadini di evitare qualsiasi rumore. Anche a coloro che vivevano in appartamenti vicino alla piazza del museo veniva chiesto di camminare scalzi e di astenersi dal picchiare sui piatti e pentole in cucina. Un rumore improvviso e inaspettato avrebbe potuto persino una visita dalla polizia locale. All’interno dell’auditorium del museo, i sistemi di ventilazione e ascensore sono stati disattivati. Ogni lampadina nella sala da concerto è stata svitata per eliminare il debole ronzio.

Nel periodo di silenzio in gennaio e oltre, i quattro musicisti suonarono centinaia di scale e arpeggi, usando tecniche diverse con i loro archi o pizzicando le corde dei famosi strumenti. Secondo Koritke, fare questo è sia fisicamente che mentalmente impegnativo. Devono suonare migliaia di note individuali e transizioni per otto ore al giorno, sei giorni alla settimana, per più di un mese. Il beneficio per le generazioni future sarà sbalorditivo.

Ironia della sorte, il silenzio non è un fenomeno nuovo per la città di Cremona. Durante il Rinascimento, un convento si trovava nell’attuale sede del Museo del Violino. E anche durante il Rinascimento l’area intorno a Piazza Marconi a Cremona fu chiamata l’Isola del Silenzio perché era popolata da tessitori di lino e lana e altri tessuti. I cittadini, tuttavia, non dovevano camminare in punta di piedi.

 

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