LavAzza (in italiano)

Che tipo di caffè desideri in questo momento? Un cappuccino mattutino? Un espresso pomeridiano? Un caffè americano o un caffè corretto? Preferisci il tuo caffè servito da un barista o preparato nella tua Moka o Gaggia o anche nella tua macchina da caffè Nespresso?

La cultura del caffè è importante in Italia, e anche per molte persone negli Stati Uniti. Altrettanto importante del processo e del godimento del caffè è il marchio che si sceglie. I marchi di caffè italiani più amati spaziano da Lavazza e Illy a Kimbo, Caffè Borbone e Caffè Passalacqua. Lavazza è marchiato come “il caffè preferito d’Italia” con una quota di mercato oggi superiore al 36%.

Il giovane Luigi Lavazza cercò fortuna a Torino alla fine del 1800. Nel 1895 trasformò il suo negozio di alimentari in una torrefazione di caffè, e oggi i membri della famiglia di terza e quarta generazione gestiscono la settima più grande attività di caffè del mondo. Lavazza è il numero 1 al mondo per espresso, e il caffè è venduto in 90 paesi. Vende caffè negli Stati Uniti dalla fine degli anni ’80.

L’Italia stessa in realtà non coltiva né produce caffè verde perché le condizioni di coltivazione non sono ideali. Come altre marchi di caffè, Lavazza deve importare caffè e lo fa dal Brasile, dalla Colombia, dal Guatemala, dalla Costa Rica, dall’Honduras, dall’Indonesia e da altri paesi. L’azienda conta oggi sei siti produttivi, tre in Italia e uno ciascuno in Francia, in India e in Brasile. Lavazza afferma che i suoi chicchi di caffè a torrefazione lunga gli conferiscono il caratteristico gusto dell’espresso italiano e attribuisce all’azienda anche il merito di aver inventato il concetto di miscelazione di diversi tipi di caffè provenienti da diverse aree geografiche per produrre prodotti distinti, tra cui Qualità Oro, Qualità Rossa, Il Perfetto Espresso, Caffè Crema, Gran Aroma Bar e Super Crema.

Attraverso la Fondazione Lavazza, l’azienda collabora con i coltivatori di caffè di tutto il mondo per migliorare il sostentamento e il benessere delle comunità di coltivatori di caffè. Istituita nel 2004, la fondazione finanzia progetti in 17 paesi, aiutando oltre 94.000 produttori di caffè a migliorare la resa dei raccolti, la qualità del caffè e le condizioni di vita dei lavoratori.

Lavazza, come molte altre aziende, sta affrontando un 2022 complesso e impegnativo. L’azienda ha sospeso tutte le sue attività in Russia ed è stata costretta a sospendere temporaneamente anche la distribuzione del caffè in Ucraina. I problemi della catena di approvvigionamento globale e gli eventi meteorologici hanno fatto aumentare i prezzi del caffè, degli imballaggi e dell’energia. Sia le aziende che i consumatori si assumono i rischi dell’attuale situazione geopolitica.

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LavAzza (in English)

What kind of coffee do you crave at this moment?  A morning cappuccino?  An afternoon espresso?  A caffé americano or a caffè corretto?  Do you prefer your coffee served by a barista or made in your own Moka or Gaggia or even Nespresso machine?

The coffee culture is important in Italy and even for many people in the United States.  Just as important as the process and the enjoyment of coffee is the brand that one chooses. Beloved Italian coffee brands range from Lavazza and Illy to Kimbo, Caffè Borbone and Caffè Passalacqua.  Lavazza is branded as “Italy’s Favorite Coffee” with a market share today of more than 36%. 

Young Luigi Lavazza sought his fortune in Turin in the late 1800s.  In 1895 he transformed his grocery store business into a coffee roaster, and today third and fourth generation family members run the world’s seventh largest coffee business.  Lavazza is number 1 in the world for espresso and its coffee is sold in 90 countries.  It has been selling coffee in the United States since the late 1980s.

