Da viaggiatore del mondo a isolano solitario

Al largo della costa della Sardegna settentrionale si trova il Parco Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena, che comprende sette isole. Budelli è considerato la più bella tra queste – e, di fatto, è una delle più belle del Mediterraneo – per la sua spiaggia rosa. L’insolito colore della sabbia deriva da coralli e conchiglie che sono stati lentamente ridotti in sabbia da innumerevoli maree. Qui è stato anche ambientato il film Il deserto rosso di Michelangelo Antonioni del 1964.

La spiaggia e l’isola, poiché considerate un luogo di “alto valore naturale” dal governo italiano, furono chiuse per proteggere il suo fragile ecosistema e così il turismo diminuì. L’isola so spopolò rapidamente … e solo una persona vi rimase.

Nel 1989, Mauro Morandi stava tentando di navigare dall’Italia alla Polinesia. Ma il suo catamarano, a causa del motore in avaria e dell’ancora alla deriva, affondò sulla costa di Budelli. All’età di 50 anni, Morandi si innamorò delle acque cristalline dell’arcipelago, delle sabbie coralline e dei meravigliosi tramonti. Scoprì che il guardiano dell’isola si stava andando in pensione, quindi vendette la sua barca e divenne protettore dell’isola. Trenta anni dopo, è ancora lì. Si è guadagnato la reputazione di Robinson Crusoe italiano.

Morandi custodisce con fervore l’ambiente di Budelli nei suoi 1,6 chilometri quadrati. Insegna al visitatore occasionale come funziona e come proteggere l’ecosistema dell’isola. Morandi, ex insegnante, crede che educare le persone su come vedere la bellezza salverà il mondo dallo sfruttamento. Armato ora con un telefono cellulare e wi-fi, condivide il suo paradiso e la sua filosofia attraverso i social media. Spera di motivare le persone a prendersi cura del pianeta ovunque vivano.

Nel suo mondo solitario, Morandi ha intrapreso altre attività creative. Crea sculture in legno di ginepro. Legge prodigiosamente e medita sulla saggezza dei filosofi greci. Scatta foto dell’isola, meravigliandosi di come cambia ora per ora, giorno per giorno, di stagione in stagione.

Morandi è anche al passo con gli eventi mondiali e, naturalmente è al corrente della diffusione del coronavirus, della quarantena in Italia e infine in altre parti del mondo. La sua prima preoccupazione era per il benessere della sua famiglia e dei suoi amici di Modena, una delle zone del nord Italia più colpite duramente dal virus. Con le restrizioni di viaggio in vigore, ora deve attendere più a lungo per le consegne di cibo dalla terraferma. E si aspetta sicuramente meno visitatori per i mesi estivi.

Se a volte Morandi si sente solo, crede comunque la solitudine possa essere una forza molto positiva nella propria vita. Può essere un’opportunità per praticare un po ‘di ricerca nell’anima: pensare, leggere e meditare sul significato della vita e sulla cura dell’ambiente.

 

 

 

 

 

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From world traveler to solitary islander

Along the coast of northern Sardinia is the Maddalena Archipelago National Park, which is comprised of seven islands.   Budelli is considered the most beautiful among them – and, in fact, one of the most beautiful in the Mediterranean – for its Spiaggia Rosa, or Pink Beach.  It derives its unusual hue from corals and shells that have been slowly reduced to sand by the shifting tides.  This setting is featured in Michelangelo Antonioni’s 1964 film Il deserto rosso (The Red Desert).

The beach and the island were considered a place of “high natural value” by the Italian government.  To protect its fragile ecosystem, the beach was closed off, and tourism dwindled.  The island rapidly became “uninhabited” … except for one person.

In 1989, Mauro Morandi was attempting to sail from Italy to Polynesia.  But his catamaran—engine crippled and anchor adrift—washed up on the coast of Budelli Island.  Age 50 at the time, Morandi fell in love with the atoll’s crystal-clear waters, coral sands and beautiful sunsets.  He discovered that the island’s caretaker was retiring from his post, so he sold his boat and took on the role of island protector.  Thirty years later, he is still there.  He has earned a reputation as Italy’s Robinson Crusoe.

