È davvero un progresso?

Con i progressi tecnologici, ci sono sempre pro e contro, vantaggi e svantaggi. Pensa ai social media, ad esempio. Recentemente sono apparsi degli articoli su due “innovazioni” alimentari, che solo il tempo dirà se le riscuoteranno fra la gente, per poi adottarli.

La prima innovazione – riportato sul New York Times – proviene da ricercatori di un laboratorio della Carnegie Mellon University in Pennsylvania. I ricercatori hanno progettato una pasta piatta, che una volta bollita si trasforma in forme tridimensionali. Il loro progetto non è iniziato come un’impresa culinaria, ma i ricercatori finendo per concentrarsi su uno degli alimenti più popolari al mondo, hanno scoperto che la pasta non è solo semplice e reperibile ovunque, ma anche ricca di forme.

Nell’industria alimentare odierna, la pasta viene prodotta attraverso una trafila di metallo che la modella nella forma desiderata: gomito, torsione o tubo. Il team di ricercatori di questo progetto ha iniziato con una ricetta convenzionale di farina di semola e acqua, poi ha utilizzato un rullo classico per creare foglie di pasta. Ha quindi inciso sulle sfoglie minuscoli in superficie. Le superfici scanalate si dilatano meno di quelle lisce durante la cottura, creando così forme diverse. Tuttavia, il processo è più complesso del semplice rigonfiamento: la modellazione al computer ha previsto il risultato finale in base anche ad altri fattori, tra cui il modo con cui il calore e l’acqua modificano il glutine e l’amido dell’impasto durante il processo di cottura. 

Naturalmente, solo mangiandole potremo dire la nostra sulla qualità dell’innovazione. I ricercatori affermano che la pasta da piatto è divertente da preparare, utilizza meno imballaggi e ha una quantità di carbonio inferiore rispetto alla pasta secca tradizionale.   Inoltre cuoce in 7 minuti… restando, pensate, perfino al dente, il che è già un buon inizio.

L’altra innovazione arriva da Roma, secondo quanto riportato dalla CNN. Vicino a piazza Bologna in via Catania, è sorto un nuovo distributore automatico di colore rosso brillante. Ma questo non eroga spuntini classici, bevande o altri oggetti di uso quotidiano. Produce pizza: pronta e cotta in soli tre minuti. Da “Mr. Go Pizza “, i clienti possono scegliere tra quattro tipi di pizza, che costano tra 4,50 euro e 6,00 euro: margherita, quattro formaggi, alla diavola, o con pancetta. La macchina impasta e cuoce la pizza, mentre i clienti possono osservare tutto ciò da una piccola finestra di vetro. La pizza viene poi servita in una scatola di cartone, proprio come in un ristorante da asporto. 

La tecnologia Mr. Go nasce da una start up internazionale che opera nel settore food tech; Al progetto partecipa il Food Labs di Bolzano, che da dieci anni lavora per implementare l’efficienza e la qualità dei macchinari. Il risultato? Per lo più pollici in giù. Tra i commenti – “non abbastanza caldo”, “condimenti insufficienti”, “ha un sapore più simile a una piadina”. La pagina Facebook di Mr. Go risponde ad alcuni detrattori: “Il misto di farine utilizzate contiene una piccolissima quantità di agente lievitante e zucchero, che attivano il processo di lievitazione durante la fase di cottura”. Ma cucinare questa pizza fatta a macchina a 195° centigradi non è neanche lontanamente vicino al minimo di 425° centigradi di un forno a legna per pizza. E la macchina non può certamente generare quel piacere di guardare un pizzaiolo in bella vista al ristorante di fronte ad un forno a legna. Sul lato positivo? La macchina è in funzione tutta la notte, e forse per gli studenti della zona, Mr. Go è proprio una gran trovata.

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