La Costa Concordia: Dieci anni dopo

Era una notte gelida il 13 gennaio 2012. La nave da crociera aveva iniziato un viaggio di 7 giorni, partendo da Civitavecchia (Lazio, Italia) alla volta di Savona per poi dirigersi verso altre cinque destinazioni. Alle 21:45 stava navigando nel Mar Tirreno al largo della costa della toscana. Molti dei 4.200 passeggeri stavano cenando al ristorante ascoltando la famosa “My Heart Will Go On”, del film Titanic. Improvvisamente, udirono un forte scoppio: piatti schiantati a terra, blackout, il caos.

L’isola del Giglio è una delle sette isole che formano l’Arcipelago toscano. Si trova a circa 10 miglia da Porto Santa Stefano, nota località della costa toscana. L’isola, per la maggior parte montuosa, è di circa 8 miglia quadrate; l’unico modo per raggiungerla è il traghetto. Ci sono tre centri urbani; il più grande è Giglio Porto, borgo marinaro della costa orientale, che conta circa 500 abitanti.

È stato vicino a Giglio Porto, in quella disastrosa notte, che la Costa Concordia ha colpito una scogliera sottomarina, causando uno squarcio nello scafo di oltre 230 piedi di lunghezza. L’acqua si è infiltrata nella nave. L’evacuazione da una nave così alta, almeno quanto un grattacielo, era complicata a causa della mancanza di accesso alle scialuppe di salvataggio. Molti dei passeggeri furono soccorsi da elicotteri e da motoscafi presenti nella zona. Sebbene le sei ore di salvataggio avessero portato a terra la maggior parte dei passeggeri, ben 34 persone persero la vita: 27 passeggeri, cinque membri dell’equipaggio e, successivamente, due membri della squadra di salvataggio.

L’ospitalità della affiatata comunità di isolani si fece sentire, in un primo momento per offrendo assistenza di base ai 4.229 sfollati. Poi, in men che non si dica, i residenti del Giglio ospitarono migliaia di giornalisti, forze dell’ordine ed esperti di soccorso. Nei mesi a venire, le squadre di salvataggio si sono avvicendate nel pittoresco porto per lavorare alla rimozione in sicurezza della nave, un’operazione che ha richiesto più di due anni per essere completata.

Il 13 gennaio 2022, a 10 anni dalla tragedia, i familiari delle vittime hanno partecipato a una messa commemorativa, insieme ad alcuni passeggeri, ai residenti della zona e alle autorità. Hanno gettato una corona di fiori nelle acque dove si incagliò la Costa Concordia. Alle 21:45 una processione a lume di candela ha illuminato la banchina del porto, mentre suonavano le campane delle chiese e le sirene delle imbarcazioni. 

Il naufragio della Costa Concordia è stata una tragedia in tanti aspetti. Molte vite sono state perse e molte persone sono rimaste ferite. Il capitano della nave sta scontando una condanna di 16 anni in un carcere romano, per omicidio colposo e per aver abbandonato la nave prima che l’evacuazione fosse completata. Altri ufficiali e membri dell’equipaggio hanno patteggiato per pene minori.

L’incidente però racconta anche una storia diversa… a cominciare dagli abili soccorritori che hanno salvato migliaia di vite e dai residenti che hanno fornito conforto e sicurezza. Il salvataggio della nave da crociera è stato uno dei più grandi e impressionanti nelle operazioni marittime. Il raddrizzamento della nave è iniziato a settembre 2013, utilizzando una leva rotazionale. Il team è stato in grado di riposizionare in verticale la nave senza danneggiare ulteriormente l’ecosistema sottomarino, già danneggiato a causa dell’arenamento. I dispositivi di galleggiamento hanno consentito alla nave di essere rimorchiata per 200 miglia fino a Genova, dove è stata demolita nel 2017. 

Il naufragio ha anche cambiato per sempre la vita di molte persone, le cui strade si sono incrociate a causa della tragedia. Sono nate amicizie, rapporti d’affari e persino nuove famiglie. Infatti, un uomo di Ancona, recatosi al Giglio per lavorare con, dovette assolutamente acquistare forniture per la riparazione delle barche dall’unico negozio di ferramenta della zona. Oggi, la figlia del proprietario di quel negozio è diventata la sua compagna, hanno persino avuto un figlio.

Ancora oggi molti residenti di Giglio sono in contatto con le persone che hanno temporaneamente abitato al Giglio Porto. Come ricorda il sacerdote: “Tante nazionalità… il mondo è stato alle nostre porte all’improvviso. E naturalmente l’abbiamo aperte”.

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