Le Domande della Albright

Questo è il secondo di una serie in due parti sul fascismo. La scorsa settimana: Mussolini e Trump

Madeleine Albright conclude il suo libro “Fascismo: un avvertimento” con 10 domande che dovremmo porci sui nostri futuri leader:

1. Nutrono i nostri pregiudizi suggerendo di trattare le persone che non appartengono alla nostra etnia, razza, credo o partito come indegni di dignità e rispetto?

2. Vogliono che alimentiamo la nostra rabbia verso coloro che crediamo ci abbiano fatto un torto, che diamo libero sfogo alle nostre lamentele puntando persino alla vendetta?

3. Ci incoraggiano a disprezzare le nostre istituzioni di governo e il processo elettorale?

4. Cercano di distruggere la nostra fede in alcuni dei più importanti contributi alla democrazia come una stampa indipendente e una magistratura professionale?

5. Sfruttano i simboli del patriottismo – la bandiera, la promessa – in uno sforzo consapevole per metterci l’uno contro l’altro?

6. Se sconfitti alle urne, accetteranno il verdetto o insisteranno ugualmente, senza prove, di aver vinto?

7. Vanno oltre il chiedere i nostri voti, vantandosi della loro capacità di risolvere tutti i problemi, mettendo a tacere tutte le nostre ansie per soddisfare ogni nostro desiderio?

8. Sollecitano i nostri applausi parlando con disinvoltura e con arrogante machismo sull’uso della violenza per spazzare via i nemici?

9. Riecheggiano l’atteggiamento di Mussolini: “La folla non deve sapere”, tutto ciò che deve fare è credere e “sottomettersi a essere plasmata?

10. Oppure ci invitano a unirci a loro per costruire e mantenere un centro sano per le nostre società, un luogo in cui diritti e doveri sono equamente ripartiti, dove il contratto sociale venga rispettato e tutti abbiano spazio per sognare e crescere?

Le risposte non ci diranno se il potenziale leader è di destra o di sinistra, conservatore o liberale, repubblicano o democratico. Le risposte ci diranno molto su chi vuole guidare e se abbiamo fiducia nel futuro o se siamo di fronte a terribili segnali.

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Mussolini e Trump

Questo è il primo di una serie in due parti sul fascismo.  La prossima settimana: Le domande di Albright

All’inizio del suo libro, “Fascismo: Un Avvertimento”, Madeleine Albright cita Primo Levi (1919-1987), un chimico italiano, un partigiano, un sopravvissuto all’Olocausto e uno scrittore: “Ogni epoca ha il proprio Fascismo”.  È vero oggi in Europa e negli Stati Uniti, così come è stato nel corso della storia.  I problemi principali dell’Unione Europea oggi sono l’Ungheria e la Polonia.  Viktor Orban in Ungheria ha indebolito la democrazia modificando le leggi elettorali, riempiendo i tribunali di alleati e insistendo su una copertura mediatica acritica.  In Polonia, Jaroslav Kaczynski ha adottato un approccio simile, principalmente neutralizzando il sistema giudiziario. La Albright, che è nata in Cecoslovacchia ed è stata la prima donna Segretario di Stato degli Stati Uniti sotto il presidente Bill Clinton, dedica capitolo dopo capitolo agli autocrati moderni, iniziando con Benito Mussolini e finendo con Donald Trump.

Seconda la Albright, il fascismo non è un’ideologia, ma un mezzo per ottenere e mantenere il potere.  È la volontà di fare tutto ciò che è necessario – adottando anche l’uso della forza e calpestando i diritti degli altri – per vincere e indurre all’obbedienza. Il fascismo nasce da un ambiente sociale di disordini: rabbia e insoddisfazione tra la popolazione, conflitti e scioperi, un senso di disparità di trattamento, un governo debole e corrotto e la mancanza di “un centro” per governare o trovare soluzioni. Questo era vero per l’Italia dopo la prima guerra mondiale. Mussolini era un leader magnetico che sfruttò una diffusa insoddisfazione promettendo tutto a tutti. Non metteva a confronto una classe contro un’altra, ma voleva che tutti fossero uniti: lavoratori, studenti, soldati e uomini d’affari. In un processo graduale, abolì tutti i poteri concorrenti, eliminò la libertà di stampa, nominò personalmente i funzionari municipali e prese il controllo della polizia nazionale.

