Limoni e limoncello

Usato in molte culture e in molti piatti, il succo dei limoni sembra essere un condimento universale.  In Italia è usato per insaporire il pesce di mare lungo la costa, per fare rinfrescante sorbetto o una granita e poi per preparare i classici dolci italiani.  Durante il medioevo, il sorbetto si faceva con la neve raccolta in montagna, conservata in profonde caverne fino all’estate, per essere infine servito sulle tavole dei ricchi mercanti amalfitani per impressionare ospiti e compagni di mercanzie. Oggi, anche le foglie degli alberi di limone vengono utilizzate per preparare piatti come le frittelle di Ceceniello.

I limoni italiani hanno sempre avuto un significato mistico, probabilmente risalente dall’epoca romana.  Furono persino raffigurati negli affreschi di Pompei.  Il limoncello tuttavia, ha una storia assai discussa, infatti si racconta di pescatori e agricoltori che, durante il Medioevo, bevevano un bicchierino di limoncello la mattina presto per riscaldarsi… o la sera per combattere il raffreddore dopo essere tornati dal mare.  Un’altra sostiene invece che la ricetta ebbe origine in un convento per fortificare i monaci durante le preghiere.

La storia recente racconta che il limoncello nacque all’inizio del XX secolo in una piccola locanda sull’isola di Capri.  Ed è a Maria Antonia Farace, che è attribuita la creazione del limoncello, la quale aveva un grande giardino di limoni e arance.  Dopo la seconda guerra mondiale, suo nipote aprì un ristorante nelle vicinanze, la cui specialità era il liquore al limone prodotto da sua nonna.  Nel 1988, il figlio del nipote ha iniziato una propria produzione artigianale di limoncello, registrandone il marchio.

Il vero luogo di nascita del liquore più famoso d’Italia potrebbe essere Capri, Sorrento o Amalfi. Indipendentemente dall’origine, ciò che rende speciale il limoncello è il tipo di limone utilizzato. Tradizionalmente è prodotto dalla scorza dei limoni Femminello di Santa Teresa, noto anche come sfusato amalfitano, coltivato lungo la Costiera Amalfitana tra le città di Vico Equense e Massa Lubrense. I limoni sono unici: lunghi, affusolati e doppi per grandezza rispetto agli altri limoni. Hanno una buccia spessa e rugosa, un profumo intenso e una polpa dolce e succosa. In effetti, possono essere mangiati come una mela. Il segreto proviene dal territorio amalfitano, protetto dai freddi venti del nord, ma esposto alle brezze marine e al forte sole del Mediterraneo.

I limoni di Amalfi vengono raccolti a mano tra la primavera e l’estate. I pesticidi non vengono mai usati nella loro coltivazione, poiché il cuore della produzione del limoncello è costituito dall’infuso di scorze di limone e alcool. Questo processo può richiedere da 3 giorni fino a settimane, a seconda delle tradizioni familiari e del gusto desiderato. Il liquido giallo risultante viene quindi miscelato con un semplice sciroppo di zucchero. Il limoncello tende ad essere opaco, poiché proviene dall’emulsionamento dello sciroppo con gli oli di limone estratti, noto anche come “effetto ouzo”.

Anche se a volte viene servito come aperitivo, il limoncello viene tradizionalmente servito freddo come digestivo dopo cena. Lungo la Costiera Amalfitana, viene servito in piccoli bicchieri di ceramica che sono anche refrigerati.

Mille grazie alla nostra amica, Sue Mellor, volontaria al Palazzo di Giustizia di Santa Barbara con mio marito, Bill. Mi ha consigliato il video su YouTube, “Come viene prodotto il limoncello usando enormi limoni della Costiera Amalfitana”. I parenti di Sue venivano dalla Sicilia, altro luogo storico deputato alla produzione di limoncello.

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