L’evoluzione di una statua

Era una notte di dicembre del 1989 quando lo scultore italiano Arturo Di Modica, dotato di camion e gru, collocò senza autorizzazione una scultura di 3,2 tonnellate di fronte alla Borsa di New York. Aveva lavorato instancabilmente e a proprie spese per tre anni alla creazione del Charging Bull. L’artista siciliano, insieme alla complicità di alcuni amici, impiegò solo quattro minuti per collocare l’opera nella Grande Mela, sotto lo sguardo distratto dei poliziotti.

La scultura è stata concepita sulla scia del crollo del mercato azionario del Black Monday del 1987. Arrivato senza un soldo negli Stati Uniti nel 1970, Di Modica si sentì in debito con l’America per averlo accolto e avergli successo come scultore. Voleva incoraggiare gli americani a riprendersi dal crollo economico, facendo affidamento su sentimenti come la determinazione, la resilienza, la forza e il coraggio, condensati e tutti simboleggiati nella staua del toro. L’opera è alta 11 piedi e lungo 16 piedi; la testa del toro è abbassata, le narici dilatate e le corna affilate sono pronte a caricare.

Il giorno dopo l’installazione, centinaia di curiosi si fermarono ad ammirare il Charging Bull mentre Di Modica distribuiva volantini sulla sua opera d’arte. Ma più tardi in quello stesso giorno i funzionari della Borsa di New York chiamarono la polizia, che sequestrò la scultura. Grazie alla conseguente protesta pubblica l’opera venne collocata a due isolati a sud della Borsa, a Bowling Green, con una cerimonia nel giorno del 21 dicembre.

La scultura divenne immediatamente un’attrazione turistica. Insieme alla Statua della Libertà, è diventata forse la statua più amata, riconosciuta e fotografata di New York. Oltre alle foto scattate nella parte frontale del toro, i turisti di tutto il mondo posano nella parte retro del toro vicino ai simboli della virilità. Per attirare la buona fortuna, i passanti strofinano il naso brillante, le corna e la parte retro dell’animale, per essere delicati.

Nei suoi 30 anni, il Charging Bull ha avuto alcuni problemi e trasformazioni nel suo simbolismo. È sopravvissuto sia all’attentato dell’11 settembre di New York, sia ad alcuni episodi di vandalismo. Nel 2006, Di Modica (proprietario del copyright artistico) ha citato in giudizio Wal-Mart per aver venduto repliche del toro da utilizzate in campagne pubblicitarie; nel 2009 ha citato in giudizio Random House per aver usato una foto del toro sulla copertina di un libro che parlava del crollo di una società di servizi finanziari. Nel 2011 i manifestanti di “Occupy Wall Street” hanno usato il toro come figura simbolica attorno alla quale indirizzare le loro critiche sull’avidità corporativa. E nel 2017 in previsione della Giornata internazionale della donna, una scultura in bronzo, Fearless Girl, è stata incollocata di fronte al toro, sfidando così il Charging Bull.  Secondo il sindaco de Blasio di New York, “è un potente simbolo della necessità di un cambiamento nell’America corporativa”.

Di Modica, che divide tra New York e Vittoria, una cittadina vicina a Ragusa in Sicilia, non prevedeva l’evoluzione dell’immagine della sua statua di bronzo: “L’ho messa illegalmente una notte di dicembre, non immaginavo che sarebbe diventata un’icona di questa città. “Cosa avrebbe fatto oggi? “Alcuni hanno usato le mie sculture politicamente, ma io non faccio politica. Per me il messaggio è quello di un futuro migliore, di essere uniti, non solo in America. In questo momento storico, la scultura che viene in mente, da dedicare agli Stati Uniti, è quella di un abbraccio, qualcosa che ricorda l’idea dell’unione, o due mani che uniscono. Il messaggio deve essere l’unione. “

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