Cemento Romano

Nell terremoto di Amatrice, nell’agosto 2016, hanno perso la vita quasi 300 persone e molti edifici sono andati distrutti.  Per molte persone nella zona gli edifici in Piazza Sagnotti si sono dimostrati un punto interrogativo: perché alcuni sono rimasti indenni dalle scosse, senza nemmeno una crepa, mentre altri completamente crollati?  Si è scoperto che gli edifici rimasti intatti sono privati, mentre quelli crollati erano pubblici.  Un ingegnere, che è anche un consulente della Procura, ha recentemente ricostruito le cause del crollo di due palazzine pubbliche.  “La prima volta che visitai i crolli, mi resi conto che si era verificato l’effetto “pancake”, cioè un cedimento a strati dei diversi piani dell’edificio”.  Crede che i costruttori abbiano cercato di risparmiare denaro sul cemento e sulle staffe, sui rinforzi e sullo spessore dei pilastri.  Hanno usato cemento scadente.  E lui crede che ci sia stata conformità con i piani di costruzione—ma gli ispettori hanno fatto un lavoro scarso o hanno chiuso un occhio su qualche aspetto.

Triste. Non etico. Ora criminale. È anche ironico che un cemento di scarsa qualità sia venuto dalla terra che ha visto nascere il miglior cemento del mondo. È stato a lungo un mistero il motivo per cui il cemento romano usato per il Colosseo, il Pantheon e i Mercati di Traiano – con poca o nessuna manutenzione – sia durato per più di 2.000 anni, mentre il calcestruzzo moderno mostra segni di degrado appena dopo 50 anni. Secondo un ricercatore dell’Università della California, a Berkeley, “il cemento romano è uno dei materiali da costruzione più durevoli del pianeta”. Ciò che è ancora più sbalorditivo è che è sopravvissuto anche all’acqua salata. Oltre al suo uso in monumenti e strutture, era usato anche per costruire porti, moli, frangiflutti e altre strutture portuali. La spedizione marittima erano linfa vitale per la stabilità politica, economica e militare dell’impero romano, quindi costruire dei porti che sarebbero durati nel tempo era di fondamentale importanza.

Nonostante la sua durata, il cemento romano è in realtà 10 volte più debole del cemento moderno. La risposta a questo enigma sta nella composizione del calcestruzzo romano, descritto intorno al 30 a.C. da Vitruvio, un ingegnere di Ottaviano, divenuto poi imperatore. L’elemento fondamentale era la cenere vulcanica, che i Romani mischiavano con la calce per formare la malta. Veniva preparato in un mortaio e poi i blocchi di roccia venivano messi in stampi di legno, poi immersi in acqua di mare. Quando l’acqua salata si infiltrava nelle fessure nel cemento, scioglieva parte della cenere permettendo ai minerali di espandersi. Ciò contribuiva a legare e a rafforzare il calcestruzzo. Pertanto, l’acqua salata, che è così dannosa per il cemento moderno, era invece una virtù nelle costruzioni romane.

Inoltre la produzione di calcestruzzo romano lasciava un residuo di carbonio inferiore rispetto a quella moderna. La creazione di cemento moderno richiede combustibili fossili per bruciare calcare e argille a circa 1.450 gradi Celsius. Circa il 7% delle emissioni globali di anidride carbonica proviene ogni anno da questa produzione, mentre il calcestruzzo romano era molto “più pulito” perché richiedeva temperature più basse – circa 2/3 inferiori a quelle necessarie per produrre cemento moderno.

Perché l’uso del cemento romano è scomparso? Quando l’impero romano tramontò e le spedizioni marittime pure, la necessità di calcestruzzo diminuì di conseguenza. Inoltre, le strutture originali erano così ben costruite da non dover essere sostituite. Perché il cemento romano oggi non viene usato sia in Italia, che negli Stati Uniti?  Per un paio di motivi: non è ottimale per quelle costruzioni che necessitano di un indurimento più rapido. Inoltre, mentre la “ricetta” del passato è conosciuta, le dosi esatte non lo sono.  Ma i ricercatori non rinunciano alla ricerca di un cemento moderno più ecologico e duraturo. Si stanno provando diverse soluzioni che fanno uso di cenere. La cenere volante (fly ash) è un prodotto industriale derivante dalla combustione del carbone che viene comunemente utilizzato per produrre calcestruzzo moderno e verde, ma non ci sono forniture sufficienti in tutto il mondo. Un’altra soluzione sarebbe fare ciò che facevano i Romani: trovare scorte adeguate e usare la cenere vulcanica.

Posted in Architecture, Foto, Italia, Italiano, Roma, Storia | Leave a comment

Roman Concrete

The Amatrice earthquake in August 2016 killed nearly 300 people and caused widespread destruction. For many people, the buildings in Piazza Sagnotti were especially a puzzle:  why did some buildings survive without a crack while others completely collapsed?  It turns out that the buildings that are standing are private, whereas those that collapsed were public.  An engineer, who is also a consultant for the Public Prosecutor’s Office, has reconstructed the causes of the collapsed public residential buildings.   “The first time I visited the site, I realized that the “pancake effect” had occurred, that is, a layering of the different floors of the building.”  He believes that the builders tried to save money on the concrete and the brackets, on the reinforcements and on the thickness of the pillars.  They used poor quality concrete.  And he believes that compliance with building plans –well, either the inspectors did a poor job or were motivated to “turn a blind eye.”

