Serate di apertura

La ricezione da parte del pubblico delle prime dell’opera è sempre stata notoriamente imprevedibile.  Per esempio tre delle opere italiane più famose: Il Barbiere di Siviglia, La Traviat, e Madama Butterfly sono stati clamorosi fallimenti nelle loro serate di apertura.  Forse nessuno è stato più sorprendente di quello di Madama Butterfly.  La sera del 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala di Milano, tutti—dal compositore ai musicisti d’orchestra, al pubblico–si aspettavano un grande trionfo per il compositore di La Bohèmee La Tosca.

 All’inizio il pubblico accolse Madama Butterflysilenziosamente; e il silenzio da parte del pubblico italiano era, nel migliore dei casi, qualcosa di minaccioso.  Più tardi, nel primo atto, ci furono grida di “Quello è da Bohème … dacci qualcosa di nuovo”!  Sibili salutò il sipario del primo atto, e il secondo atto fu costellato da lamenti, fischi e oscenità.  Le recensioni non furono molto migliori; nel suo inimitabile sobrietà, ilTimes di Londra riferì che l’opera era stata “ricevuta piuttosto freddamente”.

Puccini era disorientato e affranto; affrontò l’esperienza con un linciaggio.  Annullò le altre esibizioni in programma al Teatro alla Scala, anche se dovette sostenere un ingente pagamento.  Apportò una serie di revisioni all’opera, compresa la divisione del secondo atto in II e III atto e l’introduzione di un’aria rimorso per ammorbidire il tenente. Tre mesi e mezzo dopo, la versione rivista fu rappresentata a Brescia sotto la direzione musicale di Arturo Toscanini.  Fu un enorme successo.  Il pubblico adorò lo scenario sin dall’inizio e richiese numerosi bis per le arie ed altri numeri musicali.  Puccini poté finalmente salire sul palco per fare un lungo inchino insieme ai cantanti.

Ma perché il clamoroso fallimento della prima?  Il cast fu considerato assolutamente di prima classe.  Alcuni pensarono che certi rivali di Puccini avessero organizzato dei gruppi per metterlo a disagio.  Altri sostenevano che l’argomento dell’opera fosse sgradevole: un ufficiale della marina americana mette incinta e abbandona un’ adolescente giapponese, che poi si suicida. E altri ancora sottolineano la natura del pubblico operistico italiano che non ama nulla di meglio che esprimere le proprie opinioni in modo inequivocabile.

Nel 2016, La Scala ha messo in scena la versione originale di Madama Butterfly (che raramente si è vista), forse come un atto simbolico di contrizione.

 

Posted in Abitudini, Differenze culturali, Foto, Italia, Italiano, La Gente, Milano, Musica, Storia | 2 Comments

Opening Nights

Audience reception of opera premieres has always been unpredictable.  For example, three of the most popular Italian operas today—The Barber of Seville, La Traviata, and Madame Butterfly—were resounding failures on their opening nights.  Perhaps none was more striking than that of Madame Butterfly.  On the evening of February 17, 1904 at Teatro alla Scala in Milan, everyone – from the singers, to the orchestra players, to the stagehands – confidently expected nothing short of a great triumph for the composer of La Bohème and La Tosca.

At the outset, Butterfly was greeted with silence; and silence from an Italian audience was an ominous thing at best.  Later in the first act, there were cries of “That’s from Bohème…Give us something new!”  Hisses greeted the first-act curtain, and the second act was peppered with groans, boos, catcalls, and obscenities.  The reviews were not much better; in its inimitable understated manner, The Times (London) reported that the opera had been “received rather coldly.”

Puccini was bewildered and heartbroken; he compared the experience to a “lynching.”  He canceled the other scheduled performances at La Scala even though he had to fork over a hefty payment.  He made a number of revisions to the opera, including dividing the long second act into Acts II and III and introducing a remorseful aria to soften the lieutenant.  Three and a half months later the revised version was staged in Brescia under the baton of Arturo Toscanini.  It was a huge success.  The audience loved the scenery at the outset and demanded numerous encores for arias and other musical numbers.  Puccini was finally able to go onstage and take a lengthy bow along with the singers.

But why the resounding failure of the premiere?  The cast was considered absolutely first-class.  Some people surmised that rivals of Puccini had organized groups to embarrass him.  Others cited the opera’s subject matter:  An unsympathetic American naval officer impregnates and abandons a Japanese teenager, later driving her to suicide.  And still others point to the nature of Italian opera audiences who love nothing better than to express their opinions unmistakably.

In 2016, La Scala staged the rarely seen original version, perhaps as a symbolic act of contrition.

 

Posted in Abitudini, Arte, English, Foto, Italia, La Gente, Milano, Musica, Storia | 2 Comments

Chi inventò il cruciverba?

Il merito va ad Arthur Wynne, un giornalista britannico che nacque a Liverpool ma visse la maggior parte della sua vita adulta a New York.  Il 21 dicembre del 1913, nel supplemento domenicale del quotidiano New York World, pubblicò un nuovo gioco enigmistico denominato word-cross puzzle.Era rudimentale rispetto al cruciverba di oggi, ma aveva regole definite: dentro uno spazio con una forma simile a quella di un diamante, vuoto al centro, bisognava inserire parole di diversa lunghezza seguendo la numerazione progressiva delle definizioni riportate in basso, sia in senso orizzontale che verticale.  (Più tardi, per meglio definire i confini delle parole, vennero inseriti dei quadratini neri.)  Però, per un errore tipografico, il gioco venne pubblicato con il nome accorciato di “Cross-word” (“parole crociate”); a Wynne piacque e decise di tenerlo.

Ma c’è chi sostiene che la paternità sia da attribuire all’italiano Giuseppe Airoldi, un musicologo, giornalista, ed enigmista che provenne dalla città di Lecco vicino al Lago di Como. Il 14 settembre 1890 (23 anni prima di Wynne) pubblicò un gioco chiamata “Parole Incrociate” nella rivista milanese.  Era una piccola griglia bianca di dimensioni 4 x 4 senza caselle nere o spazi di demarcazione tra le diverse parole.  Ogni riga e colonna aveva una propria definizione.  Ma, Parole Incrociate non ricevette successo fra i lettori.

Allora perché Airoldi non è considerato l’ideatore di cruciverba?   Perché al gioco mancava un elemento fondamentale del cruciverba: le caselle nere. Perciò la grafica di Airoldi è considerata più simile ai giochi geometrici classici che ai cruciverba.

Posted in Abitudini, Foto, Italia, La Lingua, Lo Sport, Storia | Leave a comment