La canzone italiana della resistenza

Ormai da anni più volte ci è capitato di ascoltare quella canzone toccante e accattivante che è “Bella Ciao”, cantata non solo in Italia, ma anche in tutta Europa.  Secondo Wikipedia, “Bella Ciao” è una canzone popolare italiana, adottata come inno della resistenza antifascista. Fu cantata durante la guerra mondiale dai partigiani italiani durante la guerra civile italiana, tra il 1943 e il 1945, nella loro lotta contro la Repubblica socialista fascista italiana e gli alleati nazisti tedeschi.

Ma la canzone che associamo ai partigiani durante la seconda guerra mondiale è davvero una canzone che hanno cantato, o che altri italiani cantavano nello stesso periodo?  La nostra amica, Anna Brusutti, professoressa di film e media all’Università della California di Santa Barbara, mi ha orientato verso un articolo intitolato: “La vera storia di ‘Bella Ciao’ che non è mai stata cantata nella resistenza”.  Dalla sua vasta ricerca, l’autore Luigi Morrone conclude che non ci sono assolutamente prove documentali che “Bella Ciao” sia stata cantata durante la Resistenza, nonostante molti resoconti di “testimoni oculari”.  L’autore paragona questa leggenda alla storia di 3 amici in viaggio che si fermano ad un bar, alla cui parete era appesa una teca con una bella trota che pareva imbalsamata.  Ogni avventore che entra nel bar raccontava agli sconosciuti di aver pescato lui stesso la trota, condendo con mille particolari il racconto della pesca.  Alla fine dell’episodio, la teca cade e la trota va in mille pezzi.  Era di gesso.

Tuttavia, ci sono due versioni del testo di “Bella Ciao”, un “partigiana”, l’altro “mondana” (vedi entrambi alla fine di questo post). Secondo Wikipedia, “Bella Ciao” ​​era originariamente cantata dai lavoratori stagionali nelle risaie della Pianura Padana, del nord Italia, dalla fine del XIX secolo alla prima metà del XX secolo. I lavoratori facevano la monda (cioè estirpavano le erbacce nelle risaie), che ha aveva luogo durante l’inondazione dei campi, da fine aprile a inizio giugno. Durante quel periodo i delicati germogli dovevano essere protetti da sbalzi di temperatura, a volte molto forti. La monda era svolta principalmente dalle cosiddette “mondine”, donne che provenivano dalle classi sociali più povere. Trascorrevano le giornate con le gambe in acqua, a piedi nudi fino alle ginocchia e la schiena piegata per molte ore, con una retribuzione molto bassa. Le dure condizioni di lavoro e la lotta contro i padroni portarono sia al canto, che alla ribellione.

Luigi Morrone mette in discussione anche l’origine “mondina” di “Bella Ciao”. Afferma invece che la canzone è stata un’invenzione del Festival di Spoleto. Chiamato anche Festival dei due mondi (europeo e americano), è un festival estivo di musica e Opera che si tiene a Spoleto, in Umbria. È stato fondato nel 1958 dal compositore Gian Carlo Menotti. Anna Brusutti cita un altro libro in cui l’autore farebbe risalire l’origine della canzone perfino al 1500 e rifacendosi anche il ritmo delle ballate yiddish.

Ora che tutte le nostre divagazioni romantiche sulle origini di “Bella Ciao” sono state tratteggiate, chiediamoci perché la sentiamo cantare così spesso? È un canto di resistenza che viene ripreso frequentemente nel corso del tempo, dagli anni ’60 al recente Movimento delle Sardine del 2019. Conosciuto anche come Sardine contro Salvini, questo movimento politico si è manifestato generalmente in modo pacifico per protestare contro la destra leghista di Matteo Salvini. Il nome “Sardine” deriva dalla riunione in piazza di moltissimi partecipanti, tanti e stretti come le sardine. Il movimento ha preso piede in tutta Europa, anche a Londra e Parigi.  I partecipanti intonavano, come è possibile vedere nei video, la famosa “Bella Ciao”.

In questi giorni, tra la pandemia del coronavirus, sentiamo cantare “Bella Ciao” ovunque – dai balconi di Napoli e di Roma, alle piazze di tutta Europa – a sostegno della resistenza dell’Italia a questa crisi. Molte persone si aggrappano ancora alle origini partigiane dell’inno; quindi, quando è stato cantato in Baviera per sostenere lo spirito italiano, Fred Sidon, che è un altro amico di Santa Barbara, ha osservato: “Mi chiedo se sapessero che stavano cantando la canzone dei ragazzi che gli hanno sparato.” I suoi amici italiani dissero: “Non dirglielo … potrebbero riprovare.”

Lyrics

Mondine version

Alla mattina appena alzata
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
alla mattina appena alzata
in risaia mi tocca andar.

E fra gli insetti e le zanzare
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
e fra gli insetti e le zanzare
un dur lavoro mi tocca far.

Il capo in piedi col suo bastone
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
il capo in piedi col suo bastone
e noi curve a lavorar.

O mamma mia o che tormento
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
o mamma mia o che tormento
io t’invoco ogni doman.

Ed ogni ora che qui passiamo
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
ed ogni ora che qui passiamo
noi perdiam la gioventù.

Ma verrà un giorno che tutte quante
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
ma verrà un giorno che tutte quante
lavoreremo in libertà.

In the morning I got up
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao (Goodbye beautiful)
In the morning I got up
To the paddy rice fields, I have to go.

And between insects and mosquitoes
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
and between insects and mosquitoes
a hard work I have to work.

The boss is standing with his cane
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
the boss is standing with his cane
and we work with our backs curved.

Oh my god, what a torment
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
oh my god, what a torment
as I call you every morning.

And every hour that we pass here
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
and every hour that we pass here
we lose our youth.

But the day will come when us all
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
but the day will come when us all
will work in freedom.

Partisan version

Una mattina mi son alzato,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao!
Una mattina mi son alzato
e ho trovato l’invasor.

O partigiano portami via,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir.

Seppellire lassù in montagna,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
e le genti che passeranno
mi diranno «che bel fior.»

Questo è il fiore del partigiano,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà

One morning I awakened,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao! (Goodbye beautiful)
One morning I awakened
And I found the invader.

Oh partisan carry me away,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
oh partisan carry me away
Because I feel death approaching.

And if I die as a partisan,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
and if I die as a partisan
then you must bury me.

Bury me up in the mountain,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
bury me up in the mountain
under the shade of a beautiful flower.

And all those who shall pass,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
and all those who shall pass
will tell me “what a beautiful flower.”

This is the flower of the partisan,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
this is the flower of the partisan
who died for freedom

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