Sad. Unethical. Now criminal.  It is also ironic that such poor-quality concrete came from the land that gave birth to the best cement and concrete ever invented.  It has long been a mystery why Roman concrete structures like the Colosseum, the Pantheon, and Trajan’s markets—with little or no maintenance– have survived more than 2,000 years while modern concrete shows signs of degradation within 50 years.  According to one University of California Berkeley researcher, “Roman concrete is one of the most durable construction materials on the planet.”  What is even more astounding is its survival in the unforgiving saltwater environment. Besides its use in monuments and structures, it was used to construct ports, wharves, breakwaters, and other harbor structures. Shipping was the lifeline of political, economic and military stability for the Roman Empire, so constructing harbors that would last was critical.

Despite its durability, Roman concrete is actually 10 times weaker than modern concrete.  The answer to this conundrum lies in the recipe for Roman concrete, which was described around 30 B.C. by Vitruvius, an engineer for Octavian, who became Emperor Augustus.  The critical ingredient is volcanic ash, which the Romans mixed with lime to form mortar.  They packed the mortar and rock chunks into wooden molds immersed in seawater.  When the saltwater infiltrated tiny cracks in the concrete, it dissolved some of the ash, which allowed minerals to grow. This helped to bond and strengthen the concrete.  Therefore, the saltwater, which is so damaging to modern concrete, became a virtue in Roman construction.

The manufacturing of Roman concrete also leaves a smaller carbon footprint than its modern counterpart. The creation of modern cement requires fossil fuels to burn limestone and clays at about 2,642 degrees Fahrenheit (1,450 Celsius).  Approximately 7% of global carbon dioxide emissions every year comes from this production, whereas Roman concrete is much “cleaner” because it requires lower temperatures—about 2/3 of those required for making modern cement.

Why did the use of Roman concrete decrease?  As the Roman Empire declined and shipping declined, the need for seawater concrete declined.  In addition, the original structures were built so well that they didn’t need to be replaced.  Why isn’t Roman concrete used today in both Italy and the United States?  There are a couple of reasons:  It is not ideal for construction where faster hardening is needed. In addition, while the “recipe” of the past is known, the exact doses are not.  But researchers are not giving up in their search for a more earth-friendly and durable modern concrete.  One avenue of investigation is finding enough fly ash or an acceptable alternative. Fly ash is an industrial waste product from the burning of coal that is commonly used to produce modern, green concrete, but there are not sufficient supplies worldwide.   Another research avenue is to do as the Romans did: Find and use volcanic ash.

Posted in Architecture, English, Foto, Italia, Roma, Storia | 1 Comment

Che sciocchezza (it’s baloney)!

Virginio Merola, il sindaco della città italiana di Bologna, preferisce chiamarla “la notizia falsa”.  È irritato dal fatto che i turisti che vengono nella sua città chiedono gli spaghetti alla bolognese (o “spag bol”) nei ristoranti locali. Afferma che non esistono.  E sta lanciando una campagna di sensibilizzazione per insegnare alla gente la verità.

“Cari cittadini, sto collezionando foto di spaghetti alla bolognese in giro per il mondo, a proposito di fake news”, Merola ha scritto su Twitter, postando la foto di una lavagnetta di un locale di Londra dove si servono gli spaghetti al ragù come “specialità della casa” a 6.95 sterline.  “Questa è da Londra.  Se potete, inviatemi le vostre”.  Merola raccoglie tutte le foto per esibirle alla FICO Eataly World, che è il parco del cibo più grande al mondo che ha aperto nel novembre 2018 a Bologna.

Gli spaghetti alla Bolognese – o “spag bol” – non esistono in Italia, eppure sono famosi in tutto il mondo.  Merola è felice che attirano l’attenzione sulla sua città, ma preferisce che Bologna sia conosciuta per la qualità di cibo che è parte della tradizione culinaria, come tagliatelle, i tortellini e le lasagne.  Ciò che si trova a Bologna è “il ragù”, un sugo fatto con carne con cui si condiscono spesso le tagliatelle, una pasta all’uovo lunga, larga e porosa adatta per assorbire questo sugo.

Orgogliosa della sua forte cultura alimentare, Bologna ospita anche la mortadella, una grande salsiccia affettata come un salume. È prodotta con carne finemente macinata e piccoli cubetti di grasso di maiale, aromatizzato con spezie come pepe nero intero o macinato, bacche di mirto e/o pistacchi.  È la cugina della “bologna”, le fette di maiale incredibilmente rose e perfettamente rotonde, che negli Stati Uniti venivno schiaffeggiate tra fette di pane bianco e servite nei cestini da pranzo dei bambini delle scuole molti anni fa.  Nell’Isola di Terranova, c’è un cibo popolare per la colazione chiamato “Newfie Steak”. In Gran Bretagna, si parla di “polonia”, che può essere derivata dalla Polonia o dalla città italiana famosa per le sue salsicce.

In America, la “bologna” è spesso pronunciata e scritta come “baloney”, che è anche un termine gergale comune.  L’espressione decollò negli anni ’30 grazie ad Alfred E. Smith, governatore dello stato di New York, che usava spesso il termine “baloney” in riferimento alla burocrazia di Washington DC.  Dire che “una persona è piena di baloney” significa che è piena di falsità, assurdità e idiozia.

Allora, perché gli americani pronunciano il nome della carne “baloney” e non “bologna”?  Una teoria linguistica sostiene che le parole italiane che finiscono in “-ia” come Italia, Sicilia e Lombardia in inglese prendono “-y” diventando Italy, Sicily e Lombardy. Ma è “bologna” e non “bolognia”. Altri credono che potrebbe derivare dalla propensione degli italiani ad accorciare parole come il prosciutto al “prosciut” o alterazioni che si vedono spesso nei dialetti italiani.

In sintesi, cosa è la “baloney”?  Ci sono almeno 3 risposte: “spag bol”, burocrazia governativa e maiale rosa spalmato di senape.  Anche pieno delle schiochezze.

Posted in Abitudini, Differenze culturali, Foto, Italiano | Leave a comment