Morandi fervently guards Budelli’s environment over its 1.6 square kilometers (0.62 square miles).  He educates the occasional visitor about the ecosystem and how to protect it.  A former teacher, Morandi believes that educating people about how to see beauty will save the world from exploitation.  Armed now with a cell phone and Wi-Fi, he shares his paradise and his philosophy through social media.  He hopes to motivate people to care for the planet wherever they live.

In his solitary world, Morandi has taken up other creative pursuits.  He creates sculptures from juniper wood.  He reads prodigiously and meditates on the wisdom of Greek philosophers.  He takes pictures of the island, marveling at how it changes hour by hour, day by day, from one season to the next.

Morandi also stays abreast of world events and, of course, learned about the spread of the coronavirus and the lockdown in Italy and eventually throughout other parts of the world.  His first concern was for the wellbeing of his family and friends from Modena, one of the areas of northern Italy hit hard by the virus.  With travel restrictions in effect, he must now wait longer for food deliveries from the mainland.  And he can expect even fewer visitors during the summer months.

While Morandi does occasionally feel lonely, he believes that solitude can be a very positive force in one’s life.  It can be an opportunity to practice some soul searching—to think, to read, and to meditate on the meaning of life and the care of the environment.

 

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Eleonora Vieri, Parte III: “Lezioni di italiano”

Questo è il terzo e ultimo articolo di una intervista, in tre parti, alla mia insegnante di italiano e curatrice dei miei post, Eleonora Vieri. Nella Prima Parte, ha fatto un resoconto di prima mano sulla pandemia in Italia.  La settimana scorsa, ha parlato della sua infanzia, della sua istruzione e di come è diventata insegnante di italiano per stranieri.  Questa settimana parlerà del suo approccio all’insegnamento sia in presenza, che via Skype, quest’ultimo particolarmente importante durante l’attuale distanziamento sociale.

Se sei interessato a imparare l’italiano o a fare esclusivamente conversazione in italiano con un’ interessante e affascinante insegnante madrelingua, dai un’occhiata al sito web di Eleonora: www.italianviaskype.net o mandale un e-mail al seguente indirizzo: eleonoravieri@gmail.com  .

 “Ho avuto studenti da molte parti del mondo, sia in presenza che su Skype, per lo più adulti, ma anche adolescenti e bambini, di qualsiasi livello linguistico. Studenti appassionati della lingua e della cultura italiana, perché di origini italiane o semplicemente perché l’italiano è “una bella lingua” e la usano spesso per viaggiare in Italia. Studenti di italiano per motivi professionali: diplomatici, religiosi, universitari, interpreti.

“Ho iniziato a fare lezione su Skype circa 10 anni fa (già da prima lavoravo come insegnante in diverse scuole). Ho cominciato da sola, completamente da sola, non sapevo da che parte farmi, quali materiali, di che tipo, quale mezzo usare, l’ora…il fuso orario, i pagamenti… l’imbarazzo di una cosa nuova, ecc. . Ma, ecco che sono ancora qua, continuo a fare lezione online, persino con i primi studenti che hanno avuto il coraggio e la curiosità di intraprendere questo viaggio insieme a me.

“Il vantaggio delle lezioni online è che non è necessario fare 10.000 km per avere un insegnante madrelingua, il mondo diventa veramente piccolo, dalla poltrona di casa tua possiamo comodamente fare “quattro chiacchiere”…, e anche un po’ di grammatica naturalmente ;)…. mantenendo la vivacità nello scoprire differenti culture.

“Un altro vantaggio è che non è necessario comprare materiali, io invio tutti i compiti per e-mail, a meno che lo studente non sia così ambizioso da voler comprare personalmente i propri libri.

“È una buona situazione per praticare una lingua straniera, perché in questo caso il professionista deve essere necessariamente di madrelingua, e non sempre si ha la possibilità di trovare insegnanti madrelingua nel posto dove si abita. Chi abita in una metropoli, ok! Ma per chi abita in un paesino, in una zona di campagna o di periferia… non penso sia facile. E così, io che vivo a Castiglione del Lago, posso facilmente parlare con la mia studentessa di Berettyòùjfalu in Ungheria.

“Io insegno a tutti livelli.  Le richieste sono per la stragrande maggioranza individuali, ma se arrivano richieste di lezioni di gruppo sono sempre una buona opportunità di apprendimento.

“Che l’insegnante sia madrelingua, penso sia un requisito fondamentale, necessario, auspicabile. Come una mela ti può comunicare il sapore, l’aroma, il profumo di un’arancia? Come una chitarra può riprodurre il suono di un pianoforte?

