L’anima rurale d’Italia: Parte II

Le incantevoli cittadine collinari d’Italia sono tanto fondamentali all’identità del Paese quanto le grandi città artistiche.  Rappresentano l’essenza della storia italiana e le tradizioni artigianali.  Mentre il governo ha fatto poco per aiutare a conservarle, i cittadini locali e i sindaci hanno escogitato alcune idee ingegnose.  Alcune sono divertenti; alcune sono tristi, nate dalla disperazione in arrivo; alcune sono molto creative; e alcune scaldano il cuore. Ecco esempi di città e strategie:

Sellia (Calabria): Nel 1960 c’erano 1.300 abitanti nella cittadina; nel 2015 ce n’erano solamente 537 col 60% sopra i 65 anni.  Quell’anno Davide Zicchinella, sindaco e pediatra, ha pubblicato un decreto che ha dichiarato che “è vietato ammalarsi e morire in questa cittadina”.  Sperava di indurre gli anziani residenti ad adottare stili di vita più sani. Ha aperto una clinica medica gratuita ed ha offerto ai cittadini una pausa fiscale se fossero andati a fare un controllo medico.  Ha anche aperto un parco avventura con una zip line.

Pratarriccia (Toscana): Solo 40 chilometri ad est di Firenze, questo borgo collinare ed il terreno contiguo sono stati disabitati dall’inizio degli anni ’60. Alcune case realizzate in pietra tradizionale toscana sono crollate, e l’erba sta crescendo all’esterno di quelle abbandonate.  Diversi anni fa, è stato quotato su eBay per $ 3,1 milioni; l’inserzione diceva che era “bisognoso di restauro”. Mentre il risultato non è stato rivelato, l’area ha il potenziale per diventare un’area di villeggiatura di lusso.

Gangi e Salemi (Sicilia) e Carreghi (Liguria): I sindaci di queste cittadine sono stati costretti a vendere case abbandonate per 1 euro ciascuna, a condizione che gli acquirenti accettino di ricostruirle entro un determinato periodo di tempo.  Le offerte attirano i cacciatori di case di villeggiatura in tutto il mondo, oltre a sostenere i costruttori locali.

Sutera (Sicilia): La popolazione di questa cittadina isolata è diminuita da 5.000 nel 1970 a 1.500 nel 2013 quando il sindaco ha aperto le porte della città, e le case vuote, ai sopravvissuti del catastrofico naufragio di Lampedusa, che ha ucciso più di 360 rifugiati, la maggior parte dei quali provenivano dall’Africa sub-sahariana.  Il sindaco ha riconosciuto l’opportunità umanitaria ed economica che i migranti potevano offrire.  Per aiutarli, li ha abbinati con famiglie locali, e li ha richiesto di prendere lezioni di italiano.  (L’unione europea ha fornito finanziamenti per cibo, vestiti ed alloggi.) All’inizio c’è stato un po’ di resistenza, che è scomparsa con l’energia che i nuovi arrivati hanno portato alla zona.  Oggi, i nigeriani bevono il loro caffè al mattino accanto ai vecchi, e i bambini del posto giocano a pallone con i loro nuovi compagni di gioco.  Ogni estate, la cittadina ospita un festival che presenta il cibo tradizionale, la musica, e la danza degli immigrati.

Riace (Calabria): I famosi bronzi di Riace (vedete il post del 23 febbraio 2017) sono stati scoperti fuori della costa di questa cittadina ed ora sono ospitati in un nuovo museo archeologico a Reggio Calabria.  La popolazione di Riace si era ridotta a 800 da 2.500 dopo la seconda guerra mondiale.  Oggi ci sono 1.500 abitanti con immigrati da più di 20 paesi.  Alcuni sono artigiani apprendisti, imparano abilità in via di estinzione come ricamo, mosaico di vetro e ceramica, contribuendo così a mantenere viva la cultura italiana.  Domenico Lucano, il sindaco della cittadina, è stato nominato uno dei “World’s 50 Greatest Leaders” di Fortune nel 2016 per aver ospitato rifugiati curdi nel 1998.  In un’intervista, ha affermato che “il multiculturalismo, la varietà di competenze e le storie personali che gli immigrati hanno portato a Riace hanno rivoluzionato quello che stava diventando una cittadina fantasma”.  Ecco un altro esempio di un atto di autoconservazione che è diventato un atto di umanità.

