La Monaca di Monza

Ne “I Promessi Sposi”, Alessandro Manzoni la chiama “Gertrude”.  Il nome alla nascita era Marianna de Leyva ma lei prese il nome di sua madre, Virginia Maria, quando divenne suora.  La storia della sua vita—piena di sesso, scandali, potere, denaro e omicidio—non solo è stata trasformata in innumerevoli film e spettacoli teatrali, ma ha anche contribuito a generare un sottogenere cinematografico chiamato “nunsploitation”.  Questi film, che hanno raggiunto il picco negli anni ’70, coinvolgono solitamente suore cattoliche, che vivono nei conventi durante il Medioevo. La storia implica un conflitto religioso o sessuale, come anche l’oppressione religiosa o la soppressione sessuale dovuta al celibato.

Marianna de Leyva nacque a Milano nel 1575.  Suo padre era il conte di Monza e sua madre era figlia di un potente banchiere milanese.  Sua madre morì di peste quando Marianna aveva solo un anno.  Sebbene Marianna fosse destinata ad ereditare un’enorme fortuna, una serie di intrighi riuscirono a escluderla dalla sua eredità.  Affidata a una zia, entrò nel monastero di Santa Margherita a Monza nel 1591 assumendo il nome battesimale di sua madre, Virginia Maria. Uno scrittore contemporaneo la descrisse come “modesta”, “rispettosa” e “obbediente”; faceva amicizie facilmente e si divertiva a leggere il più possibile.  Divenne insegnante nella scuola per ragazze del convento.

Nel 1597, suor Virginia incontrò il conte Giovanni Paolo Osio, che viveva in una casa accanto al monastero.  Cominciò a scambiare lettere con Osio, consegnate nel suo giardino attraverso una corda calata da una finestra del convento.  La liaison progredì e fu facilitata dall’uso di chiavi contraffatte fornite da un fabbro.  I loro incontri furono organizzati con la complicità di altre suore e un prete, che era amico intimo di Osio.

Nel 1602, suor Virginia partorì un figlio nato morto.  Un anno dopo, diede alla luce una figlia che successivamente visse con suo padre.  Nel giro di pochi anni, una delle monache del convento minacciò di rivelare la relazione. Osio la uccise, apparentemente con la complicità di suor Virginia e altre monache.  Suor Virginia minacciò tutte le suore complici che avrebbero subito lo stesso destino se avessero rivelato il crimine.  Osio uccise anche il fabbro che aveva fatto le chiavi.

Tuttavia, le voci sul convento divennero più frequenti e giunsero all’attenzione del governatore di Milano.  Nel 1607 Osio fu arrestato.  Successivamente fuggì dal carcere e in seguito fu condannato a morte in contumaciaAlla fine fu assassinato da un presunto amico.  Quando l’arcivescovo venne a conoscenza dello scandalo, ordinò un processo canonico su suor Virginia.  Lei si difese rivendicando la perdita del libero arbitrio, affermando che forze diaboliche avevano provocato impulsi irresistibili in lei.  Venne torturata sia lei, che il prete che aveva facilitato la liaison.  Suor Virginia fu condannata a essere “murata viva” per 13 anni nella Casa di Santa Valeria. Visse lì fino alla sua morte, avvenuta nel 1650.

Nel suo romanzo, Manzoni (1785 – 1873) dà una lunga e dettagliata analisi psicologica della figura di Gertrude come vittima dell’ingiustizia e della tirannia. La storia è raccontata in flashback, che suggeriscono un angosciante segreto nella vita della monaca.  Manzoni descrive anche i crimini sordi del suo amante Egidio, raffigurante la spietatezza e la vanità del mondo aristocratico.  Nel romanzo, Egidio spinge Gertrude a diventare complice nell’omicidio di una monaca; questo è il suo tormentoso segreto.  L’opinione di Manzoni su Gertrude è che è uno strumento debole del male, incapace di resistere a minacce e tentazioni, ma fondamentalmente non è crudele.  Nel finale de I Promessi Sposi,Manzoni racconta della penitenza di Gertrude e della sua espiazione.

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1 Response to La Monaca di Monza

  1. Jean says:

    Molto interessante! Devo rileggere I Promessi Sposi. Jean

    Sent from my iPad

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