Trump è diventato presidente in circostanze simili. Per anni, c’è stata una crescente disparità economica tra “coloro che hanno” e “coloro che non hanno”. Inoltre, il New York Times ha recentemente riferito che connessa al progresso sociale è una diminuita qualità della vita in America negli ultimi dieci anni, anche se è aumentata quasi ovunque. Sia la gente, che i politici sono diventati politicamente polarizzati. C’è poco compromesso nel governo – nessun “centro” calmante per trovare soluzioni e unificazioni. I disordini razziali e sociali hanno portato a manifestazioni e violenze. Mentre Mussolini cercava di governare e incitava l’unione sotto il suo potere assoluto, a Trump non interessa governare. Il suo stile transazionale è guidato da “cosa c’è in questo per me?”. Sta dividendo e creando conflitti, paura, violenza e disordini razziali in modo che possa essere il leader “della legge e dell’ordine”. Attizzare la violenza è uno strumento chiave nel playbook dell’autoritario: Mussolini aveva le sue camicie nere e Trump ha i suoi teppisti di sostegno e un paramilitare.

Né Mussolini, né Trump si sono distinti accademicamente. Non sono pensatori originali, né hanno impegni ideologici. Sono sia narcisisti, che attori che invocano la teatralità. E credono di essere infallibili. Le vetrine in Italia contenevano cartelli con su scritto: “Il Duce ha sempre ragione”.   Trump non si assume mai la responsabilità: afferma di avere sempre ragione e incolpa gli altri per qualsiasi problema. Entrambi disdegnano i loro avversari e non nominano consiglieri forti, ma solo lealisti. Entrambi mentono continuamente – un altro strumento nel playbook dell’autoritario – perché le bugie ripetute abbastanza spesso – ed echeggiate nei media di supporto – vengono credute da molte persone.

L’intera Convenzione Nazionale Repubblicana di Trump nell’agosto 2020 ha invocato l’immaginario delle dittature. I membri della famiglia e i subordinati si aggiungevano per elogi esagerati e ogni oratore demonizzava chiunque non sostenesse il governo continuato da Trump. L’abito della First Lady Melania Trump evocava un’uniforme nazista. E lo sfondo della Casa Bianca – uno scenario completamente illegale per questo evento politico – con il suo muro di bandiere era un tentativo di proiettare maestà e potenza. Tutto questo sarebbe già abbastanza grave, ma un’altra conseguenza del governo Trump, che mina continuamente la stampa, è calpestare il sistema giudiziario e i tribunali, e ignorare lo Stato di diritto.

La caduta di Mussolini avvenne durante la seconda guerra mondiale. Né l’italiano medio, né le forze armate assediate, né il re volevano essere associati del Terzo Reich. Molti dissentirono quando Mussolini acconsentì alle stesse leggi antisemite che erano già in vigore in Germania. Anche a chi sosteneva Il Duce, non piacque vederlo giocare il ruolo di socio minoritario di un razzista teutonico. Nel 1943 i suoi delegati fecero circolare un documento segreto, in cui proponeva di restituire i poteri costituzionali al re e al parlamento. L’autore della proposta, Dino Grandi, disse a Mussolini: “Credi di avere la devozione del popolo, ma l’hai persa quando hai legato l’Italia alla Germania”. Mussolini fuggì ma fu catturato e fucilato da un plotone di esecuzione. Il suo corpo e quello della sua amante, furono scaricati a Milano, solo per essere esposti, a testa in giù, in una piazza lì, che oggi è commemorata con una targa.

Chissà quale destino attende Donald J. Trump. Anche lui è nel mezzo di una guerra – contro il COVID19 – ma non ha fatto nulla per affrontare l’assassinio di quasi 200.000 americani. E ha continuamente mentito agli americani su questo virus mortale. Nonostante i numeri dei sondaggi che mostrano Biden comodamente avanti nelle elezioni di novembre, molti temono che Trump farà di tutto per mantenere il potere: sollecitare interferenze straniere nelle elezioni, manipolare il voto, alimentare più violenza e persino iniziare una guerra civile. Ed è esattamente ciò che fu il fascismo: non c’è fine alla fame di potere.

