Una Storia Breve sui Cognomi Italiani

Oggi ci sono oltre 300.000 cognomi in Italia senza contare i nuovi introdotti attraverso l’immigrazione.  Non è possibile calcolarne il numero con esattezza perché nel tempo alcuni nomi si sono estinti e altri se ne sono formati—spesso a causa di errori di trascrizione degli uffici dell’anagrafe.  Il numero di cognomi è notevolmente grande rispetto ad altre regioni d’Europa.  Alcuni potrebbero essere varianti dello stesso nome originale.  La frammentazione linguistica dell’Italia con i numerosi dialetti e il relativo sviluppo tardivo di una lingua nazionale potrebbero spiegare questo fenomeno.

Quali sono i cognomi più comuni in Italia oggi?  Secondo una classificazione, i primi 10 sono Rossi, Ferrari, Russo, Bianchi, Romano, Gallo, Costa, Fontana, Conti, ed Esposito.  Andate su www.mappadeicognomi.it per i primi 1.000.

Molte persone pensano che i cognomi oggi provengano da nomi latini quando, in realtà, si sono evoluti più direttamente dal Medioevo.  In tempi romani (100 a.C. – 400 d.C.) i nomi erano una combinazione di tre nomi latini come Caio Giulio Cesare e Marco Tullio Cicerone.  Qui ci si può confondere.  I tre nomi erano chiamati praenomen, nomen, e cognomen, ed i significati sono in qualche modo diversi da quello che potreste aspettarvi.  Il praenomen è paragonabile al nome proprio di persona dei giorni nostri; il nomen è assimilabile al cognome odierno; e il cognomen è riconducibile alla definizione contemporanea di soprannome.

Nei primi secoli del Medioevo (500 – 1000 d.C.) venne sempre più in uso utilizzare un singolo termine al posto di tre nomi.  In tempi feudali il cognome non serviva perché i contadini erano servi della terra nelle mani del loro signore.  Per distinguersi tra loro, si usava tutt’al più il nome del loro padre.

Le cose cambiarono dopo l’anno Mille per via della forte crescita demografica e della maggior mobilità.  Avvenivano più spostamenti tra le popolazioni, delle merci, più centri abitati, e più compravendite.  A questo punto solo un nome divenne un problema serio.  Si cominciò ad avere l’esigenza di individuare univocamente ogni persona.   Vennero così assegnati ai cittadini i secondi nomi, quelli che chiamiamo oggi i cognomi.  Venivano stabiliti in modi diversi:

  • Dal nome del padre o capostipite (di Francesco, di Stefano, di Matteo);
  • Dalla provenienza (Ferraresi, Romano);
  • Dal mestiere (Barbieri, Cacciatori, Fabbri);
  • Dalle caratteristiche fisiche (Biondi, Gobbi, Bassi, Mancini)

Poi nel 1564 con il Concilio de Trento, la Chiesa Cattolica stabilì che in ogni parrocchia si scrivessero in un registro tutti i battesimi e le morti, cos che era già stato fatto ma non uniformemente.  Dal 1866 in poi, in Italia tutto viene registrato anche dallo stato civile, che ha sede in ogni comune.

Diamo un’occhiata alla derivazione di alcuni dei cognomi più comuni.  Rossi e Russo: L’origine di queste cognomi (e le varianti) è legata alla caratteristica della colorazione dei capelli e della carnagione della famiglia originaria.  La diffusione dei capelli rossi nelle popolazioni celtiche preromane era notevole ed anche tra i latini.  Nelle antiche credenze popolari i capelli rossi simboleggiavano inoltre un carattere capriccioso e impulsivo, ma anche creatività e ingegno.  Mentre i cognomi si trovano in tutto il Paese, Rossi ha una maggiore concentrazione al centro-nord, Russo ha una concentrazione in Campania (soprattutto a Napoli), e Russi è popolare in Puglia.  Rizzo deriva da soprannomi legati alla parola dialettica “rizzo” per “riccio” per indicare caratteristiche fisiche (capelli) o caratteriali (persona aspra e spigolosa).  Il cognome è molto diffuso in tutta l’Italia ma con particolare concentrazione in Sicilia e Puglia.  Una variante, Rizzoli, è tipico dell’Emilia Romagna mentre Rizzolo è presente soprattutto in Veneto, Piemonte e Sicilia.

Ferrari deriva dai soprannomi legati al mestiere del fabbro o del lavorante all’estrazione o alla fusione del ferro.  Il cognome Ferrari è diffuso in tutta la penisola ed in particolare al nord.  Varianti sono Ferrarini, Ferrario, e Ferrieri.