Fillettino (Lazio):Una piccola cittadina (una popolazione di 598) ad est di Roma, Fillettino sta sperando di diventare un paese indipendente d’Italia. Dopo un annuncio del governo italiano nel 2011 che tutti i villaggi con meno di 1.000 residenti devono fondersi con i villaggi vicini per tagliere i costi amministrativi, il sindaco, Luca Sellari, ha avviato una campagna per Fillettino per diventare uno stato indipendente sotto un monarca.  La città ora produce le sue magliette, i suoi liquori (a quanto pare solo nomi di marchi rievocati) e persino la sua valuta (il “fiorito”). Secondo Sellari, “Se questo è quello che serve per mantenere la città autonoma e proteggere le sue risorse … lo faremo; inoltre, essere un principe è il sogno di tutti”.

Santa Stefano di Sessanio (Abruzzo): In passato, un centro attivo della produzione di lana, la cittadina iniziò a ridursi quando l’industria della lana italiana fu paralizzata dalla concorrenza all’estero. Negli anni ’90 la cittadina aveva solo circa 100 abitanti.  Daniele Kihlgren, un rampollo rinnegato di una fortuna concreta italiana, ha scoperto questa città semi-abbandonata con il suo carattere medievale e l’architettura completamente intatta.  Si chiedeva come posti come questo potessero essere rivitalizzati senza distruggere la loro squisita bellezza e l’identità storica.  Cominciò a comprare molti edifici vuoti e creò una delle forme più innovative di ospitalità ovunque, un albergo diffusochiamato Sextantio.  Le camere del lussuoso hotel si trovano in edifici antichi in tutta la città e sono servite da una reception centrale.  L’industria locale, l’occupazione e il turismo hanno prosperato—dalle coperte di lana sui letti, agli ingredienti nelle ricette servite nel ristorante dell’hotel, ai piatti di ceramica su cui sono serviti.

Cività di Bagnoregio (Lazio): Questa cittadina è ben nota come il villaggio della rinascita.  Si trova in cima a un ripido pinnacolo di roccia vulcanica che viene eroso continuamente e viene pubblicizzato come “la città che muore d’Italia”. Originariamente lungo un’antica rotta commerciale, Cività di Bagnoregio prosperò dall’età romana fino al tardo medioevo.  Dopo un devastante terremoto del 1695, molti abitanti sono fuggiti, e il lungo declino della città ha avuto inizio. Negli ultimi 50 anni, la popolazione si è aggirata intorno alle 10 persone. Poi, circa 20 anni fa, i romani alla moda e gli espatriati, attratti dalla vicinanza a Roma, “scoprirono” la città in cima alla collina e costruirono villeggiature estive o per i week end con i suoi edifici abbandonati. Cività è diventata una meta per i turisti che pagano una piccola tassa per entrare in città attraverso un lungo ponte. Fino a 5.000 persone al giorno visitano una città che al massimo può ospitare 100 persone. Nonostante non ci sia Starbucks o McDonalds, ha un che di Disney. Nell’aprile del 2017 abbiamo scalato la collina con i genitori di Jacopo, Patrizia e Claudio Giacopuzzi (vedete i post del 24 luglio 2014, del 18 ottobre 2014, e dell’uno giugno 2017).

Advertisements
This entry was posted in Abitudini, Architecture, Arte, Calabria, Firenze, Foto, Immigrazione, Italia, Italiano, Orvieto, Roma, Sicilia, Storia, Vacanze, Viaggio. Bookmark the permalink.

One Response to L’anima rurale d’Italia: Parte II

  1. Marie Panzera says:

    Bravissima, Barbara.

    Sent from my iPad

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.