Italy itself does not actually grow or produce any green coffee because the growing conditions are not ideal. Like other coffee brands, Lavazza must import coffee and does so from Brazil, Colombia, Guatemala, Costa Rica, Honduras, Indonesia, and other countries.  The company today has six production sites, three in Italy and one each in France, India and Brazil.  Lavazza claims that its long-roasted coffee beans give it its distinctive Italian espresso taste, and also credits the company for inventing the concept of blending (miscella) different types of coffee from different geographical areas to produce distinctive products, which include Qualità Oro, Qualità Rossa, Il Perfetto Espresso, Caffè Crema, Gran Aroma Bar, and Super Crema. 

Through the Lavazza Foundation, the company works with coffee farmers around the world to improve the livelihood and well-being of coffee-growing communities.  Set up in 2004, the foundation funds projects in 17 countries, helping more than 94,000 coffee producers to improve crop yield, coffee quality, and the living conditions of the workers.

Lavazza, like many other companies, is tackling a complex and challenging 2022.  The company suspended all its activities in Russia and also was forced to temporarily halt coffee distribution in Ukraine.  Global supply chain issues and weather events spiked price increases in coffee, packaging and energy.   Both companies and consumers shoulder the risks from the current geopolitical situation.

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La Gioconda di Montecitorio

Ci sono relativamente pochi dipinti sopravvissuti sino a noi di Leonardo da Vinci. Solo circa 8 grandi opere gli sono universalmente attribuite; alcune sono state attribuite alla sua bottega, ai suoi assistenti e alle sue pennellate. Molte altre sono opere incomplete, altre ancora risultano di complessa attribuzione, come il Salvator Mundi, che ha fatto scalpore negli ultimi anni, sia per la storica vendita all’asta, sia per la rivelazione dell’acquirente era il principe saudita Mohammed bin Salman (vedi il post del 9 dicembre 2021: “Salvator Mundi: La saga in corso”).

Ora, a Roma è iniziata una nuova storia: il caso della Gioconda di Montecitorio. Ci sono molte copie del capolavoro che oggi è appeso al Louvre. La Gioconda di cui parliamo era nella collezione di Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati italiana. Misura 70 cm x 50 cm, quindi più piccolo della sorella del Louvre. Ma quando e da chi sia stata dipinta rimangono ancora questioni controverse in quanto non ci sono documenti per ricostruire le origini del dipinto.

Il dipinto fu menzionato per la prima volta nell’inventario di Torlonia del 1814 come “copia della ‘Monna Lisa’ di Leonardo da Vinci”. Denominato la Gioconda Torlonia, era di proprietà di una nobile famiglia romana (vedi post del 1° luglio 2021: “I Marmi di Torlonia”). Ad un certo punto il dipinto fu attribuito a Bernardo Luini, che lavorò con Leonardo; infatti, alcuni studiosi ritengono che il Luini abbia creato il Salvator Mundi. Nel 1892 il dipinto entrò a far parte della collezione della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini. L’opera fu concessa alla Camera dei Deputati nel 1927 dove rimase per molti anni appesa in un ufficio sopra un termosifone. Oggi si trova nella sala Aldo Moro al primo piano di Palazzo Montecitorio.

La polemica di oggi è iniziata nel 2019 quando la Torlonia Gioconda restaurata è stata protagonista della mostra “Leonardo a Roma: Influenze ed Eredità” all’Accademia dei Lincei per celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo. I curatori della mostra affermano che la copia romana potrebbe essere stata realizzata nella bottega di Leonardo e che gli smalti, l’effetto chiaroscurale e la raffinata tecnica pittorica suggeriscono un possibile intervento del maestro stesso.

Cinzia Pasquali, restauratrice del dipinto, è una delle restauratrici d’arte più famose al mondo. Ha lavorato per 25 anni al Louvre e ha condotto il “restauro del secolo” nel dipinto di Leonardo, La Vergine col Bambino e Sant’Anna. Secondo lei il dipinto risale alla prima metà del XVI secolo e non è di Leonardo ma potrebbe essere stato realizzato nel suo studio.

Storici dell’arte, critici d’arte e persino parlamentari avevano opinioni forti sul dipinto, dal “modesto” al “valore decorativo dei mobili” a “mi toglie il fiato quanto sia brutto questo dipinto. Non una goccia di Leonardo”. Un’espressione più misurata è arrivata da un ex sovrintendente di Roma: “non sembra avere l’impronta di una mano eccellente come quella di Leonardo”.

Un membro della Camera dei Deputati italiana ha annunciato che sarà effettuato uno studio completo sul dipinto.

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