Eleonora Vieri, Parte I–Un resoconto di prima mano della pandemia in Italia

Eleonora Vieri è la mia insegnante di italiano e curatrice dei miei articoli. Corregge quasi tutti i post che scrivo per questo blog. L’ho incontrata diversi anni fa e ho scoperto che insegna la lingua italiana agli stranieri. Ma ciò che la rende così speciale per me, è che insegna non solo la lingua, ma anche la cultura italiana, dalla storia all’arte, alle tradizioni italiane come quella del caffè. È eccellente nell’insegnare la conversazione italiana, così come la grammatica, o qualunque cosa gli studenti preferiscano. È gentile, paziente e incoraggiante. Durante questi periodi di distanziamento sociale, è una grande opportunità per fare ciò che ti sei sempre promesso: imparare o praticare l’italiano. Se sei interessato, visita il suo sito web: www.italianviaskype.net .

 Ho intervistato Eleonora e presenterò le sue risposte in tre parti. A causa della sua tempestività, inizierò nella Parte I con i suoi pensieri e le sue osservazioni sulla pandemia in Italia e nella sua città natale di Castiglione del Lago, che si trova nella regione Umbria, vicino alla Toscana. La seconda parte si concentrerà sulla sua infanzia, educazione e su come è diventata un’insegnante. E la parte III discuterà della sua filosofia e del suo approccio all’insegnamento dell’italiano a stranieri in presenza e via Skype. Conoscerai una persona e un’ insegnante molto calorosa e affettuosa.

“All’inizio, nessuno avrebbe immaginato che l’epidemia sarebbe sfociata in una pandemia di così grande portata.  La gravità è apparsa chiara, lampante, inquietante, quando nei primi giorni di marzo, mentre prestavo supplenza alla scuola elementare, è arrivata all’improvviso una circolare ministeriale che avrebbe interrotto le lezioni fino a data da determinare. Il giorno seguente, noi maestre, ci siamo recate a scuola per preparare tutti i materiali necessari per i nostri piccoli studenti. I genitori sarebbero venuti il giorno seguente a ritirarli a scuola.

“C’era un certo panico, mantenere le distanze, lavarsi le mani di frequente e organizzare rapidamente un nuovo tipo di didattica.

“Durante lo stesso periodo, avrei anche dovuto riprendere il mio lavoro nella scuola di italiano per stranieri, ma le prenotazioni sono state di colpo cancellate.  Quindi niente lavoro.

Per fortuna sono anni che faccio anche lezione su Skype a studenti stranieri, e questo non solo mi supporta abbastanza economicamente adesso, ma anche e forse di più        umanamente.  Devo anche dire che la velocità con cui lavoravo prima, la quantità di attività da fare durante la giornata, mi faceva arrivare stanca alla sera, senza avere sufficientemente tempo per me. Forse la pandemia ci sta sussurando di cambiare qualcosa nelle nostre vite, per trovare un nuovo senso.

“Così come me, altre persone, amici e conoscenti…si recano ogni giorno in paese, cioè in centrostorico. I primi giorni di marzo vado in centro a Castiglione del Lago, e non c’è un’anima, è deserto. Entro in un negozio di abbigliamento di un’amica, e da giorni non vedono clienti. Sono disperati. Saluto un’anziana signora, commerciante storica, Marcella, e non la bacio. Mantengo le distanze, lei ci rimane anche un po’ male…io poi non sono così, a me piace baciare e abbracciare le persone.

“Le ultime passeggiate al lago, poi il decreto ministeriale che vieta anche l’attività sportiva all’aperto.  La confusione all’inizio, il non riuscire a focalizzare precisamente cosa ci stia succedendo. La rabbia per aver dovuto interrompere, le mie attività, il mio lavoro, la mia socialità. Il mio stipendio. Così come me, molti amici, commercianti o che hanno          agriturismi e ristoranti. Tutti a casa e senza lavoro.

“Poi c’è chi, il lavoro continua ad avercelo, ma lavora in ospedale, come mia sorella o mia cugina. Al policlinico di Perugia, non hanno avuto per molti giorni mascherine professionali. In ospedale c’era subbuglio, il reparto di malattie infettive era pieno. Medici in quarantena, così come alcuni infermieri.   Adibiscono a Pantalla, nelle vicinanze, un ospedale solo esclusivamente per il Covid-19.

“Le immagini tristi di Bergamo e delle sue anime traghettate dall’esercito. Le persone perse a Castiglione del Lago. Il cordoglio.  Le immagini degli operatori sanitari, stanchi sfiniti, segnati.  E le immagini, anche sotto casa di chi aiuta, di chi fornisce volontariamente aiuto: la Protezione Civile, le Misericordie, la croce Rossa, la Caritas e quanti altri. I comuni si organizzano, vigilano, supportano i cittadini più deboli, non solo fornendo alimenti o beni di prima necessità, ma nel mio paese anche con un servizio telefonico di assistenza agli anziani, che spesso sono soli.

“Oggi 14 aprile, è il primo giorno di riaperture, il fiato si allenta per un po’. Un po’ di speranza. Secondo l’ultimo decreto ministeriale riaprono oggi alcune fabbriche, le librerie, le cartolerie e i negozi di vestiti per neonati e bambini. Naturalmente tutto modulato a seconda delle differenti regioni.

“Vedremo, io ho fiducia, nella vita le cose non accadono mai casualmente, senza una ragione. In italiano si dice “non tutto il male viene per nuocere”, gli antichi proverbi custodiscono sempre umane verità.  E ho fiducia anche nelle istituzioni italiane. Il governo e la sanità hanno dimostrato finora competenza (l’OMS lo ha ribadito), nonostante le immense difficoltà, non solo sanitarie, ma anche economiche. Abbiamo un primo ministro di cui siamo fieri: competente, saldo, coraggioso e appassionato. Come un vero padre dovrebbe essere.”

  

 

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