Esposito deriva dal latino expositus o esposto oggi.  Questo cognome veniva infatti attribuito ai bambini abbandonati davanti a luoghi di carità, come chiese o monasteri.  Questo cognome fu utilizzato per tutti gli “abbandonati” fino al 1814.  Espositi è decisamente romano; Esposito è estremamente diffuso in tutt’Italia ed in Campania in particolare.

Per altri cognomi, andate su www.cognomix.it.

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A Brief History of Italian Surnames

Today there are more than 300,000 traditional surnames in Italy not counting new ones introduced through immigration.  A precise calculation is impossible because over time some become extinct and others are formed—often from transcription errors in the registry offices.  The number of surnames is actually quite large compared to other regions of Europe.  Some may be variants of the same original surname.  The linguistic fragmentation of Italy with its many dialects and the relatively late development of a national language may explain this phenomenon.

What are the most common surnames in Italy today?  According to one classification, the top 10 are Rossi, Ferrari, Russo, Bianchi, Romano, Gallo, Costa, Fontana, Conti, and Esposito.  Go to www.mappadeicognomi.it for the top 1000.

Many people think that surnames today came from Latin names when, in fact, they evolved more directly from the Middle Ages.  Even if your name is Cesaroni today, you probably cannot claim Caesar as your ancestor.  In Roman times (100 bc – 400 dc) there was a system of three names like Caio Giulio Cesare (Caesar) e Marco Tullio Cicerone (Cicero).  Here is where is gets confusing.   The three names were called praenomen, nomen e cognomen, and the meanings are somewhat different from what you might expect.  The praenomen is comparable to the personal name of today.  The nomen is similar to today’s surname, and the cognomen is the similar to the contemporary definition of nickname—hence, Caesar and Cicero.

In the first centuries of the Middle Ages (500 – 1000 dc), the custom became to have only one name.  In feudal times, the surname was not used because peasants were servants of the land in the hands of their lords.  To distinguish among them, the name of the father was used at most.

Then things changed after the year 1,000 because of greater mobility.  There were movements among populations, of goods, of population centers, of trades.  At this point, having only one name became a serious problem.  So, a second name became assigned to citizens, that which today we call cognomi (surnames).  They were chosen in different ways:

  • from the name of the father or possibly an ancestor (for example, di Francesco, di Stefano, di Matteo);
  • from the place of origin (for example, Ferraresi, Romano);
  • from the trade or profession (for example, barbieri [barbers], cacciatori [hunters];
  • from physical characteristics (for example, biondi (blond), gobbi (hunchbacked), bassi (short), mancini (left handed).

Then in 1564 with the Council of Trent, the Catholic church established that in every parish all the baptisms and deaths be put in a registry, which was already being done but only sporadically. From 1866 on, registrations, including marital status, were located in every municipality.

Let’s look at the derivation of some of the most common names.  Rossi and Russo:  The origin of these surnames (and variants) is linked to the color of hair and complexion.  The spread of red hair in the Celtic pre-Roman populations was quite remarkable, as well as among the Latin people.  In ancient popular beliefs, red hair symbolized a capricious and impulsive character, but also creativity and ingenuity.  While these surnames are found throughout Italy, Rossi has greater concentration in the center-north, Russo has a major concentration in Campania (especially in the Naples area), and Russi is specific to Puglia.  Rizzo comes from a dialect nickname for riccio, which means curly to indicate a physical characteristic, like curly hair, or character, a rough and angular person.  While the name is widespread throughout Italy, there are concentrations in Sicily and Puglia.  A variant, Rizzoli, is typical of Emilia Romagna, while Rizzolo is present mainly in Veneto, Piedmont, and Sicily.

Ferrari (from ferro, iron) comes from nicknames linked to a blacksmith’s trade or a worker involved in the extraction or fusion of iron.  The surname is widespread throughout the peninsula but particularly in the north.  Variants include Ferrarini, Ferrario, and Ferrieri.

Esposito comes from the word that means “exposed.”  This surname was given to orphans abandoned in front of churches or monasteries until 1814.   It is widespread thoughout Italy and in Campania in particular, whereas Espositi is mainly Roman.

For other surnames, visit www.cognomix.it.

