“Siamo tutti nella stessa barca”

Il cannone di partenza ha sparato.  Il fumo si è schiarito.  Non è successo.

Da lontano assomigliavano a una lunga catena montuosa di cime innevate. Da vicino erano più di 2.600 barche a vela bloccate dalla bonaccia. Alla fine alcuni degli equipaggi professionisti che stavano navigando su navi all’avanguardia hanno prontamente approfittato di un po’ di vento per partire.

Questa è la regata Barcolana, che si tiene ogni anno nel Golfo di Trieste, la seconda domenica di ottobre. Secondo molti, è la più grande regata al mondo. Gli equipaggi olimpici a vela si allineano fianco a fianco con gli appassionati di nautica di tutto il mondo, a molti esperti e principianti locali.

Da quando la Barcolana fu fondata nel 1969 (con solo 51 partecipanti), le barche a vela si radunano ogni anno nel golfo vicino al Castello di Miramare, costruito dall’arciduca Ferdinando Massimiliano. Secondo la leggenda locale, lui fu costretto ad attraccare qui nel 1855 a causa delle forti raffiche del vento di Bora.

Di solito, la Bora – chiamata così da Boreas, il dio greco del vento del nord – ulula dalle Alpi Giulie all’oceano Adriatico. Può soffiare così ferocemente, che i marciapiedi di Trieste sono percorsi da un corrimano. Alcuni anni la Bora ha rotto gli alberi delle navi durante la regata. In altri anni non c’è stata e così alcune barche non sono riuscite a completare il percorso di 15 miglia verso la Slovenia e non sono riuscite nemmeno a raggiungere il traguardo vicino a piazza dell’Unità d’Italia a Trieste.

A Trieste si parla sia italiano che sloveno, insieme a triestin, il dialetto colorato della città. La diversità linguistica si estende perfino alla cultura del caffè. A casa Illy, un espresso è un nero, un macchiato è un capo e un cappuccino è un caffelatte. Ma non c’era di certo il caffè nella testa dell’equipaggio in questo giorno di ottobre, mentre caricavano le stive delle loro navi con friulano, prosecco e sauvignon. Avendo consultato le previsioni del tempo, la domanda per la maggior parte di loro non era se avrebbero celebrato la vittoria, ma se avrebbero almeno potuto vincere il primo trofeo per l’ultimo posto. Per ingannare il tempo hanno allora sorseggiato vino bianco, cantato vecchi canti popolari triestini e nuotato a poppa della barca. Un amico a terra ha persino scritto: “dato che non c’è vento, almeno cercate di prendere qualche spigola per stasera”.

Dagli esperti ai principianti, i marinai erano tutti nella stessa situazione: provare a vincere o provare a perdere. Lo spirito della gara è stato impresso nel poster ufficiale della regata dell’anno scorso: “Siamo tutti nella stessa barca”. Il tema, allora e adesso, risuona nel mezzo di una repressione nazionale anti-immigrati. Il messaggio di inclusione ha fatto infuriare così il partito della Lega, che si distingue per la sua politica di anti-immigrazione.

 

 

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