Il lungo braccio di Totò Riina

Gli inquirenti lo consideravano il capo indiscusso di Cosa Nostra—“U curtu”, il boss delle stragi.  Quando morì nel novembre 2017 (vedete il post, “La lunga ombra di Salvatore ‘Totò’ Riina”, nel 14 dicembre 2017), Riina stava scontando una pena di 26 ergastoli. Il primo fu un delitto commesso a Corleone negli anni ’50.  L’accusa più famigerata nei suoi confronti erano gli attentati che costarono le vite ai magistrati Falcone e Borsellino nel 1992, che dedicarono la loro vita alla lotta contro la mafia (vedete due post, “Il coraggio di essere eroi”, nell’agosto 10 e 17, 2017).

Poi sono successi due eventi importanti nel gennaio 2019.  Primo, il governo italiano ha chiesto ai familiari di Riina di pagare due milioni euro per le spese sostenute nel carcere di Parma.  Questo importo è quello che è costato Riina allo Stato per i suoi 24 anni dietro le sbarre.  La società che riscuote i tributi in Sicilia ha presentato il “conto” alla vedova di Riina, Ninetta Bagarella.  La risposta della famiglia: “A noi sembra uno scherzo, perché la legge esclude espressamente che il rimborso per le spese di mantenimento in carcere si estenda agli eredi del condannato”.  Entrambe le parti stanno studiando ulteriormente la questione.

Poi, sempre in gennaio, l’ultimogenita di quattro figli di Riina, Lucia, ha annunciato su Facebook che aveva aperto un ristorante a Parigi nel novembre precedente. Chiamato “Corleone di Lucia Riina”, il ristorante promette “autentica cucina siciliana-italiana da scoprire in un ambiente elegante e accogliente”.  A due passi dall’Arco di Trionfo, il ristorante “Corleone” mostra anche i dipinti di Lucia all’interno.

Lucia, 39 anni, si era trasferita nella capitale francese nell’agosto del 2018 con suo marito, Vincenzo Bellomo, e sua figlia di 2 anni.  Ironia della sorte, il padre di Lucia utilizzava il nome “Vincenzo Bellomo” durante la latitanza.  Quando fu finalmente arrestato, il boss corleonese venne trovato in possesso di una carta di identità intestata proprio ad un Vincenzo Bellomo di Mazara del Vallo, ragioniere.  Da bambina, Lucia pensava di chiamarsi Lucia Bellomo.  Afferma di aver scoperto la vera identità del padre solo dopo l’arresto, il 15 gennaio 1993.  Tuttavia, Lucia usa il cognome Riina non solo per il ristorante, ma anche come la firma dei suoi quadri.

La notizia del nome del ristorante e l’uso dello stemma del paese di Corleone non sono senza polemiche.  Il sindaco del comune siciliano ha dichiarato, “Negli anni abbiamo assistito spesso all’abuso del marchio Corleone, servito per promuovere beni di ogni tipo.  Se questo uso viene fatto da aziende in regola, da persone perbene per far conoscere nel mondo le eccellenze del territorio, non possiamo che esserne felici. Non è ammissibile, invece, che a usare il nome del paese sia chi ha maltrattato Corleone, siano persone legate al boss Totò Riina, come in questo caso.  Faremo di tutto per neutralizzare questa iniziativa…e l’uso dello stemma del paese, il leone rampante con il cuore”.

Meno di una settimana dopo l’annuncio di Lucia del ristorante e la pubblicità sui giornali italiani (e non solo), la donna ha dichiarato al quotidiano francese Le Parisien che avrebbe tolto il nome di famiglia dall’insegna del ristorante: “Non ho cercato di provocare né di offendere nessuno,” spiega, “volevo soltanto valorizzare la mia identità di artista-pittrice, e anche mettere in risalto la cucina siciliana….Vi annuncio che ho deciso di ritirare il mio nome dall’insegna del ristorante e dalle pubblicità, anche se mi dispiace che la mia identità di pittrice e di donna venga negata….Ho una vita normale adesso.  Oggi sono pittrice e madre di una bambina.  Mio padre ha la sua storia, io la mia”.

Sospetto che non abbiamo ascoltato l’ultima di entrambe le storie.  Non sappiamo se sia stata davvero sincera Lucia, ma siamo abbastanza sicuri nell’affermare che lei abbia la stoffa del marketer.

Advertisements
This entry was posted in Abitudini, Cucina italiana, Foto, Italia, Mafia, Sicilia, Storia. Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.