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Mussolini and Trump

At the outset of her book, “Fascism: A Warning,” Madeleine Albright quotes Primo Levi (1919 -1987), an Italian chemist, partisan, Holocaust survivor, and writer: “Every age has its own Fascism.”  It is true today in Europe and the United States just as it has been throughout history. The European Union’s primary problems today are Hungary and Poland.  Viktor Orban of Hungary has undermined democracy by changing election rules, packing the courts with allies, and insisting on uncritical media coverage.  In Poland, Jaroslav Kaczynski has taken a similar approach, mostly by neutralizing the judicial system. Albright, who was born in Czechoslovakia and served as the United States’ first female Secretary of State under President Bill Clinton, devotes chapter after chapter to modern-day autocrats, beginning with Benito Mussolini and ending with Donald Trump.

According to Albright, fascism is not an ideology but a means to obtain and maintain power.  It is the willingness to do whatever is necessary—including the use of force and trampling on the rights of others—to achieve victory and command obedience.  It arises from a social environment of unrest:  anger and dissatisfaction among the populace, conflicts and strikes, a sense of unequal treatment, a weak and/or corrupt government, and the lack of “a center” to govern or find solutions.  This was true of Italy following World War I.  Mussolini was a magnetic leader who exploited widespread dissatisfaction by promising all things to everyone.  He did not pit class versus class, but proposed that all unite—workers, students, soldiers, and business people.  In a step-by-step process, he abolished all competing powers, eliminated freedom of the press, named municipal officials himself, and took control of the national police.

Trump became president during similar circumstances.  For years, there has been a growing economic disparity between the “haves” and the “have nots.”  In addition, The New York Times recently reported that a measure of social progress finds that the quality of life has dropped in America over the last decade, even as it has risen almost everywhere else.  Both the people and the politicians have become politically polarized.  There is little compromise in the government—no calming “center” to find solutions and unify.  Racial and social unrest have led to demonstrations and violence.   Whereas Mussolini sought to govern and to unify under his absolute power, Trump doesn’t care about governing.  His transactional style is driven by “what’s in this for me?”.  He is dividing and creating conflict, fear, violence, and racial unrest so that he can be the leader of “law and order.”  Stoking violence is a key tool in the authoritarian’s playbook—Mussolini had his black shirts, and Trump has his supporting thugs and a private military.

Neither Mussolini nor Trump distinguished themselves academically.  They were not original thinkers nor held ideological commitments.  They are both narcissists and actors who could invoke theatrics.  And they believed that they were and are infallible.  Storefronts in Italy held signs that said, Il Duce ha sempre ragione, that is, Il Duce is always right.  Trump never takes responsibility—he claims to always be right and blames others for any problems.  Both disdained their adversaries and did not appoint strong advisors—only loyalists.  Both lied continually—another tool in the authoritarian’s playbook—because lies repeated often enough—and echoed in the supporting media– are believed by too many people.

Trump’s entire Republican National Convention in August 2020 invoked the imagery of dictatorships.  Family members and subordinates piled on over-the-top praise, and every speaker demonized anyone who didn’t support Trump’s continued rule.  First Lady Melania Trump’s dress evoked a Nazi uniform.  And the backdrop of the White House—a completely illegal setting for this political event—with its wall of flags was an attempt to project majesty and might.  All of this would be bad enough, but it comes on the heels of Trump continually undermining the press, running roughshod over the justice system and the courts, and thumbing his nose at the rule of law.

The downfall of Mussolini came during World War II.  Neither the average Italian, nor the beleaguered armed forces, nor the king wished to be associated with the Third Reich.  Many were unhappy when Mussolini consented to the same anti-Semitic laws that had been in effect in Germany.  Even those who supported Il Duce didn’t like seeing him play junior partner to a Teutonic racist.  In 1943 his delegates circulated a secret document proposing that constitutional powers be restored to the king and parliament.  The proposal’s author, Dino Grandi, told Mussolini, “You believe you have the devotion of the people, but you lost it when you tied Italy to Germany.”  Mussolini fled but was captured and shot by a firing squad.  His body, and that of his mistress, were dumped in Milan, only to be hanged, upside-down, in a piazza there, which today is commemorated with a plaque.

Who knows what destiny awaits Donald J. Trump.  He too is in the midst of a war—against COVID19—but he has done nothing to confront this killer of more than 200,000 Americans.  And he has continually lied to Americans about this deadly virus.  Despite poll numbers that show Biden comfortably ahead in the November election, many fear that Trump will do anything to maintain power – solicit foreign interference in the election, manipulate the voting, fuel more violence, even start a civil war.  And that is exactly what fascism is—no end to satiating a hunger for power.

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