 

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Le Notizie False in Italia: Parte II

Ci sono due iniziative in Italia che promuovono la diffamazione di notizie false insegnando l’alfabetizzazione digitale agli studenti delle scuole superiori.  Il primo progetto, guidato da Laura Boldrini, la presidente della Camera del Parlamento, mira ad educare una generazione di studenti a riconoscere le notizie false e le teorie cospirative che circolano sul web.  La storia è stata riportata nel New York Times.  Le lezioni fanno parte di un esperimento straordinario del governo italiano, in collaborazione con le principali aziende social tra cui Facebook, e viene distribuito in 8.000 licei in tutta Italia.

“Le fake news instillano gocce di veleno nella nostra quotidiana dose di web,” ha spiegato Boldrini.  “È semplicemente una cosa giusta dare ai ragazzi la possibilità di difendersi dalle bugie”.   Oltre ad affrontare molti progetti, gli studenti imparano come i loro “likes” siano monetizzati e usati a scopi politici.  Stanno imparando una nuova serie di Dieci Comandamenti, tra cui “non si devono condividere notizie non verificate”, “si chiedono fonti e prove”, e “si ricordano che l’internet e i social network possono essere manipolati”.

Questa iniziativa non potrebbe arrivare in un momento migliore…poco prima delle cruciali elezioni italiane.  Tra sospetti globali di intromissione russa nelle elezioni negli Stati Uniti, in Germania e in Francia, così come nella Brexit e nel movimento indipendentista catalano, notizie false e propaganda potrebbero danneggiare l’Italia, uno degli ultimi governi di centro-sinistra rimasti in Europa.

E sembra che l’Italia sia un terreno fertile per l’inganno digitale.  Frustrati dai problemi economici, dall’alta disoccupazione e dalla crisi dei migranti, molti italiani aderiscono a tutti i tipi di teorie cospirative.  Si chiama “dietrologia”, la convinzione che ci sia sempre qualcosa dietro la superficie.  Secondo Alessandro Campi, un professore di scienze politiche all’Università di Perugia, la passione italiana per vedere gli intrighi dietro ogni angolo è profonda.  “Tutto ciò fa parte del patrimonio culturale italiano” da una lunga storia di dominio straniero, di intrighi di papi e cardinali, di governo corrotto.  Continua, “Direi che il Movimento Cinque Stelle [un gruppo di destra guidato da Beppe Grillo] crede più di ogni altro partito politico nelle teorie cospirative”.  Un esempio è il rifiuto da parte del partito delle vaccinazioni infantili, nonostante il consenso scientifico.  Grillo li chiama truffatori da parte di compagnie farmaceutiche con l’intenzione di “indebolire il sistema immunitario dei bambini”.

Boldrini sostiene che l’internet non può venire nascosto ai margini della società e che il governo deve insegnare alla prossima generazione di elettori italiani come difendersi dalle menzogne e dalle teorie del complotto progettate per agire sulle loro paure.

L’altra grande iniziative in Italia si chiama “Quotidiano in classe”, sponsorizzata dall’Osservatorio permanente giovani-editori (Opge), un’organizzazione la cui missione è sviluppare il pensiero critico nei giovani per renderli cittadini migliori di domani.  Fornisce alle scuole 3 giornali di qualità ogni settimana.  Insegnando come giornali diversi presentano gli stessi fatti in modi diversi, il progetto spera di sviluppare il pensiero critico e la capacità di distinguere le fonti affidabili da quelle che non lo sono.  Questo progetto è affidato all’International Advisory Council di Opge, un think tank che include i direttori dei più prestigiosi giornali americani: Il New York Times, il Wall Street Journal, ed il Los Angeles Times.

Recentemente, Tim Cook, il capo della Apple, si è incontrato a Firenze con studenti di questa iniziativa: “Le conseguenze delle fake news sono peggiori di quello che si possa immaginare perché vengono usate per polarizzare sempre di più la società”.  Ha elogiato il progetto di media literacy dell’Opge e ha sottolineato l’importanza di confrontare differenti prospettive anche con quelle con cui non siamo d’accordo.

Il direttore di Opge si è incontrato con altri direttori della Silicon Valley.  Dagli incontri è emerso che la stessa persona davanti allo schermo di un personal computer, o maneggiando uno smartphone e un tablet, assume nei confronti di argomenti che legge una posizione più radicalizzata rispetto a quella che avrebbe, invece, discutendo davanti a una persona in carne e ossa.  Hanno anche discusso come false notizie possono diventare uno strumento di una strategia che mira a dividere: L’opposto di ciò che la Rete ha fatto sinora—unire le persone distanti.

 

 

 

 

 

 

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