“L’italiano, come per te l’inglese, il francese, il bengalese… fa parte del mio DNA, è il sistema lingustico-culturale a cui appartengo, è la mia competenza di parlante nativo.

“Naturalmente il vivere in Italia non è cosa da poco. Si partecipa dal vivo (non a distanza) alla vita sociale, culturale, politica, familiare del Paese…se ne percepiscono i dettagli, le sfumature… se ne respira l’aria.

“Ma certo è, che se ne diventa più consapevoli solo stando a contatto o comunicando con altri “diversi” da te. Così io conosco sempre di più l’Italia tramite persone di altri paesi. La differenza permette la consapevolezza.

“Da quando ero all’ università e ho iniziato a viaggiare all’estero per impare le lingue, mi sono resa conto che la mia conoscenza dell’Italia e dell’italiano si è espansa e si è allargata grazie alla conoscenza di altre lingue e culture.

“Da molti anni frequento gli americani per lavoro e per amicizia, e che dire, la loro facilità nel relazionarsi è spiccata. La socievolezza. Forse, proprio perché gli Stati Uniti sono da sempre abituati a convivere con differenti nazionalità. Sono flessibili, aperti alla diversità dell’altro. Sono dei buoni compagnoni diremmo in italiano. Sono accoglienti. Generosi.

“Infatti sono stata ospitata a Santa Barbara, da miei amici studenti: Joel, Michelle, Tama e Barbara. Ho potuto conoscere un po’ di questa parte d’America, il territorio, le abitudini e non ultimo il vino. E ribadisco ciò che ho sottolineato sopra.

“Sono stata benissimo, come una nipote.

“Certo come italiana, mi adatto difficilmente a caffè che non siano italiani o a certi orari, come quello della cena, molto anticipato rispetto all’Italia. Ma ciò è anche un motivo per sorridere. È un sacrificio, ma siamo belli per questo. Ognuno è diverso.

“Per quanto riguarda l’apprendimento dell’italiano, gli americani, come per tutti i madrelingua inglesi, la difficoltà maggiore risiede nella “flessione” dell’italiano. Per intenderci la flessione permette di esprimere in generale, attraverso desinenze, categorie grammaticali come il genere, il numero, ecc. .

“Per es. : -o, è la desinenza che indica il genere maschile singolare. L’inglese è quasi privo di flessione, quindi per un madrelingua inglese è necessario del tempo per far funzionare questo ingranaggio.

“Poi, un’altro punto critico potrebbe essere la pronuncia di certi fonemi come /r/, /t/, o la pronuncia delle consonanti doppie.    

“L’uso delle preposizioni, dei tempi, dei modi, ma non solo per gli americani ;). 

“E poi, come succede a tutti quando si apprende una lingua straniera, il punto più complesso, più profondo, non superficiale come la pronuncia di una /r/, è la comprensione dei concetti culturali, connessi ad appropriate espressioni linguistiche.

“Così se ricevo un  pacco da un qualsiasi corriere, non lo saluterò dicendo: ciao tesoro, amore mio! Solo perché gli italiani usano espressioni calorose di questo genere. No! Esistono situazioni differenti ed espressioni appropriate a tali situazioni.   È solo un piccolo esempio.

‘Un altro punto fondamentale è l’andare al di là degli stereotipi. Per esempio non tutti gli italiani parlano ad alta voce, o la famiglia italiana non è sempre “il paradiso terrestre”, ecc. 

“Ogni lingua è espressione di una determinata cultura, quindi imparare una lingua     straniera significa assorbirne la cultura, comprenderla e sapersi adeguatamente      esprimere in quella lingua, in diverse situazioni.

“Infine vorrei ringraziare Barbara, che mi ha fatto scoprire e riscoprire il piacere di scrivere. La ringrazio per avermi dato l’opportunità di condividere l’esperienza della pandemia, facendoci sentire tutti un po’ più vicini umanamente, per la possibilità di parlare del mio lavoro ad un pubblico, quello americano, che ha sempre dimostrato interesse verso l’Italia.

 “Di solito leggo gli scritti altrui, come il blog di Barbara sulla cultura italiana, di cui apprezzo la vivacità, la  freschezza e l’agilità, con cui riesce costantemente a trovare temi diversi ed interessanti sull’Italia.”

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